Skip to main content
Internet Archive's 25th Anniversary Logo

Full text of "Della tramutatione metallica sogni tre"

See other formats


^r^.^^"^ 



^ 



te V 

fi H 



^r-1.^ 



•f. 



jT' 



DELLA 

TRAMVTATIONE 

METALLICA 

SOGNI TRE, 

DI GIO. BATTISTA NAZARI 

BRESCIANO; 

7^1 primo de quali fi tratta della falfa tramutatìone fofifiìc/t^ s 
T^el fecondo della ytìle tramutatìone detta reale vfualc^ : 
2^/ ter"^ della diurna tramutatìone detta reale Fdofofica^ , 

AGGIONTOVI DI NVOVO 

la Concordanza de Filofofì, & loro 
Pratticaj 
Nellaquale, fi vede i gradi, &*termini di eflb diuino magiftero,& della veriflìma 
Compofitione della Filofofia Naturale, con laquale ogni cofa dimi- 
nuta fi riduce al vero Solificio, & Lunificio. 

C#» vn (cfiojò Indice per ciafcun fogno de gli Auttori , & dell'Opere 

e hanno jopm di ciò trattate , 




IN BRESCIA» 

Apprcflo Pietro Maria Marchetti. M. D. X C I ¥< 
Coft IkenT^ de' Sn^erigri • 



MO 

AL REVERENDISSL 

ET ILLVSTR. MONSIGNOR 

VESPASIANO GRIBALDI, 

DIGNIS5. ARCIVESCOVO, ET CONTE 

DI VIENA IN FRANZ Aj 

SlGÌ^O%^ MIO S S E KF ^N D I S SI M 0, 
GIO. BATTISTA NAZARI 

BRESCIANO. 



Hi vorrà ben confidcrarc Rcuc- 
rendifs. Signor, vedrafsi ch'i pafli^ 
ti tempi non hanno hauuto fé non 
due età , che fiano fiate nelle fcicn- 
tie , Se nelle arti felici j LVna delle 
quali fu al tempo di Aleflàndro Ma 
gno , quando la Pittura , la Scultu- 
ra , & l'arte Militare fiorirono , infìeme con l'eccellen- 
tia della bella lingua 5 L'altra al tempo di Auguflo Cc- 
fare , ò poco più auanti , oue all'hora le lettere^ó^ l'altre 
fcicntie erano gionte quafìal colmo della loro |>erfec- 

a 2 tionc. 




tionc , le quali mentre furono con diligentia infigna- 
te , fempre accrefccrono in cccellentia , & in maggior 
perfettione,Ma la venuta de Barbari fu caggione ch'o- 
mcfle le fcientie ^ fi attendeua folamente alia conferua- 
tione dVna certa ambitione, che mondanamente fi 
chiama fra fuperbi honore. (Dal che difle Chrifoft. fo- 
pra Mat. Tutti fono del fuo honore folleciti ; ma niun 
di quello d'Iddio . Et di nuouo diffè in vn'altro luogo ; 
Il vero honore non è altro che virtù dell'animo . ) La 
qual venuta de Barbari fparfe per tutto il mondo fìmili 
vaneoperationi;,oue nella più parte fi fmarirono i buo- 
ni coftumi , Se i precetti morali Pallata poi detta Bar- 
ba rica fu ria, & abballata la infolentjaloro , per Carolo 
^^agno, quelli che reteneronoi vefligi d'i buoni, & 
honorati coftumi,& che furono amatori di vìrtù,à po- 
co poco rinouarono 6 per dir meglio, per il loro eflem- 
plarc nome , infufero nelle menti de gl'huomini il mo- 
do dell'honeftoviuerc morale , & infieme molte fcien- 
tie,& lodati ordini. Onde le virtù immerfc ne' cuori 
d'alcuni antichi tralinearono di tempo , in tempo , tal 
che di nuouo quelle vanno quafi al colmo , anzi pare 
auanzar i paflati tempi . Per il che molti proponendofi 
à quella fcientia che più loro piaceua fono diuenuti fa- 
mofi,& quafi immortali j<& come che tutte le fcientiein 
fua natura fiano belle , Se vtili , pare però che la fcientia 
della fpcculatiua contemplatione naturale,lja la più ec- 
cellente , 6c più vaga di tutte le altre : Onde chi poncr à 

l'Agri- 



l'Agricoltura da vfìa parte,& la Metallica dairaltra(la- 
fciando però da parte tutte l'altre rublimi,<& Eccellenti) 
fitrouaràdigranlungala metallica più connefla con 
la confideratione della naturale Filofofia, che l'Agricoi 
tura . Però confiderando i termini de l'vna , 6c l'altra , 
giudico che la Metallica può efler feguita da dotti con 
lodi. Se honorij come quella chefenza fpargere feme al 
cuno , ne far alcuna coltiuatione , rende i fuoi frutti in 
modo tale, che Tei ben coltiua ti campi danno abondan 
te raccolto , la metallica ne da ( doue fon bone minere) 
abondantifsimamente ; & fé dall'Agricoltura s'impara 
no molti fecreti , che la madre natura produce fopra la 
terraj dalla Metallica fìconofce, 6c vede quanto più 
l'ifteflà natura operi fotto terra: Il che quell'huomo 
ch'eflercitari la Metallica delle vene(non dico della fo- 
fiftica ribalda, 6c ingannatrice ) fempre ritrouarà cofé 
noue. Da qui nacque che molti Filofofiantichi,come 
Hermete,Moricne,& altri ricercando con l'ingegno 
d'imitare la natura,ritrouarono profondi;,^ diuini fe- 
creti.Et cofi quefìa tal fcientia fu nomata Chimia, ò Al 
chimiaj La quale trapaflando di fapiente in fapiente fu 
fempre velata (òtto fauoIe,figure,ié enigmi,acciò ch'el 
la non peruenefle à notitia di qualche funbondo,é(C aua 
ro.Quefla tale fcientia dico, eflendo poi per diuerfì ac- 
cidenti venuta alle mani di molti ingordi ,& ignoran- 
ti,i quali prefupponendo d'intenderla , & penlando di 
tramutare il rame in oxo,6c in argento,fccero non folo 

a 3 perdere 



perdere la fcicntia jma fmìnuìr il credito fuo: perciochc 
come oftinati,volendo confeguir l'intento Ioro,Ia infct 
taronò , Se contaminarono di tal forte che fin al di 
d'hoggi parecchi dice Alchimifta,dica ladro, ribaldo , 
bugiardo,ignorante;,&mendicoicora molto contraria 
allafudetta fcientia Alchimica,cioè tramuta toria. On- 
de io come quello, al quale e Tempre piacciuto in parte 
quefta arte,6fcientia,hò penfato che per me non fi re- 
fti di celebrare quefta arte della naturale filofofia, 3c del 
diuino Lapis, infieme con quella delle metallici tramu- 
tationi reali vfualij anzi dimoflrar al mondo quanto 
fia con ogni difio,. Se reputatione imparata^^ feguita ; 
come dimoftro nel prefènte difcorfo in quefli tre fo- 
gni,ncl primo d'iquali fi conofce la pazzia^ót l'ignoran 
tia de Sofiftici operanti: Nel fecondo come fi debbegp- 
uernare intorno la vnionc de metalli. Se vedefi nel fine 
alcuni bellifsimipafsi del preciofo Lapis :Nel terzo fo- 
gno fi vede vn lungo difoorfo intorno la pietra de Filo 
fofi,con la fuaprattica fotto figura velata. Quefta fatica 
volendola io mandare in luce a beneficio vniuerfalc , Se 
hauendo intefo,dairEccell.Sig HieronimoMutio mio 
compatriotto Se amicifsimo,lc moltifsìme ìodi^Se eccel- 
lentie delle varie virtù difua Reuerendifsima Signo- 
ria , m'è parfo di darla in luce fotto il felice nome fuo , 
confperanza,che la debba aggradire il miobafl^o,& 
pouero dono , ricco di defiderio d'ogni fua felicità , Se 
bene. 



INCERTI A V T O RI S 

e A R U E N. 




C R E D IT A vix viti temeraria fomnia mcntcì i 

Quae timidas fufca ludcrc noétc folent . 
Somnia vix vili funt eredita fomnia vera , 

Haec tamenvt darà peruigilata die. 
Sic tulit amplcxus phaebes per latmia faxa i 

Endimion fomno dum iacet ille graui • 
Ex hoc Cacnomane Nazari gloria gentis 

Quod phasbae accubuit , ille fecundus erit • 



lOSE- 



lOSEPHI AVANTII VICENTINI 

IN EvNDEM Carmen; 




Q V O te Nazari adduxìttam magna cupido 

Nofccndi ? doftis abdita nam referas . 
Namqj ipfe auro mutas viua fluenta metalli , 

Naturam vt pcllas , cjuae fugit , vt peramet . 
Ars hominum atq; Deum melior vix altera vi(à cft , 

Ex qua morrales commoda tanta ferant . 
Somnia creduntur vix j non tamen omnia falfa , 

Quae tali fucrint premeditata viro . 



T AVO L A 

D E' C A P IT OLI 

DI PRESENTI TRE SOGNI 

DELLA TRAMVTATIONE 

METALLICA. 




SOGNO TI{^IMO: 

L l' A V T o R E apparue vna ^on%eUa ftgnìficataper far* 

té .Verde quella.&rìtroua due porte. Cap. i.fol.z 

Come era la deSìra porta tnella quale pochìjfimì ^& co fila 

finifiradouemoltìjfimìentrauano . C.i.foL^, 

L'autore entrato per la finifira porta y'i fi rapprefenta ma 

T)on%eUai&trQuaìl fonte dìUHida. ' Cap.^.fol.$ 

fautore y olendo ritornare à dietro ,/« dalla fklfa T)onxeUa esortato 

feguìrepiu auantì . Cap. 4, fol.g 

Tra ria ritroua prima vn laghetto j nel cui me'z^p ^^^ lajìatua di cJ^/f r- 

curìofen%apiedi,&fenxamanì circondata da infinite canne ,& poi 

vn villaggio . Cap. 5 .fol. i o 

1)Ì7noHrafì ciò che fkceuano lì peregrini in quello villaggio ,&■ trattafi 

d'vn' altro loco . Cap. 6 fol. 1 3 

Hitroua ynrapido fiume yilqualepafìato , arriua a certe capanne, oue era 

la figura d'yn tifino . Cap.j.fol. 1 5 

Teryna ofcura via arriua ad ynafelua^ oue vide infiniti h uomini per e ffa 

vagando, & ritrouando la Don'^eUa la conuince. Cap.j.fol. 1 7 

La Donzella confufa fi parte 3 poi effo dietro ad vna vecchiux^ entra in, 

vna?pelonca^oue vide cofe mar auigliofe. Cap.p.fip 

Vfcito della tomba ritorna à dietro , & ritroua vna hifurcata via : oue 

feguen- 




TAVOLA 

feguendo è condotto fuori da ma, *DonxeUa , & rìtrouA V» Fllofofo • 

Cap. IO. foLit 

^gionamento dì "Bernardo dì Treues Fìlofofo , nelquale conclude tutte 

le fatiche ^efey& guadagni defofijlicì. Cap. i i.fol.24 

Segue il Come il fuoragionamentOynelqualè adduce molte rane operatio- 

nìperluifktte . Cap.12.fol.26 

Quìuì vkimamente ejpone il Conte alcune vane opre « Cap. 1 3./.2S 
Ile onte feguendo tratta de' primi inuentori della maggior artc^ . 

Cap.i^. fo^'ì^ 

S N SECONDO, 

* autore trauagliato dalla conftderatione del paffato fogno , dì 
nuouo s'adormenta , & ritrouaft folitario in yna valle molto 
dìletteuoleypoi entra in vnafoltafelua . Cap. i ./0/.3 4 

Salifcefopra vn monte , ouefia ambiguo della fua andata : poi 
ritrouaynpedeftalej& yna monfiruofa donna. , Cap.2.fol.^$ 

Incontrafnn molti merauigliojì feguaci della Donna, Cap. ^.fol.^B 

Dechiaraft ìlfìgnificato deUa monftruofa donna^poifcontra vna Donzel- 
la ftgnificata per l'arte. Cap.4fol.4t 
la Donzella errimela fua orìgine j& quella delle due for elle ^& fk vn'ef 
fordio aW autore . Cap. $ .fol.42 
'Bitroua yna grande fkbricatur a a modo d'arco trionfale . Cap.6fol.4i 
^echiara la fignlficatione della fabricatura, poi d'indi partito yidevn 
marauiglìofoyccello. Cap.y.fol.^y 
Teruenne ad vn larghiamo fiume , oue per vn vecchio nocchiero pajfa^ 
oltre . Cap.%f0l.49 
Confiderà la entrata d'vnajpelonca^ , poi vide la nauicella ritornarti 
con armonia : & è datta aW^Autorc^ vna T^nfa per fcorta^ . 
Cap. p. /0/.50 
Recita quanta fu VaUegrex^per la l^nfa^ , & la fua beltà . 

Cap. IO. folsi 

la Ninfa dechiarala natura dell'acque fotterranee : & di alcuni fiumi, 

& altre belli jpme cofe. Cap. 1 1 . /<;/ 5 5 

1{jtroua vn aurea lafirulai& la Ninfa dice la orìgine. Cap. 12/54 

La l^tifu riprende chifeguelafhlfa Donzella abbandonando la verìdica 

fua Regina. Cap. 13/55 

ta Ninfarende la caufadel colore^ de (Metalli, & loro cr catione^ . 

Cap. 14, foL^j 

Kìtroua 



D E e A P I T O L f . 

^itroMaì nomi de moki ^4uttoYÌ , poi aìVvfcir della ^elenca , fi parte U 
Ninfa. ^ Cap.i^.f.^% 

^itrouaftfoprcL vn* ameno colle quale lafcìato, y'iene ad vna felua^. 

Cap.ió. ^ fol.éo 

Camìnaper vna valle oue vdì crìdì , & rìtroua cofe compaffioneuolì \& 
marauìglìofe , Cap.iy.fol.6^ 

Rìtroua vn claujìrale nelquale vide caft dì compaffione quantunque^ 
vtìlì. Cap.iS.fol.ÓJ^ 

'Peruenne in vn cortile , cJ^ è condotto da vna Ninfa in vn giardino , oue 
vdì vnafoaue armonìa; & dopò vnfirano accidente 3 cofa dilettevole . 
Cap.ìp. fol.67 

Scefo da vn colle,peruenne ad vn villaggio, & narra di alcune lettere^ , 
che erano fopra la portay& di vn firano cafo. Cappio, fel 62 

^Rltrouafifopra vn colle, poi peruenne ad vn' altro villaggio , oue vide co- 
fe inaudite. Cap.2i. fol.yz 
Veruennc_j in vn'' altro villaggio , oue vide vna carcere compartita.^ 
in quattro parti , nelle quali erano alcuni tormentati Teregrini . 
Cap. 22. /<'^.74 
Entra in vn Caflelletto , cue vide tre altre prigioni, nelle quali erano alcu- 
ni con anfia tormentati, poi partito rìtroua doì villaggi, &feH rappre*- 
fenta la Nìnfanou amente. Cap.2^.fol.y6 
Cìonti alfine della valle , pacano per vna fpelonca , & fi rìtrouano fopra 
vn monteyoue vide vn Valax^, nelquale vide cofe di memoria : poi fi 
parte la T^ljnfa. Cap. 2^.foiyS 
Il Conte efplica molti Tilofofalìdifcorft* Cap.i'y.fol.Si 
Che la pietra deue efer ridutta inprima materia. Cap.26.foLS2 
Il Conte adduce ejfempìo di quanto ha detto , & feguepoi più oltrc^ . 

Cap. 27. /0/.84 

// Conte fegue nelfuo ragionamento intorno alla materia. Cap. 2 S-f%6 
I{ende il Conte la ragione delle cofefodette. Cap.2p.folS8 

Il Conte fegue àprnuar le fuepropofie. Cap.^o.foL^S 

Il Conte fegue àdimoHrar che cofa fi a il folfo ,& mercurio defilofofi. 

Caprai. fol.go 

Segue il Conte circa le compie jfìoni di metalli. Cap. 5 2 /p 2 

Il Conte contra l'openìoni erronee de molti fcopre il vero . Cap.^^ .f.p^ 
Bi gradì delle alterationi intorno la generatìone dell'opra flofofiilt^ . 

op.34. ^ Mp? 

il Conte tratta come deue effer il fuoco della filo fof ale opra* Cap.^ 5 .f.pó 
Ter maggior chìareT;^^ fegue il Conte ragionar intorno ipefi& colori . 

Cap, 




TAVOLA 

Cap.^6. ^ ^ ... f^^-^^ 

Ejfonatìone del Conte a non creder à ì fofifììcatorì ch'ingannano molti . 

Il Conte volendo trattar della pratica yièleuata^ l'occafione^ . 
^dp.^S, fol.ioi 

SOgNOTE%ZO. 

'^^ 'autore fi rìtroua auantì le due porte già vedute , oue vi en- 
tra &" troua vn mar auigliofo fonte. Cap. i .fd. 104 

^isy7 tyfffalito da vna fpauentofa Hìdra fi fugge per vn portello . 
Cap 2. foLio$ 

deforme ciò che vide nella tomba di Tlatone , oltre vna bellijfima Tirà- 

mide. Cap.^.fol.ioj 

Segue a narrare la efpofitione della fodetta Piramide. Cap.^fol. 1 op 
Terusnne alla tomba dell'ara del nume di Hermete. Cap,$.fol.iio 
Lafciata la tomba afcende per vnafcala fopra vn monte , oue ritroua vna 

sfinge. Cap.ófoLiii 

La sfinge fi attrifla per tale refolutìone:poì effoperuenne ad vna fàbricd- 

tura^nel cui me'X^o era vno albero . ^^P-l' fri' 1 1 J 

Defcrìue come era lo albero piantato nel mcT^ del laberinto . . 

Cap.%, foLif) 

taf ciano quello loco , &peruengono fopra vn monte , oue trouano vna-» 

chiufa porta . Cap.p. foLi iS 

Seguc^ à defcrìuerc^ ciò che vide in quello marauiglìofo arco . 

Cap. IO. folli p 

La DonT^Ua dichiara la figurata efpofitione . Cap.t i.fol.122 

La Donzella dà alcuni ejfempif.pra le co fé narrate. Cap. i i.f 124 

Si ferma per confiderare il tremendo ponte di Arnaldo ^ & vna §ìatua-j . 

Cap.i^. fol.126 

Tt^troua vna tomba , oue vide molte ìfculte fhuole figurate nell'arte, poi 

peruenne ad vna I fialetta . Cap. 1 4./0/. 1 27 

vide vn TìedeHale, alquale aulcinatofi legge vn motto d'vn 'Dracone . 

Cap.i^. fol.iip 

Pefcrìue la fabricatione della 2^amcella venuta da fé alla ripa^ . 

Cap 16. /0/.132 

Entrato in quel loco vide vn portico con colonne de variati marmi , & 

certe fiatue . Cap. 1 7. fol. 155 

Narra i nomi deUe fiatue , & de libri , & opere che contenìuano in quelli 

per 



DE CAPITOLI, 

per \Al{ziheto . ^ap.i^.foli$% 

Se gli rapprefenta la Don%eUay dalla quale vìen confortato , &paffandé 

per vnafpelonca peruengono ad vnafhbricatura. Cap. i p.fol. 144 
Il moHro ìnfi'ato daUa*Don7^lla , dìjfe molici parole^ deljuo Hato . 

Cap. 20. f^l- 147 

La Donzella narra la qualità del MoflrOj& dell'i ouifuoì. Cap. 21/148 
Salif cono [opra vn'altro monte , oue trouorono yno antico caHsllo. 

Cap. 12. fol.149 

trarrà come erano le Donne , & due figliuoli , poi ritrouaft oue era yna^ 

nicchia. Cap.2^ fcl.i<^o 

Il Conte con parabola d'vn fonte, figura la pratica del diuino magiHerìo • 

Cap.i^, /<^^'I55 

Il conte comincia la parabola^ della filofof ale opra. Cap. 2 5 .fai. 154 
Segue il conte dir la par aboia ponendo il Keper la materia» C,z$.f, i j^ 



Il F I N Z. 




CAPITOLI DEL PRIMO 

LIBRO DEL ROSARIO 
DE FILOSOFI* 

£ i modo della generatione de OMeìdlì. Cap, i . fot. 1 7 2 
che l'argento rìuo è medicina de metalli, Cap. 2, f. 1 72 
Cheilfolfo efiraneo^ouero del tulgo è caufa della imperfctm 
,-^«.-««.^«« tjoìie de metalli- ^^-Pìf'^73 

Chefolamente t argento riuo è la perfettlone de metalli. Cap. 4/. 1 74 
Che l'argento viuo contiene in fé il fuofolfo, Cap.^.fol.ij6i 

Che il lapis defilofofi è vnfolo Cap.é.f. 1 77 

J)a quali cofe/ì cani il lapis de filofofi. Cap.j .fol. 1 7 8 

Che è difficile l'opera noflra nella prima materia de metalli. Cap.é.f. 1 79 
Qjjal fi a la prima opera filofofica. . Cap.pfil. 1 75? 

Che cofafia lapis 3& di che habbia bifogno. Cap. 1 o.fòl. 181 

CAPITOLI DEL SECONDO 

LIBRO DEL ROSARIO 
D E FI L O S OF I. 

ELL^ perfetta ìnueSlìgatlone del lapis Tìfico. Cap. i ./! 1 8 y 

Velgouerno del lapis. Cap. 2 fol. 1 $6 

In che modo fi purifichi il (JMer curio , ^^P-l ■ f^l i ^^ 

'Della inhumatione del lapis . Cap.^ fol. 188 

Della recapitulatione del primo gommo , Cap. 5 fol. 1 88 

Del fecondo gouerno che è lanario . Cap. 6. fi 8p 

Della diuificne del lapis per li quattro Elementi, Cap. 7. fol. 1 8p 

Del lauare l'acqua. Cap.S.fol. ipo 

Del lauare l'aere . Cap.p.fol.1^0 

In che modo fi cauà Voglio da ogni co fa . Cap. i o .fol. ip i 

Qual differenza fiafra l'acquay& Voglio, Cap, ii.fjp2 

Del lauare ilfuQco,& la terra. Cap. 1 2 .fol.ipz 

^ella caufa del lauare fecondo alatone . ~ Cap. 1 3 .fol. i p | 

Del ter-^ gouerno, che è ridurre . Cap. i ^fol. ip^ 

Dei modo di ridurre Va cquafopra la temu fap. 15 .fol. 1 P4 

2)W 




DE CAPITOLI. 

pel modo dì fuhlmarei& imbianchire la terra, Cap .iS.f^ip^ 

In che modo ìlfolfo bianco fi faccia rojjb . Cap. i y.fol. ip6 

Della recapitulatione del ter^o gouerno . Cap. 1 8. fol. i g6 

'Del quarto gouernOiChe èfiffarcy & che il fermento bianco fiffo è nece/pt" 

rioàfijfare* Cap.ip.fol.ipj 

Che ìlpefo del fermento deue eccedere ilpefo del folfo, ouero effer equar 

Ic^ . Cap.2o.fol.ipS 

Quali fiano le vtìlità de UUaglJìerij. Cap.21 .fol.tpp 

In che modo douemo feruare la quantità di ciafcuno, Cap. izfol.ioo 
In che modo fi debbono correggere gli elementi , & in che modo fi acquifii 

la fijfione della medicina . Cap. 2 3 .fol. 1 00 

'Delfofferuare i pefi nella fijfìone. Cap. z^.fol. 202 

Della fijpone dell' Elexìr nella compofitione al bianco. Cap. 2 5 ./0/.204 
Del ridurre l'aere fopral'elexir bianco. Cap.16.fol.20i 

Della iteratìone dell'elexir bianco , Cap.zj.foLio^ 

Della compofitione dell'elexir roffo . Cap.28,fol.2o6 

Della multiplicatione delle medicine . Cap.zp.fol.zoj 

Jn che modo s'intendi:^ far fi la folutìont^, & la fublimationc...^ . 
' Cap.^o, fol 10% 

Del modo di fare la proiettione. ^^P'Z ' fi^- 208 

Della recapitulatione di tutto il magiSìero , ^^P-l 2.fol.iofi 





CAPITOLI DEL LIBRO 

C H I A M A T O N O y O 

L V M E. 

Proemio, 

2^ «/^T r ^AT nel quale nomina II lapis de filofophi .' 

Cap.i. foLiìi 

Seguita la mondifi catione del lapis inanTJ; che fi metta nella 

decottìone . ilap. 2 .fol 2 1 2 

Seguita la decottìone del primo grado fino alla hìanche':^a. C.3 / 2 1 3 

Del grado dd fuoco ^quando fi vedrà la negre^j^a. Cap.^-fol 214 

Seguita la decottìone del fecondo grado, fino alla Y0Jfe%7:a. Cap.5 ./. 216. 

Seguita la decottìone del ter':^ grado fino alla calcinatìone . Q.ó.f 116 

Seguita la calcinatìone^ nella quale fi abbraccia , l'vltimo grado del fifia- 

re, cìr aWhora ìlffìrito è fatto veramente corpo permanente yero , ^ 

fugìtiuo fugiente . Cap.j.fol.zij 

Seguita la cenere fatta fufibile con la calcinatìone t&ìl lapis iterabile , 

ilqu ale è felexìr compito. Cap. 8 fol. 218 

Conclufione di tutta la Epìfiola . Cap.p.fol. 219 

Libro chiamato Magìfierìo^^ aUegre^X^ • ~ /^^- 220 

Mpifiola dell'autore al Re di Napoli . ^ fol.zip 

Il II 7^1, 




DELLA 



TRASMVTATIONE 

METALIGA, DETTA 

SOFISTICA; 

SOGNO PRIMO. 




R E N E T I e H E pazzie vane chi- 
mere. 
Sogno dVn'ebbro, penfier falfi, 
e trifti, 
La3re inuention , lontane dal douere , 

Son (peranze falaci d'Alchimifti : 
Gettar il proprio , per douer hauerc , 

Con diflegno di far de ricchi acquifti , 
Fa ch'i mefchini infieme tutti vniti, 
Son dimoflrati per pazzi faUiti • 




i SOGNO 

All'Autore apparuevna Donzella fgnificarapcr Tarte. Perde quella & 
ritrouadueporce. Gap. i. 




Pv v/i la bella j& diletteucde flagionejche gV ameni 
celli fi rìtrcuauano dì noueìle herbt^ vefiitì; 
Euro dolcemente fp'irando moueua ì teneri r a- 
mufceliì de gl'alberi ; il faetante orione tanto 
lacrimofo ceffaua di feguir l'ornato humero Tau- 
rino delle fette forelle con "Veloce corfo all'oriente 
noflro ; Tiroo,& Eoo anchora non fi dimofiraua 
à dipìngere i licoffi carri della forella con vermi- 
glie rofe; &• lafolicìta Lachefi con ilfuofolito of- 
ficio non anche ^efo haueua il filo vitale per otto luHri della et ami a^ , 
Quando che io fiioffo daldefiderio di fapere,il quale naturalmente all'huo- 
mo è dato , nonpoteuaritenermi dinon abbracciarla fcien^averaimit a- 
trice dì natura^ la quale èpotentijfima dì tramutare ìfaui in Hclti, i ricchi 
inpoueri,& i poueri in di^eratì mendìchìyper ejfer V afpetto fuo tanto va- 
go 3 & ìufingheuole : Ter ilche giacendo nel lettOy andaua ccnfiderando i 
■profondi^ cretì di natura^^ doppò vna matura con fderatione, come huo- 
mo che doppò le lunghe fatiche fianco vien al ripofoy da vn dolce fonno fui 
opprejfo, & dormendo mi apparue vna bellijfima Donzella di bianchì y& 
. freciofi panni vefiitayalla quale doppò vn conueneuole faluto dimandai il 
nome fuo . Ellaforridendo rifpofe , per bora non lofapraì ; Terche quan- 
tunq; fia da moltiffmì ricercata ^ pare però che odiofofia il nome mìo. 
Ma benefaprai ch'io fon da tal fortuna codottay che con quelli ch'io h abito 
fon odìata,maledetta,& vituperatay& da chi non mi conof ce ricercata^ , 
& bramata; ma trìHo veramente è colui , che in mefpera y fé prima non è 
amueftrato di quanto fi efiendcno ì termini delle operationi mie ; Ter oche 
dì fubito refia talmente accecato , che più non conofcendomi va a modo dì 
flordìto vagando con la forella mìa bafiardaych'è quafi a mefimilcyma con 
parole pia ìntellìgentì.e lufingheuoli:& poifoggionfe ; Che vai co0tanta^ 
anfietà ricercando? alla quale io rìfpoftyfolo conofcer te con i tuoi rarìy & 
foppremì magiHerij;'£t ella, Il defuìerìo tuo è molto grande; mafappi che 
io per dìmoHrarmì ararìjfimifon da molti notata fantafma y fogno, vìfio- 
ne ypax^ay^ frenefia y & ccfivcrigo ejfere dottata ditantìnomi y & 
epite ti, che di tanti non trattò il TeHore nell'opra fua . Di quello è Hata 
potentijfima cagione la miatri^a forell ay percioche conle fi s: chimere yf a- 
uole^ coloramenti y & falfe profertey va promettendo pia in detti, che at- 
tendendo infatti . Hor pia oltre fapr al che chi non conofce me^meno cono^ 

/ce 



primo: i 

fce il ntdgìflerìo mìo precìofoj e mirabile ; llquale ddfommo Iddio è dato, 
& da ejjo tolto , però dice fi. 2)evs evi vvlt largitvr, et 
svBTRAHiT. SÌ chc fc tu difidcfi di conofcermì , ti conuienefeguirmì 
per que^a lunga via . oue infiniti altri vanno . 

Inuiatala Don^ellain e amino ^von potei tener gV occhi tanto fermiifL^ 
lei, ( che fortemente caminauaj che fra tanta gente non la perdeffè : Ter 
il che come afflitto peregrino per lafmarrita mia guida » andana vagando 
per la turba^nella quale hauendo io conofciuto vn mio fingolare amico, (&• 
dimandatogli della Don'^Ua , la quale per auanti con impeto caminaua^, 
mi rifpofe hauerla vedutapajfare in fretta con vno amico mio,<& per life- 
gni datili era quella ch'io ricercaua . Onde vinto dalla fùtica per il lungo 
viaggio, alquanto mi afjìrmai fotto vn" albero, ouefpiraua vnfoaue Ven- 
ticello , i&per le folte frondi era difefo da i caldi filari raggi . In quefto 
loco effendo da molti amici veduto, alcuni di loro mi con fior tauanofeguir il 
cominciato viaggio , altri per il contrario miperfuadeuano' ;pur hauendo i 
fpirti riprefì alquanto ,feguitai la via , nella quale mai ritrouar potei , chi 
notitia dar mifapeffe della mia perduta guida; St all'hora comprefi il det- 
to della Don'zella e/fer vero,che dapochi era conofciuta , ben che da molti 
ricercata, Turfeguendo il mio viaggio gionfi ad un corrente,& chiaro ri- 
tto , llquale col mormorio faceua vna talefoncrità , che inuitaua i difperfi 
peregrini ad iui fermar fi per rinfrefcare le afcìutt e labbra . lui fermato , 
non eonfiderando io lafuaproprietà,che era nonfolo di lafciare i viandan^ 
ti come infenfati: ma dì riuogliere i forefiierì dal lungo viaggio,m' in chinai 
apigHarney& buona certo fu la forte mìa,che puoca ne beueì,ejfendo fiato 
prima fatto prefago dèlia occulta proprietàfua, per vn certo fubito tremo- 
re, & sbattimento di cuore nontio di qualche male, Hauendo pofcìa confi" 
derato^an-zifatto delìberatione, di andar più oltre, ^prefo il camino,per- 
uenni ad vnfafìofo loco,oue erano fi altiffimi monti,che p arcuano che toc- 
cafiero il Cielo,& poi ad vna precipitofa montagna di vaghe7:^prìua, al- 
le cuiradicì vidi due grandijfime porte ouero entrate riccamente fabrìca^ 
te: iui peruenuto,& fermato ilpajfo,vidiche fra effe porte fcrgeua il fonte 
yera origine del prenarrato riuo,fopra il quale era vna pietra dì fino lapi- 
de con queflo motto . F o a s aridae siTis hvmanae. 
Onde per quefio detto comprefi che quefio era il fonte dellapefiifera auart- 
tia , il quale men fatta chi più ne beuc^ , 



»A 2 Come 




SOGNO 

Come Ci a la deftra porta nella quale pochinimi, &coiìlalIr!Ìi!radoue 
moJtiillmi eiitrauano. dp. i, 

Teste porte, per quello che potei comprendere , Ba- 
uano a peregrini aperte : Ladefiradellequalierafabri- 
cata di m arauiglio fa architettura y con due colonne dì 
finìjjime oro, ch'haueua i fuoi pie dcfi ali di jìniffimo ar- 
gento , fopra i quali con orientali rubini fi moftrauano 
[colpite quefie lettere, ^d tenebrosam lvcem. 
Quefie colonne fofteneuano i fitoi Capitelli di argento ; fopra l quali era-* 
yna bellìjfima Corniola , la quale faceua l'artificio ornato dì architrauc^ 
fregio, & cornice, & con vn belli jfimo frontifpi ciò acuto. L'arco piùinte- 
riore della porta era tutto argentino, nella cui fommitàfiauan appefi^rof- 
fijfimifmeraldi, compartiti à modo difogliatura mofaica. Sepra il fronti- 
fpicio vidi vna btUiffim a figura virile, difplendido oro, con togafilofofale 
ornata . Qucfla in afpetto dimofiraua grauitài & maeHà, oltre che con la, 
dtflra mano teneua il tempo, ^ con lafinifira rnaferpe ; Nelfiegio cor- 
niolo^ vidi con oricntaliperle fabricate,que§le figure hieroglifice,cioè vna 
nottclafopra vn'afla'jVn' antica, celata con vn capo di cane crìfìata;vn nu- 
do capo di bue con due rami di minute foglie infafciati alle corna ; & vna. 
lucerna. Lequali figure Cefclufii minuti r ami e e Hi, i quali nonpoteua com* 
prendere fé fufìero di ^bete, Tino, Sabino, ò di CipreffoJ interpretai che 
volejfero dinotare . Lafapien^a , & pacieni^a è V ornamento, cuflodia , & 
protettione della vita . Chi veduto haueffe l'ofcurìjfimo baratro infernale 
non men giudicato hauria l'introito di quefia porta tenebrofa , per effer 
principio d'vn'ofcura^& lunga fpelonca; la confideratione della qualemoi 
to miapportaua terrore , percioche vedeuala ejfere dapochijfimi vfata , la 
qual co fa più crefcer mi faceua fpauento, onde non ben confìderando quel- 
lo Hierogìifico detto con qneW altre parole dellìpiedefialiriuolfi ipaffi ver 
fo l'altra porta. 

*All' altra pori a gionto vidi e fifa ornata dì marauìglìofo artificio , cofL^ 
due altre colonne auanti di aureata opra, lequali fofìeneu ano vn'architra- 
uè fiegio, & cornice de vna verde pietra, l'arco di ejfa eradi fofifiica com- 
pofitione,che pareua fino argento . Sopra la verde cornice era vn rotondo 
frontifpicio, il quale fonfieneua vna grande figura feminile dipuro, & tra- 
fparento vetro artifi do f amente fatta,& co determinati colori tralineata: 
Q^iefla teneua nella dejìra vna luga vergella; la- quale per efiermrMquato 
lontana non potei far fermo giudicio fé fu jfe di purooro^ è pur folamentc^ 
in. apparenti a, Ipiedefiali che erano di corallo, rendeuano nonpoca magni- 
ficenza, 



PRIMO. 5 

fìtenxA all'oprarne i cjuali erano queflo detto . Finis actaprobat, 
QueHe parole erano fatte dì r'ileuo con certe rìfplendentì pietre , che ogn'- 
"pno hauria giudicato fufiero fimjjìmi diamanti, fé non che fatto io vicino, 
^ ben confideratoleper alcuni loro fegni giudicai fujfero ^afiri ò topax^l 
per arte fatti co/ìinyifia, & beltà quafi pari agl'orientali diamanti . 
Nel fregio fudetto erano quejìe hìeroglifice figure fabricate con ^lendenti 
berilli , Vrima era rnpefce^poi vna mano jìnijìra chìufa; poi vnapecora; 
vna maritima locujìa; vna reflejja canni;vn piede; & vn pipijìrello ; le^ 
quali cofe cofi magnificamente vedendo fabricate, doppò vna longa confi' 
deratione interpretai volejfero cofi dìmofirare;la ignoram^^et la peruerfa 
auaritia e fì:olte%^feditione & calamitofofine deWhuomo pa'zjarello . 

Tanta era la marauigliofa architettura diquefle due porte da peritijfi^ 
mo maeftro fahricate,chehaurìa fatto ftupir no cheinuaghir ^poUodoro^ 
U icone , Democrate, E fifone, & ciafcun'altro peritijfimo architetto , & 
pochi iuiperueniuano y che fapejfero dare ìnterpretatione alla hieroglifica 
fabricatura ; T)eUe quali figure fi può vedere,e prendere qualche fcintilla 
d' Ìnterpretatione, per doue conduce quelle entrai e, ciò è, eh e per la deHraj- 
pafiando per vna lunga ofcurità fiperuiene ad vna chiara luce , & però il 
motto vien ciò dimoflrado dicedo ^d tenebrosa m ly c e m.. Ter 
l'altra cioèperlafinifira camìnado per vn chiaro fiaggio\fi arriua in te- 
nebre non confiderate della dijperatione , &però non fenxapropofito ne ì 
fiedefialì vi è ìfculto quefìo fignificato . Finis acta probat. 

L'Autore entrato per la lìnidra porta vi fì raprefenta vr/altra Donzella 
& troia il fonte di Micia . Cap. 5. 

N comeprudente confiderado i detti Hieroglìficì, an^t 
qual fiotto ,& ignorante, inuìato da molti che nella fini- 
firaporta cfìtrauano, con vn animo confulato,& giocon". 
do^mi lafciai vincere dalle melliflue,& lu fingheuoU pa- 
role d'vn amico mio, il quale fittomi buon anmio,ej]o en 
tré nella ade f e ante porta, & io àfeguirlo non fui lento . 
t/ippe lapajjlitofui cento pa(fi auanti per la frequentai a via , che alian- 
do gCouhi vidi verfo me venirevna vagaT>on':(ella,laquale fattafi à me 
vicii avvidi che era guarnita de vn'habito, delquale conofcernopoteuail 
fuo determinato colore , per efier di molti colori conte fio, la qua! tanto mi 
trauagliauagl' occhi che fifflimente mirar non poteua ihncraingHofo arti- 
fi do. Qutfia Donzella -venne vcrfQ me con ajpetto non mm dell'altra bel" 

lo, 




6 SOGNO 

Io, ma con più amoreuole inuìto, & di tale lufinghemle, & femmìle deco- 
ro che haurebbe ìnua^hìto ^ìace^ ^lejJandrOyHìpp arco, Ciò dìo, j^. f Z^- 
minìOyTalemoney Filippo Macedonico, & ciafcun che habbìafeguìto il lì- 
bidinofo furiar di Commodo, i^ Calllgula Imperatoria^ la lafciuapax^ct 
dì Hieldcrìco Re dì Francia, & Vgutio Trencipe Fiorentino . Oltra dì ciò 
tali erano le fue larghe prò ferte, che captino [aria reHato Lotario , Teodo^ 
fa ì Michel Curcplate Imperatori ^i quali tanto hehbero in difpreggio Ic^ 
richcr^e che ogn' altra co fa per rile che fi fu/le più defiderauano ,& altri 
fimilì farebbeno riuolti alle [upreme proferte^ non che io che da lei fui co fi. 
largamente inrnt ato àmoflr armi il fuo fpaciofo B^egno,& farìnipiu di rio- 
chcz^e abbondante che non fu Vyì:hio,Bitinio,SciUa,'Narci[o^& M.Craffo, 
la qual cofa non pò co mi piacque.^ tanto per la liberale prò ferta, per l'arno-^ 
reuoli parole, & per il mellìfluo inuito, quanto per la breuità del tempo, & 
commcdità del luogo : onde per la poca perdita » & grandìjjìmo ytile che 
confeguir n'haurei potuto dì cucfto viaggio: mi dìfpojì di yolerfeguir que- 
fto co fi fertile, e^ ameno camino . 

Riuolto il pajjb per la frequentata , & fpaciofa via per la quale infinita 
gente camìnaua,gìonf foprayn' ameno,& florido coUd,per il quale fcorre- 
ua vn dolce riuOjche confoaue mormorio ìnuitaua i fianchi peregrini a prc 
der ripofo. Onde io mojfo dalla amenità del luogo^mipoftfotto V ombra de 
frondofì mirthi,oue ftandoprofirato fentiua armonìofi augeletti che dol- 
cemente cantando empiuanoil luogo di foaue melodiatToi d'indi a vnpei^ 
^0 riuolti gì' oc chit & vedendo da lungi al profondo del colle ma corrente 
acqua,mi crebbe di fio d'indi leuarmì, & dìfcendere rerfo quel luogo^onde 
come curiofo, & non fianco viandante volgendo i fiequentipafi^ tra vì/lj, 
ritrouaì vn alto pie de ^ ale , oue firmato per conjìderarlo, perche era difi- 
nijfimo marmo^vidìin due lati d'ejfo ifculti ìnomì de molti autori , quali 
hanno trattato della fofi fica trafmutatìone metallit a , d'iqu ali notando il 
mmefopìu vna mìapoliY^fiui alquanto mi firmai con tal ordine cauadolì^ 
Don Timoteo ^ùfcelU. Fonte dì 300. congela tioni mere. 

La Signora Ifabeìla corte fé. Trattato delle Tinture folari. 

Oceano ò ^rfenale d'abbate ^b- Specchio di bianchir il ramc^ . 

batì. Trattati due delle Lunarie^ di co- 

Don isAlejfio Tìamontefe . lombo Stenchìghet vienenfe cì^ è 

Leonardo Fiorauanti Bologn, colorito . 

IJ annodo Beringutìo . Vìnccgnito delle fijfationi Lunarie ," 

"Pietro ChìrT^ìn Mocher Tedefco. Trattato delle preparationì fcfifiìche, 
yArs vera ad fofiflìcandas lapìdes Chìaue per purificar i metalli . 

smnes. Ciò .Marinèl. fiotto nome del Falopia, 

Giunto 



PRIMO. 7 

Chmto ai profondo del coUe , ridi vna altìjfimapìrcimide^fttuatafoprk 
vna graffa bafe di porfido di otto facciate, al pie dellaquale forgeua rn- 
ameni ffimo fonte ihcjual piramide era difihiffimo marmo macchiato , e^ 
fopra haueua ma gr ade figura di ^ , il cui nomefapernp baureipotutoje 
no che per effer quella co l'orecchie lunghe, compre fi chefofje del Ke Mida, 
& perche anche teneua conladefìra mano vnpane conuertito in oro , & 
con lafiniHra vna tax2^purdt oro , & erauifopr a f colpito quefìo motto ,* 
^VRVM siTisTi, AVB.VM BiBE. QueUa alta piramide era fi- 
tuata com'è detto fopra yn grande porfido con buona arte fabricato , circa 
il quale fi vedeua lafauolofa hifìoria di effo bJ compartita in fette parti , 
& nella ottaua d'effa bafe verfo il fmte erano imprefie alcune parole dì 
ejfo CM^ida^che dimofìrauano,che da quefìo fonte fi prendeffe la cognizione 
della adefcante Donzella j & del magifìerìofm . Tale era la frequentia^ 
della gente^che incredibile quafì parrebbe a chi non l'haueffe veduta;Nel'- 
la quale erano I{e,Duchi,MarchefìyTrencipìyConn,CaualHeri, Signori,& 
tJMagnatii& di ogni qualità cofi huomini come donnesche frequentauano 
quelli lochi: T^ellaqual turba conobbi alcuni compatriotti, & amici miei 
che concorreuano tutti à queHo fonte :perilche alle fiate fi vedeua effa. fi- 
gura diuenire in afpetto melanconica^ per timore che la tumultuofa gente 
non lafciafie il fonte arido , & fecco . Hauendo io alquanto guflato di 
quefì'acqua, cominciaiin modofilofofare^ ch'andaua confiderando con che 
arte , ò con qual modo fipoteffe imitare slanatura -, & tramutar filo fo fi- 
camente vna naturain vnaltra.& tra me difcorrendo laprincipal mate- 
ria d'i Metalli j ritroua\ efìere vna acqua coagulata j & arida fimile aW ^r 
dy^rg entouiu o dal vulgo nomato UUercurio . Sopra quefìaimaginatione 
infirmai alquanto.^ doppò come quello che nellifuoipropofuì mai ferma 
ilgiuditiofuo,&' va ricercando le varie openioni del vulgo ,prefi ardire di 
feguirey il defcinato viaggio . Et più oltre vedendo tanto ampio il mcraul- 
gliofopaefe della f al fa Donneila ^ più oltre anchor io propofi feguire la^ 
frequentata vìa 3 nella quale continui penfterì ^ & varij fabri e amentì an- 
dando auanti mi affaliuano , in modo che nonfapeua rifoluermi ,/e doueffe 
feguire , ò pur ritornarmi à dietro . Et il detto piedeUak di Mida era nel- 
la ottaua parte con quefìe parole ìnfculto. 



O G N O. 




HVC MID^S TE "DVXlTy 
DvM TECvM CVTIDE VlXlT , 
SI Q^V^TEK FONTE *BIBIS , 
Tv VLT%^ V1^T0%^IBIS . 
SI MlT>aS FONTE L^F^'BIT , 
F02\(S TIBI SEC^TU D^BIT , 
THILOSOTHI^E N^TFB^^LIS , 
ET TB^^CTIC^E SClENTlMlS . 



J. 



i 



NH 



MHiMiaàdItMMMMMH 



X 



"i 




V r: r w o: ^ 

L'Autóre volendo ritornare a dietro fu da la falfa Donzella effortato - 
feguire più auanti . Cap. 4. 

I^ non potendo tollerare il lungo "Piaggio ^ deliberai 
dì non andar più oltray ma pofioà federmi , ecco ri- 
di la lufmgante Donneila verfo me venire con yn be- 
nigno afpettOye gionta oue io era, cominciò con talipa* 
role cjjbrtarmì : Ter che ti ralenti Teregrino dal comìn 
ciato viaggio tuo f* poi che qua fi feì giunto apprefjo al 
grande ncjìro paeje , nel quale veder potrai il magijìerio mio ìStio a lei 
rifpofì : 'DonT^lla parmi che l'animo mio fi fàccia prefago di qualche ma» 
le; perche ilfpauèntato cuore mi va tuttauia battendo dirottamente ; J/- 
'cbe intendendo la Don-^elia con benigne parole di nuouo confortandomi 
diffe .Teregrino mio afflitto Jafcia da canto quefli tuoi affanni , tutti que- 
jììfìranipenfieri lafcìalià dietro i& feguit a il principiato viaggio ^per- 
che giurati da leale Donneila y che tu farai , come molti altri fono , defe- 
creti noflri apieno infìrutto , & non riguardar à certi huomini che con in- 
terno ramarico ne ritornano ; perche la ignoranza loro , neèflataprinci- 
pai cagione , che non hauendo al fonte dì UUida offeruato il precetto^ re^ 
Jìanofmemoratì . (JMa tu che con difio vai ricercando di fapere i fecrC" 
ti noflri lietamente lieuati 3 & feguit a allegramente più auanti . ty^que- 
Jìo benigno ricordo della Donzella riuolfi i paffiper la tumultuofa via per 
doue caminando mi trouai vefìito con manto lungo à guifa dì toga fìlofo- 
fhle . Il chepenfando paruemi che mipronofìicafie qualche bene , & ac- 
crefcer mi fece il difio di andar più oltra . Teruenuto in tanto in vn ver- 
d€ggiante^(& ampio prato (nel quale terminaua la principiata via) refìai 
tutto marauìgliato,& confufofperle moltìffime herbe che qua , & là ve* 
deua ornate d'odoro fi fìorhQjiefìa amena praterìa era guardata dall'orien 
,tey& dall'occidente da due alti,& precipìtofi monti , lafommìtà d'i qua* 
i li f arcuami quella del monte olimpo yfe le herbe (che di moltiffime^ forti 
.v'erano) fuffero fiate da Vlìnioyda UHacer, da Diofcoride 3 & dal dìuino 
'. OHatheoli vedute^non haurebbon con tanta loro deuiagine ricercato tan 
ti lochi 3 per defcriuere le diuerfe forti defempHci . Et vedeuaper quefìo 
[prato molti huomini^i quali(vìnti dalle lor frenetiche per fuafioni) anda- 
" uafio ricercando fra l'herbette chi il Martagon,<&' laferpentina.chi lapre 
' cìofa boriffa^ sferacau allocchi la virtuofa fkba Lunaria » con la Mercu- 
<. rìale , chi il venenofo iS^apello, la 'Dentaria , & il dente cauallìno, chi la 
de fiat a lunaria maggiore yrninore 3 & quella delgrapolo., altri la defide- 
ratafolina^ , la argentina ^& lafìellaria^ & Torà , <& chi vno , & chi 
yn' altro s^plice: in ?nodo che quefìì infenfati fimpUcìotti mai fi vedeuano 

B fianchi 



toq- È CONO 

fianchi d'adare ogn'vno àfua voglia ricercando alcune rarofempliceyCoH 
quale peruenìr potefjero airinfatìabìle artificio della loro ìmagìnata tra^ 
mutatìone del volante corpo mercuriale. ® i quejìi hauendomì per lungo 
pe%7ip derifo^& vedendo anco ch'effi andauano vagando per il lungo pra- 
tOyfolamente per dar alla loro afflitta mente qualche ripofo^non penfai più 
oltre circa loro, per eh e già per auanti fi abilito haueuayche dalla fola femi- 
natione filofofica , & non dalla pa^^a inuentione fofifiica,fi raccoglieua il 
fruttifero j &preciofo Te foro; Ma rìuoltomi al mio camino, &- difcorren- 
do per il fpaciofo prato.per veder le cbìribixate inuentioni di quefio paefe, 
peruenni ad vna non molto tenebrofa, ma lunga fpelonca, per la quale ca~ 
minauano molti, oue entrato con^la tumultuo fa gente, andaua confìderan- 
do, & reiterando nella memoria , le marauigliofe fpeculationi per auan- 
ti vedute , in tanto chevfccndo della opaca fpelonca , entrai in vna tran^ 
quilla via, la quale ejfendo copert a dalle folte f rondi degl'ameni arbofcd- 
li, daua vn felice viaggio àgf erranti peregrini . Queflafi efpedita via^ 
mi condufìe in vn loco d'vngran villaggio, preparato à modo d'vnagran 
ferayò mercato . 

Tra via ritroua prima vn laghetto, nel cui mezzo era la ftatua di Mercurio fenza 

piedi, &fenza mani circondata da infìinitecanne,& poi vn 

villaggio. Cap. 5. 

V^ N DO ch'io paffai alfodetto lago , vidi vna figura 
Virile nuda, di puro alabafiro, & difmifurata alte';^: 
Quefia ( quantunque fen^^ piedi, ^ membro genitale J 
all'ale però del capello, &per il caduceo, conobbi ch'era 
la figura di Mercurio,la quale fiaua con lafaccia,& con 
le manileuateverfo il Cielo: Quefia marauigliofa ftatua 
erafìtuatafopravnproportionatoquadramentod'vna ben ornata pietra 
la quale da quattro parti con groffi cannoni mandado vnafiiliante acqua, 
fkccua vn picciolo laghetto ; Quiui nonpoca marauigliafi prendeua , non 
tanto del fiagno, che era circondato di muri con vna larga via attorno ^ 
quanto del mormorio caufato dalla moltitudine delle canne , iui dentro à 
modo d'vnafeluctta da natura produtte , lequaliinalxandoft quafi à ige- 
nocchi della figura , & moffe da venticello , fra loro faceuano vna fuO" 
fiorita tale , che quafi dimofiraua alfoffufcato tuono co fi dicefiero . Q^v O 

iriATO*. ITER, TV AVARITIA DEMENS^ > 




P R 1 U Oì 



tf 




S 2 



Sopra 



fa SO ai g: Nf d 

Sopra cìafcuno camone per douevfciual' acqua ^ erano due'j^ifferatìverfs 
cioè otto in tuttOj& fono quejìì. 

L I L co xuttzd» dcddi on qoiflioauddo, 

Lu co rifmzdu ol tiflicu tpomufu , 
IhfocG fu oldunndi htcufuddo 

ZntpomGedo fu olquloi u fzhufu, 
Rzduhcf xcilocio ciedfo tilcuddo 

So qczfzqlzf; ficudo hcf ezhufu 
Tpunz ehufzlazczlz tpu co doulu» 

Rz tpu huffudu on dumhi un hfihfoixulu , 

I quali doppò vna lunga confideratione , riducendol'i nelfuofenfo , tré^ 
uaiejjerelafequ€ntejìan%a. 

Non vi beccate tutt' il giorno i zetti , 

Nevi formate in cor noue chimere, 
O priui d'intelletto poueretti 

Alehimifti d'ingegno, e di fapere . 
Fatte pur buoni voi voftri concetti 

Di guadagnar, douece pur vedere. 
Che la fperanza vana che vi tiene. 

Fa che perdete'! tempo , e'I proprio bene . 

Tutto ciò (per quanto poteua giudicare) d'imofìraua quello che il lungo 

"piaggio prcmetteua à gl'ignoranti peregrini : Et certo pochi per impala- 

nanOjche fi fermajjero à c0nJlderare,ftl'afiutainuentiene della figura,co- 

meirerfi , & il rtfto dtUa fhbric atura , ma furiofamente oltrapajfando y. 

andauano al loro flatuito loco fen%a fapereil fuo ftgnificato . Onde io con- 

fiderado la figura e (fere fen%a il membro genitale , giudi e ai per efTere Mer 

curio fegno di concordia ftgncr del cuor e, et delparlare^et dominatore del 

la ragicnCy & della yerità^che fuffe per il contrario ynapriuata rirtù del 

mercuriale decoro^vn vano fegno dì concordìa^yn vanefgnor de cuoriyCt 

defermoni,& nume d'vnafiolta ragionejCtd'yna dilufa rerità. Et perche 

dncQ la detta figura erafen^a piedi, & circondata , &percojfa , dalle fu- 

dette canneyla giudicai fìgnìficare operationefen^afineyconquaffata dallt 

yanitày& dalle mondane fhuole , ^ tra mejiefio in oltre dif correndo pia 

minutamente tartìficiofo locojriuolfi l'intelletto mio in altrafìgnifìcatio-' 

Mefopra la qualefermatmì alquanto, giudicai noti altro fìgnìficare ch'il 

cuU«ì 



P R I M O: ij 

€itlto del gran y'iUaggìo fujje vn certo loro Jìr oppiato L^er curio ^ ma non 
quello che tanto celebrò il dìu'woHermete: perche di quefio non s'è potuto 
mai trouare ^Architetto , ò altro perito maeftro chabbia paffuto fornir 
la principiata figura, lafciatafen7^piediy& membro genit ale y & cefi rU' 
Jlicamente ifculta,€t queSìi tali argomenti io cauaua dalla dimoflratione 
delli pifferati ver fi. 

Lafciai quefio luogo , & andai più inanti , non con animo d'inuaghirml 
tutto di quefio fito^che à dietro tornar non potefji^quanto per veder à qu^ 
tapaz^a fi lafciai' ingordo rulgo trasportare nel Herilepaefe della lu- 
fingante 'Donzella, la quale va aducendo in parole, quello che infètti non 
doueria alfuo decoro mancare. Entrato nelfodetto rillaggio, &' feguen" 
do la fiolta turba per intricate vie i vidi molti andar fra quelle difperfì , 
Tiu dentro caminado peruenni invna grandiffima pi ux;^a, circondata de 
"viliffimi tugurij,et ricett acoli ^nei quali fi vedeuano moltiffimì lochi di yct 
rie mercantie alchimifiice pieni , la doue gl'afflitti peregriuì per dar qual- 
che rifloro alfuo debile intelletto y andauano prendendo quello che più alle 
loro peruerfe voglie aggradiua . T^el me%i:o delia piaT^ vidi vnagran 
pietra di proportionatagrand€Z^,& di quadrat a forma^fenTia architet" 
tura alcuna fhbricat a , fopra la quale era vn porco , <& vno £le fante , il 
quale pareua che di timore volefie fuggire il furiofo porco . QueHe cofe 
mi diedero non poco dapenfare^ (^ maffime confiderando queSìafhbrica^ 
tioney della quale da pochi era intefo ilfuofententiofofignificato^ma iuifir 
m at orni y& fatta vna confiderationCyComprefi quefio efiere vna dimofira- 
tiene Hieroglificayla quale giudicai nonfignificare altro,che vna vana elo 
quen^a, con ciò fia che il porco per fé j apprefio Hieroglificiy fignifica cauil 
lofio fofifia y <ùr vano cianciatore . Et quefio poteua io adunq; fermamente 
tenere chefuffe il grande villaggio della eloquenza^ . 

. Dimoftrafì ciò che faceuano li peregrini in quello villaggio , & trattafi 
d'vn altro loco. Cap. w. 

N quefio luogo egn'vno àfua voglìa^et capricìo vedeuaft 
incaparrare varie y ^fnutafiiche materie y & beati chi 
procedeuatio più fecretamente per hauer apprefio di fé 
quello che più dcfiderauano; oue molti di cffif enfiando io 
chiribi%ate compcfìticni di poter troncare l'ale allavo- 
lante aquila , & ridurla in purifiìmo , an'^ naturalif- 
fimo corpo^ppoUinare , andauarw per il grande villaggio ruercando chi 
l'olio del TalcOj del vìtriolOidelfolfOfdelfal ccmmune^ & de tutti ifalhfi 

S 3 naturali 




14 SO G N e 

naturali còmearteficìali ; chi il /ale de Metalli , & de rnèT^ minerali^ & 
chi fuchi^terrejmenfimìjfierchi varij, & diuerfe o/fa. Trafcorfo parte del 
gran loco peruennì oue alcuni , ariT^ molti peregrini ^ ridotti in vna rifibile 
pa%z^a3& infermi d'vna loro malenconicafilofofiajandauano comperati-^ 
do certe gumme , & allumi , & altre fimili cofe ,penfandofì con Vacrità , 
asperità , ò tenacità , di ritenere quello girante fue mer curio ^ spurgarlo 
d'ogni fua ira^ & /degno. 

Stando nella dilettofa conuerfatione di quelli erranti peregrini, mi creb 
he f animo di oltre andare al principiato camino . Onderiuohi ipa/fi fuo- 
ri del Holto villaggio , & feguendo la in/piritatagente per vna alta , & 
^atiofa via.gionjfi appre/fo d'vn dirupato ca/ìelu7^,con molte ,& diuerfe 
torrette /khricato : La doue con la viHaper lungi hauuta confìderando il 
luogo e/ìeriormente^ mi crebbe vnfupremo de fio di tra/correrlo più minu* 
tamente ; Cofi feguendo per le fi-equentate vie, nonpoteua ritenermi dalle 
rifa, maffime vedendo con quanta continoua fiiticajpefay& tempo^anddm 
uà la paT;^ gente foli citando con lafua ingordigìa^di voler con le varice 
loro raccolte herbe ; con ifuchi^ogHj, alumi^ò ftmilimaterie^di leuar V ale 
al volante falcone. (Jl4a quanti^ & quantipoi vi reflano con le mani pie- 
ne di vento , penfandoft con le loro chimere , per fermo di hauere il loro 
intento ì Eranui anchor altri capriciofi , i quali con loro arte/iciati va/ì , 
fornì, caflelli , rigifìratori , & con altre frenetiche inuentioni (più inua- 
ghiti degl'altrij penfauano di e/ìaltare il volante augello pari alfuo mag" 
gior fratello, & figliuolo ; hauendolo giàprima dipolo della fua natura-' 
le ira . ^lla prima vili a che entrai in quefio luogo , haurei penfato di cer» 
to che iuifu/fe il gran collegio di chirurgi , <& di ^etiali , per le tante ma- 
terie, fi naturali , come arte/i ciali, che iui erano, fé non haue/fe vifla 
certe loro capriciofe compofitioni , fen%a ordine, pefi, & fuori 
d'ogni termine della dotta chirurgia ; ma con fola loro 
inuaghita frenefia compo/ìe , lequalì cofe 
di fa/lidio mi conÙrin/ero paf- 
fare più oltrafen-^a^ 
veder il finc^ 
dell'opra^ 
loro» 



Ritro- 




P R I M O. 15 

Rìtroua vn rapido fiume, il quale paffato , ardua à certe capanne, 

oue era la figura d'vn'Afino . 

Cap. 7» 

^FENDO trafcorfo quello CaHellux^, & veduta^ 
molta gente , che yfciuu tutta afflitta , penfofa-, & tri- 
fta^ confiicda malenconica^ & qua/i come dì^erfa , per 
le loro non adempite roglie , prefì il camino per yna^ 
fajjofa via, nella quale caminando vedeua infiniti yì qua- 
*® li andauano tra loro freneticando , con non incolpar 
dell' error fuolafalfa 'Don'^ella, ma il loro Sìoltopen fiero ; quelli dico 
chiribixando , (é" fra loro notomÌ7;ando ì^o capri ci , io vdiua affaifjìme 
fauole j in modo che alcuni giudìcauano , che il loro nimico fi rìtrouaffc^ 
folo nelle ^cionche rinchiufo y dr non pale femente conuerfaffe fra itrul" 
go : Con quefii ridiculoft fhbulamentì per la frequentata vìa , io oltrc^ 
caminando gìonfi ad vn corrente fiumc^ , il quale pajfar conueneuaml 
con artìficiofo porto y il che con poco terrore rendeuaà gV ine jperti pere- 
grini , ì quali per lafua imagmatafrenefta f^erauano (fé più oltrafeguì- 
uanoj dì rìtrouar quello che non haueuano mai pojfuto ritrouare con 
Befe y tempo y fatica, & pacìen'za; falito il porto paffai l'impetuofo 
. fiume , c^ entrai fopra vna ampia piaT^ , oue d'intorno fi vedeuano aU 
cune capanette fhbricate di verghe y & canne , & di forte luteinterra%^ 
i^ate y nelle quali r affliti a gente prendeua qualche rìHoro . I^elmex^^ 
della pia-^a era vna rotonda pietra de diametro din. pajjì alta fei ; fa- 
fra d^effa vidi vn'aureat a figura, la quale per quello che potei imaginare 
p enfiai chefuffe opra di tyfpuleo, ò di quello nofìro moderno auttorcj, 
qual tratta del fiuo aftno d'oro . Quefla figura fedendo nel 
me^o dellapietra , Sìaua con lejpaUe apoggiat€^ 
ad vn' alto cornocopia pieno de fiuttìy& 
fiorì inutili y & fonando con certi 
cìjfolettì ; era circondata 
dagiociofefimìef 
le quali à 
due 
a due faceuano vn 
ridi culo fo 
baUo, 



M 4 



16 



SOGNO 




^At torno 



P, R I M O. 17 

ey^ttorno quel rotondo faffo, erano molti canonclnl di heUiJJìmo otone^ 
con le loro fpinette , da poter fi cì/maere, & aprire , da quelle ufciuano uà- 
rie [orti de acque , & ogni acqua huueua laffiapropria uirtà: in modo che 
alcuna era atta per troncare la fraternità de'Diana , & ^polline; l'altra 
de inebriare il grande nontio delii Dei ; l'altra per auenenare ilpadrc^ 
d'Euandro; l'altra di corrompere l'ojfa del bellijjìmo fanciullo y& della co, 
dida figliuola de Hiperione ; l'altra d'inebriare la libidinofa figliuola^ 
del fecondo (jioue ;l'altradifarinfpiritaril padre di u4fcalapho padre di 
Tlutone ; & altre con altre proprietà.-cnde chiueduto haueffelafrequen» 
"Za della infenfata gente con furia correr alle deftderate acque Jjaueria giù 
dicato quiui ejfere il populo Ifraelitico corfo a raccogliere la tanto da loro 
deftderata acquea, che ueniua dalpercojfofajìo Horeb^con la uerga del di- 
uino Moife. Vedendo il grande concorfo dell' inuaghitto uulgOychc cofipaTi^ 
Tamente correua con diuerfi uafi a prenderne^ & con quelle de 'ailegre%^ 
ribambitijpartirfì,feguendo ilgià loro principiato uiaggìo^non poteua fnre 
che con quefio trafiullo non mifermafji alquanto , non tanto per contem- 
plare i Sìolti peregrini^ che ueniuano à quefio luogo ^quanto pcrtrafcorrere 
ilftgn'ificato della già ueduta figura , la quale doppò una Hierogl'ifica con- 
ftderatione giudicai ucler dimoHrare f fecondo iljìile antico degl'Egitti^) 
un piaceuole^<& dilettofo gioco j moffo da qualche paT^ia . Oltra di ciò uè- 
dendo l'aureato\Afmo ^feder apprefo quel cornocopia^ m'imaginai un'al- 
tro fìgnifi e ato sperò che i periti Egittij figurando un'afino , dimoHrauano 
un cianciatore , un bugiardo.^ & unfofifla , per il che nonfenxM, confiderà' 
tione l'architetto , òinuentore di quefiafi ben confiderata machina fabri- 
cando quefio aureato ^fino con quello corno copi a jUoleua dimoHrare qus 
fio luogo ejfere della uanafilofofia : perciò cheÀl cor no copi a pieno di fiori % 
i& frutti inutili fignìficaua una arte, ò una imentione infruttuofaJ,a qual 
cofa mi diede non poca marauiglia, mafiimamente uedendo come pa^ra- 
mente uà la fiolta gente uagandoper quefie piaggie^ &■ non confiderà pri- 
ma quefii artefici^ per cauarne l'otccultofignìficato loro . -- 

Per j?na ofcura vìa arriua ad vna felua,oue vide infiniti hu0m!ni psr efia vagin- 
do &ritrouando la Donzella la conuince. Cap, S. 

SSlDEK^NDO il fine di quefio infpiritato uiaggioy & 
inuiandomi con la infenfata turba, ritrouai unacaUigino 
fa uia^ oue firmatomi cominciai à confiderare chi potefis 
caufare fi denfa cfcuragine , la quale prinaffe U fre- 
quentata uia quafi della defiderataluce^ . Vedendo 
poi che alcuna altra caufaritrouar nonpoteudifc non per 

ihe 




JS SOGNO 

che ejfavìavedeuafituata nel fonde dì due altìjfimi montìj aU'hora delìbe 
rai'muiarmì con l'in^ìrkata gente oue apena per dodecipajji veder pò- 
teua auantì. Dato il defìderato fine àftofcuro viaggio gìonjì ad vna fol- 
ta feluay circondata da alte montagne , nelle quali erano infinite tombe , à 
fieloncbeydcuel'infenfataturbafoggiornaua. ^Appena entrato fui in quel' 
Lafeluaper cento paffa , che perdei (^non so a che modoj la principiata via, 
la onde non potendo rìtrouare alcun calle,penfai che quefiafufie la horren 
dafelua di Cimitria della Eutria^che ejfendo fen'z^ via^òfentiero pochi vi 
entrauanoper timore di qualche futuro male ; Et più olir a andaua io poi 
confiderando chefequefta per forte fufie fiata lafelua Ionìa,vifio vi haue 
rei Mèpfo dì^utare con calcas circa la pr attica delTìndouinare . Con que- 
fla confideratione ognhor più penetrando nella jpauentojìt felua^mi troucA 
quafì nel mc^^ di effa , oue poi trafcorrendo per quelle piaggie filueHri 
hor in vna^& hor in vn' altra parteyperuenni in vn loco nonfiondofo , oue 
fpeffo m'incontrauahor in qualche paTi^r elio, il quale andaua comé]perfo, 
& attonito per non poter ritrouare il vero fondamento della imaginatio- 
ne fua;St hor in qualche altro frenetico^ il quale dicendo il padre d'Euan- 
dro non ejfer il proprio fignore della loro T>on'^Ua,ma baflardo , andaua . 
con il lanternino ricercando il vero fignore^ & herede della f alfa Donzel- 
lai alcuni altri di quelli infenfati credendo ejfere in altra ftirpe , che del 
fangue di Euandro.penfauano ritrouarlo neUaprogenie di Vlutone y& già 
molti fopra ciò faceuano fuoi fermi propofttì^ per ejfere ejfefìirpipiù nobili 
di quella di Suandro . vedeua poi molti altri, i quali credendo eTtraher il 
volantenontiod'i7)ei di gentili dalla prole di Nettuno per rifanarlo del 
fuo flujfo, con certe loro frenetiche medicine , in modo che collocando fra i 
Dei delle genti con pari beltà,& valore del figliuolo d'Hirpioneyò della fi- 
gliuola di Latonaypotejfero diuenire vn Crefo,vn Sicheo^ vn Tatio rujfo, ò 
vn" altro Luculo: Onde alla fine vedendo fi dalle imaginationì loro delufi^ne 
andauano come fior diti perlagrandefelua, ricercando feìlrema loro rui- 
na . Onde ritrouandomi in quefio ^etta$olo,^eJfo confideraua fopra que- 
Hi pa'Z^i , & loro finc^ . 

Fatto già debile , e fianco mi collocai fott*vn albero, oue fedendo fopra 
vnfaffb vidi vna Don':^lla verfo me venircela quale auicinatofi , conobbi 
effere quella fauolofa^che per la folta Jelua andaua confortando ì dijperatl 
peregrini;QueHa falutatomiy& vedendomi conrifi hauerla rifalutataydì- 
uennefi arrofita in voltOy che lefue tenere guancie pareuano finiffimofcar 
latto ; St doppò vn certo capriccio venutoli difcapigliarftle bionde trcT^ 
'^ymoffe quefie parole . Hauendoti con le mie larghe prof erte C delle quali 
finalprefente non hai vifio effetto akuno)in quefiafelua condotto, Et ho^ 

ra ri' 



P R I M Oi • 15» 

ra ritroumdoti in tal termine yche poco facendoti film a dì quefto mìo am' 
plopaefe^ne vaìrìdend9y& gfìngredìentì burlando/w mai non h aurei pò f 
fìtto tener il cor libero da qualche afflittione.fin tanto che non hauejjì inte 
fa la caufa di quefio tuo rifo ,però ti prego a dirmi la cagione di tanto rifo . 
Onde io : gentil Donxeìla non hauendo già fondato le attioni mie nelle tue 
luftngheuoliproferte ( come hanno fatto quelli che per dì la redi andare 
di^erfO ha fatto che ogni fiata che mifoueniua rìtrouare nella frequenta- 
ta yìa qualche artificio fantafiìcoj nonpoteua d'indi partirmi ^fenxafaper 
lafua occulta fìgnifi catione ; Onde poi hauendo comprefo per il .fignifica- 
tOydeW artificio fé Machine , à quanta, penuria tu conduci con melliflue pa- 
role 3 & larghe proferte gl'ìnuaghìti huominì , notijfima cagione mi fu , dì 
trapajfare il rapido fiume , & condurmiin queHa felua oue per effa tra" 
fcorrendo , nonpojfo ritenermi dalle rifa ; percioche vedo con quantapa'Zj 
^a fi lafciano gli huomìni vincere (mojfi prima dalla ingordigia del mon- 
dano effaltarfi , & far fi grandi ) nonfolamente d' andar furiof amente va- 
gando per queHo loco ,fìmile ad vn chaos y^na iui fiarfene in continua fi- 
dan':(a , affettando quello che mai alcuno ha pojfuto per lunga fatica , & 
^efa ritrouarc^ . 

La Donzella confufa, fi parte , poi effo dietro ad vna vecchiuzza entra 
in vna fptlonca, oue vide cofe marauigliofe . 

I Csp. p. 

ZiL^ fu il mìo dire che la Donzella recando vìnta ] 
& confiufa^nemen f apendo cherilpondere, dìuenne tut- 
ta fmarritay& pallida^ &fìaua conifereni occhi fi/fa'- 
mente à mirarmi fen-za ponto parlare y quando vna af- 
flitta voccycon lacrimo fi accenti fece ribombare l'Scho 
per le vicine cauerne; Ter il che ella rìuolfe ipajfi verfo 
la compajfioneuole vocCj Et io volendo fap ere la cagio- 
ne del lacrìmofo pianto alquanto àlei dìflante, l'andauafeguendo . Gionta 
la Don%ellaàquellocoìomiretìrai dentro vn concauo cafiagno yper il 
quale da vna certa feffura^vedeua vn dijperato mefchinelloyejfere confor- 
tato con lufìnganti parole dalla fai fa Donzella , la quale d'indi a vn poco 
prefoloper manoys'inuiòper la jrondofa felua yper doue con continoue , <2^ 
larghe proferte da quella fattele ffi caminauano, & iofeguitandoli di pajfo 
ìnpafìo per veder il fine deirmfenfato pa'^^rello , peruennerò all'entrata 
d'vna ofcurajpelonca; doue ejfendo io vnpoco lungi , vidi vna ro7^ , &" 
molto diforme vecchim^y la quale con atto amicheuoledì darli qualche 

fuffra- 




2® • 5? O <5 N O. 

fufragh]^ Io prefe per la mano ; Ejjendo poi la fa! fu Doìvxella d'indi parti- 
ta, la rugo/a vecchìarella moffe ì tardi pajjì dentro la lunga,& ofcura jpe- 
loricayfcpra la cui entrata erano ìfculte queHe hieroglifice figure .cioèyVnct 
rìftretta mano, vna corona di ciprefiOy&- vn' altra di pinoy rn gran fuoco ^ 
& TK Vipifìreilo: k qualifìgure fignifìcauano poco felice augurio à ifiolti 
ingredienti; percioche la interpretatione di effa era iper quanto potei giu- 
dicare J quejìa dotta fenten^^a , Vauaritia è la morte, & laperditione del- 
Vinfenfato hucmo . Seguendo doppò à vnpoco la vecchia, & entrando in 
effa ?pclunca , Vidi vn lumefotto il cauernofo arco della lunga fpelunca, 
& più oltre hauendo e aminato t cominciai fentire certe compajfìoneuoli 
voci j da commcuer ogni indurato core , il che mi diede non poca maraui^ 
glia ; Et ben che io non fapejjì la cagione dell'afflitte vociyOgn'hor mi co- 
moueua al pianto , fattopoi buon animo m'inuiaipiu dentro ilpericolofo 
loco 3 oue dcppò rnpe'Z^ vidi ynpoco di lume, il quale erami guida di 
poter rerfo luifeguìre il defiderato camino , 

Effndoper quello ofcurijfimo loco con trauagliatipajji caminato , per- 
uennì ad ma chiufaporteUa,daUa quale per vnafeffura vfciua il predetto 
lume: Qjiiui maggiormente vdiua i dolenti gridi, che ribombare faceuanpì^ 
tutto quello loco; Et penetrando con la risaper la detta fé ffura^yidi den- 
tro vna fmifurata concauità , il cui diametro poteua ejfere circa ducento 
faJJì:QjieJìatombapenetraua con vnfpiracolo allafommità delmonte^per 
doue effalar poteua ì triftifumi, caufati dalle moltijjìme lucerne,et fuochi, 
che erano intorno3& quefio loco rifembraua l'artificiofo tépio,che è in B^- 
ma j detto Vanteon dagl'antichi . Non molto doppò hauendo per quella 
feffura veduta la moftruofa vecchìu-^^a verfo me venire/i m^bri miei eo- 
minciorono far fi tremebondi , & lajfi : il che non poteua pronofiicareper 
me alcuno bene . (j ionia la pejfima donna alla entrata , é^fentendo il ri- 
bombar della ftrepito fa chiauatura, nonfapeua (mifero me) douefugirCy 
ne oue afcoder mipoteffi^pur al meglio ch'io feppi operare, mi collocai chic 
to chieto dietro laportellaper non ejfere in alcun modo f coperto. ^pper io, 
c'hebbe l'horrenda tomba lafaluatica donna, & dinuouo ferratola con vn 
forte pontiglio,prel}amente, & fenxa far di me alcuna inuefiigatione,vfcì 
fuori della lungafpelunca.Et io cominciai difcorrere quello che far douejfi: 
"Percioche non poteua tollerare i gridi,&' ledolorofe voci de gl'inclufi hua 
mini;onde moffo da compaffioneprefi ardire di aprire la porta , oue entra' 
to, & di nuouo chiufala» per qualche futuro male, andai per ilfpaciofo lo- 
co , il quale per le fod ette lucerne , & altre fiamme, che vfciuano d'alcuni 
forni , era fatto chiaro : confiderando poi quefio fito di parte inparte, &' 
poi gì' infpiritati peregrini , alcuni . d'ejfi di defperatione vidi , entrare ne I 

lam- 



lamhìchi j & defììUarflìl corpo àpocOj àpOfOialtrì canarfiìl cuore ; dtr^ 
in bagnomarìa per cìrculatìone confumar fi il ceruello ; altri per maram' 
glia mettendo in certi loro fornì càlcinatorì ì danari^ & le facultà li red^ 
cenano in poluere jla quale alfine refolueua fi in niente .0 quanti ftauano 
in tormenti^quantiin penei& quanti in cruciati , credendo fi pur yna fio." 
ta dar fine alla loro ingorda voglia . Ciò vedendo io , eJr vìnto di compaf- 
fìone^noìì poteuafhr altro ^ che dolermi con ejfi ^ della loro infenfatafrene- 
fia3& come meglio poieua^andaua da vn canto beffeggiandoli ^ & dall'ai' 
tro effortandoli, àlafciare queTta tcmba , vero nido della defperationc^ , 
Hor vedendo che quanto fouent e era l'efibr dio mìo , tanto pia allapa%^a 
erano intenti , & che come infpirit ati feguiuano le loro ingorde voglieide- 
liberaivfcire della dìjperatatomba ^' & quando volfi vfcire al'^^ai gl'occhi 
/opra la entrata oue vidi fcritto quefio motto . H ae e i'n l v c r o 
p.F. F. F. p. p E R F E e T o OPERE. QjieHo detto mì trauaglìò mol 
to^mentre voleuafapere ilfignìficatofuo^ & majfime perche era compofìo 
da cinque F, ì quali erano co fi ìntefida Ufìolti ; Foslìcitaa j fhtum yfkcuU 
taSjfhmaq^fhuor; llche per rispetto deltribulato loco giudicai haueffe al 
trofìgnificato; Et poi vf ci fuori dì queiìa tomba . 

Vfcito della Tomba ritorna à dietro , & ritroua vna bifurcata via : oue feguendo 

è condotto fuori da vna Donzella , & ritroua vn filofofo . 

Cap. IO. 

^ M IN u4ND0 per Cofcura spelonca yperuenni al 
loco dell'ardente lucernaio perche quìuì due viefhce- 
uano vnfol capo , mifìrmai^ alquanto per confiderarc^ 
ejualfuffe quella, per la quale entrato era nella pernicìo 
fa tomba , ò quale fuffe per me fi cura , & tranquilla^ . 
Quìuì Hando fopra dime ^(& rifguar dandomi attorno 
yidì vnfaffo , nel quale erano ifculti quefii ver fi y i quali nell'andata mia , 
punto non vidi perciochc^ all'hora intento era à feguire^ quella veC" 
ehìw^^a^ . 

Qvi v'è l'arte fofiftica ribalda , 

Sofpetta i tutti e'n odio fcmpre à i buoni , 

Che fa biafmar chi porge alcun configlio , 

Et fa buggiardi tutti gì' Alchimifti , 

Che apertamente ingaanan chi li crede • 

Et 




ai S O G N O ' ~^ 

Et per l'affaticar che fan li ftolti i 
Fra tanti,alcun non v'è che fc ritroui , 
Perche promette nel principio i mari , 
E monti far veder, poi fi rifolae 
In niiìfe, e per riftor di lor mercede , 
Rirrooan fempre di lor opre al fine , 
Fame ^ freddo , fctor , fatica , e fiimo • 

ttTT 1 i verfi conobbi che t due rltìmì d'ejjt erano la vera dechla» 

Ycificme delle cinque lettere F. poHefopra la entrata della pajjkta tomba , 

Vedendo anchora che'l tornar a dietro non era lodeuole, cominciai piUin' 

ternamente ccnfiderareperqualvia ejjer doueua l'vfcita mia^ & ferma" 

tomifopra que fio pen fiero per vnpoco , il spirito pref ago de futuri cafi^mì 

diede animo dìfeguire ìlpìupietrofo caUe,oue entrato per ejfo , & per du" 

cerno pajfafenxa lume , o chiarex^a hauendo caminato , trouaimi in yna 

via piena d'intricate fpìne , di doue nonpoteua yfcirefen%a moleSìia , & 

pena , & lui re fiato farei con ftenti affair fé il lume d'vnafii cella j portata 

da vna incognita 'Don'^eìla sguarnita di pelle dìHiena , nonfujfe andata 

auanti: llche giudicai eJfereìHume ^portatomi inantiperla cognitionc^ 

domatrice dell' aduerfa miafortunay per la calamitofafpelonca della igno 

ranxa ;€tmi crebbe l'animo di feguir quella . Cionto al fine delTofcura^ 

yia y & rìtrouatomifopra rn altra precipitofa via , che tendeua verfo la 

fommità d'vn'alto monte, mi collocai fotto vn fronda foarborfccUo . Onde 

per rijiaurar l'indebolito corpo iui raccogUeua odoro fi pomi . 'Poftomipóì 

nella maligna vìayò erto calle, afceft alla fommità delfcabrofo monte sOue 

hauendo di là al piede d'vna altijfima montagna mirato^ vidi molta gente 

che in diuerfe loro operationi paffauano il tempo^onde nella lor contempla 

tìone traJìuUaua il trauagliofo penfìero ; Et quà,& là più oltre mirando , 

vidi fotto l'ombra d'vn folto arburfcello yn di lunga toga guarnito : Onde 

Icuatomi^ andato làj& doppò il datto faluto^miinuitò à canto lui fede» 

re/il che recufaua,non perche fuffe dame confiderato per huomo d^eleua" 

to fpirito^ma per fuo de cor o^& grado }pur fedendo appr ejfo luij mi dimane 

dò che forte mi haueua iui condottOyé" il nome, & lapatria mia : Ondc^ 

efplicatoli il nome3& lapatria, dijfi , che il di fio delfapere varie cofe , mi 

haueua condotto nelfhlfopaefe della lufingante ItonT^tta, &poi la cogni 

tione guidandomi forijperuenni quiui^&foggiongendo dijfi, qual è ilnome 

yofirOy 



V R IMO. il 

roflrOy& eUo;fo che tu debbi hauerodito nomare vn 'Bernardo di Treues 

Conte della CHarcaTreuerìana . £t lo effofon, ^U'hora reuerentemente 

gli bafcìaì la mano , come à mìo maggiore . Doppò lunghe €eremonie fra 

l'vn, l'altro fatte ^ il pregai a dìrme la confìderatione intorno al fofi^ico 

paefe , & rytilei& il danne; & effo de fiderò forche queiio fi dìuul->^ 

gaffe y dìjje; fon contento , quantunque lungo farà il 

mio ragionamento i pur il tuo difio 

di fapere non ti 

farà àfentirlo molefio , ne lungo ;per che fi dice 3 ciò 

^ che diletta piace i& piacendo 

figodc^. 




Ragìo- 




Kagionamento di Beraardo di Treues Filofofo , nel quale conclude tutte le 

fatiche fpefì,& guadagni de fofiftici . 

Cap. Il, 

L primo libro ch'io hehhifu ^afis , nel quaVìo impiegai 
quattr'anni del mio tempo , & mi coHò ben ottocento 
feudi ad ifperìmentarlo . *Z)ipoì Geber che mi ccfiò ben 
duo milla feudi , & pìuyfempre hauendo genti che m'ìu' 
citauano per rumarmi. Cominciai poi à veder ì libri 
d'Archelao per tre anni^doue io trouai rn monacho^che 
poiio ritenni in compagnia^é" lui,& io lauorajfsmo cinque anni & nel li' 
bro di Bjipeciffa^&neiiibrìdeficro'Bofco (detto LafcrabocoJ con ac» 
qua di vita retif.catatrenta roltefopra lefeccicy Tanto che noi la fecimo 
fiforte,che nonpoteuumo trcuar vetro che lapotejfe tenere per lauorare; 
Onde fpendtffimo trecento feudi lui,& io. Dapoi che furonp affati dodici, 
è quindeci anni^anchora ch'io haueffefp€fo,& niente treuandoypur io efpe 
rimentaì infinite ricette^& tutte le maniere difale.come fai communejal 
di panerai armoniacOyfal anatron ,fal dì vetro, fai dì pictra^fal ditarta^ 
ro.fal far acino ^fal metallico , indìffoluendolo,ccngelandolo , e^ calcinan- 
dolo più di cento volte in doì anni ; & in alumi come dì Roca , di i ameni, 
di fcagliuolaydi piuma, di Tuaiaypoi in tutte le marchefite yin fangtieim 
capeglifin vrìna.infierco humano, infperma j in craneifin animali^ in uè- 
getahili come fono varie herbe,<& dopoi in cuperofa^ in atramento , in vi- 
triolojin vouuyin feparation d' elementi y per ^^thanor yper lambicco y per 
peUicanOyptrdifllUatìone.per circulaticneyper reuetberatione,per defcen- 
fioneìper afecnfioneyperfujìoney per ìgnitione^per euaporaticne,per con*- 
giontione,per elementatione , per fuhlimatione y per commifticnej & per 
infiniti altri regimenti fofiftici , & perfeueraffìmo in quefie operationi ben 
dodici anni ; Talmente ch'io hauea ben trenta etto anni che anch'io era 
dietro all'e§lrattìone del (JPIer curio dalVherbey&' co fé animate , di forte 
ch'io fpe fi, tanto per gl'ingannatori , quanto per me , per hauer cognitione 
di quejìafcientiaycircafei miUa feudi d'oro: & quanto più io andaua cer- 
cando yt anta più mi trouauagabatc; ^ tal che cominciai àperdermidi co 
re, ma tutta via prcgaua Dio, che mi donaffe grafia di peruenir'àquefla 
fcìentia . Hor auuenne ch'io vidi vno del mio paefe , che volfefkr la pie- 
tra difd commuìic, & lo dìfolueua all'aria, poi lo coniellaua al fole , & 
fece molf altre cofe, che [aria lungo à narrarle , g^ in qmfto noiperftueraf- 
fimo vn'anno y & me^Cyncn facendo nulla ; filante che non lauorauanofn 
la materia debita:^' er che come dice la venerabile turba chiamata codice 

dì ve- 



il 'perita . 'Konftpuò trouar'ìn nìuna cofa quello non vl e^com^eglì è ma- 
mfeHo , che nel fai communenon è punto la cofachenoi cerchiamo ^i^ 
noi cofi ben quìndeci -volte , ricominciando , & non yi vedendo alcumLj 
alteratìone della fua natura , per tanto noi lafciamo queWopera ;yedejji' 
mo dapoì degli altri che fkceuano bonij^ma acqua forte, per voler dijfoU 
uer l'argento finOil'oro3Ìl rame^^ altri metalli. & diffolueuano in vn va- 
fo argento fino , <& ih vno altro vafo argento viuoper vna medefima ac" 
qua molto violenta , & ve lo lafciorono cofi tredici meft ; poi pìgiiorno le 
due ampolle j& le metteuano in vna, & quefio diceuano ejfer' il matrimo- 
nio del corpo j& del^irito:Voì metteuano tutto fopra cenere calde , !& ne 
fnceuan' euaporare la ter-s^a parte dell'acquaforte , & quello che virerà" 
ua^noi lo metteuamo in vna cucurbita triangolare molto firetta3& quefio 
Vafo mettejfimo al Sole^poi all'aria di forte ch'ejjì diceuano che in quejì'ac 
quaftfariafio creati lapilli criflalUni, liquidi come cera al caldo :^ che al 
Varia fi congeUauano : dicendo che queHa era la pietra bianca , & che 
quella del fole , cofi fktta era nel roffo , e noifhcejjimo in queSla maniera 
pn'à xxij. ampolle , tutte me%o piene , & ce ne detero trc^ : & per anni 
tre non attendefjìmo fé non a far crefcer quefle pietre criHalliney operando 
douejfero crefcer nel fondo dell'ampolle , Finalmente non trouafjimo co- 
fa alcuna della noHra intentione , ne maifariapojjlbile di farlo: perche di 
ce la generabile Turba , 9^oi non vogliamo cofa ninna efiranea nella no** 
fìrapietrayperche dì fé medefìma,ejfa fi fa perfetta , & fi compìfce nella^ 
fua vnità metallica . Ter quefio noierauamo in gran di^eratione , tanto 
ch'io hauea apprejfo quarantacinque^ anni . 1>apoi noi infieme con vn 
"Dottore fiate di Cifiella chiamato maeHro Gotto fiedo Turricero, volejfi^ 
7no nella fua int^tione,far lapietra,perche noìfapeuamo bene che tutte l'ai 
tre cofe ^eccettola fola pietra erano falfe ;& per tanto noi cercauamo 
fé non la fola pietra ^fapendo bene che quefiaera la verità :& vedete^ 
quello che noifaceffìmo . 2>(pi comprammo delVuoua di galline apprejfo 
duo milla 3 & li coceffimo nell'acqua , fin' a tanto che furon ben duri : poi 
noi feparajfimo le cocchie à parte 3 e l'uoua àparte^ y& calcinajfimo le 
cocchie ,fin' à tanto ch'effe furono bianche come neue , & l'uoua furono 
marcite da fé medefimi nel fimo di cauallo ; poi li dìfìillajfimo trenta voi" 
te ,& ne trajfemo acqua bianca , poi oglio roffo da part^_j> : & finalmen- 
te noi faceffimo , molte cofe , che faria lungo à narrarle , & in fine noi non 
trouaffimo cofa alcuna^ , di ciò che noi cercauamo , & in ciò vi perfeue- 
raffimo doi anni & me7o , tanto che per di?perationc^ noi lafciaffimo il 
tutto ; perche cofi non operauamo dì materia conueniente . Uoi dimoraf- 
femo il mio compagno ,&Ì03& ìmparaffimo à fublimar gli fpiriti ,far* 

€ 4cqu4 




i6 SOGNO 

dC(juaforteidìlfoliieryd'i^illarJtparar gli elementi, far fornelli , & fuochi 
dì moke maniere , & à quello fi confumò il ttmpo de circa, quattfanni in 
quefln operatlone . Il conte ejfendo firmato nel fuo ragionamento io dijjì, 
ijue/farte/i può chiamare confuma robba , inuecchia huominì , é^ perd& 
tempo^aWbora il Conte foggiunfc^ , 

Segue il Conte il fuo ragionam£nto»nel quale adduce molte vane operatiobi 
per lui fatte. Cap. ii. 

E N NE Vn Tolofano ( odi altre belle noueUe)grdn leu 

terato , ch'era Vrotonotarìo di 'Burgìs , & con lui VO" 

leffemo operare , in far lapietra , la quale voleua far e- 

gli con la fola cuperofa . Trimo noi dìHiUaffemo buon 

aceto y otto voltc^ ,poi mettejjimo la cuperofa dentri 

tre volte calcinata , jpoi cauaffemo , & reiterammo con 

l'aceto o<inì dì qmndeci volte ^^^ la cuperofa dimoraua al fondo . Toi 

renouaffèmo l'aceto , poi tirandolOi & rimettendolo , fu co/ì operato quin- 

deci volte al giorno , dì fortz^ ch'io nhehhi la febre quartana per qua- 

tardici mefi t& duhitaua di morirei . Cofinoi lafciajfemo il tutto per 

"vn'anno , refi andò noi come palloni da vento ^perche noi operajjimo fopra 

natura e/ir anea. 'Dapoi venne vngentil'huomo Clerico, dicendo che il 

confeffor dell' Imperatore fapeua la vera pìetra,ilqual'era chiamato mac' 

Siro Henrìco . ^Whora noi andaffemo verfo luì , & Fpendejfimo appref- 

jodHcentofcudiyauantìchauejfemo fua conofcenT^a: 'Breuemente^ per 

gran me^;} , & gran folle citud^^ne , haucjfcmo la fua conofcenxa ; Et vedi 

com'egli faceua : Egli metteua argento fino con argento vino, poi piglia- 

uà folfo y & Gglio d'oliuay &fondeua tutto infteme fopra il fuoco : ilfol' 

fo fondendoli con l'ogliùcoceua tutto à lento fuoco in vnpignatello ben tu* 

tato yalto doidita , tutto circondato diluto fortijfimo y & con vn bafio- 

ne incorporaua tutto infiemeiLa no^ra materia mai non fi vchua appren 

dere , o vnirc^ . Quando noi hauejfimo ben mefcolato tutto , per lojpa* 

ciò di doi mefiynoi lo mettejfemo in vna boT^ dì vetrojutata di buon luto: 

poi laponeffimo nelle ceneri calde per lungo tenfpo y facendo foco lento al' 

l'ìntornù della bc^^ apprejfo la bocca : dicendo egli che in quìndeci dìyà 

in trefettimane l'argento viuo.per la virtù del corpa , & del folfo, fi co»' 

mertirebbe in argentOydoppò il tempo della nofira decottione, egli metteua 

ielpiombo nelle bo-^^ylecondo che glìpareua,& fondeua tutto àgranfuor- 

€o,poi lo cauaua & faceualo affinare, ^ll'hora noi doueuamo trouar il na 

fra argento multiplicatadelUterT^ parte: i^per me àquefi'operaio ha-^ 



P R I M O. i^ 

^'haìnelfo per la mìa parte Jìeci marche d'argento , &^Ìi altri trepadue 
marche j d*onde noi penfauamo d'hauere cento e trenta marche^ d^argeH 
to , & pia ; tJHa che fece Sfacendo tutto affinare^ dì trentadue marche 
the gli altri vi haueuanomeffoyejji non ne trouon^no altro che dodecì , cìr 
io delle dieci mìe^non n'hcbbife non quattro marche; la onde mulùplìcan* 
dofolo la noHra materia , & non l'argento^ come dì^erati, & dolenti la-- 
fcìafjem o ti tutto . lo credeua hauer tutti i fecreti per/i yfolamtntc^ per 
hauere l'amicitia del detto confeffore , contando l'ar^gento che io haueuét 
mejjo , & l'altre co fé , appreffo quattrocento feudi , Onde abandonaì l'ar* 
te per qualche doì meft, di forte che non yoleuaypmfentirne parlare: Ter'* 
che tutti li parenti miei mi contradìceuano con bìafmo grandemente^ ? 
Di forte ch'io non potendo neberCyne mangiare jdìnenni cojt magro^ & de- 
firuttOyche tutto'l mondo ftpenfaua^ch'io fuffe tcjficato . Hor breuemen" 
teyeffendo anchora incitato pre fi animo di operar più che per auanti mille 
"volte yperche m'increfceua diperder' il'tempo , ^ haucua già più di cin-' 
quanfotto anni ; ma ahimè ^ ch^ìo non operaua punto per la dritta tm , 
ne di materia conueneuole ; ma folo coje fo fatiche cioè cofe difcffio y& 
vento , perche come dice Cjeber . "Di qualunque corpo imperfetto , come 
piombo iHagno,ferrOy& rarnCyche mefolarai con li corpi perfetti ^frmpli- 
temente per natura^eflì non fé ne fanno punto più toflo perfetti : Ver che 
il corpo perfetto per natura , hafolamentevna forma fi mpli ce perfetta , 
perfuo grado y& natur-afolamente , à lui bi fogno fa al primo grado di per» 
fettìone . Cofiejfi corpi fono come morti , & non poffono dar cofa alcuna 
di lor perfettione alli corpi imperfetti per due ragioni : Trima perch'ejjì 
teflano afe medefimì imperfetti , perdi efjì non hanfe non quella fola per- 
fettìone , ch'a lor fi richiede ; fecondarìamentt perch'eglìno non fi pojfono 
mefcolar'ìnfieme per lifuoi prìncìpijycom'è fcrìtto nel ter%p libro dtUepan 
dette, nel libro di Calidjnellafumma dì Geber, nell'opere naturali/m Mae- 
firo Giouannid'^Huray& in Arnaldo di Fillanoua, la douefono chiara- 
mente pofie,& fcrìtte quefie ragioni tutte, cornee ancofcritto ncljfetchio 
deW alchimia, & ancora nell'Indriccìo degli erranti ccmpcHo per alato- 
ne, & neìllBpìflola curiale^ Rancho nel gran rofarìo di Siro , & Eudìde 
ntlfuo breue trattato , & ancho in tutti i libri reritabdi , dicendo à que- 
fio modo : Lì corpi volgari ,cbe la natura ha folamente nelle fue miniere- 
compiti , ejjì fono morti ,<& non ponno far perfetto quello eh' è imperfetto i 
Ma fé noi per arte lì riduceremo^é/' perficert moffette, è diecì,o dedici vol- 
terò altro tanto,fapìate che tenderebhono all' in finito, per eh e alt hor a ejjìfo 
no penetranti, & atti à tingere, & fono più che perfetti , e vìuì.a ricetto 
«Ielle volgari.Terò dice B^is^et ^rìfiotile nelfuo luminar e, et ^nfefanes 

C 2 nel 



^t SOGNO 

nelfHOpandettale,& Daniel nel quinto capìtolo delfuo 'traftato,che il n& 
firo oro compitole più che yìuOi& piti che l'oro naturale : & che il nofìro 
crOjnon è oro volgarCiUe ancho'l nolìro argento bianco fch'è tutto yna co- 
fajnon è argento yolgaxe^perch'effifono yìui^& gli altri fon morti^ non ha 
uendofor'^a alcuna; come fi può yedere nella turba deThilofophi^ & nel 
codice di tutta la verità, & ìì'ì molf altri luoghi . Pertanto noi habbiamo 
veduti 7nolti,an7;ì infiniti ches'affaticauano in queSìe amalgamationi, & 
■multipli cationi nel bianco 5 & nel roffo, con tutte le materie cbefipojfono 
ìtnaginare . La onde noi h abbiamo fupportat e tutte le fatiche , trauaglì , 
^ontinuationei& cofian^a che fìanpoffibili à patire; Ma noi non trouaffe- , 
PIO mai nofìro oro^ne tiofìro arguto multipli e atOjne di ter%p, ne della metà,,y 
ne d'alcuna parte. ^nchorahabbìamayeduti,& efperimentatì tanti bian^ 
chimentiyrubificationiyuette,&fofi/Hcationiper tutti i paefi , in %pma ,, 
l^auarraiScotiOryTurchiayltalia.CjOtthia^iyìleffandria^'iSarbaria/Perfta^ 
MefJinaj^diiFranciajSpagnaJn Terra fanta^in ^lemagna , in Inghìlter^ 
ray& quafi eirculando tutto' l mondo; ma noi non trouafemo maifenOL^ 
gente ch'operauano fopra fofifìerieymateria herbale^anìmalè , yegetabile „ 
piantabUeypietremineraii,fale,alume3acqua forte, difìillationijfeparationl 
degli elementi fublimationiycalcinationìj tr congellationi d'argento yiuOy 
fer herbe^acque, oglij, gemme fine, fuo co y& yafì eflranei, & mainon tr& 
uaffemo chi l auor affé f opra cofey<& materie conuenìentiy trouaffemo ben'ìn 
quefìi paefi idi quelli chefapeuano òprefupponeuafaperla pietra;ma nopo- 
teffemo mai hauer l'amicitia loro-.per tanto io ^efi ben'in qmUe cofì fatte 
cofe^tanto in praticarli^quanto in far yìaggiy& i^erimentarliy & altre ca 
feydieci millay& trecento f cuti j^ yendeì yna mia pofife^ionCyOuer tenuta 
che mi rendcuaben otto milla fiorini d'^lemagna all'anno, in tato che tut 
ti li mìei parentiymi difpre%^auano^& peruenni in tale pouertà, ch'aio nom 
haueapìu danari , ma anni,perche era fatto yecchio difeffanta doì anniyOn^ 
de tutte lepene,& martiriych'io hanea àfupportare, era layergogna , ^ 
La più maggiore ;.che mi kifognaua lafcìar' il mìopaefe . 

Quiui vkimamente efpone il Conte alcune vane opre » 
Cap. ij. 

ID^Ì^'D OMl continuam^te nella miferìcordìa dì Dl&l 
& nelfuo aiutOy il quale non manca à quelli c'hanno buQ' 
nayolontà ditrauagliarejo me n' andai à Rodi perpau* 
ra d'effer conofciuto, & ìuì cercauu continuamente , s'io 
poteffe trouar chi mìpoteffe confolare . *Dou'io trouaì yn- 
humo gran letterato religìofo che fi diceita , chefapeu^ 




P RI M ©: s^ 

MpigitéU ,&M6n* andai à luì, & con gran pena acqui fiat fua amki" 
tìa,che mi coiiò molto , luì mi feci imprecar* ad vn'hmmo iLqual cono* 
ficeua lì miei par enti yben otto cento fiorini , & operauacon luij& ecco cO" 
m'eglifaceua . Tìglìaua oro fino henìjfimo battuto,& lo metteua in/teme^ 
con quattro parti di mercurio fublìmiito,& tutto mettca ìnfimo di cixud- 
Uiper qualche vndecimefifpoi difiiUaua àgrandìjjimo fuoco y & veniuM^ 
yn' acqua , reHando vna terra al fondo , la quale noi calcinammo da per, 
fé y&la cocejjimo da per fé nel jUo vafo ; l'acqua c'haueuamo dìSliUa- 
ta,noì la diàillajfemo benfeì volte , & tutta la terra che reHauau ai 
fondo y la mefcolauamo con la prima , e co fi la defiìÙajfemo tanto ch'eliti 
nonfaceuapiuterrxj . Hauendo adunata tutta la terra in vn vafo , e^ 
tutte le nojìre acque in vn' orinale^ , noi rìmetejfemo V acqua à poco ^à 
ftocóyfopra la terraima per qualunque penna vi poteffemo mettere ^ U ter* 
ra non voleua prender la fua acqua; ma fempre l'acqua mtaua difopra : 
€ la lafciaffemo ben fette mefty che nonvi vedefflmo congiongimento al' 
cuno'y ma tutto fu perfo . & à queUo io operai ben tre anni, & fpeft cir- 
ca cinquecento feudi . Coflui hauea di beUi libri , cioè il grande rofario , 
^ altriiSffendo co ft fiato ingannato y io me n'andata Ugger' y& fiudiare » 
CSt" rìleffi, Arnaldo di villanoua , i libri che compofe OHarìa la profetef- 
fa ,& molt' altri ; onde riguardando & jìudì andò vidi chiaramente che 
queUo ch'io faceay non valeuanulla.& io fiudiai quattro annìinquejìì 
libri y ch'erano buoni, belli & pieni di buone ragioni filofofiche euldenti & 
bonijjìmeiconofcìuto c'hebbi chiaramente che tutte le mìe opere , del tem» 
popaffato,non valeano nulla,riguardaì al codice di tutta la veritàyche di' 
€e tanto bene . 2^atura s'emenda nella fua natura yS^ natura fi rallegra, 
dì natura , &■ natura trafcende natura , & natura congìonge natura^ . Il 
detto libro m'infegnò molto , & mi difuiò delle mie fofifUcatìoni , & ope- 
rMìonìfalfe : iofìudìaua auanti ch'joperauo , io arguiua , ^ con per, fieri 
molte volte fcaccìaua ilfonno ; perch'io penfauafra mefìeffoy cheper huo 
mo alcuno io non poteua venir' alfine , perche s'effo lo fapeffe egli non me 
lo vorrebbe dire y& fé non lo fapefje^ dì che mi feruirebbe lo ^enderuì tan^ 
to , & metter' il tempo , & la robba & dìfperarmi / Cefi fìudiando nota- 
uà douepiu effi libri s'accordauano , & aWhora io piglìaua la conclufione 
verajtton emendo la verità faluo in vna cofayCt quantunque vno la nomina 
uà in vna maniera,^ l'altro in vn'altra,nondimen' egli era tutta vnafu' 
fian\a,nelle lor parole :onde io conobbi che la falfitàyfìaua nella dìuerfttày 
& non nella concordan"^ . Terchefe'lfoffe la verità , effi non metterianiy 
fcnon vna manierale ben gli deffero diuerftfenfiy& nomiyò dìuerfe figure^ 
perche il più beU'effempìo chefia ìngouernarft^^ emendar fi^ è per quello- 

C ^ fi vede 




3© S O C N O 

flvede ìnteruenìre ad altrui. St certo io creda che quelli c'h anno fcrìtto ìè- 
lóro libri parabolicamente ,& figuralmente parlando di capilli, d'vrtnaydi 
[angue. dì fpermajd'herbeydi yegettatìue,& ammatiue^dìfaley d'alumejdl 

ckperofa,d'atramemOidìyiirìfli'Boraee,magnefìejpìetre di qualunque^ 
forte i^ acque : credo dico che mai ncnhebberonotìtia ^o poca diqueHa 
fcientìat & chemainon coiìòlor troppo ; Verìkhe in verità io ho tan^ 

tapena » trauaglij scfiiticas che mi mono à gran pietà, & àgrandi^-- 

nta compajjionc^ ^ 

Il Contefeguendo tratta d*i primi ìnuentorl della maggior arte «• 
Cap. 14. 

ETTE quefìe parolei& diparte in parte , confide^ 
ratele.dijjì^dì grande fodìsfattione mi fono fiate le vo- 
Sire grate parole ima lajfiamo quefie fofifiicCy &■ partì 
colart opre, & venendo atfcofo dell'arte maggiorc^-y 
chi nefufie flato InuentorCy di cìòragionamo , perche' 
rìtrouo •varijdìfcorfifopra ciò ^ all'hora il Conte tutto' 
beìùgno^ &■ corte fé , dìfie . Il primo inuentore di que^ 
Jì^artejCome fi legge ne' libri dei fnt ti memorabiliye ne' libri de' ge^i anti- 
chi, e nel libro imperiale y & in altri libri y fu Mercurio Trimegifto detto' 
Hermes il tripli ce ;per eh' egli fapeua la triplice filofofia naturale , cioè mi' 
ner'aleyVegetabile y<& anim ale yC perche dapoi il diluuio egli fu il primo in-- 
uentoreyperò noi lo chiamiamo pradrcy come nel libro della turba da tutti è 
fiato detto . Terilche chiunque h aura quefia fcientia doppo luì, efilo farà 
chiamato fuo figliuolo. E dopo Hermes da fé mede fima ella è venuta ad in 
finiti altri.E detto Hermesnefecevn libro il qual'incomincia cofi. Egli è 
veramente cofa certijfima efen'xa bugia che lalto è della natura del baf- 
fone lafcendente del defcendente : congiongeteli per vna via e per vna dì' 
^ofitione. Il Sole e il padrCyC la Luna bianca fua madre, & il fuoco Ugo- 
uernatcre:Fate il grofib fottiley& il fiottile ygr » fio y & ccfihauerete la gra- 
fia dì*DÌ0y& il vcfiro difìo. Guardate quello che dice Hermes chegiamaì 
quefio libro non ha detto altra cofa meglio cue quanto ali a fcientia , èbre- 
he ; ma fono gran co fé in e fio : vifuronpo^e poche parole nondimeno vi è. 
gran fenfoyper che tutta l'arte vi é.lll{e Calid l'hebbe UHorianOy'Bende' 
gidfuo minor figliuolo. tArìHotileyTlatoneyTìtagoray eh' è chiamato prì-^ 
ma capo de Filofofi che fu difcìpulc d' Hermes yC fece vna ricetta defilofofi 
la quale molti chiamano il vero libro il codice della verità, ouer Turba; 
fhilofophorHm,percbe laverìtavì èfen%a alcuna fuperfluìtà, ò diminutio* 



F R I M O. ÌÈt 

ti -tf *•«. » ♦ ■ ^ 

^ey^ench*€Uafiafcura all'i lettori, t^lejfkndro iJUagno thehhe che fu %s 

della i^acedonia^c dìfcipulo d' UriHotìle:&' ^ùcenna, che ne parla, tan 
to berte jC Galeno & Hippvcrate,& in ^rahìa quel^afcientìa è fiata co-- 
nofcìuta da molti , come dal Ke ^lis ch'ers eciéllefttiffiné ^jimlogo , & 
ejp) la infegnò À LMorUnof Moriano A Calìd Bj d'Arabia Et ^rosVheb 
he e Vìnfegnh à'Nefedofuo fratello yC Saturno iAmifahd , & Serapione, e 
fuaforellatManderk , ^eber , Ó" infiniti l'han hctuuta in ^rabia,& bar» 
fatto molti li bri fotto parole metaforichcy e [otto figure in tal maniera che 
ilor libri non fiponno intendere ^eccetto che dalli figUuoU di que/l'arte. 
Talmente che io vi dicon^eramente che i dlfcepoU per i Ìor libri fono pi» 
per difuiarfi che per driccìarfi alla dritta via : perche più tofto la occulta'^ 
no & ofcurano per i lor libri che non la riuelano. ^nchora molti in Fran- 
eia Vhan hai4Uta,come Scotto dottor futtiliffi ma, maefiro ^Arnaldo de vii 
lanouayKaimondo LuUOymaeJlro Giouanni di Meon,LMartino hortolano, 
il veridico yi&'vna gran moltitudine d' altri l'han hauuta . Io vedendo 
perilibritante diuìftoni e feparationiych' auengono allifludiofty ho voluto 
Mffàticarmifer ejji al mìo pojjibiley e fecondo il mio poco ingegno e vederCf 
J4 e ciò ch'jejfi preghino 1>io per l'anima mìa . Stando noi in qusflo notando 
,ragionamento;ecco che aWimprouifo fujfìmo affaliti da vn forte , & ferQm 
..ce. animale fimile ad vnorfoy onde volendo io fuggire andaua roto- 
lando giù perii monte y per il che fuegliatomi cominciai fa- 
hricarenoueìmaginatìoni fifoprala veduta gentc^^ 
la qual punto lafciar daW animo mio non 
foteua y quanto dallc^ 
grate ad- 
monitioni del Con^ 




^F^e»' 



C 4 








'miéft£éi&^ 



m \ 



ésssi^ 








H 


f^^^3| 


^^^^^ 




w^^^ 







DELLA 



XRASMVTATIONE 

M E T A L I e A, DETTA 

REALE VSVALEj 

SOGNO SECONDO. 



tFH 





ZiKCOMEl^TO: l 

V I non fon Bozze , ò rcgiftri 
di foco . 
Lunarie , gummc , ò dediti 
inftromcnti. 
Ma quella ^ che natura à'poco àpoco, 

produce infieme co i quattro clementi , 
Ella n'infegna , acciò ch'a tempo , à loco 

L'huom di tanta bontà ^ goda , e contenti : 
Et à chi per trouar pone ogni cura ^ 
• I gran fccreti moAr^i la naturi » 



54 SO G N 

L'Auttore trauaglìato dalla conlìderatione del paffato fogno , dì noùo senior* 
menta»&ricrouaiìrolitario in vna valle molto delecceuole» poi entra 
« in rnafolcaieliia . Cap. i. 




l^^NO iverdeggìantìpratl daìle jrefcheUZ 
crime della figliuola d'Hiperìone bagnati , Feb9 
correndo con veloce pa^o (auiinti che la ferena 
fi-onte di Laucotea fuori delle oceane onde ffcìf- 
fé) non anco à noi fi mofiraua . & ì vaghi fiorì 
perìlfolare e attore non temeuano nocumento aU 
cuno ; Quando che io hauendo fatto vn breuc^ 
difcorfojopra il prenarrato fogno, &fia me coft" 
fìderatofe quello era veridico , ò pur fantaflio) , 
Tenutomi a trauagliarCy la quieta mente . Sopra queHo hor con affirma- 
tini, & hor con negatiui difcorfi conftderando à qua0 a penuria , ^ Hoi- 
te^^yftlafcia il cieco hnomo (vinto dalla rabblda, & peiìifera auaritiaj 
trafcorrere netta bugiarda arte, & falfa inuentione della fofifiica trafmU' 
tatione de metaUi ; 'Da vn foaue fonno fui oppreffo , il quale non p,otend9k 
per modo alcuno diuertireymchiufi gl'occhi^ & lo lafciaifare ìlfuo vftta- 
to v^cio La onde poco Jìando,ecco mi ritrouai in vna profonda.^ grandif 
ftma vaUe^tutta verdegìante,& ornata d'odorati fioriydoue il filcntio ha- 
uendo fuo nidofiabilitOjfìrtpito alcuno vdir non fi poteua. Ouefla dìcofO' 
Ut ariav atte er aguardata da akijjìmi monti: ìlcheritrouandomi in quefio 
incognito loco,doue non vedeua altro che armonio ft augetti^& altri filua- 
tìci animaletti.€t più fi jf amente qua , & là guardando ,vedernonpoteua 
alcuna fdueflrecapanna^TuguriOy ò altro ridotto p aflorale , eì^ menpaflo- 
re alcuno , il quale fonando con la fua armoniofaferinga , ò Tibia rurale , 
guardaffèil vago,& grato armento jdal quale poteffèfaperein che loco mi 
fujfe : Onde maggiordifio crefcìutomi di meglio veder quefla. amena Val' 
le,cominciai quinci , &' quindi trafcorrere;nelquallocoprendei dalfiagan 
te odore defoaui fiori nonpoco confortotperche bora il crocoiti Githjil tri 
foglio odoratOyil Satiricon^la valeriana J'odorofo t^^cìno , & ^maraco , i 
foauijfimi garofoliy & il deletteuol'e giacinto yquaftà gara Vvn l'altro mi 
rendeuanofoauijfimo odore.Cofi trafcorrendo peruenni aUaradice dell' al" 
tijfimo monte tutto feluofoy& defiondofi alberi pieno ^y ilquale circonda' 
uà la florida valle. 

Entrato ch'io fui pervnflrettijfimo. catte netta folta felua , & montan- 
do l'arduo monte per vn mìglio , perdei ilfentiero ; Tercioche quiui vìa, è 
diuertìculo akmo,yeder nonfipoteuajMafolamente vedeuanft denfi vir 

gtiltif 



P R IMO. ^5 

guitti filuejtrì fi-affèni tanto ingrati alla ferpe,rumdl olmi ^ duri ceni, forti 
querciejjrondoft efculì,& ìlicìytenerì coriUi,& arnì,& ìnjruttHoft olìajìrì. 
Co fi qgnì horpìu penetrando in quefia o/cura felua, peruennìfra tantajpef 
fcTXa d'intricati ey^lberiy che cjuafifotto alcuno filare lume penetrar potè 
ua;Ter ilche cominciai dubitare; di ejjerperuenuto neUa folta filua 'Bace» 
na della germania;Et confiderauapoi che fé cjuejìa fiata fuffe lafeluapar" 
tenia di ^rcadiayyìSlo ri h aurei qualche legiadraninfai ad ejjèr citare let^ 
caccia,&fela Tegea pur dì ^rcadia^ anco in quefia veduto ri haurei Ta 
con lafua armonio fa feringa ; ma niuna cofa dì ciò ritrouàndo , dubitaua 
che quìuì nonfujfero altro che ofcure cauerne de feroci Tigri , de venenojp, 
ferpì , di furibondi Leoni , & di crudeli or fi, i quali ritrouandomi difugua" 
le alle forze loro , mi conducejfero a morte . Hor intimamente di ciò dubì" 
tandotcon continuo tremore folicitaua il camino , qua & là tra/correndo , 
per ritrouare qualche fentiero che condurmi potere fuori di coft intricata 
felua . Quando poìfcopriua qualche pedata de orfìdupi^ o d^altrefilueHre 
fere , più follato ricercaua della felua l/yfcita . Onde per i faticofì pajfi , 
^per ilfolecito afcenderey& difendere per l'erta^ (& fcabrofa via , tutto 
Carico dìfudore,bagnauamì il petto 3 & nonfapeua che mi fare ;fe non dì 
contìnuo hauerla mente piena ditrauagliofi pen fieri , & dirÌTjare le in^" 
tente orecchie all'Eco occaftonato dalla languida voce mìa , & rijpon/ìua 
aUe mìe dolenti parole^ , 

Salifcefopra vn monte,oue fta ambiguo dalla Tua andata: poi ritroua rn pedeila 
le Scvnamonltruoia donna. Cap. z» 

kJF'EN'DOMI fortuna condotto dfuo modo fra 
quella intricata felua^ecco ch'io peruennì (bontà diurna^ 
aUafomm'ìtà delpreciphvjo monte, il quale conobbi e£e 
reìl giàper auantida me veduto ;Oue gionto,& ìuifat" 
to più ficurOyCominciai a conftderare, che ejfercìtiofujfe 
quello y che vedeuafare allajoUecìta gente > &• ben che 
"Veder potejfe il moto della turba, & vn gran fumo , il quale da certi lochi 
vfcìua ; l'vfficìoperò che faceuano non puoteìpci con rìntelletto capire ; 
Ter che alle fiate p arcuami veder hucmini portar in jfalla qualche^ 
ponderofa co fa,^ gettarla in quello cofi denfo fumo , <^^ horfemìua certi 
Crepiti in modo di archibugiate yche ribombar faceuano le cauernC dì 
cìrconuìcinì monti , ^Whora ciò vedendo , mi penfaua che qmuì fujfc^ 
il regno di fiutone , oue fi cruciaffe le dannate anime ; Et già comincia^ 
na à maledir la mìa forici , ^ deliberaua di ritornar à dietro i Quandi 

che 




fi 5 ò G N ò: 

'éhe penetrando gf òcchi fra certi denfi mìrthì, rìdi Wdtó pìedefiatejgta^ 
cere fopra ma quadrata pietra: Il quale vìuìficò alquanto il mìo molto 
tTMuaglìato penfierOfpercioche giunto làyVidì che quello era tutto dì ula^ 
iiaftrOy'& in ogni parte dì effb erano [colpite quefìeparoleycìoè nella prima 
parte verfo Leuanteyera quefio fententiofo detto dì Vgone ; 

Meditatio est f rec^vens cogitati o, modvm, 

S;T CATSAtf , ET RATIONEM 7N I VS C V I y S C^E REI INVI- 
SiTIGANS. , 

Velia feconda parte verfo fettentrlone ^rìdì quefl' altra fententìa dì 
CaJJìodoro, 

PATIENTIA ESTHONESTATIS, AYT VTI LIT AT I S, C A VS A 
RERVM ARDVARVM, AC DIFFICI L I VM VOL VPT ARI A , AT- 
QJE DIVjTVRNA PERPESSI O. 

Et girando verfo "Ponente vidi quell'altro detto di Seneca , 

^ENEROSOS ANIMOS LABOR NVTRlT: LABOREM Sl 
f^.ECVSES,PAl.VM ESSE POTES, NONESTTIMERESY- 
DOREM. 

Lafciando quefìa.gìrai verfo la parte ^uflrale , & vidi fopra la quar* 
taparte delpiedefialeyquefio motto,pur di Seneca . ^ 

/y/IHiLEST, Q^ODNONEXPVGNET PERTINAXOPERA, ET 
INTENTA, AC DILIGENS. 

QueHe fententiofe admonitìonì mi diedero qualche intelligentia di quC' 
fio paefe , doue aìVhora giudicai che queSìa via conduceffe alle humane^. 
attioni; Et pero quelle quattro fententie^ o motti pronontiauano gl'effetti 
deWhuomo^cioè difìudioypacien'za,faticay & perfeuerantìa^fen^a le quali 
mai huomo fu in grado dì riputatione effdtato ;percioche il lìudio voi ef- 
fer congiùnto per oppoftto diametrale con la fatica, & co fi vna è pofia dal 
la parte del LeuantCj & l'altra del ponente . Quefle due girano mediante ì 
due poli ("come la sfera delmondoj cioè l'artico aquilonare della pacientia, 
con l'altro antartico auHrale della perfeuerantiay& l'altra interpretatìo^ 
ne'datta vi haureije foprala fommità del piedefiale , non vi haueffe viSìa 
vna rotonda pietra di lapìsla%uliyla quale con certe venette di oro y forma 
uà attorno la palla certi cerchietti à modo di sfera; doue con quefìe auree, 
fj- naturali venette,fiformaua la linea ecUttica,ìfolìJìitijy l'equinotìaleyì 
€oUuri y & con certe altre ponte auree fi vedeuano ri^lendere lampegian^ 
tìfielleyoh che dolce contemplationeyoh che vago gettacelo y da far inua- 
^hir ^Anifimandro^Sudofìoy^rchita , Hìpparco , & ogni altro perìtìfjimo 
^firologo , tanta era lafabrìcatura dì queSia palla , da natura^ merautm 
gUofamente eompofìa. 



S I e O N D O: 37 

"Ejjendo per rnfexx? fiato in queHa cofifolenne contemplatkme.altro- 
ue riuolfi ìlpìenfier mÌ0i& feguendo yn certo flretto calle, tende'i per la co 
filerà dell'erto monte , ^ doppò cominciai à defcendere forfè due miglia , 
con miUe geriuolte per pungenti ìpinì . Tur feguendo rincominciato yìag- 
giOyTdì rn granfiridoy chemlntonò l'orecchie ; Et dcppopoco ridiyerfo 
me venire vna moSìruofa Donna^che fedeuafopra yn grojjìjjimo anima- 
le Jl quale (eccetto la coda^che era divenencfo ferpej era come ynaplgra 
teiìitudìncQueila donna teneualo con yna brìglia., per reggerlo àfuo mo 
doì & la mìpareuala diforme VetuHina comendatada CMartialefper-- 
cloche erapilofajcon itremantì,& paralitici bracciali deliro d'i quali era 
magro ynerO:,& aridOj& l'altro graffò, & forte^ haueua dico gl'occhi ypa- 
uentoft.^& infocatali deHro di quali era coperto d'yna aranea tela;le ma 
mellefue vidi difordinate,percioche la deSìra era pecorina , ma vuota j & 
V altra caprinaipendolente^& brutta.Era quefto moflro arido^ t^^feccOjCO 
me vn corpo Sticoy&febricitanteycon il ventre gonfio di Idropico^ & con 
yn paro di penderofe fcarpe . Da lei ne vfciua vn'lnfopport abile odore , il 
quale non poteua fapere fé fuffe di marcito plfclo , di putrido corpo huma- 
nOyòfettor depiediy di bo e catodi putrido, é" perforato denterò di mafiinOy 
di cingiaro^ò di caprone . Teneua nella delira mano vn pungente dardo^& 
nella fmifira vn' ampio fcuto fatto difcor%a di tefiudìne.,nel cui meT^o vi 
era dipinto vn'huomo In piedi che teneua vn piede fopra l'altro, con le ma 
ni ìnfeno , #■ vefilto da mendico ;foprail cui capo hauendo quello vccello 
detto Veliajn afi>etto pareua tutto perfo,& lajfo;circail fcuto erano que-^ 
fie parole noverca virtvTvm. vedendo quefto mofirò verfo 
me mefchlno venire , nonfapeua che modo ritrouar potefie , acciò fuggiffe 
da queHo diauolo diforme; cofi ogn'horaplu auiclnatoml , mi tremaua-j'il 
cuore 3 che gionto non fuffe dal colpo delfuo auenenato dardo, il quale vC' 
dendolo in vn tratto verfo me venire, fubito mi retirai dietro vngrojfo al- 
loro,nel quale con fohoro fireplto fece II penetrante colpo; fen?;^ danno al- 
cuno ritrouandomljublto cor fi verfo l'orrendo moflro, con vnfajfo in ma- 
no,il quale verfo lei tirandolo con Impeto, non potei offenderla, per che fu^ 
blto con ilfuo fort^^ fcuto fi coprii & lo oltre p affando feguìtai il mio 
tamino . 



In- 




3« . S G N O 

ìncotittafi in molti raerauìgliofifeguaci della Donna » 
Cap* .5. 

Zé S su T oltre U fiero mofirOition foUmente m 
marauigliai di quantomiera occorfo^ma camìnandQ 
pìuìnantiyComìndaìfi'eneticare]^ quando -vidi alcwnk- 
yenìre come [uddìtifeguendo Vhorrenda hefiia . 

Il primo d'i quali vidi nudOyOnto & tutto carico 
dimofconi , ilquale punto non fifapeua difendere da 
i loro duri morfi: coHuì portaua quefio detto , 

OLLAE PER.VENTI NON IN^IDENT MTSCAE, 

Quefto figuraua la tepide^^a . 
4 L'altro era tutto debile j& paralìtico, con quel motto di S. Bernardi. 

*2^STICVS DVROS HA.BET NERVOS f ORTESQ^LACERTOS . 

Quejìo fignìficauaiVsforxo che ft fa per qualche cofa» 
I 11 tefTO mi pareua a modo di EbbrOjCt che vinto dalfonno bora ìnan 

tiyhor in dietro ,& hor dall' vna,& hor dall' altra parte , voleffe cadere . 
( Quefio portaua fcjpefo alla cinta vn granfiafco di vino, <& vnfachett^ 

fieno di vìuande^^ haucua quefio mottofcpra il petto . 

Tamqj^am MORTVVS VIVIT. 

Quefio dimcfir aua la fonnolentia. 

4 £ra l'altro fen-^a mani,& fen-T^a piedi grafiQ,^ corpulente, &fede- 
ua fopra vn grojfo cauallo . Cofiuì portaua fcritto quefio motto . 

T'AMq.VAM sIGNVM AD SAGITTAM. 

Cheftgmficaualaottofttà. 

5 Seguiua anchora vn' altro con vn gran f affo fopra il capo, con la fac- 
cia vallata ^& haueua le mani legate con vna catena che gl'vfcìua del- 
la boccaj& fopra la pietraycra fcritto . ,., -, 

OVI NON EST HO DIE CRaS MINVS APT V S [ERIT. 

Quefio fignìficaua la dilatione , 
$ Dietro cofiui venìua vno,il quale haueua il defiro piede afìnino^<& il 
fìnifiro di capriolo, alla spalla defira vidi vnagrade ala di^quilayCt al 
lafmìfira vna pedétepietrajopra la quale fi legeua ql detto di Horatio. 

£XTREMOS CVRRIT MERCATOR AD iNDOS. 

Quefio voleua dimagrare la tardità . 
7 Fn' altro vidi , il quale haueua nella defira mano vn fcarpeUo rotto, et 
nella altra vn martello s§xa manicoyco quefio detto fcritto fopra il petto. 

jyON VT BENE, VEL MALE, SED SOLVM VT IHCOLATvM: 
mt^S FERFICIAT VR. 

Quefi» 



S E e O N D O. S9 

QucUoftgnìficaHalaMglìgentia . 
S Venma yn altro chefedeua/bpra vnagranfimìa con yna fmankatd 
tnax7a,& vnhjcùre ih incino,&haHeuci quefio detto [opra le ^a Uè . 

JD O M V S SIN È TE e TV CÌJ' I D H O M I N I B O N V M ì 

^èHo dìmoBraua laìmperfeuerantìa . 
9 II nono canale aua vn fantaÙìco animale , il quale haueua feì piedi Jt 
doiprimi erano di velociffimo capriolo ^i fecondi doi di cauallOy& gl'ah 
tridoi humanìjopra il petto haueua quel detto dello Eccleftatlico , 

•flLIA FATVA EST, ANIMA SALE SAPIINTIA NON CONDITA. 

Qjiefio ftgnifieauàremifjltoneyò abbaffamcnto , 

I o Se gli altri mi furono di merauiglia , il decimo mi fece compajjione , 

vedendolo conil capo,^ con gli altri membri diuifi in molte parti , di 
modo che poco al corpo fi teneuano &• yì legei quel motto di prouerbi . 

Tamq^am dormiens in medio mari. 
^eSlofper quanto poteuagiudicarejfignificaua dìffolutione . 

I I lMì credeuagia hauer trapaffatola-caterua della moflruofa dona , 
quando di nouo vidi molti altri verfo me venire, fra i quali vno mi fece 
compafjione^yedendolo tutto nudo, conia e arne^per forata à modo di cri 
uelloyda i quali buchi ne vfcìua l'orina (è- il cibo;Sopra il capoportaua 
Vn vafo terreo , il quale hauendo nel fondo yn picciolo buco , neJìlUaua 
acqua,&fopravi era ferir to . ,,, 

NOìJ MINOR EST VIRTVS QV,AM QVERERE PARTA TVERI. 

Quefiofguraualadapocagine. 

1 2 chi veduto hauejfe vn' altro Ji compaffìone^& di rifo fifaria maraui 
gliatOsVedendolo con l'andar lento ^ tutto nudofongofo, tener fi le mani 
fiotto a' i bracci ^& di rabbia , &" di f^memangìar le proprie carni: fo" 
pra il petto haueua a^uefio detto dello EcclefiaHico . 

{JM ELIOR EST P VGILLVS CVM REQVIE, QV^AM f LENA VTRAQVE 
MAN VS CVM AFFLIC TIGNE. 

Queflonon voleua altro fignificare^cke la pigrìtia . 

1 3 Vn" altro vidifeguir tutto arridOi& fecco^c'haueua doì capirei quat" 
tro mani-, cioè due che feruiuano vn capo di continuo heuere y(^ l" altre 
duel%tro capo di continuo cibo yfopra ilpetto haueua quel prcucrbìo . 

t/'VLT, ET NON VVLT ANIMA .N. LABORANTIYM IMP1NGVa2ITVR. 

Queflo era la. indeuotione . 

1 4 Seguiua vn' altro molto turbato , eon ilpetto aperto j per il qualcj^ 
yeder fi poteua il core , alquale appefa vi era vna tarma che rodeua 
quello come panno: CoHui non fapeuaper mifsm Imarfela , & pov^^ 
tmaqtiefiodett9. 



4® SOGNO 

X^MQVAM ABSWTHIVM ?OSITVM INNESCA DEI. 

QueJlodìmofìrauaUtrìjiex^ . . '' 

i 5 'Difupremo rifo mi mojfe yrf altre ych'ìo vidi tanto grajjoy Cùrpulofo, 

C^r ocìofo,che vedendo/} à noia àfefieffoyandauacridando morte,morte, 
morte iHfia quella andana fuggendo y& fopr a tipetto vìdilì quefio detto . 

2s^ O N CORPORIS PING VEDINE, SEP VT IMPINGVENDO 
AD FINEM DECLINO. 

Queflo era figurato per il tedio della vita. 
16 Di fim'ile fi atura era l'vltimo tutto canuto , & decrepito -' Quefio 
dì colera^ Vedeua Sìraccìarfi la harba,&icapellìi& portauafcrìtto 
[opra tipetto , 

£x ANIMO PROPTER STATVM SVMERGIT CORPVS. 

Ter quefio era dimofirata la dìjperatìene. 

Dietro a quefii veniua molta turba , fi-a ì quali vi era Carlo figliuolo di 
Ludouico Cartone I{e dì Francia,Fencìslao Imperatore Romano, lunìore 
nepote dì Komano,LaucapenOj& Cojiantìno, ef auanti quefia turba era^ 
portato vn detto [opra vna larga infegna cofifcritto , 

\- ^ATIA AD VATIAM HIC SITVS EST. 





SECONDO. 41 

Dechiarafi ilfignificato della moftruofa donna , poi fcontra vna donzella 
lignificata per l'arte reale. Cap. 4« 

IV OLT B^^ feguendo il defiinato camlnOy& lafcìan- 
do à dietro quella dianolo fa bejiìa, & fuoì fuddhì,peruen-' 
ni [opra rn tranquillo , & foaue colle , coperto da frott" 
do fi, mirthiy f^^2)-> ^ allori; Oue vedendo la amenità del 
loco, mi collocai fotto vn arhufcello per dar alquanto ri- 
pofo à i miei debilitati membri , & co fi iui fiando cornine 
dai à difcorrerefopra il paffato mofìrOy & giudicai che quello fu jfel'^c^ 
cidiay vedendolo non fol amente caualcare vn animale fi tardo y & pigro, 
ma per ilfcutofuo, nel quale era dipinto quelVhuomo in fé rifirettojlquai 
f fecondo HleroglìficìJ fignificaua il flato della ignauia , fopra il capo del- 
quale fiaua cantando quello vccello detto VcHayil qualJecondogVEgit' 
tìj dimofiraua odo: Vero il fahricatore di quello fiuto con gran cvfidera- 
tione dipin fé quel detto che S ."Bernardo defcriue nel fecondo libro della 
confiderationcj con quefle parole. 

FVGIENDA EST OCIOSITAS MATER NVGARVM, ET NOVERCA VIR- 

TVTVM- Onde fi può comprendere che il feudo deWOtio , è vna pefiifera 
armatura. Non era merauiglia fé io volendo feguir il mio principiato 
viaggio nella regione del magiflerio reale vfuale ( neceffario all'huomo ) 
non f^cejjè qualche incontro in alcun oracolo , il quale interromper VO' 
lejfe il mio cominciato camino.Oh quanti fono da quefla perfida beflia in- 
terrotti nelle loro operazioni , &• difcorfi ; percioche eglino fi lafcìano da 
lei vifieere, <& in vnfubito impregionare , di modo che vengono fi dì ra^ 
pone ckchìi che malamente dìfcerner poffono la retta via per douefipaf 
fa al felice fiato delle virtù, fi come vinti furono petalo fratello di £«- 
menoy defcritto da Lelio y Fatiaferuilio commendato da Seneca, <&• He- 
ronda commemorato daTlutarcOy con tutti quelli dì fopra defcrìtti. Sta- 
do in quello difcorfo , e^ confiderando quanto male , ne gl'huomini caufa 
quella mortifera beBìa, quafi non poteua ben difcernere , fé molto lungi 
paffato fuffe quel duro paffo , òfe pur anco iui appreffo fuffe mia dimora^ 
tanto era impreffo nella Idea mìa la di forme effigie delperuerfo animale, 
il quale per certo fé quelgroffo alloro nonfufie §iato mìo fiuto, farei ìnvrt 
feffimo punto refiato, & da lei conuinto. 

Già trafcorfo haueuaper vn buon pe'Zj^o il t^po fotto queflo verdeggia 
te albero , (^^ leuato era per darmi alprìncipiato camino, quando che al- 
%ati gl'occhi vidi verfo me venire vna Donzella, laquale io penfaua fuffe 
quella falfa della pafpata vifione^che di nuouovenìfie per moleflarmì con 
Jhs €hìniere,& fantafiìche demoflratÌQnì^mapìii ogn'hor auicìnandofi,& 

D veden* 



4» SOGNO 

yedendola dìdìuerfì vefiimentì guarnita ^yìdìalPhora che era yn'altr^ 
nuoua Dori'zeìla-i nefapeuaper qual cagione con folìcìti pafsi rerfo me tc- 
nijje; della qual co/a rejìaua io tutto fiupìdot <^ maramgliofoj Ondefattafì 
più vicina, fi che althora poteua di/cernere il vefìirfm,il quale era all'v- 
fo mecanico,&gionta appreffo me ^con grati fsime p arale' mi [aiuto \& io dì 
ciò non ingrato Jjumanamente refi il faluto; & ella alThora cominciò fif- 
famcnte, a guardarmi [en^aparlaret poi efplich quefie parole . "Peregrine 
mio qual forte ti conduce per queHi alpejiriy & erti monti j fen^a reruna 
guida ì che animo è il tuo di venir vagando per di qua , fen^^ alcuna ccfa 
da poterti difendere , da qualche occorrente infortunio ì & con che via,, 
con qual arte, è in che modo, fa fin quaperuenuto , fen"^ nocumento al-' 
cuno j* come hai potuto fuggir di non ti inciampar per quello calle in quel- 
la fpauentofa heflia ^ Ètioà lei ; di che moflro DouT^cUa parli i & ella^ 
d'vn certo mofiro che interrompe il viaggio à peregrini, accioche quelli 
non vadino al fine del loro bramato camino ; Et io, benigna Dcìi^cUa , la 
mia buona forte mi ha campato dal peftifero moHro , & grato mi faria. 
fapere quale feìy (^ la cagione perche mi fei mostrata fi benigna, & 
bumana. 

La Donzella efprì me la fua orìginej & quella delle due fue forelle,& fa vn'ef- 

fordio all'Autore. 

DEN D la T)on7^lla le mie parole , diffe , Teregrìr 
no, tu dei fapere , che la tua Donv^Ua , la quale perdefli 
nella folta turba, èmra forella per parte di padre ; ^U 
l'hora io credendo effer quella tanèo da me odiata , acce- 
fo d'ira li diffiy adunque tu fei quella sfacciata, & fai'» 
fa Don'zella poco auanti fattami per guida «* & ella 
dìffe vero è che la detta Donnetta , cheti fu per guida , è mìa forella , & 
fiamo ( fé non fai J tre for elle , cioè due legìtime, & vna naturale , tt 
quali tutte quafi fi afJìmìgHamo . Il padre no firo fu il Difcorfo humanoy 
il quale ejfendo ardentemente innamorato della Efperìentia^ laprefe,,& 
per forT^ la violò, dalla quale poine nacque la falfa Don-^ella chiamata 
pernoTM Sofifiica, laqualeper far vna infinità di profcrte , & attenderm 
ne pochifsime , ò quafi nìuna , non fitrouavn fuopari . lo fui la fecon- 
da figliuola y natadilegitimo matrimonia, a quefio modo: vedendo il 
difcorfo padre mio hauer generata vna figliuola tanto fallace , vngior-^ 
nodifperato volendo eradicarla dal mendo,la volfe vccidereima lei vìtiom 
fa auedtttafi del fatto , fuggì infieme con fua madre . Quefia poi fi mari" 
t& nel Lunatico ^ &pa'j^ figliuolo della ^uaritia, la quale poffede molti 
■ " Bjgms: 




S E e O N D O. 41 

I{£gnì : Effèndo quella fuggita dalle re ndkatrìci mani del padre , ejfo fi 
maritò con l'eyfrte reale , della quale lo fui concetta , & mi chiamò Reale 
vfuale . Mio padre maritommi cvn il S tudio figliuolo della Fatica , & mi 
donò in dotte quejìo folenne paefe. In oltre vedendo MineruaiChe dì me il 
mondo era fodìsfatto , e^ delle attìom mie l'huctno a gloriar fi comincia- 
uà, per quejìo l'arte maire mìa , fu da effa Minerua rapita , & da ^ioue 
fatta [emide a . Mio padre dì nouo fi maritò con la Filcfcfia , dalla quale 
fu concetta latcr-za fcr eli a nomata %e ale filo fc fica, laquale fimarìiò 
con il fapiente, & quefia è la tua tanto bramata Don%(lla , laqualeper» 
defii nella folta turba i^per ciò moffa da compajfione , fon da te uenu" 
tay acciò che non erraci U vìa , & ritornaci nelle mani della bugiarda 
mia forella. 

udita c*bebhl la benigna Donxella dijfi, dalle tue grate parole yConofco 
quanto era ddU retta vìa lontanato , laquale ti priego à dimofirarmi . Et 
ella; TeregrìnOj la moltitudine della gente ti fece errare la felice porta; 
doue entrando ritrouerefìi quanto bramì : LaruHìca^ & ofcura porta 
doueua ejfere Vintroito tuo , il quale fé dì nouo rìtrouar vorrai y tu poi per 
tuo piacere trapaffar queHo mio lungo paefe , e^ feguendo queflo Sìrettù 
calle ficur amente entrando in ma felice via. fperuenirai à quella date 
deftderata porta . Vero feguita animofamente , perche correndo vado ìH' 
contro à quello che là di lungi vedi difcendere al bufio , acciò che dall' ori» 
do mofiro non fio, offefo ; Non potei tanto prefio refsrir àvna fi grata 
^on%ella corrispondenti gratie ^ chefubìto mi lafciò fenxa altra guida^ 
ma lieto, & giocondo^ 

Ritroua vna grande fabncatura à modo d'arco trionfale. 
Cap. 6, 

ECV g T^D il mio Batuho riagglo per il firetto 
calleyitrouaì yn* ameno colleÀ'onde poi difendendo, per- 
uennì ad vna yìa,nella quale no per rn miglio camìnato 
eray che albati gCocchì auanti,per lungo, ecco ch'io ridi 
yn' alta fabrìcaturayche riportò molta cofolatione ài^i 
riti mìei . (jionto là, oue era quejìo merauigUofo loco, mi 
fermai per confìderare il tanto fontuofo artìficìOy che erafabrìcato dì rufìi' 
ca architetturay la quale veniua componendo quattro archi fopra quattro 
Tuftìcalipillonì dì bellìjfimo marmo.Era la larghezza di quejìì archi brac- 
eia 1 8. leficcie di piloni erano di otto braccìayl'alteT^ de gV archi era di 
doppia proportione, alla largh€7[;^sfopra i filoni era il fm corri^ondcnte 
Mrchitraue, fregio , & cornice dipietra ferpentina , & al baffo eran qua» 

D 2 dronì 




44 SOGNO 

dreni pur dì ferpentìno, che ornauan come bafe i piloni . Queftì quattri 
piloni fofieneuano yna alttjjima cuba , fopra la fommità della quale era 
ynpolito pìedeftaUo tondo dì corniola , fopra ilquale era ma grande fi- 
gura dì ^labafiro j con filofofale toga ornata ; intorno erano ifculte 
quejìe lettere tanto grandi 3 che fi andò al baffo benìffimo comprender ft 
fot eu ano. 

Georg, agricola, retp. nostrae defensor, et magister. 

Sopra la cornice di queUì archi erano quattro frcnti^picij j due tondì^ 
& due acutÌ3& fopra ciafcun di loro era mpiedcfiale, ilquale fofìeneua 
vna virile figura togatay & clafcuna haueua il fuonome fcritto nei fot" 
togiacente piedefiale, in vno era quefio nomcy 

SrKAT. LAMPSACENVS. Nelfccondo, 

yANDVLFVS ANGLVS, 7^1 teVT^, 

(^Ah^YS iRiBERGivs. ì^^cl quartot. 

/^ANNOCIVS BIRINGVTIVS. 

ì^e i fofit amenti de gl'archi erano Ifcultì i quattro tempi dell'anno j & 
nelle parieti dì fotto erano f colpiti var^ artifici^ humanì , operanti circa 
i Metalli j & me7;7i minerali. 

fp affato alla coni emplation della interiorità di quefìa fahricatur acrìdi 
trd me'2^ di ejfa , fttuato yn" dio pìedefialo di cinque /accie , & era ds 
Dìafbide yerde . Q^efto foSìeneua yna polita colonna dì corallo crnckt et 
di bafiy & capitello dì corniola . Sopra quefìa (laquale era braccia ot~ 
tOy con la fua proportionatagroffexpeaj era yna figura diperla informa 
di (JHìnerua, Dea, & inuentrice dell'arti . Sopra ciafcuna faccia, è cor- 
ìlice del Tiedcftale , cioè ci piede di detta colonna , erano cinque figure dì 
marmo 3 le quali dìmofìrauano ì cinque pian^ legati come prigioni à quei 
la colonna ; i quali erano Saturno , Gioue , tJHarte, Venere ,& UHer- 
curio . Sotto i piedi di Saturno in yna delie cinque facciate del piedejìa" 
le, erano fcrìtte quefte feguentìparok^ 



s E c o N D o: 



4? 







l^tlMltiaMIpp^PHpiBIBiMWWWM»! WHIMUitLi1t *W«'MpWaj!» 



mmmtmtmmtmmmammmmm 



\. 



CITIT ESSE Q^yOD NON 

E'RytT; ET DESI^IT ESSE 

JiyOD EKUT; T^MEN IDEM 

EKIT dFOD EK^T. 



T 



j 



XttliittmÈmmtttim 



rr L, 



Immì 



ilMMHÉilll 



mmm* 



\ 



mmm 



iC^^E»^ ■ 



? i 



4<^ S O G N O ~ 

Sotto Giouc. "*^ 

Relifto clamore moritur j quòd eft omnimòde non e- 
rit5& dum tale critjquo fuit magis erit . r 

Sotto Marte • 

Mutata arte naturajnunquam erit quod crat j 8c incipit 
efle plufquam erat; cS^ dum mutet quod habet 5 acci- 
pit quod non habet . 

Sotto Venere. 

Sola arte,{bl.a via,morte mutatur nunci in quod viuens 
non erat tunc^ Se modo' tale erit ex nunc , 

Sotto Mercurio . 

Circoniiolat atì aItiora,vt fit quod non erat ; <5^ dum fit 
quod non eratjalteruter efì quod erat . 

2^ gVànguli dì dentroì piloni ^er ano quattro colonne di^labafiro con 
ìfuoìpìedeJìaUiy (& bafi . Quefìe erano di dorica fhbricatu^a compoftc, che 
Jojìeneuane Vftarchitrttue, jrepo y^ternhrdiwnfr^Hn queitofì-egio 
erano figure hieroglìfiche ìfculte nelmexxpdì ctrt^èeMiffi^e >fogHature , 
cioèyVnjparauìerofoprà yn ramo d'àWèró 3pafren'^sfì'TWcuM€^ . Nf/ 
mei^o del fecondo fogliame era vn'eAquila volante, dietro, advny ccel- 
letto per prenderlo.}^ elterxp era vna Lepreprofirata in terra per ripof^- 
re . Nel quarto era yna Cicogna con l'ale aperte , & c'haucua yn ramosi 
^ erigano nel becco . 




De 



s ICO N D o: 



47 




Dechiara la (ìgntficatìone delia fabEÌcatura, poi d'indi partito videvfl maraui- 
gUofo vccello . Cap. 7. 

VE LL E ^^«re hieroglìpchemì diedero per rn pe^XP 
da trauaglìare , pure hauendolì [opra ciò confidcrato ,' 
giudicai che volejjero fignificare quella dotta fentenTid. 
che defcrìuè CaJJìodorOy nel tjuarto delle fue epìfìole^ & 
la tnterprefaì coft. In tutto viene infermo Vhumano in^ 
gegno ,fe con la yigilm%a non è aiutato , & cofidìce 
Cajjìodoro . '' '' 

ÌLGRESCIT PROFECTO INGENIVM NISI VIGILATIONE 
REPARE TVR. ^ 

Di quelli motti poi , che io vidi nel piedefi alle non poteua comprendere 
la perfetta fìgnifi catione , ejjendo quelli enigmatici ; LMaper lefopragia-^ 
centi figure , giudicai che yoleffero fìgnificare la trafmutatione di ejjì pia- 
neti, '^tir at orni poi perripo farmi alquanto fott ole folte jr ondi d'vn ^r- 
bofcello y douc yn'aura fuaue dolcemente ^ìraua jfentei yn marauigUofa 
^yiugellett obliquale armoniofamente cantando^nonfolfaceua la voceprs 
pria^ma ìmitaua quella de molti altri augelli , 



r- • 




2) 4 



4» SO G N G 

Joydendo fi [onoro canto i^ quaft /cordatomi ilrefio della fabricatu^ 
rajinì leuaì alquanto da terra^& fubìtofenteì detto augello variarle ro- 
cijimitando hor quella cCvnfatìnettOjhora quella di chioccia, &' de pule- 
tino , & di gallo ; ma quel che mi paruepiu marauigliofo fu i che faceua 
quella di piffero da campo ,^ da camera, alle voltc^ imitaua yn rio- 
lino , hor vna cetra , & alle volte ancora vn . armoniofo leuto : £ra coji 
yago queHo augelletto (oltraimerauiglioft canti) & di co fi hellìffimi 
colori nelle.penne ornato , che non meno era il diletto ,& la cpnfolatione 
dell'orecchie i che quello de gl'occhi. Que fio fé io proprio non lohauejfe 
yeduto vefiìto de yarij colori ^di giallo, rojfo , nero , ^ turchino hauereilo 
giudicato alla dolce%p^a del canto , quello ifieffo d'ha nella nofìra Citta M. 
Cjio. LMaria Gandello , per lui amaefìratOyperchegià ho molte yolteiye- 
(duto iui ritrouandomij molti terrieri ,& fore§ìieri fermarfi alla fua ho- 
tega per il marauigliofo canto , &fonora voce delfuo Stornello . Onde in- 
vaghito di tanta dolce^p^ qua fi mi era fmenticato il camino , & meflef- 
fo : Tur ritornando in me mede fimo conftderaua lafodetta fabrica, nella 
qual confiderationetrajportato , ecco chefentei yna fonora armonia d'y- 
na Sampogna,laquale dolcemente intonando, empiua il circonuicìno luogo 
difoaue melodia^ . Terilche albati gì' oc chi yerfo ilfuonoy vidi che quel- 
lo.ilquale con tantafònWità della fejììji'afampognapaffauàil tempo ;Era 
^an fecondo igent iliache con Siluano a vicenda con i loro infiromentiy da- 
Siano alle Ninfe molta confolatione. Leuato d'indi andai la doue quelli con 
fi gran diletto foUcitauano i loro inlir omenti :oue ecco ^fubitogìonto ch'io 
fuiySiluano vedendomi tutto allegro ,& intento a voler feguir il principia- 
to camino^effortommi di fcmpre perfcuerarc neUapatientia,con laqualefi 
vede il fine de ognìfuo dìjfcgno , in teHìmonio della quale , nella ifieffa^ 
Sampogna cantò qucjiì ver fi , 

Non èdifficil cofa che fi fia, ' 

Ne tant'ako , ne fi lontano legno , , 

Doue rpeflb arriuar l'alma difia. 

Che non s'aggiunga oprando arte , e ingegno ; 
Con la patienza dolce > Tanta , e pia , 

Vn bel fpirto confcgue il fuo diflegno, 
•E gode al fin; il Tuo bramato intento 

Ricco d'ogni virtù , lieto e contento . 

. appena Siluano finito hebbe ìfuoifententìofi ver fi ,, che Tan volendo 
esortarmi a non diffidarmi di feguir più oltre yfercioche l'bugmo per fati- 

. . cài 



SECONDO. 4P 

tdifton deuereflare difeguìr vìrtu,cantò queftì altri rerfìy quaftarken- 
da effortandomì , ch'io non douejji mai per fatica alcuna ritrarmi da que- 
fia,& d'ogn'altra bonorata ìmprefa^ . 

Pe R confèguir qualche gentil diflegnó, 

O per dar fine ad honorata imprefà, 
Non refti [alcun d'oprar l'arte, l'ingegno, 

D'aflfaticarfi con trauaglio , e fpefa ; 
Bifogna rofrerir,chi voi al fegno 

Gionger, della virtù da pòchi intefa , 
Ch'ai fin; ricchezza , honori , al mondo fola 

Virtù lodata , per fatica vola . 

Peruenne ad vn larghiffimo fiume^oue per vn vecchio Nocchiero 
paiTa oltre . Cap. 8. 



AVENDO quìuiper vnpen^ rlpofato , & de fi andò 
più oltr a feguir il principiato camino, con debite faluta- 
tioni refi grafie a Tan,& a SiluanOyde ifuoi grati ricor- 
di . Et poi mi mettei in viaggio ; oue camìnando fempre 
fotto frondofi alberi , peruenni ad yn larghiamo fiume , 
ilquale difcorreua corna chìarijfimai(!^ limpida, acqua: 
Et perche era necejfario ch'io trapaffajfi quefio largo fiume co vna bar chef 
taja qual àpojìa cuflodiua vn canuto, & robufio vecchio, dubitar mifa^ 
ceua di qualche futuro male ; perche di là dall'altra ripa t erano le radici 
d'vn'altijfimo monte , fotto il quale per quanto giudicaua paffar mi conue- 
niuajmontando prima ad ma ofcura cauerna , ò buca , che da lungi pare- 
uà nel duro fa ffo fatta . Quefla mi daua non pò co da penfare , & infonde^ 
uà in me mille fienejìe,& imaginationi,percìoche,per il canuto nocchieros 
& ofctiro porto, non poteua altro congietturare fé non che quello fuffeil do 
lente porto dì\Acheronte;Onde cominciai farmitutto paurofo^ & lìupìdo, 
bagnando di lacrime le mie pallide guancie , &già la voce mia jifaceua 
rauca , & io tutto dolente , quando che leuati gli occhi verfo tirrepara- 
bile barca lavìdi magnificamente guarnita d'vna opra fi rìcca,&' da buo 
maejiro fabricata' , che quefta eccedeua quella che già rìdujfe in Colcos la- 
fone,Ca§ìore, & Toìluce : ò quella che per beneficio di Minerua con inge" 
gno fu fatta , & detta Trìtone : Dilche non poteua Jperarefe non fieli ciffi" 
mo viaggio^ & anco dìfommo gaudio mi pafceua , vedendolo ornato d"vn 

fiabi- 




50 S O G N O 

fiahìLito timone, d'rn a pondero fa, ancora^d'vn'aho dhero,& d*vna ventU 
Unte reUifopra haquale era dipinta vna fiella con vn drcongictcentefer" 
pe con queìlo detto di auree lettere fcritto. 

2)VCIT ARTEM, AD LVCEM VER.ITATIS TEMPVS. 

Smontato in terra il canuto recchio falutommi con benigne parole , Ó* 
cominciò effortarmi di perfeuerare nel principiato viaggio . Io y ditola cO' 
mincìai in tutto à rallegrarmi , & chifujje con grato modo li dimandai; 
Et ejfo peregrino il nome mio è Tempo , & ho yn figliuolo nomato Studio , 
ilquale oltre quello altijjimo monte tiene vn grandijjìmo paefe;Qjiiui à que 
fio negotio fon da Gioueflatuito , per trapaffare con quefta ficura nauiceUa 
ì volonteroft peregrini;Et io à luì Vadre mio,fappraì che poco fa rìtrouan 
domifotto l'ombra d'vnfoho arbpfcello iui venne vna benigna Don? dia, 
laquale dijfemi effere moglie del Hudio figliuolo della fatica , & che per dì 
qua via haueua vn ricco flato ; ^llhora il benigno vecchio diffe nonpev' 
diamo tempo, ma intrìamo nella preparata nauìceUa mentre che ì cieli fo" 
no per noi fauoreuoli . Entrati nel felice legno, & datte le vele al vento , 
giongejjimo al defiderato porto yfopra il quale fubìto fmontato ch^io fui il 
buon vecchio da me prefe licentia . 

Confiderà la entrata d'vna fpelonca , poi vide la nauicella ritornare con 

armonia: & è datta all'Autore vna Ninfa per fcorta . 

Gap. ^. 

^ E K vnpc^ojiato era à confiderare la entrata di quefia 
ofcura ^cionca, auantì laquale era vnapiax^tta-t dì 
mex7:a cìrculatione j'il femidiametro della quale poteua 
effere circa ottanta p affi ;fopra di quello introito vidi in 
vna negrijfima pietra diparangoneìfcultoquefiofenten- 
tìofo detto^efiratto dal perito cArifiotele . 

HAC ITVR AD ARTRM, q.VA CURA FORTVNiS, LA. 
ÉORATOPEM. 

ilche nofen^a confideratione il dotto fabricatore ornò ft felice entrata 
decofifententìofo motto fcolpito nella fodetta pietra, Haueua doppovna 
lunga ccnftderatione rìtrouato che quefia era lafolenne entrata della e^e 
rientiafìgnificataper la nera pietra., fopr a laquale fi fa parangonedelfofi- 
fticato oro , ò argento ; & che per que Ho introito fi p affa alla diurna arte , 
quando che dì nouo gnardado verfo d largbìffimo fiume, vidi la pajfata na 
uuelUà tutta vela verfo me tornar fi Jalla quale vfciua vna grata armo- 
nìa . "Più ogn'hor aminandofi ìlfoUanti legno faceua il diurno tuono di 

con^ 




SE C O N D O. SI 

eoncordantl ìnflromenti rìbombare l'Echo nella ofcura ^cionca del ben fa 
hrìcato porto ifer cloche chi fi faceuafentìr conia ferenga dì Cìbele , con il 
calamo & tìbia dì Mar falchi con flauti ^pìfferi drettì^ & trauerfi, chi con 
cornetti fonorìi^ mutìychi con la ììorta del B^ Mìda, con lafoaue tromba 
dì UHoifej& con lafiFloladìTan;(t/^ltri con il chorOjCÌembàloy& orga* 
no dì leronìmoy^ltricon Cornemufe^pìne^'x^mpognei & molti altri injiro 
menti j fi da fiato come da vento , i quali in più chori diulfi rendeuano yna 
magnifica armonìa:gionto il felice legno in porto , & vedendo fmontare la 
fodetta Donzella detta I{eale vfuakycon vna compagnia de lafciuette nin 
fé entrai in vnafolennegiubilatìone; Qjiefia vedendomi iuifoloj ^feni^ 
guida, laquale mi fuffefcorta per condurmi al e fitto della fpelonca , con tali 
parole mi falutò. Teregrino fé fortuna t'ha fauorito per fin à quefìo folenne 
portOynel quale fen^^a il tempo mal hauereflì pcffuto peruenire ; Dico anco 
che entrando in quella ofcura entrata fenxa gmda,nonfarefii mai per vfci' 
re;Terilcbe acciò tu conofca che da leale, & veridica Tjon%ella io proce- 
do verfo gl'ingredienti peregrini , di non lafcìarll negli occorrenti pericoli 
fen%a qualche guidajon da te venuta confefllnante camino , & pigliar ai 
quefia mia carìffima Ninfa per tua fcorta y la quale mediante quefta ar^ 
dente facellajempre faràtua còmpagnay&' maelìra . 

Rccitaquantafarallegrezza per la Ninfa, & la fua beltà. 
Gap. IO. 

^^^^^ I QJ^ E STO quanta fujje la confolatlone , & gaudh 
^ 6|^^^^^ nonfappria narrarlo, ne men yguagHarfegU potria quel 
t^^^ W lo di Fìlìppide comediografojlquale dalla molta confala' 
tioneper la re ceuut a vittoria fu efìinto : Et anco quella^ 
delfapiente Filemone Toeta , delquale tanta fu larecc" 
uuta,allegre'^7^ per il veduto fuo afinellojlquaie cofi ci" 
ìMmente mangiàua i raccolti fichi che ejfamtn andò fi morì . Già comincia' 
m io a referir grafìe alba grata Donzella quando effa con la prospera na^ 
uicella d'indi partenciófi fece vela .I{eBati iui fòli la Ninfa, <& io comin- 
ciai fiffamente à guardarla & da lei non poteua leuar grocchiyVedendo la 
fua heUe'ZX^ auanxare quella delle Nereidi,& Oceavitide maritìme , delle 
fluuialì 'T^aide^deUe Napee dì fonti, delle fihto fé Drìade , delie montane^ 
Oreade;delle pratìue Hìmnede^ <^ delle tAmadriade T^infe degli alberi . 
Se quifla fuffe dico fiata veduta davergilio effo non haueria fi per bella • 
lodata; iAmitrillai^ cofi Ouidio Atlanta , Catullo zAriadna , Tropcrtio 
'^ntiopaitmìo Jirgid tOHarcide^ abulia , & Horatio gli cera . Di più 

arden^ . 




5i SOGNO 

ardente , & amorofafacefifarlafcaldato Tintane dìqutHAformoftjjlmi} 
2^infa,dì modo che haurìa lafcìato dì rapir la infelice Troferpìna; Cofi €r 
culeque!ìa veduta non haurìa rapita lafua Bricta;gioue Egina,'& Euro 
,pa;^poUitieCHarpiffa;^iace Ca(fandra;Tarìde HeUnafThefeo ^rian- 
na,& GiafoneOMedeayOnde ejja vedendomi quafi di merauigliaejfumina 
to , & accortafiche altro diletto nonfentìua , che pafcermì guardando la 
fuaimpredìcabìle bellezjiajdi/fe: LafcìamoTeregrìno queHe ^eculatìonì 
daparte ,& feguitamì Je il defto tuo è di vedere il fine deW incominciato 
viaggio . Con queUe benigne parole cominciò con la face della cognìtione 
in mano entrare nella ofcura cauerna^ & io àfeguirla non fui lento . Et 
quando fujjimo per quaranta pajji entrati ritrouajjimo vna rifonda tom- 
ba.nel cui meii:^ era vnalto pìedejiale di vna variata pietra yfoprAj del 
quale erafituata vna piramide rotonda dì belUJJimo ^labaSìro^fopra il 
pìedejiale era quefio detto , 

SENSVS EST SINGVLA- 
RIVM, SGIENTIA 
VERO VNIVER- 
SALIVM. 



La grata 7^ìnfac6mlncìòàdire:eceo chehormai entr aremo nella ^e^ 
culatione de'fecreti di natura , & vedrai fotto quefte cauerne , co fé da te 
non penfate i& però feguitami ;feguendoìlnoHro camino iperuenijfimo 
invnagrandìffima rottura ynella quale da alto Siili auano goccie di ac" 
qua, lequali cadendo^ con il tempo fi congellauano > & pietrìficauanftyper 
effere mìfiede denfofuco,^ per quello ch'io poteua comprendere^ erano dì 
variato colore^ . 

Vedendomi la miafcorta di ciò ìnjpeculat ione^dìffet che cofa flrana ti 
fa marauigliareièforft perlaSììUante acqua da te veduta òper ejfer con- 
denfata , o per ìlfuo colerc^^ ^Iche io rì^ofi : ejfendo il color dell'acqua 
(per quanto penfoj dìfua natura fé non vnOycioè lìmpido , & bianco , per 
queSlo io Slaua à confederare d'onde caufarftpotejfe quefio variato colore, 
& non è che dì altro mi mar auiglìaffi perche fo ben chela maeftra natura 

pro-^ 




SECONDO. 55 

preduce dì continuo nuoue, & incognite cofe aWhuomo , lequall perjpacio 
di tempo fono poi per ìjperìenria conof cìnte, & ella fé cernì tale rifpojia . 

La Ninfa deehiara la natura dell'acque fotterranee 5 & di alcuni fiumi. 
£t altre belliffime cofe . Ca -. ii. 

F dei fapere che quefie goccie flillanti da quegli alti fa f' 
fì^e così condenfandofi, non ft può dire che quefìafiafem 
plìce acqua^perche faria dì fuo proprio colore trafparen 
tefenTafaporCyi^ odore,fottìle & lieuc^. Terè quefia 
condenfandofij da dìre^chefia mìfia;Tercioche le pure, 
efemplìci acque efalando per i porri della terra, fi infet- 
tano, mefcolandcfi ò con qualche mìfìo, ò con fuco liqui- 
do, b con terra^ ò con pietra, ò con metallo, ò alle fiat e con fuco condenfato ; 
Terìlche queiìa in tal modo vedendofi condenfare ,fi potria giudicarci 
che fuffe pura effalatione , che p affando per qualche luogo, oue fi ano fughi 
liquidi, ft in fetta di tal forte che mutando natura viene atta alla pietri fi- 
catione. L anatura dell'acqua fi conofce dal fuo colore ^fapore, odore, calO" 
re, ^ejfexr^, epefo ; ma il proprio fuo colore è bianco; quantunque ilperi- 
tiffìmo Clearco tiene chefia tra il bianco, & il nero ; Oltra quefio fuo pro- 
prio colore^, fon oui acque di color latteo , come è l'acqua del Danubio, la 
doue effo dìuide la vìndelitia, & il l^orcio dalla Germania; Dì bianchi'^ 
XP colore quella del fiume Oaxe della Scithìa ; Dì bianco, come ilfiumc^ 
l^eradella vmhria;Di Luteo come il fiume Ochra della Saffonia; Dì Fla- 
tio, e biondo, come è il fiume i^eno della Germania ; *Dìfanguineo, come 
é l'acqua del fonte Telepho sDì roffo , come è il fiume Rubicone della Ita- 
Ha,ò federa della Germania^'; Dì ver de, come' è il fiume iJMofcella chc^ 
f corre nel %eno. Sonouìanche di glauco colore, come è l'acqua eh' è ne lla^ 
Termophile^cioè quella chefcorre nel bagno ; Dì ceruleo, come è ilfiumc^ 
chepaffa tra Treuìggio,e Feltro, ò il fiume "Bla dì Sueuia appreffo ^labeu- 
ra, & yltimamente di color tendente al nero , come è il fiume llxa, che^ 
"vien da i monti 'Boemi, e chefcorre nel ^Danubio . Queftì quanto à i colorì 
faranno efficienti effempì . OHà perche ìlfapore è yn' altra qualità intrin- 
feca ,però dicoti effèrne difapore vario , come di dolce , graffo, falfo, ama- 
ro, acetofo, àfìringente, litico , acre , ò dì fapere §lrauagante , come di 
folfo, dì rame , dì ferro, e d'altri: Di dolce, efoaue , come l'acqua del fiu- 
me Smeno della Laconìa^ ; Et poi d'vn'altra dolceT^a ^& foanità chc^ 
eccede tutte le altre , come è l'acque del fonte , che fi troua lontano duc^ 
miglia à (^rauta , & come l'acqua de ì bagni dì Cardria appreffo Dafcìlo, 
laquale (come dice Taufanì^jJ è dì tal dolce'j^i che eccede il latteL^, 

Ma- 



54 SOGNO 

MaramglmY ben tifarla vna forte di acqua^ che tiene il fapore di vino gu-^ 
fiandone cornee l'acqua che fi trcua apprejfo TaphlagonìaMla quale tutti 
ì paefanl vi concorreno per berne, & difmile qualità è il fonte nella Ifola 
di ^nè'o detta *Dìotechncfìa, ò il fonte di T^axo recitato da Tropertio, 
*Di graffo ycdraffipoi com'è Lipari fiume nella CìciliaM quale fi vede co^ 
me Vitto di ogliofccrrere . Difalfo come molti fonti nella Germania . JDÌ 
amaro come le ac^ue calde che nafcono à Marmarica oltra ^rfìnoe,& col 
fumé Hippano di Tonto fi mefcola vn picciolo rio chefentedi molta ama» 
YCT^T^ . '^Di acetofo ne fono molte nella Germania , majfìme vna fonte che 
nafcc cinque miglia lunge dì Elbogena terra di Boemia, chefipotria vfarc 
per aceto. Jnfmolnicìo v'è vnpo%T^o la cui acqua è forte Hiticaì& afiriu" 
gente, & ha anco acrimonia in fé 'Dì .Jcre,&' Violento vi è il fiume HI' 
gè , percioche di quella acqua poSìa in vafo dì argento , Kame , ò ferro U 
pertugia, cerne fa i acqua che fi vfaper partir l'Oro dall'argento. Et i fo» 
detti faranti per ejfempio, 

Ricroua vn'aurea laftru^a , & la Ninfa dice la Origine. 
Cap. iz. 

I che per me'z^ miglio caminato hauejfimo per la luitm 

ga, & fcabrofa Jpelonca , nella quale fi mpre qualche o- 

fiacolo di acute pietre , hor mi percoteuano il capo, hor le 

^>alle, & hor lefchinche,perueneffimo in vna altra ofcU' 

rijpma tomba, oue pofiafi à federe fopr a fcabrofi faffi à 

r'ipofarfi ,non molto lungi vidi vnnon fo che di lampeg» 

giare :per ìlche leuatomi,& andato inantì per veder quefla marauìglia: 

Ecco ch'io trouaì vna fplei dente laHrula ; la quale al colore , & al pefo 

giudicai dì fìfìifjimo oro, all'hora miparue effère nella minerà di Norico^ 

nella quale i Taurici cauando tal'hor and ben fpejfo ritrouano pcz^tti 

d'oro di groffe'Z^ d'vna fiaba, ò di lupino bello puro ,& netto . Et ritor» 

nato àfeder appreffola mia fida guida, dìfsi , Scerta mìa benigna ,& gra» 

ta, per quello ch'io pcffò coniet turare noi fiamopafiati qu afine Ile ìntime 

parti di queiio altijjtmo monte ; Doue la madre natura è fauoreuole, per 

effìruì la vena del oro ; Et ella peregrino, anT^ che lamadre natura anco 

altroue ha fatto dt tali doni, & però in più luoghi fi èrìtrouato più puro ^ 

Ù" netto che mìfìo (^ alle pietre , dalle molte terre , e^ dalle diuerfe pietre, 

con If quali fmle cfjere concreato , e^ di ciò ne fa fede molti fiumi fatti 

celebri , non per loro natura ; (Jl^iaper le loro arene , & ptT^T^etti d'oro, 

che elfi conducono, com'è il fiume Tago della Spagna , il Gange della In» 

dia, lo tìebro della Tracia, il Tatolo della Lidia , l'albi della Germania, 

ilTò, 





SECONDO. yj 

il Tòy TefmOj & ^dda della Italia, & molti altri : Et io a hi , M\ ma- 
tauiglio di tanti goffi ignoranti che vogliono far minere d'oro in cafa, con i 
loro fahricamenti in aere, nella qual co fa primamente fpendcnc la ratio- 
nal minerà della loro vita, con la iìahìle minerà del fiio bauereper voler 
ritrouare quello che non può far arte , ne natura , in quello jho cofi breue 
tempo ^ & imaginati vafi, & empiaHri. 

La Ninfa riprende chi fegne la falfa Donzella abbandonando la veridi- 
ca Tua Regina. Cap. ij. 

Q^^ EST U parole riffe fé cofi la "Ninfa . "Di quejìo ne è 
cagione la mia falfa forella, la quale à ì ciechi auari,fafi 
ben dipignere quelle fue chimere , ch'tff penfandcfi alla 
fìcura far fi ricchi, an'^ rìcihiffimi,co'lfuo Har in cafafin' 
torno à quelli tanti capricioft va fi , tanti forni, tanti re- 
giHriytantì deflillamenti,& tanti crufioli,lafciano ilprat 
ticare per gli alpefiri , & mctallict monti , la doue la natura dadouero da 
finifsimo l'oro , & l'argento , cjr molti altri minerali , & me%^ minerali., 
tanto vtìli all'vfo humano. Non ti dico quefiofen-xa caufa; perche fa ben 
che molti vifono^anT^ vna infinità d'huomini,che hanno ritrouato, òfapU' 
to,& Piattone patroni de varie minere : & laf ci amo andar da parte quelle 
di%ameyFerro,Tiombo,StagnOj&fmiH, che poco fé ne fono curati. Ma 
anche di quelle che rendono argento . Tifo dire che tanto è in loro inueC' 
chiata quella ìnfanabile febre etica della auarìtia , che nonpoffendo tolle- 
rare di guadagnare dieci, vinti., trenta, & più per cento co'l affaticar ft in 
queUa certa, & veridica arte metallica,lafciano da parte la certa, érfc" 
guono quella di^erata ^Arte fofi§ìica della mia baftarda,& falfa forella; 
perche promette di far ricco l'huomo.non in dot, ò quattro me fi , ma in tre 
fettimane , anT^ in trei giorni . Q^efii talipotriano feguirla injegna deU 
Vinaftnito Bj Mida , ilqualefi potria moflrar per oraculo degli auari, & 
degli ignoranti : Lafciamo quefio da canto, che creditu che vtile renda la 
mutatione fatta con quefii metalli inferiori , cioè, B^me , Ferro , Stagno, 
Tiomboy argento viuo, & altri comeèStihio, & Marche fita,i quali non 
folamentefono vtilì, ma commodi, & nece/farij : Et che ti parerà quando 
queSìo veder ai con effetto ^ fi come hora da me hai in parole . Et io rifpofi 
allora, credo che non fen%a cagione ildifcorfo humano habbia procreato 
quella fua figliuola detta Reale ufuale , & donatogli fi ricco pae fé, & che 
€on quella fua mijiione d'un metallo con l'altro , ò per fé con altra cofa, 
trasformando detti metalli, fa altra metallica compofitione, come è primo 

tlbron- 



5<5 SOGNO 

»^ bronxp d* Stigliarla ; i.de Campane; 3. il Bearne in color et oro detto 0- 
rìcalco; 4.& $.in color bianco con calamitta perfhr vafi ; 6. la compofì- 
t'ion de Specchi; -j.la compofitioneper caratteri da Stamparci; B.iljhr il 
Tìltroper rafi ; p. & 10. la Cerufa; 11. WBiacca; iiM verderame; i j. 
€^14. V^xurro ; 1 5 wi Cinaprio; 1 6. il Solimato; ij.il Vrecipitato; 1 8. 
la preciofa gemma dell' iyéntimonio,& altre fìmili ritrouate ìnu€ntioniy& 
eìla dìffe dì quefle operationi Tederai in hreue caft compajJioneuoU , & che 
ti parerà miracoli yperò leua. ì » & caminiamo ,perche Ih nga è la via per 
quefia ofcurajpelunca, 

Leuati dal quieto federe jfeguitajjìmo il noflro principiato camino , nel" 
quale FpeJJò calpeftando [opra qualche fkntaftìcapietra , hora a^urraj hora 
vera^hor biggia^hor lucentCibor bianca,& d'altri colorirmi fàceua non pò» 
co trattener nel camino ;onde vedendo tanto ^efio fermarmi, la mia grata 
f corta dìffe; per non lafciarti con la mente in confideratione , [opra la va- 
rietà dì tante pietre, entriamo in quella bell'ima tomba, oue là auanti ve- 
di quella pendente lampeda, & iui da me far atti il tutto fcoperto. T^l dir 
quelle parole entrajjìmo nella tombaìnel cui mei^o eravn'alto Tìedefia" 
ledìfinìjfìmo ,jeìr venofo lajpide, fopra ilquale vidi vnd Slatua di fìna-j 
Corniola^ laqiiale alle fembian'xe dimofiraua la figura di UHer curio: Que- 
fia teneua vn candelabro diflinto confette lumi , queflo hieroglìfi e amente 
dìmoHraua effere il nume della naturale filofofia . Sopra le quattro fÙT^ 
del Tiedefiale con bellìffimi berilli fi formauano quejìi quattro detti . 
^ella prima deUequali era 

^f^TYKx OTEK ATioìJvM MAGisTK A. ^gll'altra partel 

jyrATVRASEGVNDVMORDI NEM OMNE FACIT. tJeW altra partC, 

<^^rvKAUiLTACiTiKvsTKA.:^eU'altra parte. 

jy^ATVRA NONDEFFICITINNECESSARIIS, NEC ABYN- 
^pAT IN S VPER.FLVIS. 

*X>oppo ch'io hebbiper vn pe-^o confiderato il luogo,& ì fententioft det 
tiyfedeì a canto la miafedelguìdajaquale con benigne parole dìffe, per ri- 
fondere alle tue dimande fattemi poco fa , circa quelle pietre di tanti co- 
lorì da te vedute; dicotiyche dellavarietà di colorì^ dì quelle pietre (lafcian 
do da parte tutte le altre) è cagione la varietà della materia,cioé, del fuco; 
perciò che il freddo formando ì LMetalli,folamente la ilingue ìnfieme, & 
per quefto anche i (JMetalli tra loro fono differenti iì di colore ,jplendore, 
fapore, & odore , come di pefo, forte%^ , & debilità. Et io. Donzella , di 
tutto ciò dammi vera infiruttìone, onde così cominciando dìffe. 

la ì^ìnfa 




s E c^o N)D o; $^ 

^a Ninfa tende la caufa. del colore de' Metalli^ ioro creatione. 

Gap. ■■ ^14/ 

CCIO i che tu prima intendi d'onde viene il variato co- 
lore de detti metalli yodi: foro è dì color fuluo , perche. 
Oli colore mutò la terra in vna certa [incera j & pura. 
flaue7^a,prìma che fi trouajje miHa con l'acqua yOuerif 
il fuco fitìnfedi quel colore ifie/fo y ilquale doueuapoì 
dìuentare orò. il rame è roJfettOyper hauer il calore prì^ 
maabbrufciato quella terra alquanto arfa,^ nonpura. L'argento èbian» 
co, per ciò che fu lafua terra bianca^ i^^fi come è anche quella dell' argen- 
to viuOé Jl piombo biancQ,cioèilflagKo , è men candido per la fua terrai 
più ofcura,perlaquale è caufa che men bianco ftdimoftri . Il piombo cine- 
rìciOjcioé antimonio. Il piombo nero è dì color fofcaper la fua terra bian- 
ca^laquale mifla con la nera fifa fofca, . venendo poi alla tuarefolutìone 
della varietà delie pietre dìcotiy che le pietre hanno quelli colorì ìfieffi,i 
quali haueuano le materie, delle quali ejfe fono fatte y & il colore appresi» 
{che è anco caufa efficientejdd il colore alla materìa.percioche quejìo può 
fare i colorì chiarì ofcuriy^ gli of curi chiariifiando che le pietre pigliano 
il loro color e,coft dalla materiaycome dalla loro caufa efficiente ;<& io ri* 
f^oftycredo quefioyMa quello ch'io de fiderò fapere èia varietà dì colorì del 
le dette pietre^cioè ciafcuna minerà che colore in fé contiene , & delle cofe 
raccontate (eh e molto fono fiate à me grati ffimejrìngratioti , & ella . La. 
tua dimandai meritemle dì refolutione^però in breuijfime parole fodisfim 
rò all'intento tuo. 

Ejfend& l'oro il più nobile Metallo de gl'altri 4^ luì cominciare à difìln- 
guere la minerà fuaylaquale è de dìUerft colori^ peràochefe ne troua in va, 
rie pietre, lequali horafono axure come è il lapifia^uli > hor a gialle , come 
è l'orpìmentOy& marcbtfitejhora dì color fmortOyCome è nel marmo fd^- 
go <^ bora in certe pietre nereàguifa dibron'XifiuuiaU, lafciAtido da par- 
te vna certa terra bitumìnofa di colore com'è la terra ^ylìgillagraue , & 
chermde odor àifolfo& molte arene di fiumi : La Urinerà dell'argento 
è pia vari'abile,percioche quefio metallo quafi femprefi ritroua vnito ò co 
rame yò con piombò ,ó qualche fiata con ferro y di modo che ogni mìfiìone 
Varia colore 3fe0ndo:lana:tura^cìoè di a'XurrOy di verde, & di giallo, ma 
non diflint amante tutf a gialla i tutta a%urra, è tutta verde ; La mìnent 
di queflo metJlo è ajfaipondercfay& per il più con lucente grana,la qua- 
le quanto più minuta far àjanto più di bontà farà & migliore; IDv ^upsìo 
metalloritroiiafme in ìnoh^ p\etre,corne in vna ftmile al treuert ìno,& ^/, 

E baz^ano,' 



58 ' S O G N O- 

hdX,ano,&in "vn^ altri eh' è dì cclor bìgìòymafofco^&JhtòMii^'ìSéfiirà 
adunque r'itrouato in vna pietra bianca pi^mbofa, & grane ^ e/fa farà otti- 
ma minerai lafcìamo le pietre^ perche alle volte fé ne rìtrouain vna- certa 
terra bigia^ofcurain quantità, ma fé far a la detta terra di ferrigno colo- 
r€yèro£iccioy& lucente ^tanto più farà abondante dì argènto. V affiamo aU 
rameiQueflo nietallo ritrouaft in y arie pietre ì ma affai bene in -vna certa 
pietra comepauona-ZT^iò bigiajlaqualeha alcune venette uérdì ò gialle ; 
Se rìtroueraì V albaxjmo e/fere vn poco uerdh^ , ò dì color pauona'3^'^'^^ 
iiMhoraftarai ftcuro di hauer ritrouato yn te foro per effere la miglior mi- 
nera di tutte le altre. Il piombo rìtrouafi da molti pr attici in rno certa 
[affo detto colombino^che è tutto fojpefo,fpongofOy& bianco, com'èla pie-- 
tra trauertinaycon certepontettenereyanco trouafnn pietra roffa, è in V" 
na certa terra dì color cenericciosMd quella che fi rltyouanel faffo bianco 
con grana chiarai& minuta ,èdì tutte lamigliore . Terilpìu ilfiagnofi ■ 
ritroua in quefie tre pietre,cioè biimca^ò tendente algiallì'^^,ò bigio ofcu 
ro,o pietra Jpongofa , laquale non è cofi dura come quella del piombo; La 
minerà del ferro è de affai forti ; ma parlando prima della migliore , dice 
effere la ponderofatchiaraìferma^dì grana,prìua d'ogni cattiuo odore, net" 
ta di terra,fuggendo quella che ha colore dì calamità; però quelle fono le 
pia note specie del ferro , queUa c'ha odore d'altri, metalli malamente fi 
può purgare,fenonp£ryehementefuoco3& è frangìbile ; Vn'altra è nera 
con grana minuta^laquale è pìù,& men buona fecondo lafua qualìtà;vn*' 
altra è chiarai& ponderofa, laquale è ottima ; Vn' altra ritrouaft con mi' 
nuta^^- rilucente granayche facìlmerite fpoluerì'j^ndoft vien tenuta per il 
più non effere troppo buona ;qiìeUapùi chefmtroua hauer color nero , con 
grana groJfa;y ale qua fi niente opaco. Hor lafcìaremo da canto tutti gli at 
tri me%^ mmerali^perehè lungo faria il nofiro ragionamento. 

Ritroua i nomi de molti auttori , poi all'vfcir della fpclonca , fi 
partelaNinfa. Gap. ij. 

EDEN DO la Nìnfaycht anco io fiaua ad ajpettarefo' 
praciò qualche ragìonarnénto , dijfemìi Se hai dìfio dì 
faper più dì Hint amente kp il noftro diurno gèorgìo .^- ■ 
gricola . Oltra di ciò fepoi defideridi fapere i fecretì di 
naturaci quali fi conoftono con quefto nume della natu- 

ral filofofia .; quefii rìtroueraì de fcrìtti da infiniti fcrit- 

feri Greciy& Latini pinomi de i quali è almeno della maggior parte cofi 
d'antìmit come de moderni, vedrai ifculti in queSii tre mdmWei quadra* 

mentìf 




È I e N D o; $9 

hentìjpir iquaTidottatHenttulen formata la tomba in quadtangulo . té 
defiderofo nonfolamentedìfapere quelli nomi, ma per prenderne per mìa 
memoria un^ffempiafopraunfogUo cominciando al primo quadrato ,p(à 
d fecondo & al ter%p ritrouai queSìì 



■lUUi..ì* 



^ritiates 

C.Tlinius. 

Corneliiis ìfepes, 

Theophrafius 

Mpigenes. 

^rchìmedes, 

t^rifioteles, .= >>Ujw'«5 

^rtemedortfsè'^'- ^ 

Hemocritm, 

Tuberonus, 

^ntìgonuf, 

CalÌHs t^np'ipatrnt» 

ThèocrèSìm, 

Zeroafies,. \ 

Theomones] 

Za6t alias, 

Andreas, 

Tlato,' 

%Attalus, 

*Annius f^cìalts, 

Butthm. 

Diagoras, 

M. varrò» 

^lexJPolyHores. 

Senexmgrm, -» 

Tyteas, 

Seneea, 

Wabianusl 

^picùn, 

^rìHagorag, 

Sotacm. 

t/tntìfienes, 

Stefias Guidtm, 



iSudìnes Efchìo, 
'Praxiteles, 
t.Vifo. 
Herodotus, 
Euéoxm, ■'- 
Tlìjìonicuf, 
Telopeus, 
^CHeffala. * • 
Jfidorus, 
Traftllus. 
^rchelaus 2^f i. 
EuhemerHf* 
Sóphoclés. j- Sii 

Julius Baflm, ^^.'^^ 
Vtceas. 
lacchus. 

CMetrodorus Sepm # 
Xenontìus, 
^urìdesf \ 
Theopompus. 
JttbaB^x. 
Mnexicks, 
Jfmenias. 
Metrldates, 
Caracenns. 
Thiloxenus, 
^f aruba Mnefea] 
Xenocrates, 
'Dionifìus . 
UUecenates, 
^{ymphodorus. 
tMarfus poeta, 
It^ìcmder, 



tyceas. 

'RuffUf, . ' 

Vannotius *ScYÌngiì^ 
tius, 

Callìfiratm* 

OUmpicHS» 

lolla. 

Timeus Slculml 

OHutìanus» 

C. l^ius. 

Sattrus. 

Vertius, 

Corn.'Bocchu^l * 
v fPelagius. j ' 
^^Wabvefialis* •-> 

Helìodorus» '-'\ 

Bucoridas. 

DiomedeSm ; 

Thilo. 

Vìtruuìufl ' » 

Eurìpides. \ 

Galba. 

^emotelef] 

Calbus Fribergiusl 

Tandulfm ^nglusl 

^pellas TafiHs* 

9/khaxìlaus, 

Caffius Bernina^ 

Durkles, 

Horns CMforUhU 
tes. 

\AÌon. 

tAriJìógenef, 

t4ffricmtis, 
E 2 Corffi 



€p 



> S Of O N O 



J Oflmes,/ 
w ;:Stii>bmim:^. HeracU 

■;'9: ìt.'kOTìV^ Imp:., l,i '-''3 i^hr\tyì>'S\ i& 
Zicìmus Macruf. 
yVtlo.^puleus. ■ ' 

■ Mcnech'mus, 
• Canìdei.- 
\ Xecilìus, 
. JJippocrates, 
: C all'ima eh Hf, 
'2Heraclìdes, . 



CornXelfui. : ' ^'mdm%um'^^ 
Zofinm<syil€X4d» . iLìcUs* ':S- -. 

' Xeno crat.es ^. :, . t '. , SAoranUf» 
Thecphìlm» I{pdianus^-,à^v 

Salpas, Tebicchiuf» 

Albertus* T€tafim« '->^ 

Trebem Nìger . 7^cceratm_. 

Sdufììus. SefirìmT^iger. 

iJHeJ[ala,y: 'Poliditus, . 

Comer'iHS. ■■'-:,_ Tolyhifiores, 

TheomneSìus, , Tolibius, - 

Trog«^i'- ;•? ^;tt- m1: Scephius, 

2^« haueuaancojìnho dìfcrmere tutti tnoml, che nel ter^crjqmdta^ 
mento fhcontenemnQ.quando la mia.-grataì^mfa d'iJJk.lPeregrìnQ non p'm 
autori perche Id^ran copia confonde.UcerUeUo , ma feguiamopm^&ltr&; 
tjìiojjlifi ejfa conVardente fiiceUiffér camiiiare per la ofcura.yj^ ^mòh 
potei oltra procedere nel pigliare ejjemptodiplu nomi, ma cow.prefli paff 
fuisforciatofeguirUy&feco entrai in ■vtinlungaJjjeloncaJaqKalefquah" 
tunque ofcura3& alta)era drìttijjima,faciley & tendente verfo la fommi- 
tà del monte. Come io cominciai prendere lume della bocca della v/cita, 
la /corta mia non fo a che modo la per^tjjt. llche non poteua confìderare 
fé quejìofujje per me felice ^ò infelice fegno» 'Pur dif correndo CQnfinteUetf 
to giudicai che l'hauermi cjfa coftfolo lafciato,effere fiato a buonfineyper' 
€Ìoche effa ben fapeua^che non h aurei rlirouato più oflacoli alcuni in ejfa 
Jpelunca . , 

R^itroiualS fopira v.n ameno colle quale lafciato , viene a4 vna felua 

;,.>,.\:^ ;., :; .^ Gap. -...TJLjfiv,;-, •; / ..v q- 

iÓN quefie conftderatìonì camlnando y^ni aWufcìta di 
quefio lungOy& ofcuro locòyoue mi ritrouai fopralafom 
■ mità d'un ameno coUejilqualé era contiguo all'altijjimi 
monte , la cui cofliera era longhijfima . Quiui dolce- 
mente ^iraua'vna aura leue , laquale moueua gl'ode- 
^ roft fori,& lejrefche herbettey vededo il luogo atto per 
4ar quiete atta mia fianca ritaimi collocai /otto rombregiantì fiondi dette 

glaum 




SECONDO. 



6i 




glandi/ere querclolcJ>. Qui nonuì mancaua la purpurea mola jU maro 3 
la bianca^ Vaxurra achìka /il candido Lilio conualllo J'abs arabica^ j 
il milelotto , il cartamo , il foglio , il croco , il rampante ciclamino ,^ 
gelfomino bianco^ & giallo ^ l'odorato Lilio, & molti altri fiori, & 
herbe che empiuano cjueHo luogo di foauìjjlmo odore : meglio anche tra- 
guli au a l'animo mio uedendo per la amena cofliera del uerdeggiantc^ 
colle uarij animaletti andar Magando,^ con mutua amicitia trafcorre^- 
re, majjimelafciuetti , & Caprini fatiruU , bicorni Fauni , rampanti Ca- 
fre, timidi Conigli, [aitanti Caprioli , e ueloci Lepri. QjieHa contempla." 
tione tanto più era maggiore ^quanto uenìua accompagnata dall' armo- 
niofo canto de' garruli augelletti, i quali con diletteuoìe noce circonuo- 
lando fex le denfefì-ondi empiuano il luogo di foauefonorità , di mode che 
ogni addolorato cuore fi [aria rallegrato, majjìmamente udendo la^ 
mce delle foiu arie TaJJere , del difcolo Tapagallo , della pìetofa Luci- 
nìa .^piangente la morte della figliuola di Licaone, & il triHo cafo dcila^ 
fuaforelUjdelli macchiati Meruli , del stridulo Ticco marito di 'Fomona, 
che conpietofa noce manifefiaua il [degno della cruda Circe , della lafciua 

E s T^ernìcCj 



6^ SOGNO 

'Ptrnice^& de* grati vccellì dìTalamede.Hauendo per buon pe^p^o paffa- 
to il tempo in queflo spettacolo , & data quiete a i lajjì membri , leuai^ & 
prefi il mio camino per vnfoaue calle tendente per la cofiiera del ceUe^oue 
ritrouaivn bifurcato fentiero^yno difcendente da ynaparte,e l'altro dal- 
l'altra Io datomi alla fortuna feguitai quello che mi parue più frequenta^ 
tOj ilquale era tendente giù yerfo vna ftretta valle caufato-j da vn' altro 
coUeJcendendo quefìo caminaua per ynapicclclafeluaj non dì ^beti,La- 
rici, ^Ini, è Tedi; ma d' alberi fruttiferi ; Tercioche vedeua hor yittricì 
palmcycon i fecondi rami de pendenti ^Datali , hor odoro/i Cedri, Limoni^ 
el^ran-xiihor Hìppomelidi , Tifiacchi , Tomi granati , OHele cotogni , 
hor a dentro mirti , e nefhili, horforbe , corniole , & molti altri alberi ca- 
richi di foauìjfimi frutti. 

Seguendo il mio camino per queflafelua , ecco che' l felice calle mi con- 

dujfe apprefio yn lungo pergolato di odoro/i fiori dottamente fkbricatOyfot 

' to ilqualefedeuano molte lafciuettel^infe^lequali con armonio fi canti ho 

ra a tre^quattrOy cinque, <& hor a à otto yoci cantauano concordanti Ma- 

drigali^e rufiìcali Canzonette. vedendole in queflo sìfoaue canto,paruemi 

di ridurmi iuifotto vn folto cìipuglio, oue al mio parere veder non mipo- 

teuano le amorofe 'Ninfe. lo frale frondi della mia virente cap annetta mi- 

rando^vedeua quelle che doppo il lungo canto prendeuano varij infìromen 

ti da cordcycon i quali cominciarono vna concordante armonia, percioche 

entrando quefìe Ninfe con i loro infìromenti ad vna ad vna nelfonoro con 

centOiTnmavna vidi prendere lafonora Lira di Mercurio, doppo vnpo» 

co vn' altra foggìongendo vidi con vn rebefchino ; vn' altra con vn Lirone, 

e di mano feguendo vn'zArpa, vn Salterio, vn Leuto, vn'Dedacordo , vn 

Violino, con ilfuo alto,T enore^e^B affo,vna viola con ilfuo alto Tenore^ t 

e "Baffo, vna Zamura^ Tini ce, Tetido , Tanduro , "Barbito , e con vn 

Timpano ; kj^à quella che vltimamente aggionfe fkcéua con 

ynafonoraCetra d' ^polline miracoli nel diminuirci. 

QucHa concorde armonia^ durò pervn pCT^o , 

doue poi quelle belliffime T^infe non 

sé à che modo fparuero 

da gli occhi 

miei 



Camina 




SECONDO. ^1 

Camiiiaper tf~v la vsllt oue vdi gridi, & ritroua cofeccmpaniQneLioIi, 
&0 maraujghofe. Cap. i7- 

E V^ TOMI fuor a della -virente capannetta^e feguen 
do il calle, mi ritrouai [otto queWcdorofo pergolato or- 
nato, ^ del rampante cidannnoy di gelfominOy di conuoluì^ 
e di varie Jpetie di refe , lequali al luogo nndeuanofua- 
uiffimo odore. Così ritrouai vna via non molto largUy per 
lacuale e aminando peruenni alle radici d'vn alto mon- 
te^che fiiceua, vna larghìjjìma., e lunga valle con vn" altro monte, oue da^ 
penetranti Hridi^e voci furono difuhito deHe le mie intente orecchie ^tut- 
to di ciò fatto timido ^e pur feguendo pia auanti, lafciai adietro le radici dì 
queflo j & venni allapunta d'vn" altro monticello tendente rerfo ^iquilo- 
ne,girato che l'hebbi,€cco ch'io vidi poco iui dinante, quelle genti (fecon- 
do potei congiettur are) lequali nel fine del mio primo fogno vidi. Tià inan 
ti caminando entrai fra quella mecanica turbajaquale ne ifuoi diflinti tuo 
ghifolicitaua le operazioni fue. Ohime.che merauìglìofo cafo vidi io degno prìm» 
di copaffione^e che acerbo spettacolo mi fu-, vedendo alcuni prender e la bel '*^**° 
la figliuola di Cellie^che tutta rubiconda mandauagU Hridi al Cielo, e con 
ìmpeto fcoperto lefue delicate carni gettarla in vnojpacciofo^ e fiammeg- 
giante forno; Verilche ritener non poteuami, che di compajfione tutto Z^- 
grimofo non bagnaffeleguanciti e con più fi-equentia , mandaua ìofujpiri, 
fedendo dal virile corpo del padre di Fulcano effere tagliato yn braccio^ 
e gettarlo in quelloinfocato luogo . lo defiderofo dì veder il fine dì que§ìo 
borrendo cafo, & iui per vnpe%^ Bando, vidi con marauigliofa arte, & 
non so à che modo effere efiratte le decotte carni, & ecco poi da terra fico- 
prìrfi la materìa,con laquale (fioue folgorò contra ì nimici fuoi, la douc^ 
in vnfubito leuatofì vngran lampo da queHo artificio, ecco yn tremebon- 
do tuono., che commouerfece la terra ne i circonuicìni luoghi ; Terilchc^ 
paruemi cento anni, il partirmi da sì tremendo luogo . 

Haueualaf ciato quefli huominì.e ritornato adietro con tranquillo viag 
giOjper vna lunga Falle, quando che aliatigli occhi verfo Occidente vidi 
yn gran Villaggio -jOue quanto più vicino mifkceua, io vdiua vnafoaue^ 
armonìa, laquale congietturare non poteua co' quali infìromenti fujfe fkt- 
ta.per non efiere fuono communc^. Cjiunto io à quefio luogo tutto di forti 
muri circondatoci^ entrato per ynahonoratiffima porta di Corintafhbrì- 
€atura,nìun fonatore vederpoteua . Ma filo il concordante fuono per cote- 
tta il mio attento udito. Tiit auantì in fi-etta caminando^vidi da lungi vna 
aperta cafa tutta fumante^, pertiche allhora giudicai effere peruenuto ah 

£ 4 dolente 



64 SOGNO 

dolente fl'igìo dì Tintone. Fattomi per il /onoro tuono tra me animo conti" 
fecódonuaua il mìo lento camino verfo il yeduto luogo, otte grumo Vidi da alcU' 
" ®" ni huomini neriJguifa di Eticpi^fenT^a veruna pietà cff re ypcgUato nudo 
il hellijfimo corpo della amorcfa'DeaJacjuale leuata dipefola v'^di getta- 
re nella fumante cafuccia ; altri gettami il capo deWinfelice figliuolo di 
Saturno. Ilche da pietà 7VÀ caufauayarij accidenti Dubitando che la co- 
Jloro operatione nonfuffe come la pajfata , Toleua in quiirinfiamepartìr- 
mi^quando.che prefero le cotte carni gettandole neW ombelico penetrante 
nel ventre della madre di Saturno: oue doppo vn pe'^Tip la detta anadrc^ 
hauendo ben digejìo quefìe carni cenere ò nel ventre^ fuo marauìglioft co- 
fé ipercicche y ecco^ aWimprcuifo riuocar vidi dal ventre vna rifcnantc^ 
ìfiateriadì piramidale forma , la moltitudine dellaquale era cagione^ 
della prcnarrata arw^onia^ . 




Ricroua vn clsullialej ndquale vide cafi di compaHìone quantunque vtili . ' 

Cap. 18. 

^^^^^^ E 'B^ non ^arfà quefla di ^ erata turba , prefi il camt- 
*"'^ f^^ -*v M y,Q^^Qyi di quejio Villaggio , e mi ritrouaì in vnaltra^ 
valletta tendente verfo Oriente,neUa.quale folicit and&' 
il miofcflino paf(o,pcruenni ad vn glande claufiralc-^ 
edificato de' belìijjimi muri . Là doue giuntole ben rif- 
guardato il fontuofo ornamento di aurea opra , con la- 
quale erafhbricata la entrata-j di quefto ridotto^ vidi 
[opra offa porta quefto motto ifculto in vnafinìjfima corniola. 

COMMODOPLVS QJ^ A M L v C R Q . 

Lafcìai quefta porta^ e paffìito pia oltre uedeua infiniti, & uarij inflrù'^ 
menti ufuali, che con uaghe'z^ rijplendeuano come un Sole. Trafcorren- 
do quejio luogo peruenni in un gran cortile, nel cui centro edificata ui era 
mia certa Hrutturaylaquale alle gran dìjfiw e fiamme , (& alle uolami fu- 
mile, giudicai ejfere la fornace del maligne IR è IS^ahucodenaJor . Q^uì non 
molto Hando con marauigUa del utduto luogo , ecco huomini di uifia ?pa- 
uent-ofay uenir e portando opi'uno un rotondo uafc di pietra cotta^àmodo 
Terzo dìVitarrOy e per ceni buchi (iui alla fornace covflrutti con modoyihe con 
certe loro lafire^ terree uemuano chiufi^e t apbor apert ij con lunghi ferri 
collocarlo^e d'indi in poi,altri uidi come malandrini priui dipietàycondur-^ 
re auinta conforti legami , una nuda donna, & in unfubito con arte farla 
in pia pe\%iyi quali uedeua ccllccare in quelli terrei uafigià nella infocata 
fornace pofli. Q^ueHa infelice donna conobbi ejfere la madrtLJ dell'alato 
fancÌHlloi TerciQche effo mniuafeguendoU confuoi fàncìullefcbi pianti. 



SECONDO. 6$ 

Oh che cafo., oh che [peti ac.olo era quefìo, dì commouere le tigre, non che lì 
huo'm'inì àq^mlche pietà : DiUhe commojfo io dal pianto del tributato 
fanciullo (ilqude ogn'hor con gridi inuocaua DioJ nonpotcua fenon con 
fk/piri accompagnare i fuoi pìeto fi pianti . Quelli pe%^ di carne yedeua, 
ejfereinuokì con certa loro naturale ò minerale poluere (alla quale pen- 
fe » che Cadmo h abbia dato il nome J e^ poi ve i detti terrei vafi tutto 
ciò mettendoui dauanò lunga decottione. Quando poi di nouo yiddì la do- 
lente , & corrotta donna tjfer eflratta yiua non con quelle fue prime rw 
hiconde chiome^ anri con Maefìà , con auree tre7^e , & con beltà pari al 
Sole, di far inuaghire ognyno che la miraffe ;fi ben ch'allhora re^ai tutto 
dì marauiglìa pieno ; dì modo che pen fan do , che quehi fufero ffiriti , ò 
qualche difcepolo della Mag^a Circe, atto in trasformare gChumani corpi , 
fi come da lei mutati furono in diuerft animalii compagni'del fagace Flif 
fé ; non yedcua Vhora di lafciar que Uà forte dì gente , & yfcir dì queÙo 
loco. Ter ilche già per yn pex^ trafcorfo era fuori, & dì paura non pò- 
teua riuolgere i mìei jìupidì occhi. per non vedere Jìratio, ér pena, quan- 
do che yna penetrante yoce fentei à dietro chiamarmi, dil che quanto più 
dubitando frequentaua imiei folicìti pajfi, tanto piulayoce s'inaÌTi^aua, 
facendo rifonar l'Echoper le yìcine vaHi,onde crefceuamì ogn hot piti l'a- 
cerba pena. (JUa quando poi riuolti gì' oc chi mici afflitti , yiddì dietro 
me correndo venire yna ombra à guifa di donna ; fattomi buon animo di 
adottarla , mi fermai , & gionta ffame ,<ir yiddì la mìa benigna ì^ìnfa 
poco à dietro lafciatomi, laquale con meUìfìne parole miperfuafefen?^ ti- 
more che ritornaffi al lafcìato loco , ^ uedeffi altre merauigliofe cofcsnon 
mcndell'idtre degne. 

- F attorni ficuro per le grate parole della mia fida fcorta, ritornai nel la- caCo. ** 
fciato luoco ; oue entrato, uiddi molti dellifodetti operanti in uno ardente 
foco colocare un antico uafo di buona creta fabricato,et in effopoigettaruì 
una coagulata maffa di ueneno della madre di Saturno , infieme mefcolato 
con fale Jpirituofo della terra, Chiufa che hebberola bocca diquefìo terreo 
uafo , lafciaronlo fra ardenti carboni , & poi leuandolo da queHa cpera-- 
tione ,leuarono fuori lafodetta materia , laqual vìddì bianca ccmencue , 
Della qual cofa fattone longrauì piftelli fcttilifftma poluere ne pr e fero la 
mìtà , feruando il rejìo di effa da loro chiamata ilgran yeneno ; Et ecco in 
uno infante uìddì e cn fìridi effcre menato un beU'ffimo gìcuìne , tutto 
lacrìmofo , & fmorto ; ilquale à certi fegnì conobbi che era il padre aE- 
Handro effaltato al cielo , alquale dato à mangiare dì quella uenenofa poi" 
nere , fi conuerfe egli anco in poluere, come fé dal fuoco fuffe flato diHrut- 
ìo: Quejìapoluere era da qucjii ingrati operanti nomata triaca. Effendo io 

per un 



66 SOGNO 

per rnpeXTip Hato quiuì^fenxa reder altranou'itàjgià deliberato haueua 
dìlafcìarquefto miferando luogo^efeguìr il mìo Viaggio ;iy4nxi già comìn 
ciana e sminar e^ fuori dì quejìo inferno , quando nidi da robujtì huomini 
menare la cara amata del padre dì Terreo , tutta piangente^ e fiammeg- 
giante in modo che di dolore mi moueua a compajjione , ^J^ collocarla ìrLjt 
un ardente letto. ^libera dimandatala cagione di quefio così duro oltrag- 
gìoyfntto ad un tanto feminile decoro, un d'effì operanti dìffe;fappi peregri- 
no che quefla donna patìfce una infirmitàfanguìneayportata dal uentrc^ 
materno, &però l' h abbiamo pr e fa non già per uccìderla, màperrifanar- 
la come tu ueder potrai.Tutto ammìratìuo Piando, io nidi quefla gìouinc-J 
tutta meflaiC dìfudore caricaper il gran calore del fuoco., & uno dì quelli 
rìgidi operanti iTqual mi penfaua chefuffe qualche peritiffimo Medico «e- 
nuto dal gran Ùudio di EfculapioJ prendere di quella poluere da loro no* 
mata ueneno, e dargliene per cibo ; & d'indi àpoco prefero la detta infelì» 
ce donna cauandola della ardente ftujfajaquale quando uidì qua/i del tut» 
te effanimata, di compajfionefui sfor ciato à lagrimare^ e maggiore mi ac' 
crefceua il dolore uedendo ejfì crudi operanti collocarla nel fodetto letto, 
e dì nuouofudando cibarla con l'altra poluere da loro detta triaca . Onde 
poi il dolor ch'io n'haueua prefo tutto fi conuerfe in marauigUa-^ , quando 
ch'io uidì la beUìjfima giouine uiuaneW ardente letto, e lauatogli con mele 
le delicate membra ; effere in tutto rifanata con bianchijfìma carne relu~ 
cente come uno auolio. Hor contiguo à queSìo luogo, era un'altro albergo 
tutto fumante dalquale ufcìuano penetranti gridi : Oue gionto uidì in un 
^)-Q*^ caldo letto effere concatenata la infelice giouinc_^, laquale fu dall'acuto 
marito nel ferreo laccio prefn^ . Qjiefla mifera ad alta uoce gridando in-" 
liocaua 'Dìoy che porgeffe qualche aiuto alle tante fue pene;Et così in que- 
fio trauaglio Piando., ecco molti portar alcuni pez^ dì carne deUa bianca^ 
€ candida for ella della uera donna (laquale fé ogn'hor non è cibata del fw 
dor dì LMarte tutta languida muore) oue ejji dando da mangiarci 
di detta carne allagiouìney uenìua à purgare l'enorme^ 
, hit io commejfo uerfo l'amato marito, & d'in- 
diàunpexT^peflratta la uidì pia 
bella che un gìglio , 

& 

pia lucente chc^ 

Diana . 



fermnm 




SECONDO. 67 

Peruenne in vn cortile, & è condotto da vna Ninfa m vn giardino , ouc 

vdì vna foaue armonia. Et dopò vn ftrano accidente,cofa 

dileiteuole. Gap. 19. 

T ^ BJ^ EMI quella vìftone in vn fubìto , &par- 
ucmì che dì nouo mi rìtrouaffi al piede d'vn'alto monte 
in vna valetta folitarìa^ & alpeHra, ouefeguendo per 
vnfirano calle peruennì ad vnalonghifsima fiepefat" 
ta di rofe<i& d'altri odorati fiori-, laqualetendeua ver^ 
fo Occidente ad vn grande cortile , che da lungi fi ve- 
deua di vaghijjìmafabricatura corint a edificato jcon alti muri & dipro- 
portionate fineftre ornati . Giunto à quefio luogo , & confiderando la' 
fontuofaportaje bellìjfime colonne, gli zyfrchitraui, ilfregiOy la cornice^ 
lebafij i piede fiali j & i capitelli, vedeua ciafcun collocato daperito ar^ 
chitetto con mi fura, & arte. 'Nel detto fregio era tutta lafauola di Nar- 
cifojilqualeper la limpidex^a del fonte dafefiejfofu ingannato. T>a quc" 
fiafauola nonpoteua altro conietturare ,fe non che quefia fufìe la felice 
entrata del delìciffo loco , per douepaffano tutte le helliffime Ninfe , eJr 
perdoue anco pafforono Nifo, Nìreo, V aride ^ Lesbia, Lauìna, Helena,& 
Lamia,i quali feguirono quafi le norme di T^arcifo. Stando i.i quefia C0«- 
templatione, ecco venir verfo me vna bellìffima Ninfa , la quale doppo 
molte parole benigne ,& grette, mi pr e fé perlamano conducendomi per 
dentro . Entrando con effa , peruennì in vn verdifsimo giardino pieno di 
pre ciò fi frutti j & di odoriferi fiori , nelme%7:o del quale era vn fpaciofo 
pergolato, & fiotto vidi feder molte vaghìfsime Ninfe, lequali con fuO' 
ni , e^ canti paffauano il tempo loro . Giontoui apprejfo , fecemi la mia 
Ninfa fermare dietro vn'odorifero rofaro , oue flaua contemplando le 
bianche carni, i gefii., & lafciui atti delle fé fliue Ninfe, lequali doppo vn 
poco comlnciorcno vna foaue armonia : fra le quali vnane vidi con vn 
clauicimbalo far cofe merauigliofe,& vn' altra fottogiongerui con vn Me . 
nacordo, & cofi ad vna, ad vnajeguiuano chi con vn" arpicordo vn Boi 
cemelo, Clauicordo^ & chi con vna ben accordata Cetra £t tale era la ri' 
fonante armonia delle feHofe giouani, che non folamente inuaghir face' 
uami, ma apena ini ritener mi poteua^che con foliciti pafsi non mi facejfi 
a quelle più vicino, ijlia dubitando che nonfujfe cagione coV andata mìa, 
di leuarle vaghe Ninfe dafigratofolaT^ , iui dimorai fin tanto che ri- 
tornata fu la mia fida fc&rta. 

La oue lafcìato mi haueua,diffe Teregrino feguitamì , & effa vfcendo fcft» 
fuori di quefio magnìfico giardino^ <^ iofegu^dolaperuenefiìmo in vn gra "^' 
sortile jOm vidi mi me^T^o vna forte pregionejcircalaquale parati vi fio, 

uan» 



6% SOGNO 

nano forti carboni, & fecca legna . Qu/fio vedendo lo^nonpoteua fapere 
di ciò la cagione '/Perii eh e vedendomi lagrata T^infa dì marauìglìa mof- 
fo dìffcy "Peregrino prefio veder ai vnpittofo , & humano facrificio coUo" 
carfì nella, difperata pregiane ; Et io, perche fi fa quefto i Et ella ri^ofe^ 
. per la Deadellaheltà. Ter cloche di queftonefu inuentorelSljrcijfo. JDi- 
cendo.effa quejìe parole^ ecco molti crudeli con groffe catene menar certi 
pregioniy oue auicìnatìfi a me,fra loro miferi, & ìnfelici^conobbi la dilet-m 
t of a fanciulla per fegu'itrice dellaprole del Solevi' altra era la ricca figlìuo'* 
la d'Hipperione, vi era anche l'ociofopadre di Chirone3&' ìlpoluerofo, & 
nero padre di Vulcano. Qjwfiì con pianti^ & lacrime ^& quelle con pietà- 
fé voci, & gridi intonauano tutto il luogo. Hor chiufi nella forte pregio- 
ne, & accefouì attorno l'ardente foco, pia i pianti loro crefccuano, & pia 
ì gridi afcendeuano al Cielo: Dcppò vn'hora, ò qua fi, vidi ejjì empij opera- 
ti efìrahere le arfe carni , & conuerfe in fluente materia , la quale da effi 
veniua gettata fraduefpianate, & lifcielafìre ,oue effa materia congeU 
lataft, & dindi a vn pCT^ eflraheuanla . Questa riportata ad vna ruo- 
ta, {per certo lor affetto) mi faceuamarauigliare, & pia attonito re^ 
fiai quando la mia cara "Ninfa mi conduffe à veder , non il fonte di Nar- 
cifo; mapiu fuprema fabricatura, nella quale vcdeuail Cielo ^ arbori, 
Tìor'h Huomini , & animali fecondo il fito della congellata , c^ lucente 
materia, &■ veniua dico mofirando per reflcjfo le rapite figure de gl'op" 
pofìti,fcmpre conuertendo Voppofto con finta dìmcfìraticne deli'oppcfi- 
to . Qiiefio non fclamente fu cagione della morte del belUJfimo T^rci^ 
fo i ma doppò infinite Ninfe, effendo fiate falfamente ingannate, da que- 
fio ne rima/ero come fiolte. 

Scefo da vn colle, peruenneadvn villaggio, narra di alcune lettele che erano 
fopralaporca, & di vn ìiranocaro. Gap. 20. 

E i^ Vaccrefciuto d'ifio di feguir più oltre lafciai quefio 
Ìu^g0i& caminandoper vn eretto caliere ffo mi conduffe 
fcpravn' ameno colle t cueritrcuai vna ben fabricata 
Nicchia, nella quale eraui dentro vna marmorea fiatua 
ch'haucua vho ornato libro in vna mano , & nell'altra 
vn compaffc . Quefìa era fituata fopra vn Tìedefiale dì 
^Labafiro , nel quale erano qmfie note . 

^I^ISSaLANOTaRVMCVLTOR. 

La Nicchia fra caggionata da quattro quadroni di finifsimo marmo, 
con la pia belìi fjima cuba . In quelli , oltre molte intagliate fcgliature, 
eraui vn breue per cìafcun quadrone, in vno d'i quali era defcrìtto co fi. ' 

SI 




SE CO N D O. ^9 

SI QjERis omni:a fere t a IP ho n habet. ?^U'ahrotrafcratQ: 

T y R A N>^ I O N At. Z. T E N E T- ']Slell'altrO. 

G oB. j I AN V s 1 3 o o, c o N ri N £ T- Ntll'altro, 

JEKGAMENSES LGCM. S ERV AT. 

!St/;r<« ^«ef?4 Nicchia m era yn altra Jìatua di marmo con un Tiede^ 
fiale fatto i piedi, nelquale eranuifcrìtte queHe notte . 

lOAS: e VTHENBÉRGVS T E V T IMPRE: LIT. IN VE NT. 

llche dìmoHraua che quefìo fHJfe Slato principio di ampliar per oprCyCt 
ìnuentìoni fue quefìofito.Doppò andana confederando qutjìe figure ^ér "ve- 
de Itale da perito maefiro if eulte jpoi rifguardando il dtlitiofo cvlle tutto 
da'frondìferi arborfceUi fatto qmbrofo .^non fapeua in qual parte prender 
dijuefìe il mio camino'^ & più oltr a guardando al baffo del colle ^uìdi un 
bell'amo rilla^ygio cìnto de alti murì^pcrilche riuolgendomi uerfo quello- 
cojrìtrouai un firetto calleper ilquale peruenni alla.porta del -veduto mi" 
lagglo . Qjiiui mi firmai à contemplare quefia belliffìma entrata , ornata 
dì colonnato, Tiedefìale,bafe,capiteUi ^rchitraue,fieggio j & cornice dì 
corintafabric atura con diuerft traliniati marmi, i quali Vun con l'altro 
faceuanómarauiglìofa quefia machina . Nei fregio eranui defcritte lepri' 
me ktter.e ^ifabetiche de diuerfe lingpie compartite in 4 5 . quadretti nel 
I.4j3f C5" 4. d'ìquaU erala claphCaldea inel $,la e^leph Hebrea coM" 
munemel 6. l't/^leph Hebrea di Sfdra:nel 7. l'^leph ^Antica del trafìto: 
nel S.p.i o c^ II .l'^leph H'ebrea Tlrauagantemel 1 2. VHa Latina , 4W- 
ticai& ^Ipha Greca communemel i-^.V^lpha Cjrecadi Cirillo enei 14, 
V^lpha di Apollonio Tianeo:nelT$.l'ty4lpha ^reca hieroglificatnel 16, 
Vz/4lpha Greca anticamel 1 7 l'alpha Greca de Virgilio Filofofomel iS. 
l*^lpha Greca incognita : nel ip.^ 2©. V^leph Semaritana : nel 21, 
V^Alpha lacobitamel 2 2 l'alpha Cophticamel 2 5 . l'^lw:;^ ^fjirica , ^ 
Fìnicia : nel 24.& 2^. l'ty^Hph Indiana : nel 26. l'ha gcttica : nel2j, 
V^lìph\4rahica & Tunìcamel 28 & 29- l'^lemoxi Saracena : nel 30. 
/'m^X. Macedonica : nel 3 1 . l'^-^^ Dalmatica : nel 3 2. l'Illirica : nel 3 3 . 
l'é^iphaÈàbilonica'tnèl ^4c.la Lombarda:nel ■^'y.la Normandica:nel ^6, 
l't^%^ffìanaiBlìl£araiMìfciai&Ser^^^^ : nel 3 7. c^ 3 8. l'^chomMs 
SptÙacAi nel^g. V^thion£pttiaca : nel /\o & 4 i.l'Ha Hetruffu : nel 
^i.& 43 ,l'^yp, ^rmnìca.'jiel 44. VHa Incognita : nel^ytHadi HO' 
norìoT ebano, ' " • 



570 



S O G NO 





Ter che dubìa mi era la cagione, per quale cofi fopra quefiaportaJ 
Ifcultefuffero quelle note y mi firmai un pocoyoue poi uenutami in we- 
moriala pajjata T^tcchìaj la quale giudicandola vn'indice dìquefìay 
determinai che effa fuffe^ la felice porta , per doue s'entra in quel loco , 
che tanto ha fittto ampliare le virtù , eJr filmar le fcientie , in modo che 
fé il loco trifone , & il Tir anione ^è quello dell'antico Gordiano fujfeui, fa- 
ria quafiMuUa ; Tercioche la inuentì@ne dì gìoanne Cutembergo , è Ha.- 
taperlautiiìtày& commode de dottì\ degna di perpetuo honorem. 
Fatto io d€ fiderò fo di ueder Vhonorata fhtìca di quefia Cutembergo^ ^"t. 
inuefligatione i à cafo uolgendomì per una dritta uia peruenni in un gran *^* ^' 
cortile y nel cui mex^o eraui collocata una terrea e aldar a fopra ardenti 
carboni , & ecco in forti catene ridi menare quel Toro che per lafcì- 
no amore ingannò la bella Europa y fopra ilquale era ligato l'afflitto Ta- 
drediChirone,& il cenerofo Tadre di vulcano : Queftó Toro in un 
tempo da moltiìn fimil arte j& ufficio periti , fuprefo y& cofi uiuo 
con ì legati pregìoni fu collocato in ejfo terreo uafo ; oue in un fubìto fi 
kuarono per fina al Cielo i gridi, Doppò iljpacio di mex^ bora ecco ch'io 
Midi ogni cofa conuerfa in liquore , del quale ne era prefo con cucchiari di 
firro t & gettato in alcune ffan^e àfua attione fubricate > d'indi cauata 



72 SOGNO 

quello liquore già in muffa dura conuerfo, andauano efjt Jhhrlcatort eernen 
do dì quello iqueUe partì daterò determinate^ & ogn^vna dì effe, ch'erano 
circa trenta era collocata in vnafian7^a:ch'era comevna profonda fepol- 
tura; ma tutta aperta . Quéfìe^fìan^e erano date ìngonerno ad altri opC" 
rantìjiqualì con diligenza , ^ Hudio andauano prendendone jhor in vna 
farte,& hora in vn'altra.perfìna ad vna lóro determinata quantità, Ja- 
ijuale fatta tutta ofcuraycon vna loro.nera compofttione , &poìfopra pO' 
§ìoui rn candido yelo^yidieffo in rnfubito ofcurato con rette linee , di ino 
do cheptT hit fi rcdea la Troiana offìdìoneje guerre de %omaniidì Carta- 
gine fi, ^^ tutto quello che fhuomo de fiderà difapere;ft d'rna , come di più 
fcientìe. Quefie cofe mifàceuano Sìar tutto marauiglìofo , mafflme veden- 
do quanto yalel''ArtCy& Vingegyio alVhumano vfo rìtrouato,ondeper que 
fio luogo gloriar fi può . iy^nafagora,Teofi-aJìo,Chrifipo, Seruio Sulp. ^t' 
teo C apit £rfippdocle.jGAlenOirAreftarcOjBeda,& ^rifiofane che fin à que 
fii tempi fi a tralìnfiat ala fuma delle loro fntichey& virtù an%ìfiaper tra 
pafìarfmercèdi qucjìofitojne ì futuri tempi àpofieri nofirh 

Ritrouafi fopra vn colle,po'i peruenne ad vn*alto Villaggio oue vide 
cofc inaudite. Cap. ai. 

%^^ SCO %S ch'io fui per quefiofolenne locOy & di 
parte in parte eofideratolo^riuolfì i paffì altroue,^ ogn*" 
bar più oltra caminando arriuai ad vn picciolo^ colle cir 
condato da diuerfe forti dì rofe talmente compartite, che 
per ogni poco ^acìo vi era ò CHortella , ò Kofmarino , ò 
OleafìrOyò Timo, la cui entrata era d'vn bellìffimo arco 
fatto dì odoroft ligufiri, & fambuchi; il dì fio mi introduffe entro , la doue 
gionto & confider aiolo giudicaua che Tlinio prefa haueffe la difìintìone 
delle rofcy percioche vi era la rofa campana tanto primatitia delle altre; 
dietro quefìafeguiua la trachinia.poi la alabandica^ la /pineta , lamolte 
foglietta greca detta lycniyla greculaja mofcheatonjla coron'eola, la tarda' 
meliftay& poi la tardifjìmaprenefììnalnfìeme con la egìttìa^ <^ lutea, ta- 
quat cofa rendeua alftto non poco diletto ; fi per il loro fi-agrante odore» 
iomeper la d'merfita delle loro fpecie. Qjtefia cefi benfituata fiepe corri f- 
pondeua al /ito dei colle: ìlqud era ornato de diuerfe olenti herbe , & fiorì 
di modo che qmuìfìvedcua la cxìmolde la brafica hortenfe, l'epìtemo fd 
gladiolo cioè xijione ilmiidotiOyVherhatrinitctSylaviyga aurea, il daugo, 
corùyifopOyCa'medrìOy& cdamentOyCon ilpeucedmo . 7<[ellii fommitàMl 
csUe era vna limpida fome,con laqualeper piccioli riuoletti qua , & li 

vaganti 




S M e © N 15 



71- 



ua^ntl venlua adacquato ìlfolenne colie . QueHa era circondata da va» 
riiarbofceUiydì quali chi con ì lorofioriy chi con ijruttì , chi con le fiondi, . 
òfcdrcìey& legno empiuano il luogo difoaue odore: 'Percìeche qui rìdi 
l'anagirOiìlcorneolo^la mandola^l'albergest la cerafa, & lo lentifcoy con f. 
fiioi foauifiori,accompagnati dal cubebe^dal giumpero.noce mofcata^ ce-» 
drOylimone^narancio , & altri alberi carichi de'loro odorati frutti . Quiut 
un^aurafoaue moueua lejrondi de'circongìacenti alberi /otto de* quali pet 




yn pezTip mi collocai ; vfcito di queflo loco il giudicai colle confacrato à 
qualche bellìjfimai& diurna l^infa. Cofi /condendo al baffo del colle, ^ 
ufcitOyCntraì nella ualle^dallaquaìeperuìni alle radki d'un alto monte,at 
torno le cui radici [eguendo, ecco che dì lungi Vidi ungra uillaggio ornata 
de molte torrì^alquale fattomi rìcino cominciai fentire uarij gridi, fi come 
làfufje il Bigio infernale. Giunto alla grande entrata caufata da unama- 
gmfica porta ^folìcitauala mia peregrìnatione ; i&piuneirintrìnfecoSd 
loco mi metteua,quando i frequenti gridi Je compajfioneuolì uoci,nonj0Ìa» 
mente fecero lenti, & tardi i mìei paffi^ ma retrogrefjì per alquanto ,\ 

F Olirne 



f4 - s O G N a "^ 

ohimè quanto mlpremeua la confuftone nata in un fuhito neWanifnonih 

d€lflare,rttornare,<ér andare^percìoche iljìare conofceua efjere da ot'wfOy 

Urìtornare da timido^ & l'andare verfo lochi incogniti , & perìcolofi dd 

troppo coraggiofo. Tur la cognitìone leuandomi il velo della ambiguitài. 

^fitcendomi tuttopreHo à mouermi , & molto follecito alla principiata 

imprefa , & fegùendo il dejìino mio per intricate me , peruenni ad uria fo' 

cofaftuffii 3 nella quale compajjtoneuolmentevedeua il lacrimofo y& do-- 

cafo. lente padre di Tantalo abbracciando fi con il melanconico figliuolo della 

TerraSPiui gridi l'ófò'empiuano le orecchie mie dì co?npajJione, & più ri~ 

fonar faceuan l'Eco per le vicine cauerne quando erano bagnati conlefluf 

fibH\i& bianche carni del crudo, & fragile padre di Chircne . Ohimè chi 

"vedèffe i membri delaniati,i delicati corpi loro deHrutti , non ni faria bi- 

fogno imparare à doler fi . Ol4a piangendo l'altrui danno imiteria la eccel" 

lentìa & humanitàfi di Flauio Ve?pefiano,che vnaritò la figliuola del fu- 

perato nimico :>& chefemprepianfe la morte de gì' inno centi y &giujìì; cO' 

me la tenerexj^a de L. Graffo Oratore , ilquale yefìitoft dì nero per molti 

giorni, pianfe la morta fua morena Vefce . Che dolore adunque loro faria, 

§ìatoJe hauejfero ueduto queftì mìferì corpìcon tali pene delacerate^ certo 

ìlloropiantofariafì^atofenxa terminerò per il lungo pianto fari ano efiintì, 

J cu fio dì & miniHrì fiauano attorno la forte fiuffky & con ferrei in^ro- 

menti ne efiraheuano le carni dellì disfatti , gettandole per loro fepoltura 

neìlapertufata terra,dì douepoì ne leuauano vn certo che^ à modo dì ifo^ 

glie dì tefludìne, ilquale rifembraua marauigUofi , & rijpondentì inHro- 

mentì dedicati all'rfo humano. Quefio tanto più ajpra fhceua la mìa pena, 

quanto più confiderauaàtal termine efière i mìferì corpi trasformati. Fat 

to più defidcrofo dì vedere ì fecreti di quefio loco ,fecìmì più vicino alla 

fiuffa . UHa in vnfubito fui dagli operanti con ìmpeto fcacciato 3 &ìo 

faurofo mi retirai à dietro . 

Peruennein vn'altro Villaggio oue vide vna carcere compartita in quattro par 
r. i',^.' ti,ntHe qua i erano alcuni toifmentari Peregrini. Cap. 22. ■ .,y. 



se ITO del compajfioneuole loco prcfì il camino verfp 
y vna lunga yallcy laqUalehauendo da ogni lato altre val- 
lette mi rìfemhr.aua la Valle camonica^ ò valle trompìa 
noHre delB^efciano,. In efia già bauendo caminato vn 
peT^ì mi rìtrouai ajla bocca della prima valletta , per 
la quale fi vedetta vn compartito Fiìlaggio , i muri deÙf 
tafe del quale erano bjanehiffim{* Cìmtq ddefiatoloco ,& per vna ip4-^ 
i ' tiofà 




S E C G N B O: 7$ 

ttofa porta di rufiìcafiihrìcatura entrato , peruennl in vn gran cortile^ g^ 
nel cui mex^ eranuì due forti carceri ben chiufe , dalle quali fi vdiuan& cafo. 
gemiti& fufpiri'ìlà oue fattomi vicino , & ricercando qualche fejfura , ò 
iucOyperìlquale penetrando gl'occhi, potejji vedere da chi occafionati 
fujfero i flebili cruciati , ciò non mi valfe ; percioche un minimo buchetta^ 
ne purvn picciolijfimQ forame , mai potei ritrouarc^. Quejia fepol^ 
tura degl'infelici corpi , & quejia chìufa tomba , dalla quale ne vfciuano 
l frequenti pianti , già haueua determinato lafciare ,pofcia che con mei^ 
^ alcuni nonpoteua darfuffragm a i miferi incarcerati ; quando foprauen^ 
nero alcuni in h abito mecanìco , & dero-z^ panni uefiiti , iqualiftper la 
loro improuifa venuta, fi peri loro au fieri fguardi , come per ritrouarmì 
ne i loro à me incogniti , <& filueflri luochi ,mì diedero nonpoco fpauen» 
tOy ilquale faceua con frequenti^ an'zi veloci pajjì la partita mia folecita» 
Chime qual ^auentato da qualche fubitaneo cafo, fuggendo fé vienriuo» 
eato non fa fé più prefio debbe moriremo vicinar fi aU'occafìonato loco della 
formidabile paura, co fi mi trouai quando fentei vnavoce dicendo ^ fi fug' 
gono quegli lochiì non fuggire, & non dubitare; perche tufeificuro.^on 
cdi peregrino , ritorna^perche queflo loconon è de malandrini^ne malfat- 
tori, ma di (JUetrodorOj & di Eufrauore Cetaneo, <& de fuoi difcepolisal" 
l'hora ere fc'iut orni l'ardire di ritornar a dietro folo vinto dal di fio di veder 
gl'incarcerati corpi » ritornai alla ofcura tomba , laquale con artificio a." 
fertai la vidifeparata à modo di quattro profonde caue . 7^1 fondo d'v-\P • *»- 
na era dell'acuto licore del padre di Thoante,& fopra efio eraui vna gra- 
tu%^a de virgulte, fopra laquale vidifiefo vn gemente corpo, delquale ri' 
chieflo il nome àgli operanti dìjfero efiere il figliuolo della Terra ; Queflo 
yedeua io come un troncone di legno carico dineue; Uìiadachi quefia 
hiancbcz^a fujfe caufata difcerner nonpoteua . I^W altra caua fimilmeniic^'C^ 
te era?ìel fondo del detto licore, primapafiato per natura, & poi purifi- 
cato per arte, in quefio era immerfo (per quanto eglino dìfieroj il padre 
di Orione ; Qjtejio vidi carico , a modo di brina la cui candidex^'^ auan- 
%aua igigli,l'auolio, la neue,& l'armelino . '2S(ella ter^a cauafimilmen-^^- ««* 
te era della pungente acqua del genitore d'Himeneo , fopra laquale era fo- 
Jpefa vna graÙT^^ola di virgulti, & fopra efia vidi fiefa la vaga madre di 
Hermafiodito ; Qjiefia era tutta verde come ruta , ò mar atro . *2S(eÌla 
quarta era del mordente fuco della pianta del padre de Thioneo , fopra iZ-i-. cafo 
quale fi vedeua laforella del Sole collocata comegl'altrii Queflaparuemì 
"Vedere efialtata al Cielo ve flit a del colore della pietra cerauro , ey^n^ì il 
fuo colore eccedeua quello del fiore del xifion,della cicorea , della prouin" 
fa ydel melando , & della bugloffa . Quefie caue di nouo chiufe da i crU' 

F 2 deli 




7^ SOGNO 

deli operanti mi diedero occaftonedi lafcìar quefio loco , & fegutr ilmì9 
yÌ4ggio , 

Entra in vn Caftelletto, oue vide tre altre prigioni, nelle quali erano alcuni 

con aniìa tormentatì,poi partito ritroua doi villaggi , & 

fé li rapprefenta laNinfa nouamente. 

Cap. %}. 

USCl^ Tji queBarAUetta,& entrato dtnouo nel- 
la lunga ralle, confollìcitì paffi arriuai ad vn" altra y al- 
ien a^nel fin della quale yìdirn loco fttuato àmodo di e a 
ftellettoycontre torrette i oue gionto uìdi la fua entrata 
dì dorica fhbrìcatura ,fopra laquale in tre dìftìnte mC- 
chiederà lafiatua di tre Mercurij , lequali ftatue haueua- 
no vn pugnale fitto nelpetto,& teneuano le mani,& lafiiccia leuata ver 
fa il CÌ£l0y& erano tutte dìuerfe;percioche ma era di Lapisla%tdi, V altra 
di ^lahafiro ^ q^ V altra di Corallo , & ciafcuna haueua Vale grandijfime 
doppo lejpalle. T^elfiegio era quejìo detto . 

O CCI S IO DAT VITAM F VG A DTVERS AM. 

1© . Entrato in quefio loco ridi vnafirettìjjìma via, perlaquale paffuto en^ 
trai in ynjpatiofo cortìle^nel cui me^rzo erano tre ^acìofepregioni^ à mO" 
do di caldij]imefì:uffe;F attorni a quelle ricino , ridi in yna il padre di J?«- 
dorojìlquale fotterrato fi)tto nell'arido & focofo fuco della figliuola, dì *De 
mogorgone^madre di Saturno, & fottoVaffro & celebrato [ale ^Ichìmì" 
co artificiato fuggendo le parti haffe era falìto al cielo collocando fi fì'a 
ftelle refplendenti dì ZafirOy& yeflìto di fiori, d'i fcpow elancio , & rofmà" 

«5 .ca y'ino , t^eW altra erauì il padre di Laro fott errato nel penetrante. & arden 
te fudore della madre di Tartaro, ilquale chiamato dai liei de gentili fi- 
milmente falìua uerfoil cielo carico de corniole,de coraUi,& de ruhini^i^ 
coronato del uago fiore del papauero,del anemone y& dellìfimacchio Que 
ftì due pregionì erano cufìoditi da ^polledcro ^tcnìefe , da ^olignoto 

jg ThafiOy & da firn dìfcepoli . "Nella ter%a yidì il padre di Mirtillo coperto 

io. del acro uomito della madre di Tagcte/ilquale vinto dal gran calere veni' 
uà sfor'^atQ lafciare la madre della Notte, &• à volo afcendere verfo il eie 
lo coronato de Ulijyliguflri, & gigli', alla cui forte-^a Venere reflaua vìn- 
ta,& Marte cedeua,& gì' ^Ichimìjìi figliuoli della melanconia, di ciò at- 
toniti reUauano come accecati,& fielti , 

Se di marauiglìa mi furono le p affate cofe,tanto più mi furono lefegue» 
fifpercio che hauendo lafciato Hfèdetto loco, & prefo il camino per la tot' 

phq/a 



SECONDO. 77 

tmfa, valle, circondata da erti ^& f affo fi montami rìtrouaì oue era un bel 
fabrìcato villaggio alle radici degl'ahiffìml monti . La doue feruenuto 
entrai per vna porta fatta di runica fahricatura , fopra laquale vidi vn 
feroce Leone dilaniar ed* homicida di t^rgos . Questo non poco da penfa- 
re mi diede mentre confiderana il ftgnificato Jko , ilquale non feh's^a prò- 
fofito fi4fl abilito fopra l'entrata di questo loco , perciocbe eranui if eulte 
quejie parole . 

I^IVENS ER.A.M MOBILIS , lAM MORTVVS MIRA REFORMO, 

Conftder andò poi, che il fiar ini à Jpeculare quella fabricatura per in i7.ca- 
uefìigare lafua/tgnificatione,era vn perder tempo^però entrai nel villag 
giOyOueuidi un'ampia carcere fituatafopra vna caldijjìma Buffa , velia- 
quale con artificio ferrato, eràl'auo di Vallante immerfo nella infernale 
acqua^che feparò la fraternità de' figliuoli d'Hiperione ; l'infelice uecchio 
ognhor con frequenti gemiti piangendo il trifìo cafo ueniua delaniato , & 
dal caldo foffbcato. UHorto il mifero vecchiarello, f^ già reflate l'offa fue 
aridey^ fe'ccbe,uidi quelle fanguinofe (^ fi parti cip anti di ueneno^che era- 
no atte nonfolo à corrompere & mouere ogni corpo rubufìo , eì?" forte ; ma 
trapaffare come faetayò dardo ogni gagiiardo'membro . Era queHo vene" 
no dagli operanti nomato focOyColtellOf&rafoio,ilquale fquantunq; mai 
non vide la fucina di VulcanoJtagHay& penetra per natura. Ciàfiffamen 
te fiaùa nella contemplatìone di quefto cafo, non potendo determinare fé 
ciò fuffe opra magica delle donne della Scitia dette ZJitie, lequali con ilfol 
fguardo occidonOyò di Tafete recitato nelli ^dagij , ilquale con lifuoi in- 
cantamenti all'improuifo preparaua vn conuito , & il preparato faceua 
fparire,ò di quelli populi dettìT^erui della S cytiayi quali{fecondo Erodo- 
toj tramutauano gl'huomini in lupi, fi come Circe gli tramutaua in porci; 
quando all'improuifo uidi d'appreffo uerfo me uenirela mia Ninfa data' 
mi per fcorta,^ guida. 

'Di quanto gaudio mi fuffe la venuta della mia fida Ninfa^non lofapreì 
fj}rimere,ma ben lo potei vguagliare à quella di^Diagora %hcdio recitato 
da Gellio , ilquale uedendo i tre fuoi figliuoli per la hauuta vittoria inco^ 
tonati ydifommaconfolatione morì, ò quello di M. luuentio ThalnaCon- 
fule (fecondo Valerio maffimoj ilquale vedendole diretttue lettere de Ro- 
mani à lui fupplicatrici uinto di allegre'^a effmimè . Quefìa vedendomi 
per lafuafubita venuta che io era fatto quafi mutoloy &fìupido, con dol- 
ci parole diffe* La prefen%a mia non ti ha da dar tanta marauiglia che tu 
ne refii attonito con gli occhi fifft in terra , & io doppo vn dolente fujpiro , 
con il guardarla ben bene cofiderauafe effa fuffe la mia T^infa^cheper aua 
ti mi lafciò) & già nella Idea mia fattone de fembiantifuoi proua feci tal 

F $ rifpofìa» 




78 SOGNO 

rì^ofia , Quando la co/a de fiata è tarda , & quando dell'affettata s'ha 
perduta la^eranxa^ joprauenendo poi airimprouìfo , canfa che tutti ìjpi- 
riti co'l calore naturale del corpo abbandonando il cuore, fareflar l'huo- 
moattonit(ii& fiupidOi<& alle fiate effangue. Terò non è merauìgUa 
fé io in tal flato fon incorfe ; Ut diaria venuta mia è fiata tarda , & aW- 
improuìfo, perche ejfendo io dedicata all' vjjicio di far lafcortaà l'ingre- 
dienti peregrini, mi bifognaua ejfere loro guida , perche douendo ejfi paf- 
fare per la cauerna del porto, dubitai cheejjì dentro nonreflaffero , & poi 
fapendo che hormai tu doueui ejfere alfine di quefìa Fallata, della quale 
y fendo fen'7^ mio documento il viaggio tuo flato faria infelice <& acciò 
che tu preflo ritroui la defiat a entrata cuflodita.dalla tua benigna don- 
\ella non più tardiamo^ma co^fiylicìtipa^ j^guìtarnh.. ■ 

Giont! al fine della valle>paffano per vna fpeloncaj& fi ricrouano fopra vn mon 
te,oue vide un Palazzo, nelquale vide cofe di menioria;poi fi 

parte la Ninf?. Csp. . a 4. 

O-ì^ multo. hcHgità'mnat-o-h'dtktiamQ chefttfimaffimp 
nel fine della valle, otte vidi a noi vicino vn fantaflico 
edificio, ne fapeuafe fuffe fatto alla borica, Corinta, 
Tcfca, Ionica, Bji^rica.ò compofta^fopra la porta dei- 
quale vidi laflatuadi Efculapio giacente fopra vn qua» 
dratof affo, nel quale era ifcmlto qucflo motto j 

JH E L I V S I N D I E S. 

'7y(e poteua giudicare altro che loco virtUofo,nelquale entratala mia fida 
fcortaio àfeguirla non fui lento . 5"; ritrouauamo quaft nelle vifccre del 
monte quando ritrouajjìmo vna fendente apertura dalla fommità del 
monte àmodod'vnpox^ di diametro cubiti circa venti attorno laquale 
era vna fcala larga circa dot cubiti, afcendent e à modo di lumacaper que~ 
fia afcendeffimo fopra l'arduo monte,oue vidi vn' ameno praticello circon 
dato d'odor fi pomi, pruni,citroni , & meli, & cheverdeggiauadi foaue 
herbe,lequali con ì loro variati fiori rendeuawo al luogo vn grati (fimo o^ 
dore,oue tra gl'altri vidi il me^areon filerò co, il cartamo<,il giacinto,la cai 
tajla ìride,ilpoleo,l'origano,& infinite altre, da vna parte eraui vn loco à 
modo dipalaggio di ruflicafabrìcatura , alquale fatti fi noi vicini , & en- 
trati mi rìtrouai in vna pia'i^tta , nel cui centro vidi vna colonna di fi- 
niffmo alabafirocon lafua bafe , & capitello dì corniola > fopra laquale 
era vna figura di Saturno fatta di fi-angibilijfimapietraiera quefla colon- 
na nel me%j^ de doi alti pìedefialì marmorìni, fopra i quali erano due to- 



s E c o; N o: 7^ 

gate figure che mkauano rerfo la figura dìSHfùr'no ,, come nume da loro 
ejfaltato.m rno d'ejppiedèfialì era quefla mfcrhttone. 
.Theophrastvsparacelsvs, I^W altro , 

p E T R V S A N D R: M A T H É O 1: 

Quefta flruttura comìnciaua travagliarmi quando fui dalla 7{^infa 
chiamato entrar in yna dirupata cafa^cue vidi alcuni operanti^fenxa pie- 
tà. portar l'incenerato genitore di Timone tutto fi'acajjato i& battutOi& 
diuifoinminutijjìmeparthgettarloin Vna infocata fornace, ^llhorala i8.e*- 
T^infa diffc'jnon timarauigliare di quefio Teregrino, perche co fi vìen de^ °* 
fìinato dalla natura fua per giouare ad altrui . Fra poche hore vidi ì mU 
nutìjjìmi membri infuttiliffima cenere conuerfi, laquale fufuhito gettata, 
con altri fì'agrnenti de' lafciati membri in vn terreo catino circondato da 
ardentìjjimi carboniyOue doppo rn poco Vidi tutto ciò conuerfo in giacin- 
tiigranaieycrifopatijitopa'x^ fmeraldi,<&' in altre pr e ciò fé gemme ^ lequalì 
teneua che fujfero di quelle portate di 6 thiopia^dì Arabia , di Scitia , & 
di Cartagine . Qj^efie fé fuffero fiate ritrouate dall'hidropico ^rifiarco 
grammatico ^lejfandrino.dalpodagrofo Ttolomeo Filadelfo ^è d'Egìt^ 
tOj dalleprofo Froila fecondo figl.del magno ^Ifonfo^dal febricitante ^An 
tipare Sìdonio Toeta^dalpa^XP Cleomede ^fììpalenfCyZ^ daW^ppople- 
fico lulio Cefare(da Tranquillo recitato) che fari ano fiate à loro più in 
preggiOiChe i loro %eamiiil loro paefej&lorogrammatiche.OHentre che 
io attonito fìaua in confiderar quefio teforo y ecco che vidi la fcorta mid 
vfcir di quefio luogo, & io àfeguirla non tardai . 

Già era dietro la guida mia, cheftatitcinaua apprejfo ad vna fi-ondofa. 
felua quando lei mi dijfefappi Teregrìno, che in quella felua che là auan- 
ti vedi molti volendo entrare fen^a altra fcorta, fi fono di^erfì,& andati 
per ejfa vagabondi ^Terò tufolo entrerai , feguendo fempre quello retto 
calle, che tu vedi là auanti apprejfo quel pino, perche à dietro ritornar mi 
conuiency & fappi che doppo l'vjcita di queflafeluay & falito quello mon- 
te ritrouerai la tua defiata porta^nella quale entro la tua Don7:ella, nella 
quale finirai il tuo viaggio, dicendo quefie parole , in vn fubito fparue^ 
che appena gratie render le potei ; Onde trouandomi tutto folo diffi yohi" 
me è quefio il calle che prender debb'io i da qual parte poi uolgerò il ca- 
mino ^ che farà dime mifero ogni fiata, che io farò fcoutro in qualche fil- 
uefire, & famelico animale ì con che arma fermò l'inimica beflia i con 
qual fcuto mi coprirò dalle acute onghie detti or fi , & de leoni ì Con tali 
penfieri fopra me fiandOy & vedendo che il ritornar era da timido , & 
l* andar da troppo audace, non fapeua quello ch'io doueffifare; alfine con» 
firtatomì per k già grate parole detta fida mia T^nfa, entrai nella folta 

F 4 felua^ 



$0 so G N G : 

felua, & tra me confìderauafequefta fufìeUata lafelua ^Ihmea Tipe* 
defca, ouegìà corfero gran numero dì gente Italìanaper hauer rìjpc^jì^ da 
gli Oracoli. OHafsftiffe fiata qucflauìhaureirhrouato (Jualche jhmtó 
in qualche tronco de albero cheri?poflo hauria alle mìe dìmandeyfe lafel 
HA ^ricìnareduta vi haureì qualche Ninfa de Diana andar uagando per 
rìtrouar Efculapio che rìuocajje in uita Hippolito , è yìfio vi haureì qual- 
cheferMOyè qualche fiimìgHare di Numa Tompilioìuì ritirato ad ejjerci' 
tare l'arte delTìndouinare , ouero fé fu/fero flati i bofchi della Traccia uè- 
duto ui haureì li uccelli con impeto uolarcji quadrupedi velocemente cor- 
rere adefcati dalla dolce armonìa di Orfeo: con ^efìa e on fi deration e foli- 
citando per imflrctto calle^ il dìfperato viaggio , mi ritrouaìfopra vnpiif 
alto monte delpajfato-y oue da lontano speculando uidì due altìffime porte 
ftt Hate alle radici de un\alfro monte ^ Et io de fiderò fo di giongcr ad effe 
cominciai dìfcendere &' coftper alquanto camìnatOjgicnfi ad un loco mot' 
to au^ujìo & precipìtofa^ 




9SB!SSSj^ail^S'^*s,{IMJimu;.!,Mmimw^ 



g^ìul dì noHorltroual il Conte dì Treues Jlquale fuhìto vedendomi dìf- 
fsithefirana vìa è quefia tua f £t ìo^fkana in uero per ritromr la deftrA 




S E G O N I> O. 81 

porta che da princìpio trouaì.Et effb ri?pofe , per e/fa tu deftderi entrare ^ 
St io itale è il de fio mìo . t/4Uhora dìjje il Conte perche uedotìdefiderofa 
della fuhlìme fcientìa de Filofofijti uoglio leuar quefia fatica, <& injìrmrti 
prima di quejìa fcientìa confìlofofalìdifcorfij (^ poi reniremo alla ccmpo-r 
fittone i& odi* 



II Conte efplica moki Filo fofaHdifcorfi. Cap. zf. 

lE %__ fraternal' amore chi mi vorrà credere^ credendomi 
egli, far àfuo profitto , <& chi non mi "vorrà credere 3 fé ne 
auedrà nelle fue operationì i<& dà [e mede fimo fi caHi-- 
gheràynanrolendvfi per l'altrui efj'empio cajìigare.'^ori 
ti curare dellifalfi iy^Lchìmi§ìi»ne di quelli che in lorcre 
denOi& non pratile are con loro: perche tutto quello che 
potrefii trouar di buono nelli libri, ejjì te difuiarehbono , per loro affirrna^ 
tionifolamente con direfe ben non fapcffero altro che dire ^ io l'ho fntta, 
ella ècoft.Et io tìdicOy che fé tali nonfugi mai nonguflarai niente dì buo- 
no: perche quello chtiUbrinarrano da un canto, ejji leuano daW altro y 
per loroaffirmationi,&facramenti.Concìofia che in verità io fìeffo , quarta 
do hebbì quefia fcientìa y auantì che Vhauejfe ifperimentata , ò mejfa in 
eperajl'haueua hauuta nei libri dieci anni auanti^ch'io lafkcejfe. Ma co^ 
mete dico,quando per forte que§li ingannatori maledetti ladri degni dellt 
forchei& abomìneuolimiyenìuano àtrouare jPJfimifuiauano da lauo-. 
jare nella buona openìone^wìla qual'i libri m'hauean mejfo , facendo milr 
ile facrament'he,giur andò alcunavolta d'una cofa vera,doueio fapeua ben 
il contrarioyperche l'hancuagìànellamìapa-Zj^a prouato . Teròhonpo-' 
teua mai venire à confirmar lamia openioneyfinàtanto ch'io noli lafcìaì 
totalmente,& mi diedi à iìudiar fempre de dì in dì ,& di bene in meglio, 
fopra queSìa materia;perche chi vuol imparare dcue prattìcare con li fa' 
mjy& non con ingannatori; che lìfauij,perU quali fi può imparar fenxa. 
ì libri Jappì ch'effi la metteno in Urani nomìyér parole ofcure. Efappì che 
mai niun libro la dìchiararà in parole vere,^ aperte,fe non per parabole, 
è per figure. UHaVhuomo deue veder e,& rìueder^ quanto più fouent e fta 
. pofjìbile de lafenten%ay& riguardar l'operatìoni che la natura dri^Tia nel 
lefue opere . Onde io concludo , ^ credemi : Lafcìa le fofiHìcationi , &* 
tutti quelli che lì credeno :fugìle lor fublimatìonì , congiontioni yfepara- 
tieni , congelatìonì , dìfììUatìonì ypreparationi , concujjionì , & altri in» 
gannì ; & tacìano coloro ch'affirmano altra tintura , che la noSìra efier 

yera^ 



$2 S O G N O 

yerajne apparente^ne reccaf alcun profitto : Et tacciano coloro , ch'affèr^ 
mano altro folfo che H no^ro^ ilquaV è occulto nel ventre della magne fia; 
& che vogliono tirar' altro argento vìiiojhe dalferuìtor roj]Qy& altra ac 
qua permanente che la noHra , laquaVin niun modo fi congìongefe non in 
fua natura,& non bagnati^ non ha bifogno dì cofa alcuna , che non fìa di 
fua natura^& vnita dì fua natura. Non vi è altro aceto che'^lnofiro^ne aU 
tro regimento^ne altri colori che li no^ri: ne altre fuhlimationi che le no» 
fire^ne altrafolutione che la noBra^ne altra congellatione che la nofìra^nù 
altraputrefattione che la nofira ; ne altra materia che la noHra . taf eia, 
gl'alumì^il vitrioUoyilfale^& ogni atramentOtborafejacque fortijherbe di 
qualonque forte yanimaliybeflie y& tutto quello che da quelli può vfcire, 
capiUijfangue,vrina,^erma3carnejVoua pietre tutte minerali : & lafcia 
tutti ì metalli foU^quantunque da effifia l'entrata . Ter che la nofira ma' 
terìaper leparole defilofofi deue ejfer compofla d'argento VÌUO3& argen- 
to viuo non è altra cofa che metaUoyCome apparper Geber, &fer il gran 
*S3fario, per ^AriBotile,per il codice della verità,perTÌatone jMorieno, 
ty4li;Calìdyper ^leffandro^per Bendegid per Fe/ìjd, Serapione , Arnaldo 
di villa noua,per OHaria,per ^uicennayper Coììantino yper Sarne ^ che 
fece il libro che fi chiama Lilìum yper Daniele , per zy^lberto nella fua 
TramitCyper l'abbreuiatione di Scotto y per l'epìHoladi Seuero y ch'egli 
fcrìue ad ^ros 'jRe d'^rabia.cir di Temus^per OHariano , a^ Euclide nel 
fttofettimo capitolo de retradiatione^ <& per tutta lafilofofiay & majfime 
per ^riHotile nel librò ter%o delti CMetheorì , don" è, tutta l'arte fen^a 
alcuna par abola.'Dicendo cheli metalli non fon'^ altra cofa , che argento 
vìuOy coagulato per vno de gradì didecottione yperlungo tempo prodotti 
nelle vene della terra : Et nondimeno non fon noììra medicina effluenti 
effi informa metallicayperch'ejfi non fono anchora la no^ra pietra, men" 
trerefianoinformametallica: Ter eh' egli è ìmpojfibìle^ ch^vna materia 
h abbia due forme^ . 

GhelapictradeueeflTerridutta in prima materia. Gap. ^6. 

ME fi dirà dunque ch'ejjì fiano la pietra y eh' è vna 
forma media, fi a metalli & mer curio, fé primier amen" 
te quella forma non gli è tolta y^" ridotta nella fua pri- 
ma material Et però dice ^rìfiotiley& Democrito al li 
jss.^gsm — ^ f»w bro della filo fofi a alt ctt;^ delli Ol4etheorì . Facciano 
'«i^SJ3!aw«c^BHP gli^artifiì come vogUoìiOyejfì non mutaranno mai lafor- 
ma de mctalliyfe da effinon èfhttandmtìone nella fua prima materia: 

Et 




S E^ G f O N D O. $3 

lEt anche lo dicono tutti ì libri , che parlano delle nature metalliche . Ma 
per intender che cofa voglia dire mutare^ & ridurre nel primo cjjere : Tu 
■dei fapere , che la prima materia, è quella cofa , ft come la prima materia 
deirhuoma yè^ermadelThuomCy & della donna . ij^4a gli ignordnti yo- 
gliono intendere, quefìa parola della prima riduttione à queflo modo ^ cioè 
del ridurre nella primamateria 3 ejfi dicono nelli quattro elementi : per- 
che li quattro elementi fono la prima materia di tutte le co fé create^ . 
Z^er amente ejfi dicono il y ero, li quattro elementi fono la prima materia , 
della prima materiaycioé che gli elementi tutti quattro fono la cofa d'on- 
de fon fùttif ilfolfoy & r argento yiuojliquali fono la prima materia de 
metalli . 

^;a Zaragion'è queHa ; perche li quattro elementi fono cefi huonijperfaf' 
jyna/ìno, òyn bue, come per far li metalli . Onde bìfogna che prima^ 
gli elementi fi faccino per natura argento yiuo , & folfo auanti che quefiì 
elementi pojfmoejferprimamateria de metalli. Esempio . Quando yn'- 
Jjuomq è coTppofloyeJJò non è compoftodelli quattro elementi » che fi ano 
Mchora, quattro elementi j ma la natura gli ha già trafmutati per far 
fperma y&lìha fatti fferma ,<&- cojì li quattro elementi 3 non fi puon 
chiamar la prima maceria delli metalliypiu tofio che dell'altre cofe^fe pri- 
:m4 effi elementi non fono ynitiyò trafmutatì alla forma de' metallii & non 
fon fatti mer curio y e folfo. ^Allhora faran la prima materia de metalli 
propria, perche faccia la natura; poi ciò che ycrràyfopraquefiamateriay 
ff io è mercurio, & folfoy che yi faran fempre forma metallica. OMaper 
^4Hantij mentre che efjl erano anchora quattro elementi, & non erano an» 
'4chora argetito yiuo, & folfo ^ la natura haurebbe potuto efiender fi àfat" 
■ne qual fi voglia specie d^ animali , che fi troui al mondo, come yn leone, 
^n boue, yn'huomoyòyn arbore^ qualch' altra cofa . Cefi fi vede chia- 
ramente che li quattf elementi non fono prima materia de metalli, ma fol- 
fo, & argento yiuo , quali fono chiamati propriamente , & ver amente 
prima materia detti metalli. ^Perche fé quello foffe y ero, feguitar ebbe che 
gli huomm, Ó" i metalli, & gli arbori, & le piante , ^ le beHie brutte, 
foffero yna medefima cofa , j& non haurehbeno alcuna diiferen'za : Con- 
ciofia chei metalli (fé quello fuffeyeroj non farianofe non quattro ele- 
menti,^ cofi tutto fareibs yna cofa, <& quefiofaria yn grande inconue- 
niente alla natura. ."Però fi vede chiaramente , che quattro elementi re- 
Sìando co fi mfHanatura,ò forma, non fono punti) la prima materia , de 
i metaUi . voglio anco prouarlo à queflo modo . Se qucfio fuffe yero,ih'i 
quattro elementi fuffero la prima materia detti metatti ,feguitarebbe che 
delli met atti fé ne potria /hr hnomini i& le altre cofe vegetabili , pep*?- 

cbèf 



84 S O G N O 

che gli huèmìni non fono fatti d'altro [e non dì quattro elementi t & cofi 
feguìtarebbcyche dì cìafcuna cofafì potrìa far qualunque cofa . \Atal che 
yn Cimile non generar ebbe pÌH tofio il fuo fìmileiChelì metalli '.perche ogni 
cofa non farebbe altro che quattro elementi , & come tu fai che tutte le 
cofe fi fanno di quattro elementi ,• Cofì non farià, bifogne di generation al- 
cuna.ne dì fem e proprio, per eh e non vi farebbe alcuna d'iffsren'za ; perche 
ogni cofa farebbe fhtta da quattro elementi,& tutto farebbe vnafoJìa'X^, 

Il Conte aduce efiempio di quanto ha detto, &feguepoi più oltre. 
Cap. »7» 

L jperma deWhuomo feparato da quello della donna, non 
g W^S^' farìa punto la prima materia del fanciullo ;per che la na- 
H y^^^^ tura ne può ben far altra cofa , durante la feparatìene , 
come conuertirlì in materia verminofa(JHa quando ejji 
fono vna volta càngionti,& ynìtììnfteme. nella tot Vir^ 
tu,ft che l'vno habbia in fé la virtà dell'altro^ & l'altro 
parimente la virtù dèU'yno^allhora la natura non può far' altra eofa , che 
quella forma del fanciullo ;per che quella materia non può hauer' altro fi- 
ney& però quefta vnionefi chiama prima materia ; Terche doppo che 
quefìa prima materia è fatta, effa natura operante fopr a detta materia 
dineceffitànonpuò giamai far altro fopr a quellamateria , fenon la fot' 
ma del fanciullo : Concio fta che la natura non può dar altra forma alld 
mifterìa^fopra la quale ella opera, fé non la cofa, alla quale quefìa mate- 
ria è inclinata, & diJpoHa al fuo fìnc-^ . Effendo adunque fatte quefìe 
ynionì fermaticela natura operante non gli può dar altra forma, che 
humana,perche quefìa mede/ima natura non è dijfofla , ne hapoffan^a dì 
riccHer altra forma che quella della creatura. Esempio groffo per gli 
ignoranti . Quando vnhuomo andando in qualche viaggio fi trou a in vn 
principio d'vn quadrìuio, effo non è già anchora nella propria uìa, più che 
in -vé' altra . CMa quando vnavoka egli è nel fentiero , che s'addriccia 
vd Cd nino, faccia poi ciò che vorrà, continuando il dritto camino che ar- 
Yiuaràdoue deftdera . C o fi appar chiaramente che cìafcuna cofa ha la 
fitapr-jpTÌa -via^^ lafuapropria materia,nella quale effa fi fnifce ; T^on 
che qu ylimque cofafì faccia di qualunque materia : perche fé queHofuffc 
-ppro,nQn atraderia chefoffe, ne cieLo,ne pìaneta:perche i quattro elemen- 
tì,maìn"n //mt ariano la lor natura, (^ tutto fari a vna cofafilche faria co- 
fa Molto erroneaiperchefì vede chiaramente per ì^erien'xa ,che Qafcuna 
fdfahaUfii^ caufafìmil€,dalla quale fi vien a generar naturalmente , &" 

non 



SECONDO. Ss 

non fé ne può fkr altra cofa; Come n atura per fhr rn cauaUo prende la w<f- 
tura cauallinaimutatain jpertnarnìta di due nature veramente contra- 
rie, ma d'vna medefima^ecìeyCÌQè cauall'ma.Eperfar vn'buomo la natu- 
ra non prende natura cauaUìna principalmente., ma humanayperche ciafcn 
na cofa,hail fuo f€meprincìpals.,d'ond'ella ft fai& ft multiplica da fé me- 
defìma^^ non altrimentetEt queHo anco appare nella, creatione dell'Imo- 
mo. DÌO prima fece fhuomo^S' poi la donna,&- dìffe loro: Fate di volfofia 
'Ze ftmili à voiy& aW altre cofe terrene, che hauea fritte dìfJeyCcrminet ter 
ra herbam yìrentemj<&' fequitur^cuius femen flt infemetipfo. Se d'vna ce 
fa fi foffe poffutOjò haueffe voluto 1)iofar tant' altre forti di cofe^non hau^ 
rebbe fatte tante femenze:ma n'ha voluto far di ciafcuna forte , accìoche 
ciafcuna, cofageneraffe ilfuofimile.Dìffe anco Dio à T^oe: F adibì archa: 
tir ex cunBis animàtìbm vniuerfa carnis,bina, & bina induces in archa: 
De volucribm iuxtagcnm fìium &c> accìoche quando la mia ira, farà 
paffata ciafcuna fi moltiplichi nella fua fiecìe . Cofi adunque tu vedi chia- 
ramente che ciafcuna cofa ricerca ìì fuo fìmile,per generar j& fare .-perche 
cofi ha creato Dio le radici di dìuerfe creature , àfine che ciafcuna trmlti" 
plichi lafuafufìan'xa. Quefio voglio anco prouareper autorità de Filofofi; 
perche Scotto dice chiaramenteyche argentoyiuo coagulabile,^ argento 
viuofulfureOifono la prima materia de imetaUlDice anco nella turba vno 
chiamato Noxim,'dquaIefu Re d'^lbmia . Sappiate che daWhuomo non 
vienfenon hnomo^tér di volatile volatile, & delle beiììe brute, befliebru- 
tei& che la naturafimbolÌ7;afolamente nella fua natura, & non in altre. 
Dice anco Giouanni di Musnelfuo Te§iamSto,ciafcun apporta ilfuofrut" 
to: vn peraro pereyn melo granato melegrana;&' cofi fa il metallo, il qua 
le multiplica il metallo,& non altra cofa Quefio medemo dice Ceber nella 
fua Summai& in molti altri luoghi :quantunque tutto il fuo libro fiafiofì-^ 
iiico^&' pien d'errori Noi habbiamo e^erimentato il tutto ,&per ragìÒ- 
nìifeculatiue conofciuto, & speculato ; ma non habbiamo mai trouato , 
ne farebbe poffibile di trouar cofa alcuna, chefuffc dimorante , fìante , & 
permanente fopra il fuoco , eccetto che quella foia humidìtà vifcofa, la- 
quale è radice di tutti i metalli : Concìofia che tutte le altre cofehumi'- 
de,per il fuoco leggiermente fé ne volano, c^ euaporano ,f£p arando fi l'vn 
elemento dall'altro . Come l'acqua per ilfuoeo : Vvn a parte fé ne anda- 
rà in fumo , l'altra inacqua , & l'altra, refìa in terra al fondo del va- 
fo ; E eofìftfeparano gli elementi dì tutte le cofe, per che effi non fono ben 
ynìti in homogeneatione : & fate quanto piceìol fuoco volete , & mette-' 
teui ciò che voiete,egli fi confumerA,& fepararà dalla fua naturai compo- 
fitione. Mal'humìdità vifcofa , cioè il mercurio j non fi confuma punto^ne 

file- 



S?r 



8^ O d N O 

fifepara daUafua terrA^ne da altro fm eleménto , perche o tutto tfì refia l 
è tHtto fé ne uà uìa: & per qualunq ; cofa fi fta^non fi mìnuiràdi pefo. Et 
pertanto con quefie parole conclude Geh" . he per queSla degna pietra 
non bìfogna altro fé nonfolafuftantia di curìo,per arte benìjjimo mon 
difìcataypenetrante,t'mgentey& che fofiiene alla battaglia del fuoco,& che 
non fi lafcifeparar in partì diuerfcymafempre fi mantenga nella fua fola ef 
fen'za dì mercurìofità. adunque dice effo Geber . Quefìa cofa è congìontat 
& nel profondo radicale de i metaUì,q^ corrompente le forme imperfette^ 
& fé gli introduce vn' altra formayfecondo la virtù dell'elixirejOuero we- 
dicìna tìngente fecondo ilfuo colore. »Aros anche gran ^3& gran letteror 
to dice, che la noflra medicina è fatta di due cofe exifienti in ma effentia, 
cioè dell'unione mercuriale fijfa,& non fìjfa^^iritualei& corporale^freddàL 
& humìdaycaldai& f€ccai& d'altre cofe non fi può fare . 



Il Conte fegue nclfuo ragionamento intorno alla materia» 



Cap. 



iS. 




"EV^CWE l'ingegno dell'artica non introduce cofa al- 
cuna di nuouo in natura,nellafua radice: Ma natura è aite 
tata d all'art e^et l'arte dalla natura^qualinfe fiejfafinìfce 
i de fiderij fuoi. fecondo Vintentìone del buon'operante^de- 
hit amente imitandola: & l'arte aiuta la natura nel com- 
7^-^ pir'ifuoi defiderij (com'è detto) fecondo l'ìntentione del 
perfetto operatgyg^ Dice anche dioriono. Mefcolatey& gettate la medi- 
cina fopra i corpi imperfetti: & dice che quefìo non è altro Jenon argento 
"Viuo operarle effalta.ro, fopra l'argento viuo imperfetto ;& co fi eglimofira 
chiaramente. che quefìa cofa non è altro che argento vino. Arnaldo anche 
di Villa nuoua dìce.Tutta la tua intentìone fia à digerir,& cuocercela fa- 
fianca mercurialejaqualefecodo la fua dignità dignificarà il corpo,il qua- 
le non è altro che fojìan'za mercuriale decotta per arte. 

QueHo fi potriaprouar' ancora per molte ragioni ^ che il mercurio du^ 
pUce,élafola materia propìnqua prima de' metalli, &■ noni quattro ele- 
menti. St io l'ho voluto prouare per far tacere vna moltitudine d'ignoran- 
ti fi quali per confirmar i loro errori, dicono y ^ affermano i quattro ele- 
menti effer la prima materia de' metalli . Cofifipotria arguir anche con- 
tro di me : tJMa rispondendo diciamo. Noi riduciamo i quattro elementi, 
poi e per noflra arte) in mercurio & folfo , iqualì fono la prima materia 
de i metalli. Et per tanto farìa fiato meglio hauerlì ridotti in quefìa ftm- 

piicita. 



SECONDO. 87 

flÌ€ttà^& futùl'ità dei quattro elementi , c'hauerlìfolamente ridotti nella 
loro prima, &proJJìma natura y cioè in fola fn/ìanTa mercuriale. iJìfaÌ0 
per confonder cjucjìì Icf errori , y aglio pronar effcr falfa la loro peruerfa 
cpenione, acciò non fi dica ch'io emendigli altri, per mala voluntà, & non 
per buone ragioni.Io ti dico adunque , fé quejìo fuffe vero , non bi fognaria 
cbefuffe natura alcuna!,p€rche l'arte faria/perma d'ogni cofa , <& faria / - 
huomo de i quattro elementi folamente fen^a natura ,& fenx^ alter atiO' 
nCyfìf ariano iprincipij delle compofttioni; la qual cofa è contra ogni buon 
ìntelletto:Verche lanaturaproduce la materia, della quale poi l'arte fi fer 
uè. Seguiterebbe dunque c'hun medico per la fua arte ,<& per herbe faria 
rifufcitar vn mortolo farebbe guarir "imo thefcffe già gìcnto al tranfito : 
La qual cofa è contro al detto d' ^uicena,& di Kafis,douejfi dicono à que 
fio modo. La medicina è fclamente aiuto alia natura y per che mancando la 
naturaja medicina nonpotria hauef effetto ycome ben dice Hippocrate nei 
fuoi ajforifmi. L'arte prefuppone una cofa per fola natura creata^ quale ha 
bifogno d'aiuto, per far fi più per fetta. L'arte adunque aiutaquejìa natura^ 
& la natura aiuta l'arte. Fediamo ch'yn iaff citino poflo in vn corpo mor- 
tOinonJaffa.perehe non è dìjpofìopernatura. Qjiefio dice chiaramente Hi' 
pocrateyilquale fune iprincipij naturali più dluino che Immane,, .. ,, .;, 

appare dunque di necejfiìà che l'arte operante ha una materiaylaqual 
è-gidfiataper natura,& nonper arte;Terches'effa fuffe per arte y non vi 
fi richiederia la naturayche queHa faria già lafuaoperationCy & cofieUa 
fìon uì metteria niente di nuouo. Ver tanto appar chiaramentCy che la na^ 
tura da fé medefìmafo le nature Jpermatichey & le crea , & doppò l'arte 
yioperafopra,&leccngiongeyé^faeffequirìlfiney & l'intentione della 
"piri^Jpermatica n at ur ale, f opra la quale è l'operatione , & non altrimen- 
te . Et perche ti dico la yerità,per altre ragioni te lo voglio prouaretper^ 
che quando effi fono ridotti (s'egli fuffe poffibilefm quattro elementi ; Non 
hifogna doppOyche qùeHi quattro elemhifi ridu chino anco vn' altra volta 
m mercMrìoi^ folfo y che farebbe la prima materia de metalli comehodet 
to,& giàprouatoìCofi bifogneria ridurre prima li corpi in argento viuo , 
^ folfoyér doppò ridur^quefio argento viuo , &folfo in quattro elemen- 
ti,& poi anchora queHiquattro elementi infclfoy^ argento viuo , accio- 
che fi potéffe far natura metallìcaJlche fare faria gran pa%^ia . Terche 
effendo tutta vna cofa medefima,& vnafoHanxa &■ non acquifìando niu 
nafufìanxayne materia,per quefìa riduttioncy mafolamcnte vi refia fem- 
fre quello ch'era primo; à cheferueno tanteriduttioni,poi che ne più , ne 
■ manco difuHanxa "Pi era,mentre era infcrmadi ^erma dell'argento vi" 
m^^ difolfo: che deppQ che egli è ridotto ne ì quattro elementi , & non 

acquìfta 




sa SOGNÒ 

acquìfla niente dì nmuo^ne in rtrtu, ne in pefo , ne in quantità , ne In qk'à^ 

Hi à. odila r aglone . 

Rende il Conte la ragione dell: coiè fedente. Cap. tp. 

1\C HE non ri è materia alcuna di nuouo congwnts^ 
che la dìgmficafìe,& che fra loro s'effaltafferù , mafem- 
pre vi è vnafola materia menata quày & làfen'^ addit 
tione; perciò vale ella tanto in ^erma proprio , come in 
forma delli quattro elementi . Ma fé tu opponi della no- 
fir a pietra , dicendo ch'ella in ogni modo non piglia cofa 
alcuna. Io ti dico^che anxifì: "Perche noi la riduci amo, acciò chein ejfa ri- 
duttione fi faccia congiontione di nuoua materia , d'una medefima mate- 
rìai& r adice :& fenxa quefia riduttione non ft può fare : OHa glie addi' 
tione di materia,& co fi di quefle due materie l'una aiuta l'altra , & dà 
ciaf cuna lafua rirtà,perfar materia più degna,che non erano effe , quan- 
'do er ano fep arate. Et loftappar manifeHamente , che la nofira riduttione 
nifi richiede-.Conciofia che per effa la materia piglia nuoua formai^ tzV- 
. tà:,& non vi è nuoua materia. UHa in taliriduttioni come effì dicono ynon 
ft mette di più hìuna materia nuoua : Onde faccino effì ciò '.che vogliano} 
perche non vi èaltrojenon ch'efji fanno circuir vna materia fen^a rino* 
uar niente, ne cffaltarper alcuna aquifitione , ne di materia, ne di forma ; 
per tanto appar chiaramente j che le loro reduttioni nonfonofenonfàntdm 
fte,pa7^ei& errori. 



IlContefegueaprouarlefuepropofie. Cap. 50. 



OGLIO anco prouarlo perii nofìro Guglielmo Tari' 
fienfe,huomo dottiffimo in queflafcientia, & arte, & vi 
tocca bene à propofito , dicendo à quefìo modo. Nella 
creatione del fanciullo egli vi è primieramente commi- 
filone di doì femi differenti in qualitàj'uno freddo,& hum 
mido; l'altro e aldo, <& fé e co ,& dentro iluafo materna- 
le vi è il calor della madre,che digerifce^<^ mefcola le uirtà delli doifemì 
ér augmenta le lor virtù,perfanguinea humidità;ch'é dallafufìan'^^del- 
la qual è ilfemefeminile^augmentandola,& ingrcffandola,^ accrefcendo 
la virtù attiua dclfcìne mafculino,che lo nutrifce,fin tanto, che perfetta' 
meìiteftafhttauname'^nafufìanxajparticipante della natura de idu§ 

fimi. 




secondo: 9^ 

feml^totalmentefenTia dìminutìone , ne fuper fluita ; & cofì dice e^re/fa' 
mente: la natura crea lìfemì:& non l'arte; perche l'arte non li potrìa fh- 
re;niafi bene doppò che fon fhttiS arte lì mefchìa nel vetitre maternale. 
Terche come egli dice , l'arte può ben aiutare la natura à me/colargli, cO" 
meneltenìrft caldamente^non mouer fi troppo, mangiar cofe buone , cÌJ' di 
fucile digejìione ; ma quell'arte non fa fé non ch'aiuta la natura neW ope- 
ra già fiitta per effa natura . 1)opph dice egli. Cefi parimente nella no- 
fira arte, ejfa non fapcria crear lo jpermaper fé fol amente ; ma quando la 
natura l'ha creato, allhora l'arte infieme con la natura ( eh è nella mate^ 
riajpermatica già creata J la congìonge come miniera della natura^ ; 
Tenlche è chiaro , che l'arte non ri mette cofa alcuna, ne di forma , ne di 
7nat€ria,ne di virtù, mafolamente ella aiuta a perfettione quello che vi 
€f& non è perfetto; ma però fid con la natura ,&la naturai' aiutai . 
Cofì appar chiaramente per quefto notabil huomonofiro Guglielmo , ch'e» 
ra capo deifcolari di Tarigi, che la natura crea le materie , & non l'arte, 
L^adoppò ch'effe fon create, l'arte le fk effere , & congiongere con U 
'pirtù naturale, ch'i la caufa principale , & l'arte è la caufa feconda di 
queSìa ifiejfa caufa . ^erò nota bene» che l'arte non fii cofa alcuna fen-:^ 
ia natura : Terche , comevn'huomofaperia lauorar,& feminarla terra^ 
[e prima non ha la materia creataper natura , cioè il grano , ò frumento i 
Cefi l'arte aiuta la natura , & la natura l'arte . ^ppar adunque chiara^ 
wnente che l'arte non potrìa crear lifemì, ne le materie de metalli , ma U 
Statura li crea.poi l'arte gli è minifira . Onde tu puoi vedere che ne l'huo- 
9no,ne lafua art e, potrìa ridurre ì quattro elementi in forma jpermatica» 
reduttiuaine alter atiua a queflofine tendente, & non dÀffonente arìceuer 
tale attione, ne forma. Et fé tu mi arguifci che li filofofi dicono , che nella 
nofìra opera bifogna che vifiano i quattro elementi . lo ti dico che quelli 
ìntendeno che ne ì duo ?fer^ifono le quattro qualità, cioè caldo. &fecco, 
nell'argento vìuo cotto,ch è feme mafculino;é'' freddo, <&• humido nell'ar- 
gento viuo crudo,& ìmperfetto,quant'alfuofine eh' è lo fpermafeminino: 
cioè frigidità, & humidità,che fono la terrai^ l'acqua nflfeme feminino: 
^èda dire che vifiane attualmente quattro cofe elementari feparatc^^ 
tome fono li quattro elementi che noi veggiamo : perch'effe non fariano 
più mercurio prima materia de' metalli, che deU'huomo ; 7^e anche l'ar- 
te humanale potrìa alterar per farne li doi femi metallici, che fono la pri" 
rnamateria de metalli , come dice efprefìamente Calìd filofofo & Red*" 
%Arabìa . Sappiate che nel principio della nofìra opera , noi non habbia» 
ino da operare fé non di due materie fole , & non fé ne vede,fe non due,& 
nanfe ne toccafenon due , & non ren'entrano fenon due , ne al principio 

G ne 



0O SOGNO 

ne al mQT^t'ne alfine. C^a in queHe due nature, le cjuattro qualità vlfo 
noyinuofeyperche nella natura del pernia cotto , come ne'l più dìgefio i 
doipiu degni elementi vi fono in qualitàyche fono fuoco, & aria-t& nel fé- 
me crudo, & imperfetto nella fua naturarono le due qualirà ,&" i dei altri 
elementi imperfettÌ3& men digefìi,cicè acqua,& terra . Onde coftper effo 
Calid tu puoi vedere chiaramente . che in queWarte non fono fé non dm 
nature ^ermatiche d'vna mede/ima radice fé fi an'^a,& ejfenxa, cioè d'v- 
nafolafoftanxa mercuriale,& vifcofa. Stfappiate, che non fi congiongeà 
co fa che fia al mondo, eccetto che al corpo fuo . Dice anche qucfio mede fi- 
mo tutto chiaro Moriene nel fuo libro . Fate il duro acquatico , acciò che 
l'acqua fi congionga in effo, & nafcondete il fuoco nell'acqua fi-edda;Cioèi 
congiongete lo ^erma mafcuUna , che non è altro che mercurio cotto , & 
maturo, chetien in lui in digefiione, l'elemento del fuoco : (& mefcolatclo 
.colfemefeminino^ ch'i l'acqua yiua . Diceanco Ijmidrim nella Turba. 
Mefchia acqua con acqua, perche quefia è ma ^ermatica vnìone, & è in 
potenza propinqua dì riceuere,^ di venir' alla per fettione dellapietrano 
bilijfima. 2\(^/ mede fimo Codice della verità dice ^rfimeles filofofo ; 
t^Mettete l'huomo rojfo con la fua moglie bianca, in vna camera tonda & 
circondata d'equal calore continuo , & lafciateueli fin à tanto che fi ano 
fatti congionti in aqua filofofale non commune , cioè in acqua che contien 
in fé tutto quello che fi richiede alla fua perfettione, eh' è allhoralaprifna, 
materia della pietra,&' non altrimente. Ter che ella ha in fé la natura dèi 
fiffo.& la natura fpìrituale chelaeffalta,& faffirituale , & degna fu* 
Ììan%a della pietra nobiliffima . Breuemente fappìate che tutti ifilofofi, a 
fhìgl'intende bene fon tutti in vn' accordio: ma à quelli che fono ignoranti 
the non fono figliuoli della fapientìapaiono differenti , 

;'; Il Conce fegue a dimoftrar che cofa fia il follo , & mercurio de filo- 
fofi. Cap. s^' 

-^£W 0I{^^ ch^ìo fho parlato della prima materia de ì me» 
vi p tcM, & ti ho detto ch'egli è mer curio, & folfo; Hor ari-' 
che accioche procediamo all'vtilità public a, & che niun 
re Ha di non fapere che cofa fia quefio mercurio , ^fol" 
fo,& che cofa voglia dire, & come nella terra fon crea*^ 
ti i metalli^ & della lor differenza per ragioni neceffa- 
riCy & per autorità de gli antichi maefiri, & filofofi , per iquali ho a pieno 
faputo quefia fcientia, per volontà d'Iddio mio creatore . Ter hauer intel- 
iigsntìd adunque di queHa materìa,bìfogniifaper prima ^ che Dio fece nel 

frind-^ 




secondo: 9% 

princìpio vnamateria confufa, & dì/ordinata , che fi nomino Chaos : La» 

quale fu ripiena per voluntà di Dio di molte materie : & di quefìa egli 

cauò i quattro elementi ; dei quali egli fece beSìie y ^ creature diuerfe 

mcfcolandoli : ma alcune creature fece egli intellettiue, alcune altre fenfi- 

tiuej& altre vegetatiue,& altre minerali . Le intellettiue fono create de* 

quattro elementi coni' anima rationaleinfufa^ Le fenfitiue fono anchóra 

mediante i quattro elementi : ma il fuoco, & l'aria vi fono di maggior do' 

minio che gli altri : il fuoco però vi è abbaffato ; percioche l'aria è cofì 

figurato in ejfa cofa come lui: come fono le beHie, i caualli, gli afinì , canì^ 

ycelH,& tutte l'altre fenfitiue beììie . Le altre creature vegetatiue fono 

create de' quattro elementi, lequali crefcano , & s'augmentano , & hanno 

yìta^a non hanno fenfi^ne intelletto: & quefiefon compofie dell'aria , ó* 

dell'acqua che vi han dominio : ma già l'aria vi è abbaffato della fua de-^ 

gnitàper l'acqua: per vna futile fo fi an%a terreJìrevaporofa.'Doppò imi-' 

nerali, che fon creati di terra, e^ d'acqua ^ la degnila dell'acqua è più ter- 

refire che acquatica : St in quefii minerali fono diuerfe forme, & mai non fi 

fuon multiplicar ,fe non per riduttione alla prima fua materia . L'altre 

creature antedette hanno lelor femen%e , neUe quali è tutta la virtù mul- 

tìpUcatiua , & tuttala per fettion finale della cofa compofia: (Jl^laU 

materia metallica fi fa difolo mercurio freddo , cJr humido crudo : &• com 

me ho detto tutte le cofe fi fanno dei quattro elementi : cofi nel mercurio 

eh' è nelle vene della terra, fono i quattro elementi, cioè , freddo, humìdo , 

caldo, &fecco : ma i doi, cioèfieddo, & humìdo, vi dominano ,& il cai* 

do,& feccofonfoggiogati & dominati. Cofi quando per il calore del mo~ 

74Ìmento celefle, il calor penetra per tutto intorno alla terra, delle dette 

yene; Il calor continuo del detto mouimento celefle,è tanto poco eh' è ìm» 

perceptìbìle ; maperò contìnuo, cioè che fé ben ènotteeffo caler natura.'^ 

lenonrefiaperquefiod'efferuì: Terchequefio calore non viene dal SO" 

le ycome vogliono dire alcuni pàT^^ì : ma egli viene dalla refleffìone della 

fphera del fuoco., che circonda l'aria: & cofi dal mouimento de corpi ce- 

lefiì, fi genera il calor continuo, tanto lento , ch'appena fi può folamente 

ìmaginare,ò intendere ; Che fé il Sole fujfe caufa del calor minerale , co» 

me dice %aimundo Lullo, ^rìfiotìle,& altri vi farebbe fempre caler con' 

tinuo , per che la terra è circondata dal Sole^contìnouamente :<JMa que- 

\fia openìone è contraria ,però dicano ^rifiatile , & %aimundo , ciò che 

yoglìono; perche il Sole non è nefieddo , ne caldo , ma il fuo mouimento è 

continuamente caldo . adunque quel calore menato dai mouìmentìde' 

corpi cele fiì va continuamente alle vene della terra : non già ch'egli fcaU 

dì) come fi perfuadeno alcuni pa':^ j dicendo che la minerà è calda, per^ 

I G 2 ch6 



9i SOGNO 

thefefuffe calda dì qualunque mimmo calore attiuo , qual vi fuffe conti-* 
nuo , ejfa non metterìadiecì anni à cuocere il mercurio alla perfettion del 
Sole ;alqual effetto ejfa mette più di mille annìtcom'è manìfeflOyperche la 
terra èfiedda,&fecca, & le minere ftanno nel centro della terra . 'Sifo" 
gnarìa dunque dire , che auanti che il calor del Sole pajfajfe alle minere, 
ch'effe fent i/fero realmente il calor del Sole , quantunque picciolo ch'egli 
foffe, (& che noi i iquali ftamofopra la terra moriffimo di caldo , perilche 
faria necefìarioyihe noifhntiffemo quel caldo, auanti eh' egli p affale Ilaria, 
& la terra^fin'a i luoghi minerali: llche faria tanto ardente, èr fi ecceffi.- 
aOjche la natura humana nolpotria tollerare. E s'egli non fufie molto re- 
hementCyla frigidità deU'acqua,& laFl>effe%7^ ^& groffe'^^T^a della terra 
lo ammor^ariano : E cofi niuna beflia, ò creatura potrebbe viuerfopra U 
terra, fé fuffe vero quefìo che dicono . cJ^f ^ vedi come il mercurio è tom- 
pofìo naturalmente di quattro elementi, ilqu ale quando gli elementi fi muo 
ueno^ & ftfcaldano, il mercurio fa queSìa moiiene per naturai calore; & 
cofi il fuoco» ch'enei mercurio , & lì aere fi moueno , & fi leuano àpoco à 
foco , per che efji fenopiu degni elementi , chenon e l'acqua ^ la terra 
del mercurio; nondimeno lafrigidità,& Vhumiditàha il dominio ^perciò- 
the ilcalore, & laficcitàfono più degni elementi , ^ vogliono vincergli 
altri doi,cioe il freddo, & l'humido che dominan nel mercurio : per quefìa 
dlnatttralmouimentode'corpi celefli fimuoueno ancborai quattro dA'^ 
menti del mercurio 3 ciò è le quattro qualità* 

Segue ìlConte circa le co mpieffio ni de metalli. C»p. 3*. 

I SO G N^ fapercy che quòdo ì quattro elementi fi me 
uenOyfcaldano il mercurio :qu ali dominano àtal modo & 
per lungo tempo. Et prima laficcità del mercurio pre- 
tende vincer vn grado della fua humidità.,<& lo fa piom- 
bo , doppò effa ne vince anchora vn' altro grado cf loft 
fiagno.Ondepoi iì calor del mercurio comincia à lofumar 
yn' altro grado d'humìdità,& difrigidità,& lo fa argento -.Voi il calor an- 
chora più lo vince, & lo fa rame, doppò ferro , <& poi fole perfet to . Cofi le 
due qualità del mercurio, le quali auanti foleuano ilarfbttopcficper ilfred 
dOiCir bumìdo,adeffo confumano,€t fottometteno l'altre due in modo che il 
detto caldo & laficcità dominano:^ quefle due qualità che prima focc&- 
beuano ciò è caldo, & humido cominciano a mofirarfijcioè Ufhlfo^ però da 
minano la frigidità , & bumidìtà iejfo mercurio ^& tcUan fuperiqrì il 




S t e N DO. P5! 

caldo,&fecco,cìyèìl folfo del mer curio. Co fi bìfogna intendere^ cioè che 
ìlfolfo none vna cofafeparataiò diulfa dall'argento viuo, mafolamente è 
quel C(ilor,& fìccìtàiChenon domina anchóra alU frigidità ^ <ir humidità 
del mercuriojlquale doppò domimtj& dlgerifce l'altre due qUaUtà,cioè la 
jrigidità,& humìdità,& yi imprime della fua, virtù , & per quefli dìutrft 
gradi delle de cot tieni:, fi fanno le diuerfità de'metalli^y ilcheper i^erien^a 
riguarda alpìombo^egli è volatile per lungo fuoco continuo^ perche le due 
qualitàyCioè iljreddOy& Ih umido del mer curio-,non fono anchora Siate al- 
te rate per il cald0i&- fecco:<^ il caldo & fecce non vi dominano anchora 
per modo alcuno ^che s'effi vi dominafferOinon fé ne fugirehhe a patto alcu 
no difopra al fuoco quantunque grandijJimo,ilche il mercurio farebbe per- 
fetto fuoco, cofì bene com'èeffofuoco : & non lofugirebbe t mavì ft godem 
rehbe dentro come nelfuofimile : e tutti gli altri metalli lo fuggono (ec' 
cetto il SoleJ perche fono anche f'eddiy& humidi,tenendo Vvnopiu, ò me- 
no che l'altro della jrigidità,& humidità. adunque eff fuggono il ter con 
tr arie jilqu ale no pojfmo foffèrire,dilche ne volano:perche ogni cofa fugge 
il fue contrario ,è^ fi gode nel fuo fimile . Onde feguita che ìlSolenon è 
altro che puro fuoco nel mercurie ^per eh e mai non fé ne fugge dal fuoco , 
fta quanto grande fi voglia, & tutti gli altri metalli non lo ponnofopporm 
tare y &vnopiùy<&' l'altro manco y fecondo eh' e jjì fon più propinqui alla 
tomplejjìone del fuoco ; d'onde fi può comprender la complcjjionede ime- 
talli,& lorminerCyperche il folfo non è altra cofa che puro fuocOyCÌoè cal- 
do e fecce occultato nel mer curio yilquale per lungo tempo nelle minere per 
ìlnatural mouimento de" corpi celeìiifi muouCy & opera fopra gli altri cor 
p\,cioè freddo y& humido del mercurio , &U digerisce fecondo i gradi rfe/- 
.l'alter atieni in diuerfe forme met attiche . Delle quali la prima è 
. .^ \ , piombo, & la manco calìda negra : e la feconda è Stagno , U 
terxa argcntOyla quarta rameyla quinta ferro', & lafejia 
ero, ilqual è nella fua per fettìone dì tutta la natura 
metallica, & è puro fuoco dige/ìo per il 
folfo , eh' è nel mer- 
curio . 



•i<l^.«tìó:^i '- ■.^^<3^o\iiii-.-.i.o'^;.iQ.. I , II. 



5>4 



S O G^ N a 





IICóntecontr^fopenìonH'rf0^fe4e'itibìdifcopr^^^^^ '^/i^s^5 

V hai veduto chiaramente che il fì>lfo non-è -rva cofS, 
fepàra^ta dalla foflanx^ delmercurìo,i& noti éfolfo ybl- 
gareiperche s'egli fujje folfo volgare Jo vorrei dire che 
la materia dé'metallì non farebbe d'una natura homo- 
gene a. ili he è contro f- detti di tu tt ì ìfilofofi. CMa i fi- 
iofif hanno'chìamàto que^o , folfoy percioche cjucJìa 
qualità domina in vna cofa infjammata»comefolfo cal- 
do &fecco , & per quefta fimUitud'ìnel'han chiamato folfo , non che/ìa 
folfs volgare,come alcuni goffi fi perfuadeno . Cofi tu vedi chiaramente 
che la. forma metallìca^ncn è creata, altrìmente che per natura^ & eh' è dì 
purafvfian'xamcrcurìale,& non eflranea . Et queSìodice Ceber aperta- 
mcntenellafiimmayCofi. T\[elprofmdo della natura del mer curio J il fai- 
fc^òfta fuoco che lo cuoce ^& lo f aperfetto per lungo fpacìo di tempo yUeU 
le vene delle mìner e della terra.Lo dice anche Moriene , & ,Aros à quelle 
Piada. ì^ajìro folfo jucn è folfo volgare,ma è fijfo , j& non vola jiunto , & 

non 



S E, e O N D O. i>5 

non abbrucia , & è di natura mercuriale, & non à^ altra cofa;perh dicono 
ejjì : Facciamo noi come la natura , perche la natura non ha nella minerà 
aìtrawatcria per cperare,fc non pura forimi mercuriale : perche nel detto 
mercurio è il folfo fiffo,& incombujiìbìle yilquale compifce la no/ira opera, 
fenxa ricercami altra fufìan'xa, che purafuHanTa mercuriale . UMedcfì^ 
■ inamente dice Calidyi^ Bendegidy& (JM aria profeterà chiaramente co/ì, 
la natura fa i metalli in puro calor & ficcità fuperar il freddo & humido 
del mercurio alterandoli: non che altrafofla}i'xalifipplifca,^li conduca 
àperfettione. Qjtefio appar chiaramente per tutti ifìloffi che furia lungo 
à raccontarli . In olire alcuni fciocchi vi fono che ft perfuadeno che nella 
procreatione di metalli vifia vna materia fulfurea^eflr anca :ma ifilofofi 
dicono tutti chiaramente , che dentro il mercurio quando la natura opera, 
vi èjolfo rinchiufo^ma egli non dominafoluo che per ilmouimento e alido; 
U detto folfo alterali duoi altri elementi del mercurio: & la natura jper 
effo folfo^nelle vene della terra, fa fecondo li gradi delPalteratìoni ^diuerfe 
forme di metalli. Co fi parimente noi imitando la natura, nonmettiamo co 
fé ifiranee nella nojlra materia,ma nel profondo del noftro argento viuo, è 
ilfuo folfo fi ffh incombufiìbile,(&' mercuriofofilqu ale però non domina aU" 
chora. T er che l'h umidii à3& frigidità del mercurio volatile li domina per 
continua attione del calorejch'èfopra effo ; co fi l'argento viuo nofiro per' 
feuerandoilfiffof ch'i mefcolatoper tutto il mercurio volatile , domina & 
i^ince la jrigidità,& humidità del mercurio: Et il calor & ficcità dclfijfo 
che fono quefìe qualità,comincian' à dominare: St fecondo ì gradi di quefla. 
alter atione del mercurio per ilfuo folfo, ft fanno diuerfi colori metallici^ ne 
fìiinemenojche lanaturafanelleminere. 

Di gradi delle Élteration! intorno la fgeneratione dell'opra filo- 
fofale. Cap. 34. 

e/^ prima alter atione è nìgred'ine faturnale: la feconda è 
bianche:^ giornale ; la terT^a Lunare : la quarta è Ve- 
nerea:la quinta Martìale:lafefta Solare ; & per la fet- 
timanoi mettiamo vn grad-o con nofira arte , più perfét' 
tOy che lanaturanonl'ha fatto in perfettion metallica, 
inmodo che la facci amo vn grado nella perfettion metal 
licapiu perfettajinroffeT^afanguinea, & eccellentiffima . É co fi cfiendo 
più perfetto che la natura,non l'haueriafaputofare,effo può far perfetti 
gli altri. St s'egli nonfoffe perfetto fé non in quel grado che la natura fa 
perfettOjàche mi feruirebb? pigliar la fatica di quefto tempo di nouemeft 




^ S O G N O^ ? 

e mex^ ^ Terche noi pigliar e jjlmo cofi bene quel còrpo come la natura 
l*ha creato. tJMa come per auàntì ho dimofirato, bifogna che il corpo ma^ 
fculino fiapiu che perfettOyper l'arte^ cheimita la natura. Et cofi perla 
fita grande , c27» altaperfettione\effò potrà far perfetti gli altri imperfetti, 
perlafua abondante^^ piena radiatione,in pefo^ìn colore .in fuono, & in 
fuHantia^nellafua radice de i principi^ minerali. Teròfaria /implicita , à 
fenfar diperficer quello che cerchiamo fnr perfetto,p€r altre cofe cfiranee 
: dcue non è ponto di commistione infua radice,com.e dice la Turba . "Doue 
la verità è remota da tutta lafùl/ìtàja bifogna tenirfì;et anco dice xArif-r 
cleofilcfofoy chefugouernatorperquindecìannidi tutto il mondo per la 
fua grande fcientia3& intelUgentia , ilquale era Greco , & fu ragunator 
de i difcepoU di Titagora^ ilqual Tìtagora,fu vno dé'pìùfauij dopo Heri- 
mete ; Et fi legge che mainon fu trouato mendace ., però egli fi chiama in 
alcuni libri d'^Jìrologia il veridico Tit agora . Queff^ricleo dice nella 
Turba de' fìlofofi^che la natura non s'emenda yfe non in fu a propria nafu^ 
ra . Come adunque fi ruol emendarla materia, fé non nella fua propria na 
tura f* ^guarda anchora quello che Tarmenìde parla , perche io dico in 
yeritàjch'cglifu ilprimoychemi cauè de' miei errori , ^-fnlft cpcrationì, 
dicendo che la natura metallica non fi emenda fenon nella fua natura msr 
taUica, & non in altra cofa, fìa qual fi voglia . Et per la tioflr4 artenojt 
affolueremmo in noue\ ouerìn dieclmefi quello in che la natura metterà 
mille anni: perche prima il calor naturale nelle vifcere della terra équafi 
niente; perche fé il calor vi fcffe egli fi fùria pr e fio :m a nella noflra opera 
•Boi habbiamo calordupUcCycioè delfolfo interiore, ^ del fuoco €§ìeriore^ 
aiutante l' vno all'altro . 7\[on , già come dice Cojlantino ,.& Empedocles 
che il fuoco fìa de lafuflan%a della materia ch'augmenti l'opera , perche 
nefegujrebbe che la materiApefarebbc de dì in dìpÌH,jlche è vna fofapi^ 
na d'errore, . , 

11 Conte tratta come deueeffer il fuoco della fìlofofale opra. 

2\[ oltre h ti dico che il fuoco è tutta tari e s della quale 
fi feruela natura ,perilchenoì nonglipoffiamò ^nefap' 
piamo jnr' altra cof a . Et però fappìa che il fuoco » ^ 
f-eddo non alter a^ne l'vno nel'altrOy& cefi il fuoco gran 
de l'irtfpedifce d'hauer mouimento ìvn con l' altro y^ fa 
che non fi me [celino l'vncon l'altro. Ma fkcìafifuecova 
forofOfdigefiiuOjContinuo^nQn violento jHttile^QircQndmte) aerofo^ chiufa^ 




secondo: 91 

thìaro^non comburente , & alttrantetmapenctrante^t^ rnico: Ut in re' 
rità qmfìo che ho detto è tutta la maniera^ & modo telfuoto. Kccapìtu" 
• la bene , effamìna bene quefle cofe à parola per parola , & Tederai che 
queflomedefimo appare per tutti i detti della Turba defilofjì . Et & qus" 
fio propofito redi, che ciò dice il grande Rofario . Guardati dì non far la 
nojìra folutiont auapti il tempo debito , perche qucfia fcfiìnatione farìa^ 
caufa diprìuatione della lorigiontimie : Terò dice egli -j/ìa fatto il voflro^ 
fuoco perfeuerante , ^ dolce in grado della natura , & amìcahìle al coT" 
pOy^ digercnUydeJJicciinte3&- tfciudentela fì-ìgidìtà. ^nche à qucfo 
fropcfito dice UMaria la prcfeteffa . Il fuoco forte ^ impedì fce di farla. 
congiontioncj ma dcpoi la congiontione il fuoco forte tinge il bianco in rof- 
fcTi^a dipapauero campeflre , <jr di xajfrano . il che tu puoi ìmaginare da 
te mede/imo il modoycome ioficffo l'ho fatto . E più ti dico , ch'io lo mefìo 
in calore del fimo, & non valeua nulla, in fuoco di carboni fenxa mifura, 
tir la mia materia ftfuhUmaua, <&■ non/ì dìffolueua niente , ma coi fuoco 
compio t'ho detto rapcrofo^digerente, continuo ^ non riolente^futtile , fir- 
(ondant€y aerofo, chiaro., cbiufo, non comburente , alterante jpenetrante^ 
^ vnico ytu ridurrai a perfetticnela materia . E fé tu farai huomo tale 
quale dei effere, & vero figliuolo della fapientia , ^ ^udiofo , tu inten-^ 
derai per quefle parole quale deu€ effe f il fuoco . E mede firn amenti ri" 
'guardala Turbade fi loffi fen^a alcuna ììiuidìa y V e Jperientia artificiale 
ti mofirarà quale deggia effefil fuoco . Guarda anchcra quel <:he dice il 
iuminare d'ty^rifìctile . Il mercurio fi deue cuocere in trìplice rafo filo" 
fofale , & quefii fifa per far euaporar, & conuer tire Tati iuità della fìc- 
€Ìtà delfuocOy nelThumidità rapcrofa dell' aere corrumpentey& circonda» 
tela materia . Fedi alpropofito quello diceGeher , & Seneca affermane 
■ do che il gran fuoco non digerifce la noflra materia , ma il fuo caìor alte- 
'rantey<&' bu^nó,ilqual'èfiujfatOy'^ fé eco, per arte fatto humido : & di 
quejìoho voluto paflar'ynpoco .,perche è il fuoco che la fa perfetta ì & 
the ladefirugge : come dice ^ros , ^ Calid : In tutta la nosìra opera^ 
tione il mercurio nojìro , & il fuoco ti bafiano al me7^ 3 & al fine , ma. 
fiel principio non è eofi jperche quefìo non è anchora il nosìro mercurio , 
ilche è buono da intendere . Dice ancoi^oriene : S apiate che UnoHro 
metallo éroffoymanoi'non ne habbiamo niunaytiHtà,fin ch'egli no fia fat- 
to bianio. Etfappi che l'acqua tepida lo penetra , & imhianca^com'ejfa è 
bianca , & il fuoco humido, & yaporofofdil tutto, vedi anche quel che 
dicono Bendegid , & Ciouanni di OÌ4eum ^^ anco ^liiCoft voi che tut- 
te le notti, & giorni cèrcate-ijpendeti la yofirapecunia, confumate i ycfirì 
hmi}fndcte il voifró tempo , vi rompeteivofiri cermllì 3 & fiudiate in 
- t tant§ 

m 




p8 SOGNO 

tante futtìlhà de libri. Io vi /àccio fap ere ,& vìnotìfico in carità , &ple^ 
tà come fa il padreml fuo Tnico figlìuolOich'ìmhìancate illatkon rojjbper 
l'acqua bianca rifcaldata , & tepda^ & tanto rimbiancate , & /caldaie, 
& intepidite /n che il bianco fi rubìficbi:& poi rompete, & Jìracciate tut 
ti i yofiei libri tanti re^iminiit ante fot tigli e7^<& credi à me, altrimente 
/kcendo non ti farà/e non rompimento dì ceruello,percbe tutti alfine fi ri- 
ducano à qtieflo che ti dico . 

Per nìsgg5orch-2:e^z f gyeilContearaggionar inrorno ipefi & colori , 
. " "^ Cap. i'é. 

E tu voi anche /apere (che quejìa parola è una delle mi 
glior parole che fono fiate dette) guarda il Codice della 
yerita/Siancheggiate il roffo , poi rojfeggiate il bianco, 
che cjue/ìa è tutta l'art e, il principio e'ifine . Et io ti dì- 
_ co che fé tu non far ai negro prima , tu non potrai bian- 
^>§j^^^^^^ cheggiare,perche il prin àpio dell'imbiancarle far negro 
qual'èfegno vero diputrefattione^d'alteratìone, che il corpo è penetrato , 
&- mortifìcato,-& almioprqpoftto dice Morieneìl fauio Filofofo B^ma- 
no. S'egli non èputrefatto,& nero,egli non fi di/foluerài& s'egli non èdif 
fcluto, lafua acqua non lo può per tutto penetrare, ne imbiancare'^ Ver che 
vi è bifogno pi ima di mìjìione.auanti che vifia vnione^ & ci bìfogna alte" 
ratione.auanti che vifia milione, ^ vi bifogna corruttione , auanti che 
yifia generazione, ó" co fi per quefli gradi la no/Ira materia e /atta all'e/sS- 
p'io detta natura in tutto & per tutto. fen-^a altro, ne piu^ne maco, come tu 
puoi vederti intendere per le mieparole. Maperche alcuni potrianopar 
lar del pefo della nofira materia,^ ancho come la naturapiglia effopefo,: 
Io ti ridondo che netti luoghi delle minere non vi è pefo alcuno , come ìq ti 
dico iper che aU'hora fi ricercarla ilpefo,quando vìfojfcro due cofe , òpìu; 
ma quando v'è vna co fa fola, & vnafolafofian'xa non bifogna guardar al 
pefo;ma il pefo è per riff^etto delfolfo,che è nel mercurio, per eh e com'io ho 
dettoci' elemento del fuoco , che non domina nel mercurio crudo , è quello 
che digerìfce la materia,zÌJ^ però chi è buon ^ ilo fo ,ejfofa bene quantofe- 
lemento del fuoco è piufuttìle che gli altri elementi'ér quato ejfopuò vin- 
cere in clafcuna compofulone detti tre altri, elementi, & co fi II pefo è netta 
compofition primaria elementare d(lmercurio,& in niun' altra cofa.Terò 
quello che vuole ajf migliar la natura in tutte ,& per tutte l'opere , deue 
proportlonar llfuopefo ad ejfo elemento detta natura], &non altrimente» 
et a quc/ìopropofito-vedi qmttoche dice il Codice detta verità, che fé vuoi 

fare 



SECONDO. 97 

jhte compofitione [en%a pefo la tua operatìonefarà tarda , & rifarà per- 
der r animo Je tu non lo f'^r ai tanche a qutUo prcpcf/to dice ^mbigada- 
xar che fu maeflro di Tlataie & ^hagaT^el in queflafcien':;^a . Lapoten^' 
%a terrena f€pr a Ifuo refiHentc,fecondjo la refficn^a è dìffcrcntiatadaW- 
attione dell'agente inqutjia materia refluente. Lequ'ìiU parole fono paro- 
le yere,& inaurate peif il fondamento del pefo :& mi ricordo che altre rol 
le io l'ho benponderate , onde chi non è letterato non l'intenderà cofipre-.- 
§io,mafe tu ncnftì letterato fate le e^wner per vnf. piente, e clifireto . Io 
medefimoteVeÌfon€rei,fen%achétu andaffiperlemani d'altri ; ma io ho 
promefo,& fitto votoà7}io,é^ aUardgicne,& alti Filofcfi\, che mai per 
me in parole chiare, ò volgari non farà meffo il pefo ,ne la materia , ne i co- 
lori fé non perparabolei& paroleparaboUche^ìeejualì tu haurai pnftò . E 
ti dico bene che quefte parabole fon tutte rere Jen^^' dìminution alcuna^ 
ne fuper fluii àfeguit andò' l cofiumedelli fauij. 






:annaiio 




^ ' ' •ElTpi'MdòhélacrcòDte snob creder si" "So'fiiìlcatori ch'ing, 

V hai int'efd con chè'yia ho troudtà qurfla opera,^ ti' dì- 
co che l'ho fatta quattro Tolte que^a benedetta pietra- 
Terò non creder ali a moltitudine de gl'ingannatori ^per- 
ch'io ho jpefo con gì' infami atori tutto'l mio bene-: iquall. 
m'han fìtto jpendcr none milt^fcuti. Ter ìlche nocrcd.er. 
a tantifjffiìcatmìqiialipp^èrfuade'no di farla nohìfpìe ' 
tTra,ccme'(ìff angue, d/yrina, di -po-ùa^di cdpillì , di cerHelli d'hucmo , (;^ di; 
Jnclt' altre infinite cofe, peri he io iene auijo . Ti dico anchora \ ch'io l'ho 
hauuta doppol principio fin'alfiWè , & -hdueuo ben fettantaquattfannì 
auanti ch'io la fàpirjfe,& h aucitd'cominci aio-quando haueua diécefeite an 
nifolaménte. lMo. s'io. h due JJt Ulti ìlìvri huGhì, che doppòi ho hauuti , io 
non vi haureimeffotahtojmdio non tardaua pet altro,cbe per mancamen 
to di libri buoni fperch^ìo.nofì f'ggeua fé non ricette &Ùibrì falfi , & non 
conuerfaua fé non con gmtifalfe^ladre],!^' ignoranti, & maledetti da Dio, 
& da tuttala filoftfia.XjHix doppò ch'io ho hauuta quejìa jcientia , io ho 
fratticato con quin.de ci per fone che là fapèuano veramente. Sfiagli altri 
v'era vn Barbaro ilquale quando noi. ne pàrlauamo ir/fieme ^pcrè io l'ha' 
uca hauuta già duoi anniìma non l'haucua anchor fatta , & quando per 
ventura mifcappauaunaparolanèl di^mtare.yche fccprìua ch'io non l'ha- 
ueafatta;quefio "Barbaro alThora mi voleuafuiare e difiurbare;maìo U 
fapma cofi bencj come lui: ^' mi màe^utauamo come da fratello , afra.' 



ICO SOGNO 

fello 3 & lafm gran cofa di che noi parlauamo era di celar quefla fcìeu" 
'Z^a preciofa . Terllche come dico, doppò ch'io l'hofaputa, ho hauuto ajfxì 
f Tattica con quelli chela fapeuano per auantì rh* q l' h atte ffe fatta, & par. 
[aliamo chiaramente ; ma quanto al fuoco, (& maniera di quello, ejfi eran 
dìuerfi l'vn da l^altro ; benché il fine fujfe tutto ma cofa : come dice la 
turba de Filofofi . Fate che il Tafano nonfs ne voli più tofìo di quello che 
io feguita , perii che ilfuocofifa in molti modi^ com^ l'huomo vude^e chi 
t'ha fatto, cefi l'ha veduto . Onde concludo adejfo ,& intendemi , che la 
ììoiìra opera è fatta d'vna radice, &■ di duefofianTe mer curiali, pr e fé tut- 
te due crude,tirate dalla minerà nette,&pure,(& congionte per fuoco ad- 
miniflrato , cerne la materia lo richiede , cotte continuamente fin' a tanto, 
che due fi faccino yna . Et in quefi'vna quando effe fi fon mefcùlate, , tt\ 
corpo è fatto Spirito, & lo Spirito sé fatto corpo . ey^dunque da vigor* 
al tuo fuoco , fin' a tanto che il fijfo tinga il fuo corpo non fiffo , nel fuo co- 
lor e, & nella fua natura : E fappi che quando egli è ben mefcolato effofu^ 
pera tutto, & riduce tutto a luì, & alla fua uirtù , & dapoi egli tinge & 
vince, mille volte mille, & dieci volte cento millia, onde chi l'ha vedU" 
io lo crede . E cofi fi multipli e a in virtù & in quantità , come il venerabi- 
le, & veridico Vit agora , & Ifmìdrio , & il Codice dì tutta la verità ne^ 
parla eccellentijfimamente , & fappi che mai in niun libro , io ho tròuata. 
la multipli catione fé non in quefli fette libri cioè nel gran %gfario.nel "Pan- 
dette di LMariaprofetejfa,nel veridico, e nel te/lamento di Titagor annet- 
ta benedetta Turba, in Moriene, in ^uicenna , & in Klenbugafal che fji 
fratello dì Bendegid,& diJefis , ch'era della Città di Cofiantinopoliì Si 
s'in altri libri ella ui era, mai non l'ho faputa comprendere . ^nchoraìo^ 
ho veduto vn della Marca d'^nchona, ìlqualfapeua beniffimola pietra i 
ma della multiplicatione non fapeua nulla . EgUmìfeguitòperfei 
anni; ma egli non lafeppe mai per me , per ch'egli haueua co/i 
bene i libri come io . lot'ko parlato di tuttala fpecula- 
tìua^& t'ho informato de ìprincìpij minerali , & . 
" ; hotti inflrutto delle ragioni necejfarie, per 

**'. le quali tu puoi eleuar l'intelletto 

tuo , & cognofcer le falfttà 
4ippreffoallaverità,et 
effer informato., 

&ficuro 
ìnquefìaopeml 



il 



SECONDO. 



101 




Il Conte volendo trattar dellj prattìca vi èlcuata roccafione . 
Cap. $S. 

%jiA io ti voglio particolarmente moflrar la praf^ 
fica in yna hellìjjima fquantimque ofcuraj parabola ^m 
che meda io l'ho fatta ^ & compo§ìa quattro -volte : 
Io ti dico beve che chiunque hauerà il preferite difccrfo 
ejjofaràj ò deuerà. effer fuori ditutte le anguHie;& uO"- 

- _ ..^ ueràfapere la verità compita fen'X^ alcuna diminutic» 

ne } Ter che in verità del mio creator Dio fio non tifapreipiu chiaramen- 

teparlare, s'io non te lo moflraffe effettualmente , ma la ragion noH vuole: 

Ter che tu iflefio quando lofaperai io ti dico da veroj che tu lo tener ai oc 

cultOyanchora più che non faccio io : & che tu farai in fdegno di ciò ch'io 

ho parlato cofi apertamente. MalavoluntàdìDioè coft , come dice la 

Turba de Filofofi in tutto , & per tutto . Terò non pigliar ai di me 

admiratione alcuna . Et dijponiamofi paffar oltre queUo paf* 

fo che di là ti e^Ucarò il tutto . Onde volendo pajfare 

non tanto mi feppi reggere , che il perigliofo pajfo 

non cagìonajfe che d'indi a riueltone giù per il 

monte non cadejp; Terìlche tutto pieno 

I di fpauento con tal trauaglio . 

mi fuegliai da coft lungo 9 

0" fantafìico 

fonno^ 




lO'l 



DELLA 

METAMORFOSI 

METALLICA- 

S G K T E II Z 0, 




ARGOMENTO. 

Vidi Bacco non fon , di Gioue , 

ò Marte, 
Ne d'altri Heroi , i lor prcggiati 

vanti. 

Ma dell'alta , foblimc , e ftupen d'arte 

Del vero Lapis de Filofofanti. 
Vedrà chi legge in quefte noftre carte 
Cofe non mai impreflè per auanti ; 
E come per virtii tant'alto falc 

Vn'huomojche diuienquafi immortale^ 





104 SOGNO 

L'Autore fi ritte uà ausntl le due porte già vedute oue vi entra, & troua 
vn Hiarauigliofo fonte. Gap. i, 

r t^' Febo /alito era l'Or'i'Xonte del Volo noflro a rafcÌM" 
gare k fi-é/che lacrime della plorante aurora ; ogni ra* 
alante /Iella era dall' Emi fphero ncfirofmarrìta ,gU au' 
'^^ (^^ fe^ ^'"^'^^ f^^ ^ ^'OK«/o// arbcfcelli fohz^auano con armonio/o 
^>^^^ ^ crt;?f j' Filomena già coniincìaua il lamentabile pianto, 
'"•viJsij^^^^^ ^r pregne con "Pna pietofavoce piangeua il fuo tri fio ca- 
fo : Quando dappò yn'lntenfo pen fiero caufato per il p affato fogno , te- 
nendomi vn'aìijìa intollerabile deftderaua qualche falutifero ripofo ; "Per 
ìlche chiuf gli occhi fui. da vn tranquillo , & ameno fonno oppreffo j & 
"vintOynelquale di nouo mi ritrouaì nella ^eculatione delle marauigliofe 
portej oue non fapendo che via ten^ mi deueffì ; Ecco da lungi venirci 
"verfo la dsfira porta yn' amico mio , ilquale entrato mi diede non poca^ 
confoUtione: onde fittomi vicino alla ofcura Jpelonca , & di nono confi" 
dcrato il grande artificio; la fublime fittura ;la ben confiderai a fibrica- 
tione della virile figura, giacente fopra l'argentino arco, òfionti^icìo s H 
fententiofo motto deferiti o fopra i politi piedejiali > & l'honorata compo- 
fitura delle notande figure hieroglìfiche , mi veniua falendovn pen fiero 
che qiteflafuffe quella felice entrata , per doue paffati erano Hermetc^^ 
OHùfiene, Hali, Geber, J{aimondOy Arnaldo, con Alberto Magno, & 
alt ri, co fi antichi come moderni filofofanti , già guidati dalla veridica^ 
Dcn7;ella ; anci giudicai chefuffe prima da lor fiata fibrìcata la mara" 
u'igliofa firuttura, conia opaca, ó" ofcura ^cionca , acciò che ogni SmU" 
lot furibondo & pa%^ ^moffo d'infatiabile ingordigia (veduta la tanta 
cfcurdggine del'B aratro J di terrore fpauentato non ardifce d'entrarci. 
Tatto haueua vna deiiberatione di mettermi alla fortuna , per feguirc 
qmllo mio amiro poco auanti animofamente entrato , & già haueua mof 
fo il curiofopajfoper entro caminare quando , chegionto fopra il limitare 
dilla cfcura ^tlunca,-,fui Jpauentato da vna lacrimabile , & rauca voce, 
laqpf ale giudicai effermi prefaga di qualche male . Onde dal di fio da vna 
parte, & dal timore dall'altra grauemente tormentato, non fapeuafegulo 
re il principiato carni to. 

Stando coft In quefii accidenti caufatt dalla cempaffioneuole voce ,fm 
da vn ardir Fpin'o di animofamente dare i curie fi pafji alla incerta fortu- 
na i Terikhepofiomi à caminare per entro la ofcura spelonca, non per vn 
miglio e aminato fui che ritrouà vna fpaciofaf€ala,per laquale conpropor 

tìonati 



T E R 2 Ó^ i©3? 

tìonatì gradì andaua falendo . €tgtonto al fne , mi trouai in vn fpacìofo 
locOj doue era accefo un lume fitto il polito arco della tomba , laqualeera 
tutta intorniata dì predo ftjjìme pietre , i he con molta uaghc^a rì/plen- 
deuanozquìuì cominciai a confidcrare le fintentiofi admonìtìoni filofifalìg 
ìfculte nel umofaffo in tal modo . 
\ s olvs sapiens, solvs patiens, transibit 

adastra,lvminamira. 
Inoltre uldij che nel centricale mcx^ della ficretatomha^erauna femU 
nile figura dì Marmo alto dieci cubiti : Qucfiaper le mamelle gettaua una 
limpida acqua^che cadeua in un grande catino dì fino ^labafiro , & era 
/opra unaproportionata colonna dì fina corniola , per laquale afiendeua , 
e^ occultamente defcendeua l'acqua : i^y^ttorno dì queftouafi erano ifiul' 
te quefie figure hieroglifiche,cìoè,vn ramo difenapo.vn'altro dì vite^rn^al 
tro di moraro,& rn altro diperficOj Uqaalì reniuano concatenando fi l'rn 
con l' altro yintorno intorno deWty^labafìrino yafo . Io doppo vna hierogU' 
fica confideratione giudicai che vele/fero fignificareyche l'efficacia dell'hu 
mano intelletto curìofa delle cofe fublimì , con ma fermt%^ di dottrina 
affatica fi di collocare fiua felicità nella veritài& pruden%a,però fiai detti 
rami erano qucHe lettere fiolpìte. 

FONSPLATONICiLSITlS. 

AflaliEO da vna Tpauentofa HIdra fi fugge per vn portello. 
Gap. z. 

\^S C OKSO l'artificiofi loco.et moffo il piede per en 
trar in rnaportella d'vn'ofiura riay òjpeloca^ ecco ch'io 
finteiper la lunga ficaia prima un rumore , cerne vn fra- 
grar d'ofiay& di crepitanti frafcheyilqual uerfo me yeni» 
uà , &poì difubito ilfibillare di eccejfiuoferpe . Ohimè 
infelice , & di bona fortuna alieno , ecco ch'io vidi aper- 
tamente al limitare dellafommità della ficaia giongere non quale ad ^n- 
drodo il claudicantey& forte leone nell'antro; LMa vna ?j>auenteuoley& 
rabbida Hìdradaquale mofìrando la tremula lingua^ con le pertinaci ma- 
fceUci^ con i pungenti dentifìridendo yVenlua ver/o me con la corpulen- 
tia del fquamofo cerio, che difcorreuafopra l'afiregata terra ; haueua dico 
ruuido il dorfo,& con la lunga coda facendo giri ferpentini con torti nodi 
erettamente ìn^lobaua.Ohime dicoyche terroreydijpauentare il bellico/o, 
& armato Marte ; da intemorire il terribile Hercules & farli tralaffar 
la fua pondero/a ma^^-ì da riuocare Thefeo dalla cominciata imprefa ; 

H "Da 




^0^ s : o G: N Q 

^a dar terrore al gigante Tifone; da fkr paura a cjualuìique fermò ^^ìf^ 
Jimato cuore;& da ritrahere il celìfero atlante dal. fuo àatuito yffido], 
non che yn'hmmo cem'ìo rìtrouandomi tra luoghi in cogniti, folo , & ìnerr- 
me ; Onde io per campare il mori ale pericolo^ ciaf cuna dimiaprotettione 
tremebondo diuotamente inuocai , & poìfenzainteruallo alcuno voltai le 
pallejchiudendomi dietro laponderofaportellay& come meglio potei ymi 
sbrigai dal feroce animale . 

Solicitauaper fuggire igiainuiati paffì^iir con fìetta nelle interiori par 
ti del tenebrofoloco penetrando^ per dìuerfe , & oblique riuclutioni (fu^ 
gendojtrafcorreua. Pertiche fermamente mi teneua effere peruenuto neU 
l'intricabile fkhrica di Dedalotouero nella cubiculofa ^cionca del ^auenn- 
tofo Cìclopeyò nella tetra cauerna del manigoldo Cacco:fi che quantunque 
gl'occhi fuffero alquanto nelT ofcur aggine affuetiy non per ciò per niun mo- 
doio infelice poteua alcuna cofa chiaramente vedere : Onde con le mani 
manti alla faccia], per non vrtare correndo in qualche pietra andauac^me 
.coclea ch'or manda , & hortrahe afe i molli cornetti fecondo la amenità 
a^ a^rex^ del viaggio :io fomìglìùte fhceuay& fpejjbporgeua l'orecchia, 
per vdire,fela crudele hidra dietro me yenì[fe.C^Hritrouaua adunq; nelle 
ofcure vifcere:,(& deuij meati delle cauerne,con maggior terrore, che Mer^ 
curio trasformando fi in Ibi augcUo,& ^polline in Coruo.In quelli apun- 
to prenarrati terrori fatto pauidijjimo^ó^ anfio,yeniua in fcquente vola- 
to delli lucìfugi pipiftrclli intorno al capo à rìndofpìare la tìrnorofa angu- 
fila; & tal fiat a per ilfuo pungere Jen^a indugio mi credeua di ejfere fra ì 
denti della venenofafera . In qua , & là vagabondo difcorrendofìaua con 
le vigilanti orecchie di prefentire ,feàme fuffe arriuato V arrendo mojìro 
con il pericolo delpeftìfero venenOj <& rabbiofo morfo , &' ogni cofa che mi 
fi cjfirìua nel primo accejfo foifettauadi continuo ^ch e fojfe quello. Cofìri- 
trouandomi in quello loco priuo d'ogni fu ffr agio ^&in fi mortale angujìia 
ihiamaua io la morte , & ben che naturalmente nonfìaper modo alcuno 
grata, in quejìa volta gratijfima la efiimaua , laquale io bene poteua vole-*^ 
re, ma ella non volendo , nulla mi valeua : Ohimè quanto affanno fentiuct 
con ftder andò creila farebbe pur fìat a la mia vita , ma in quel cafo vdir 
non voleua le miepreghere . Ver qucjìa tale, & fi fhtta afflittione com~ 
mojfojoltre ognìpjenfierofirugendcmi, amaramente mi cruciaua : & fopra 
tutto intentamente daua opra ò di poter fuggire quefio pericolo , & cam- 
pare la vita» òper quefia violentiafen^a intermedio alcuno dolorofamen- 
te i^afcmando morire. Et hormai fen%a differir e, che nonfapeua io con fu-* 
ftffimo chemi fare, vagabondo^ & inefferto per incerti lochi , & debili- 
t&tehormailegambey& conquaffata ogni virtù corporale y era tuttodì 

dolore, 




dolore effanimato . Condotto à queflo paffb fupplichéuólmente Inuocai la 
fuprenta iJMaefìà , che dì me in queBo mìfer abile cafo haueffe qualche 
pietà, Ecco ch'io peruenni ad -vnagrandìjjimatomba, laquale era iUumi~ 
nata da yn grande j^ìr acolo ^ò aperturaytendente verfo il cielo à modo </ - 
ynaprofondijjima cinema . Condottomi in quello lumino/o loco 'veruna 
guìdaimlpoft à federe per pigUare rìpofoj& al'zando ad alto gli oc chi ve- 
der nonpoteua altro che cielo per la lunga apertura , che potem ejjer cut" 
quanta p affa y& più. 

Défcdue ciò che vi Je nella tomba di Platone, oltre vna belliffiraa Pi- 
ramide. Gap. 5. 

^/ÌF EN D per ynpex;^ dato quiete aWindeholitù 
corpOj cominciai andar speculando l'artificiofo loco oua 
tamente fiibricatOy dal cui pauimento pendeuano infini 
' te granai e ^carboni , e^ ùriem ali diamanti , iqualì come 
radianti Jìelle rendeuano alloco yn fiìnefiimabilefpl^ 
dore^chepareuamì ilflellato mio ; Terche quiuì yerfo 
ey^quìlone ycdeua l'Orfa minor es& maggiore; il Bracone; Cefeo ; Calio- 
pea; il Cigno; ^ndromedea,& il CauaUopegafeo: Da ^uflro yedeuapoi 
yn diamante dì tale grandcT^a^che rifplendeua come in del 'Diana,di mo 
do che veder fi poteua il Tefce^la Corona^ Orione^ <& altre infinite fleUe , 
•^2^elmeX7:p della ouata tomba mijierìof amente era fondata yna bafe de 
diafano calcedonico informa cubicajopra laquale fi aua collocata yna ro 

■ tonda lafira di fino diaspro alta doi piedij <& de diametro paffa doi . Sopra 
■effarotondìtàerayn triangulo quanto era la capacità delDìaSpro^di al" 
texxa de due paffa ydi negrifjima pietra di parangone: Gli angoli deltrigo- 
nofteftendeuano alla cìrconferentiadd fottogiacente Diaffro. Nellaper' 
folita.<&' ejpcdient e fronte loro fcolptta era yna bellìffima imagine di prò" 
cerafiatura (quanto allanegriffima pietra) & neU'a^etto diuina.graue, 
<&■ yenerabileiche teneua i piedi fcpraVorio del fottopofio rotondo ;Et con 
il lor dorjo appcglauanfì alle faccie del trigono : ma quefìo appoggiamento 
era Pale,che ciafcuna figura con ì bra77jficfi agl'angoli conteneua yn cor 

•nuccpìo dì oro eminente da gf angoli , & lungo quanto era l'alte'^a del 
trigono, I cornucópij &fiatue benìffimo rìiflendeuano^di modo cheflando 

• con le mani inuilupate da certi legami per ilpiano della pietra volanti,^ 
con h abito KQnfale^ nondihumana, ma qua fi di diuìnafabricaturajeffere 
p arcuano . T(dlafupeYficie della circonferentia della circolare pietra vi- 

■ dì quefle figure hietoglìfice ìfculte fiotto i piedi di ciafcuna imaginej&pri- 

H 2 ma 



io8 S O Q''_ N^ O 

ma fatto -vna era la fórma del Sole , fatto l'altra yn' antico timone dì'tJd' 
ne, & folto laterxa imagìne appariuayn vafo con vna fiamma intorno ' 
Sotto cìafcuno preterito de gli angoli della ofcur a pietra ^ridi tre moHrt 
F.gittij aurei giacenti con quattro piedi], l'vnodelliqualihaueua la faccia 
■tutta humanaj,' altro me%^:^^ humana^^ me^^i di beftiay& il terxp d'rn 
moHro.&pendeua vna grande benda dalla fronte loro , lacjuale ft dìiéz 
deua in treparti^vna dietro lefpalle, & l'altre verfo le orecch'ie, èrfopra 
il petto pendeuano certi ricchi monili , quefti moflrì fiauano con il dorfo 
yerfo il centro^ e^ con la faccia verfo la protenfa cir conferenti a . Sopra, 
le fpalle adunque di ciafcuno de i tre moflri erafituata ma beUijfma, &■ 
intiera piramide aureaiditriangulareformay&in qualunque fronte aejfa, 
er.t ifculto uno circulOy& difopra il circulo quefia lettera 0; Nell'altra 
.fronte vn' altro circulo^ & quefia lettera fi ; Et nella terTa fronte fimil" 
mente vn circolo^ & quefta altra lettera Ns St nella cìrconfcrentia del'- 
la ouata tomba erano quesìe parole ifculte. 

"PE-K NaTVRALIA flato DESCRiPSiT SVPRANATVRALI A. 

Veduto quefio m'ifieriofo artificio , quafi non poteua tra me imagìnare 
altro voler dimoflrare , che celefìe armonia : percioche ben confideran- 
do vidi che quefìe figure con perpetua affinità , & congiontione erano pre.- 
darijf.mi antiquari^ , <^ hieroglifice , lequall dimoHrauano quefia fett^ 
lentia, 

DIVINiL, ET INFlNlTi?. AETERNITaTI VNIVS ESSENTIA. 

Za inferiore figura è confacrata alla diuinitade^penhe dalla unità è prò'» 
dutta,& per ogni lato è vna^& di qualunque figura è primario ftabìHm^' 
t0j& in ogni bafe mofìra perpetuità. La circulare fcpr agiacente è fenT^ 
principiOy& fen%afineynella piana cir confer enfia della quale quelli tre li- 
tieamenti fono Habilìti.diyetti aW afpetto di ciafcmiaimiigìne fecondo eh' è 
alla fua proprietà attribuito:Terò il detto Sole con giocodijfima lucepuh 
ogni cofa,& lafua natura èTiftefio eterno Dio ^ la feconda èilnauigabile 
timone,che è il prouido gouerno deWvniuerfo pieno d'infinitafapien^a^ll 
ter%p è il vafo igneo ^c}/ è vna participatione d' amore, & carità; Et quan- 
tunque fìano le tre imagini difiinte^nondimeno è vna cofa infume complef 
fa,& congiunta in una.perfua condìticne,& natura,che benignamente uà 
communicandoil fuo beneyconfe ftpuè uedereperi cornoccp^. ^lleman'i 
della figura collocata alla imagine del detto Sole^era notata queflaparola 
greca a d i g i t o s. Laquale fignifica inenarrabile, a indi cibile. ^lU 
imagine del timone io uidi quefi' altra adi achoristos. cioè., 
ìnfep arabile , & alla ter%a era quefia tale adiereynis. la quale 
è interpretata non ricercato . Quelli tre animali [otto l'aureo obetifcofa^ 

hmat'h 




terzo: 4«j 

IrUathfono le tregrcindìj]ìme,& celebri opinioni y però che co fi come l'hu^ 
mcma e^gie^da eUe altre cofe fembìan7;ajne piu^ne meno fa la cogitatione, 
venendo poi alla conftderatìone deW altre parti mi fermai fopra dì me per 
fffere più ardue i& più dì jicìli. 

e ■ 

Segue a narrare la efpofìtione della fodctta piramide. 
Cap. 4. 

OVT Q> vn lungo penfamento volendo renìre alla ceP 
gnìtìone del reflo dì quefiafabricaturaytra me dìceua, & 
proponeua co fi .T^Uaprecìofa Tiramìdefonnouìtre la* 
tipianij lineati dì tre cìrcolìy& tre lettere , cioè vnoper 
ci afcunoyftgnìfi canti tempo preterito ypr e/ente j & futuro^ 
& compre fi che niuna altra figura ( che quella J peteua 
contener quelli tre circoli, perche nìuno de mortali può perfettamente dìf- 
cerner ^ne y edere ìnfieme dui lati della detta figurajmafolo il prefente.TC' 
rò fapìent emente furono ìfculti quelli tre caratteri 0. .fi. 2\{. lìqualì vnitl ■ 
figntfìcano ouumyVelJrìmbrìayCioé ouo ò orlo divelle , Tiu oltre confide-* >. 
r andò giudicai che la prima bafaU figura 3 era folamente a fé cognita, & 
ad vn tanto humano era dìaphana ; (JMa à noi non dì tanta chiare":^ 5 
ma colui eh' è poi d'ingegno dottatOyafcende più altOy & foler temente con- 
fiderà della figura il coloramento. Inueftìgando piuyalla ter%a afcende , la 
quale dìfua coloratione èofcura, & dì quelle tre imaginì d'oro circonda- 
ta. Fltìmamente più falendo dì parte in parte, & confìderando vna tale 
Tìramìde in trina figura,conobbi che quanto alla più acuta fommìtàfali- 
tia contemplando, io refiaua fra me fiupefatto : quìuì quantunque fujjì in 
yna fuprema confideratìone,nonpoteiperò altro acquìSlo fare , che veder 
cofe tanf alt e, eh' ingegno humano redirle non può. Terìlche nofenxa qual- 
che confideratìone il perìtìffimo architetto fkhricando queìto inefcogìtabi 
le locojo dedicò alDìuìno Tlatone, volendo dìmoflrare per queiìa mìfte- 
riofafàbri catione, che conuenga à gl'ingredienti peregrini, che entrano in 
quefìa tomba del mondo Joauer cognitìone della naturale,^ fopranaturale 
tìlcfofiayfi come il dtuino Tlatone haprofequìtOy della qual cofa (quanto 
. allajopranaturalejfi può comprendere che daUhuomo deue effer rìuerita 
; & amata la eterna , & fomma diuìnìtà ; Quanto poi alla naturale , con 
quanta cura fi deue lufiodire l'animo noHro, in fraterno amore, in vn vi 
nere regolato, huonOy & honeSìo,perche il princìpio della fapien%a è ilti^ 
more d'iddio^dalquale depende ogni bene . 

H s Per- 




pò S O G N (T^ 

Peruenne alla Tomba dell'ara dd nume di Herm^te. 
Cap. j. 

^VE '^'D trapaffato alquanto dì tempo in queflx 
^ ffeculatìone^daìla quale nonfapendo punto rìtrouar mo 
^ do d'indi partirmi per contemplare il mefiiriofo lo cOyfe^ 
ci ferma deliheratione drpiu oltre feguìr e. Date le ?paUe 
a quejìo felicìffimo loco , entrai in yna altra ritorta ^e- 
*® loncapriua d'ogni lume . Quiui giudicai di douer finire^ 
& pajjar la mia tormentata vita fra ofcuriffime ^elonchey& mai più non 
poter reuocar gl'occhi miei alla tanta defiderata luceXon trauagliata ìmat 
gmatione camìnandOy& fempre falendoritroum la lunga spelonca reufcire 
alquanto placida^& tranquillaper vnfolenne faligamento.per ilquale fen 
7;apunto poter tenermi con più frequentati paffì per quella trafcorreua. 
Hauendoquafipervn miglio feguito tal viaiecco ch'io cominciai /coprire 
ynpocodilumeyalqualeconmoltaallegre'j^Tiavidi ma fo^efa lampeda 
ardents^uanti vn marmoreo altareyfopra ilquale era vna predo fa figura 
ul LMer curio difinìffimapietrafkbricata . Quefìo ^Altare era collocato 
hi vna grande concauitàtefÌHdinale di larghei:^ di dodici cubiti . Teril' 
che confiderando il locoy giudicai che quiui fuffe il culto di Mercurio dal 
Tadre Hermete pofìo fra quefìe ofcure ^cionche snelle quali a niuno è leci- 
to entrare che prima dalla inuidiofa Hidra nonftagrauemente affalitOy <^ 
felice fi può tenere colui che con ingegno y & valore sa dalla fua venenofa 
Cìrrabhida ingordigia campare. Etpoiripofarfene nella artificiofa tomba 
del diuo Tlatone: ììando in quefia confi deratione , & trafcorrendo il loco 
per lamarauigUofa ^eculatione della artificiofa figura partir d'indinoti 
fapeuayperche effaeradi tale proporzione fhbricatay che fé viua imagìne 
fuffe Hata non tanto bene con gì' apparenti mufculì, non con tanta viuaé- 
tà la propria natura a fhbricarla haurebbepofio cura . Tercioche tale era 
ia e e celiente figura di finiffijna pietrai fcult a ch'inuaghito farebbe Zenodo 
rofabricatore del gran Coloffo di T^eroney che fi fcriue che fu alto , CX 
piediyTyrgoteleyTrafitekyS" tJHyrone con tyfippOy iquali vedendola han 
rìano giudicato non altro mancargli che'l fpirito . 

Con tale dilettatìone andaua io confederando la foprcma figuray& lor» 
nato altare che leuar non poteua gl'occhi, & già deliberato haueua dìpìu 
oltre andare vagando ^quado riuoltì gl'occhi vidi nel viuofaffo ifculte qm" 
Jìe parole, 

■• HiC PATER HOC ERMES lAM STRVXIT TEMPORE LONGO, 
J£T ITER AD LYWEN HAC SV* HOC DYXIT NVMINE» 

le 



T E R 2 OI lit 

te quali parole non poco dipenfare mi diedero , Concio fia che per queflo 
motto dmojiraua qudfuffe fiato il culto del dìuìno HermetCj con ìlquale 
jpafsò a quella d'iuìna fcìen'za vera imitatrice dìN atura . Lapreciofiffima 
'pietra con la quale era fhbricata queftatale mercuriale figura nonpoteua 
dì/cernere per efiere vario ilfuo colore ycociofia che il moto mio hor di qua, * > , . ;^ 
hor di là tra/correndo^^ hor dauanti fidando diuerfì colori mi s'apprefen" "^[ J _■ 
'tauano, Terìlche hor colere nero^ hor vn bianco , vn roffo , vn citrino , & ** 
hor vn color cinericioyeniuami variando la vifia di poter difcernere il ve fi ''■ ' i 
ro colore. Hor più ben volendo vedere la mirabile fìgura,vidi ch'ejfjfoMer af>^ «^ 
curio haueua vn defuoi tcfiìcoU d'oro,& l'altro dipuro argento i&fimili 
erano l'ale de talari , & capello con le complefie ferpi del fcettrofuo , cioè 
d'oroy & d'argento ^pcr lequali co fé comprefì la virtà di queUo mercurio 
ejjere biforme^ & di natura hermafiodita. 'Dalla defir aparte pendeua nel 
fommo arco della efcauata T{Jcchia vn grò fio carbone , alla fimilitudine 
del celefiey & radiante Sole . ìlquale mmdaua verfo la fiabilita figurai 
fuoi ^lendenti lumit & dalla fìnìfira marauigliar mifaceua vno p^dente, 
& orientale diamante informa lunare y ilquale con marauigliofi lampi illu 
minaua la fottogiacente figura di modo chetutto quefio lume delle predo - 
fé pietre procedeua dall' eccelfa & permanente lampada pendente dalfo" 
olirne arco. Tale & tanta era la vaghex;z^ì& lafoprema ftgnìfi catione di 
qHefiafculturaycheogn'horpiucenfiderandolayìnuaghiremifhceua, 

Lardatala tomba afcende per vna fcala fopra vn monteiOueritroua vna 
Sfinge, Cap. 6. 

j E B^ dar fine al mio viaggio riuolfì ì p affi per vnajpuclo 
fa fcala a fìmilitudine di vera lumaca fhbricata , per la-- 
quale afcendendo congiocondo animo per la veduta lu- 
ceperuenni allafommità d'vn eccelfo monte (che daÒ- 
riente tendeua in cadente) precipitofo & priuo d'ogni 
vìa,perilche neceffario era di riuolger i paffi per la lunga, 
tofiiera.ìsio quafi due miglia haueua e aminato che ecco verfo me venirevn 
tremebóndo mofiro fibillandOy& gridando con vocepietofa.Onde io non fa 
feuafe oltre andare doueua ò dietro nella ofcura toba ritornare, appreffan 
dofi la marauigliofà beHia congridi,& orrida vocejmofiraua vna rabbiO' 
j^,(& ingorda voglia di diuorarmi.Hor fattafi vicina,conobbi nella fateo^ 
Xa efiere vna malitiofa Sfinge , che veniua verfo me per ajfalirmi co lefue 
figurate dimande.^Uhora inuocai la Maefià diuina , che mi concedefièla 
fapienT^a di Sdippo filo fo fonacelo fu^iffe quefia iniqua befiia,laqualehaùe 

H 4 »^ 




tiìg S O G N O 

uà le penne aley& ùnghie à moda dì erudel ^ArpU con Ufav^ dì Jf^ergl- 
'»e^& ì piedi dì Leone . 

Fattami appreffo io tutto tremulo , & paurofo Jìaua affettando ilfen^ 
tentìofo enigmailquale la viciofa Sfinge cofi proponendolo dìfje . Peregri- 
no il tuo andar più oltra ti farà da me troncato ^fe prima non mi rifoluì que 
§ìo enigma, &fopra ciò ti concedo dijìar [opra quejìa cofilera di monte 2 
tuo piacere per fina alla refolutione^ ouero ti conuenlrà ritornar per doue 
fei venuto ; Et odi, l'enigma mio è quefio > ilquale propongo à tutti iparì 
tuoi 'Ritrouami vna cofa^laquale fta vno in quattro, yno in tre;& rno in. 
due j& non tanto fiano quattro,tre, e doi, ma quattro in vnoyintre ,& in 
doi;& non folamente fiano tre in yno, & in doi, ma quattro , tre & dot in 
vnOjilquale generi vn'altro che fiala matinanero, da mcT^o giorno hìan- 
co,& laferarofio,& quejìofia Signore [opra tutti i mondani Signori. Vdi'' 
to l'occulto Snigma rima.fi tutto attonito , & pofiomi à federe [opra d'yn. 
"vicino faffoy con lelacrime fiaua io dicendo ò Edippo , ma quefìopoco mi 
. valeua; poi cominciando à trafcorrerela ejpofit'wne delle figurate parole 
modo trouarnon poteua, con ilquale wipoteffe fcicglìere da queflo perni^^ 
ciofop affo, doue il dolore fem^pre più crefcendo mi premeua gì' afflìtti fenfi, 
iquali con dolorofa perturbatione conquajfauano il gìudicìo , & difcerfo 
:piio. Ma ohimè ftì^irando diceua^con quale rifpofla, con quale eì^cfìtione 
rifolueròio la figurata dimanda l ohimè debbo, io ritornare fra le' fàuci del 
LavenenofaH'idra^ debbo mifero me ejfere cofi delaniato dal vitiofomo- 
Sìro^ohime debbo io qtéuifen'za veruno aiuto finire la mìa sfortunata ri- 
taì ò debbo precipitarme pìuprefiopev qucfio monte ^ Cofi fianco de la. 
mente per quefte confida- atìoni, la fola patien-za. mi rifueglìaua ', 1)i modo 
xhetra mefiejfo confortando mi deliberaidi rifolmre il ppenarrato Snig^ 
ma,con que fi' altro fantafìicofigtiramento, * 

SOLVTIO TVAE EiGVRA.TAE PETITIONIS EST HVMEN HERMET'I5. 

Queflo per meglio fer bar lo amemoria con vno acuto fide nel duro f affo ìm 
freffi , E atto poi vn buon animo prefi il viaggio verfo la Sfinge , laquàle 
per cento pafiaoltre,fiauarinchiufa in vna ofcuratcmba:apena giorno fui 
-vicino per pochi paflì,che dalle calpefirate mie fui fcoperto, onde vfcita IS 
befiìa congrìdì.mìinfiauaàdarlarefolutione , ò mmre -, & io con rauchi 
voce rijpofi . 2s(jl ventre del nume dell'ara d'Hermct e, trcueralla refolu\ 
Pione del tuo enigma,&fe con queUo pajfarono tArnaldo , Raimondo , & 
, altri,conl'ifleffo pafferàancor io^non oHante ituoi figuratiproponiment\. 
La erudel beftia ciò vdendo^dj rabbia fi graffiaua il vifo,però chenqfipeU 
fatta di hauere queSìa tale occulta refolutione, & fattafi tutta co le acute- 
m^bie fanguinofapiangeua la fuatrifìa forte, per nonfapere che cofafuf[k' 




TERZO. iij 

quelio nume d'Hermete , percìoche quando Arnaldo pafìh d'indi , dìuerfa 
ftìlafiiarefolutìone . Verìlche rìjpondendo dìJJe,Teregrìno perche mai vi- 
di queflo nume d'Hermete , quefia tua rtJpoHa non mi afìicura che e [fa fìa 
l'affettata rifolutione : Et io ,fe queflo non fai , tu menfai quello che vai 
chiedendo ; percioche fefapefii la natura di queflo , tufaprejìi quello che 
y^i dimandando , 

La Sfìnge fi attrifta per tale refolutione: poi effo peruenne ad vna 

fàbricatura nel cui mezzo era vno albero . 

Cap. 7. 

^ dìjperata sfinge non fapendo cherìjpondere^ttrafepre 

fepartìto ,fe co lufingheuQli parole hauejje potuto diuer" 

tire la mente mia.di darli vn altra più eredita refolutio 

ne ; €t ioyper qual caufa mi richiedi queiìoì Et effa dìf- 

fe.fappi peregrino che doppo la entrata d'Hermete pafia 

do io per alcune occulte Jpelonche dì quefìe pìaggie , ri', 

trcuaiàeafo queflo enigma fcritto ; Terilchepoi non potendo ritrouar al" 

. cuno cheÌQ fapeffe rìfoluere,iofeci volo [opra quefia fommit a dì monte : & 

Jin'horarefio poco fodis fatta ; l'ere che Hermete con una figura y'Raìmcn' 

do con yna ofcura rìjpefla , Geuer con altro Enigma > & cefi tutti gli altri 

^affarono oltre fen^^^a timore de imieì artificio fi motti ; & co fi con quefia, ^ 

■vadoper t^oltìffimì ^nni pafcendo laignoran'xa mia. s/ìppena finite hebbe 

^^keHeparoleieccevìio amico mio comparire foprat ardua cofiìerayilquale 

vedendomi con la viciofabéflìa, co^n abbondanti lacrime fi pò fé àfederfo' 

,praUfaffo da me per auanti ifcultaul lariij'ofia, fiando egli intale angO" 

ma & difontinuo inuocando lafuperna niaeftà, à cafo vide laìfculta e^9 

fnìoneyOnde non poca gioconditàne prefe . Lo luriofo divedere p'fu óltre j 

fegHÌ il mio desinato camino verfo vna difcendente vìa , laquale fi per ì 

fi-ondo fi arhof celli 3& per odoriferi pomÌ3€ragioconda^& dìletteuolcycome 

perilfoaue canto deUi augelli erapiaceuoley&' amena. Già difcefchaueuA 

queftamontagna , quando al baffo in vnapianura fia doi altiffimì monti , 

Vidi vn lo co con vna grande cìnta di gr offe mure ^ nel cui centro vidi vn 

grande albero , da ì ramìdel quale era coperto tutto il merauìgliofo loco . 

^uìcìnatomì all' aperta porta , cominciai confiderare Vartifiàofo mcgifi^- 

fio di quefia entrata , laquale con dorica fiibricatìone era fondata da perì- 

fi^mo MaeHro : ^lladeflra dì queHa patente porta^ vidi vn finiffima 

diaj^ro ìfculte con quefie lettere^ ^ 



xÌ4 S O C N Ò"? 

JNTROITVS HAC DATVR OMNIB VS, 

£t dallafmlfira parte vidi vn porfido fimìlm^te Ifculto con tdìparoìe^ 

PAVCIS HAC NaMQVE DAT VR EXITVS, 

Lequalì parole dmofirauano qualche mìflerìofo loco . Fattomi huow 
coraggio entrai per la marauigliofaporta,per laquale feguendo il mio viag 
già, mi ritrovai dentro vn laberinto di altijfime mura conflrutto; nel quale 
nonfapeua che mifare^nejperaua di mai più poterne vfcire , an^i mifera^ 
mente finire la mia sfortunata vita . Hauendo trafcorfo queflo intricahile 
loco,modo alcuno ritrcuar nonfapeuaper vfcirne . Ter vn pe'^^o flato era. 
fra me tutto paurofo, per ritrouarmi alieno da ogni fu jfr agio ^& folo,& 
fenzaguida.^Quando ch'io vidi per vn di quelli flr etti callijVerfo me vent- 
re vna Don%ella con h abito fignorile,& carico di gioie di molto valore, la 
quale haueua vn diamante legato in oro , & pendente con vna catenetta, 
dal collo ,& giacente fopra il delicato petto: QMefla con lafua venuta non 
poca jperanxa di bene mi diede. Hor giontami appreffo^ó" vedendomi tra 
uagliato con benigne parole cominciò darmi vn foaue conforto , & doppà 
cominciò dir e. "Peregrino Cappi che vana era la tua f^eranT^ di poter vfcì' 
re diqueSìo intricofo lo€o/io mojfa à pietà nonfujjì venuta ad efferti fcor 
fa. lo doppo che per alquanto hebbiremirato il diuino ajpetto della bona' 
rata Don^ella^alla cuiO^aefìàialla prefen-^a^alli gentili gefiiy& dUigrU' 
tiricordifuoifuegliandomi l'animo, conobbi che effaerala mia tanto cara, 
C^ veridica 1S[jnfa,laqMahftn daprincipio perdei per la Holta gente , fo~ 
pralaviatendenteverfp la frequentata porta della pa^X^afi^enefìa del 
•vulgo: Ter ilche rìfiaurate le fdute forxe, & refocillati li debilitati fenfì, 
tanto gaudio fentei chepenfai difeguiri veftigij,^ norme di Chitone La-^ 
cedemone^ di Sofocle ^éì^ dì Diagora ^odiano ,ilquale vedendo i cari fi' 
gliuoli coronati deWacquiflata vittoria^ di gaudio & àllegrexi^afi morì ih 
frefen'zadelVopulo , '^Hituito io nella prìflina forTa de i perturbati 
membri, cominciai con parole melliflue, & grate are ferirli grafie : perii' 
chela benigna giouine vera figliuola di Filofofia'& 'lieginadi quefla'^ric^ 
ca & preciofa regione, rifpofe quefle parole : Doppo ch'io ti vedo fi cH' 

riofo di conofcere queflo mio Regno , ilquale dal folo Iddio è dato a 

gl'ingredientijér da effo tolto come dice il noHro maeflro Gè- 

ber j dijpofiafon di efferti fcort a; & condurti fuori, 

anT^ nel centro di queflo tanto intricofo 

loco , fé meco verrai , laquale 

àfeguire non fui 

tardo . 

De- 




TrE R )2 O. 115 

Deferirle come era lo albero piantato nel n-ezzo del laben'nto . 
Ca{\ 8. 

I ÓNT J aWejìremaporteìla dì quefio loco , cb*' entrati 
nelmeTJo diquefto laberintoja^on'^elia remua rao" 
Jlrandomi vrì marauìgliofo' albero ^forgente da rna^ 
grk ^de apertura dì terra , à modo di p077^,alta da ter-" 
' ta circa do'i cubiti , -^ larga vìnti : da. qifcfia bocca , à 
apertura fi-equeìJtemente vfciuam denfifumi con aUk" 
ne fiamme dìfuo.co :fopra l'orlo dìqHejìa apertura vidi 
ìfculte quefte lettere lunghe yn palmo , 

Tamqvam salamandra in igne nvtritvr. 
^a quefio grojjo albero forgeuano tre tronconi triangolarmente fttuatl^ 
in vno d'i quali era dipinta con auree lettere quefia parola 

S iM.? LE X neWaltro ramo phi loso p kale; 
£t nel ter-^o troncane Magistrale. 

T^el compartimento d'ifuoiramiyìquali dìlatandoficoprìuano quafi tutto 
il locOiVidi ma principale diuifione dì cinque grcjjì ramì,fopra iqualì era» 
no quejle lettere,^. S.L 0. F. cÌGèvna lettera per ramo.*!) a cìafcun ram 
woforgeua tre altri grojji rami , con quefie lettere fegnati cioè [opra li ra," 
mi del ramo ìA erano que§ìe tre BC D /opra quelli del E erano ^F C H 
fopr a quello del 1 erano L M N /opra quelli del ramo erano T Q^ K. 
Btfopra quelli del ramo F erano S T X . La benigna ^DonxeUa yedendO" 
mi di marauiglia mojjo ^ per la difiintione dì tante lettere ; le quali deno- 
tauano qualche fententìofo Magi^erìoy dijje . "Peregrino che vai con/ìde- 
rando conia tua Ideai €t io fi V artificio fo albero dìflinto con rami^& ca-^ 
rìco dìprecioftpomì di oro come ben maturii& d'argento come immaturi: 
come quella fua natura dì nutrir fi , & di mandare à termine i fuoì perfet- 
ti j & ricercati fiuttiy mediante vnfotterraneo calore^dimofirato per quel 
lì effalanti fumi 3 &per il circonfcritto motto ,fignificante che quefio ^l" 
bero è come falamandra la quale ( s'è come fi dice) vìue, & nutricafi nel 
foco . Di più quelle lettere cofi dìfiinteper tanti rami,fhm?mfiar maraut- 
gliofo . L'honeHa donzella cièydendo dìffe . zyiccÌQche d'ogni cofa tiftx 
data infiruttione^fappi che quefio loco cofi ferratoci intricato fi fàbricam 
da maefiri mieì^yerì conferuatori dellamiapreciofa Kegìnaj iqualì furono 
il noHrogran maefiro Hermete,T?latone,Moriene^& fuoi dìfcepoli.Quefii 
nonfenxa confìderatione nel me%7^ carico collocarono quefio merauiglio 
fo albero, nelquale occultamente nafcofero ìfecreti loro. Fatto io curio- 
fo d'ydire qualche breue narrationCidiJfì, *Don%eUa hauendo veduto il tua 

grato 



Tiè 



S O t? N 5^ 



g^ate animo *ierfo mt ; nonpoffo ritenermi ( vìnto dalla curio fità) dì chle^ 
e-.ertì mgratìalaejpofttìone di queSìo artificiofo albero » Stellajlaefpofi- 
mm dì quefio ìntegramente nonpojjb mofirartìjma fé non farai tanto d'in- 



CK AOS. 

ilHod omnia Cqudi in eo 
funtfoffintj elementa- 
liter, & debita prof or- 
tìone ftmul coire. 



COITVS. 

Qui poffitftne impedì-' 
mento naturaliter con' 
€ipere 



B Frigidità^ Mercurius 

C Humìdìtas Sol 

D Caliditas cumftcci* Luna 
tatc^ , 



F Colera Vir 

C Sanguis. Fcemìna 

H 'FUegma cum me- Hermafrodìtus , 
lancolia . 



coNGEPTio. Z Fetìdus Corpus 

Qua poffit ad boriami M \emijfus \Anìma 

peruenirc^ peregrina- 7^ Bonus cum odori- Spirìtus 
tionem . fero 





5 E R E G F. 1 N A T I O; 


T 


Vulcis 


t^nimalis 


Qus pfjjìt mediante^ 


Q, 


^marus 


Vegetabìlìs ' 


talare ^ debito tempore 


%. 


Infipìdm cum acci- 


Mìneralìs 


partrtL^. 




do. 




V 








P AR T VS. 


s 


T^i^er 


Elexir 


Qui valeat rnu eicere , 


T 


^Ibus 


Lapis 


«?»■ conutrtìt fratres'm 


X 


Rubens cum citri- 


Medicina. 


Tiaturamfuam , 




no. 





T E R 2 O. 117 

telligenxA alleno^tu medeftmo ritrcueruì ìlfupremOi& artificio/o magìfic- 
rio dì queflo albero. foUmtte yedendo qualche refiigio d'ejfa efpojìthneyìl 
quale vedrai quiuifopra queflo graie quadram^io di fino marmo dejcnttó. 



Ejjcntla 
SubHantìa . 
Totentia 



Ofcurat'io 

Clarificatìo 

Luddatìo 



Debìlìtatio 


B 


Hume&atìo 


C 


Dìjfolutio 


'D 



^^'^^ \ Fila 

Mater f ' 
filiuSi&jrater 



Impinguedo 
MoUìficatio 
Crudìficatio 



Tutrefhtio 
Diminutlo 
Dìfiillllatìo 



F 
G 
H 



iMatrix 

OsMatrìcìs 

VasmatricuUtum 



Leuìficatìó 

Tonderatìo 

^^eratìo 



DÌHÌfìo 

Deficcatio 

Circulatìo 



L 
M 
N 



^enerat'io 
hijjipatìo 
^ugmentatìo 



%arificatio 
^rcffificatìo 
Ingrejfio 



Inceratìo 

Incorporatìo 

Congelatìo 






Sufcitat'te . 

tMaturatlo 

Viuficatio 



CaUìnatto 

Mortìficaifb 

Confortatìo 



Fixlo 

^Alimentatio 

Tenetratìo 



S 

T 
X 




?Ì8 SOGNO 

Lafclaho quello loco , & peruengono fopra vn monte, oue trcuano 
vna chiufà porca . Cap. 9. 

ETTO ch'io hebbì ti mìHerìofofaffoy & mn vedendolo 
troppo b^ chiaro , chìedei alla benìgna'Do^eUa fopra ciò 
qualche breue ej^ofìtione . Et e/fa , perche dal veduto 
fafìo V edoti con l'animo confufoìti dico cbe nonfen^a mi 
fitrìo da quello albero forgeno i cinque groffi rami , no- 
tati con le cinque lettere vocali . Et f appi che fi come no 
fi può formare paróla fenT^a vocali,cofi quefi' albero non può mandar fuoi 
frutti^ fé non per i cinque rami, cioè, Chaos 3 Coito ^Concettione 3'Pregna- 
tione, & Tarto. Daciafcundiquefiine forgono altritreramiy notati 
come hai veduto con altre Ietterei & con lafuafignificationeper ogni let- 
tera . St io doppo quefia breue e^ojitione, mi ritrouai chiaro; iyital che 
la grata Donzella vedendomi che più oltre non dimandaua^dijfe} 'Peregri^ 
^o'Jeguitamife di veder hai di fio il fine di queflo lungo viaggio * lofepten^ 
dola per vnàfp.elonca ofcuray& tetrayperuenìjfimo /oprala fommitad'vn' 
altìjjìmo montejper laquale altro non fi vedeua che vnajiluejìret & fion- 
dofafehta^con vn eretto calle per ilquale fui condotto in vn' altra fommi' 
tà d'vnplacido mcnte,tuttapiana»& Jp^ciofa : oue d'intorno fi vedeuano 
'arbofcelii carichi di odoriferi pomi . Q^eflapianura poteua ejfere per dia- 
metro pafia trecento, nella quale fi vedeua vn vaghiffimo praticello pieno 
de varij fiorii iqkali non poca vaghcT^ rendeuano al verdeggiante loco . 
Trafcorfo io parte d'ejfo, vidi vna grande porta chiufa, oue condotto dalla 
benigna Donrella , non poteua fatiarmi di guardare quefia artificiofa ma- 
china di corinta fnbricatura : Fedendola poi con molte chiauifiar chiufa, 
fi ben ch'allora dubitato hauerei di qualche cattiuofucceffo{, fé la gentil 
Donzella non mihauefie motteggiato. Tur non potendo ritenermi di chiè- 
derli la fign'i fi catione di tante chiaui.efia mojfetal ri^oBa ; Teregrinó fé 
quefia porta non fu/fe Hata cofi artifici ofatn ente ferat a da Raimondo, f che 
fu vno defidelìffimi mieìjcon tante intricofe chiaui^ogni prefuntuofo haue 
rlaprefo ardire dìpaffar nelpiufecreto paefe del mio \egno; quefia con le 
-fole mie parole & ad egni Yichiefia,fi aprirà : Ma prima "vediamo quello 
grande ; & fentemiofo arco di '^imondo^ pofio nel m^T^o di qucfih her- 
hofo praticello . 

Condotto là , Vidi vna marauigliofa fhbricatura di quattro archi , pcHi 
fopra quattro groffi, & alti piloni, & ciafcuna porta haueua due grafie co- 
lonne di porfido dì corint a fkbri catione, i pedtfiali delle quali erano dìfinif 
fimo dia^-fro,& li capitelli devna verde pietra, ccn certe renette bianche. 



tr rojje, lequdì al fogliame del capheUo renieuàno molta yaghexx^a.Tup 
ùi^ilonierànodìfìmjfima corniola , & x'mfcm ar.cohaueua ìlfuofofita'-' 
mento dì clmfiàllo, compartito àproportìonatì quadrett'i^aUì quali fi ve.m 
déu.ano pendere groffijjìme granate jttirchefe 3 é^ giacinti y & cofilafia;-' 
ciataper di dentro le porte ^ per fin al principio dell'arco ^ erano marauì- 
glìofi quadroni dipuro chrifì allo ^dalii quali vi fi vedcuavna certa effigie 
dellì otto principali Senatori di quejìo Ì{egno. cioè Vlatcne-> Mortene , Sier'^ 
morelli grande Maejlrotlo SJperimentatore,Geher,& ^Ihoali. Soprai cam- 
pii eliì deUe\otto colonne giaceua rnpreciofo , &- proporticfmto architraue 
dipuriffimo porfido; Ilfuo fregio era con vnafogliaturay& compartitione 
corrijpondente all'opra , & con vna cornice ifoprallaqualeio yidi quattro 
frontijpicij di proportionata bruttura j&fopr a quelli vn circolare arcìn"^ 
frane , con ilfuo fregio , & cornice difimjjìmo lapiflaT^di . 

Segue a defcriuere ciò che vide ia quello marauigliofo arco , 
Gap. Io, 

N tanto queHa opra. mi jnceuamaratùgUare p^riafuif. 
fhbricaturay quanto perche yidifopra il piano della cir- 
colare cornice tre altri Tiedejìali di finiffmta pietra: Som 
pra il primo (^ qual era di yìtreatapietrajera yna figura 
di chrifcpacio verità con togafilpfofakì & cragioutnì' 
le, Sopra il fecondo piede fiale (quale era di puro marmoj 
era yna figura di chriflaUo in ajpetto di huomo gionto\alla yirilità con to- 
ga fimilmente filofofaìe ; Et fopra il t^%o piede fiale ( che era di pietro-t 
ThyteJ era yn" altra figura di y e echio , dìpur0y& chiaro topacìo,pur con^ 
filofofaìe toga . Fra quefti trepiedefiaHyCra yn fionti^icìo tondo^alto co- 
me ipìedefialì della ìfieffa pietra circulare fottagiacente: QueHe tre figure 
yìriliiCon la defira teneuano la mano defìra d'yna figura fcminile colloca, 
t a fopra ciafcuno fiontifbicio; Ver modo che la figura della femina delgior- 
ulne , era in aj^etto di Ùon^ella dipuro chrifìaUoy <& adobata con yefte dì 
Hieracìte pietra ; La feconda figura era di ruhinoycon yeile di diamante: 
La ter'xa poi purfemineayera di chrifolitOy& era in a^etto di Vecchia^co 
Vefie difardio.La mano finiUra deilaprima figura feminileypendeuayer' 
fo terra : Quella della feconda era dìftefa:& quella della ter'^ figura ereLj 
leuataVerfo il cielo. Hor quelle tre figure togate virili porgendo il lora 
fìnifiro braccio yerfo il centro della fhbricatura , foBeneuano con la mano 
loro fper marauiglia) yna preciofijfima figura yirile di Re, ornata con 
manto %egak , con Corona. J^ con dot Scettri . Quefia figura da capo à 

piedi 




i2d s d N o 

piedi, da 'V'naparte era di oro, & dall'altra d'argentò l 

Hauendo con gran diletto traf cor fa quejia maraulgliofafkhrìcationel 
fjr conftderando ifuol occulti fecreti,non poteua con l'intelletto mio tanto 
faine y che ritrouarpottjfi ìlfignìficato di quefta opera : 'onde fiandofopra 
di me in quejìì ptfi fieri, & al^^ndo gli occhi dì nono verfo il diuino artifi- 
cio, ridi nel fregio della circolar pietra del celefììno lapìflx7;uliy quefiepa* 
rvle ifculte , & con oro ornate . 

^£X FILIVS NOSTER. HABET TRES PATRES, PRIMVS 
EST CAVSA GENERATIONIS, SECVNDVS MVLTIPLICA- 
TIONIS, ET TERTIVS P E RF E C T I O N I S, ET EILIVS NO- 
STER EST REX POTENS, ET NVLLOS REGES TIMENS. 

Delle quali parole maggiormente crefcendomi il dlfio difapere dì tutto 

ciò lafua e^ofitione, non potei procedere più eltre^ma con humana diman 

da chiedeì alla benigna 'Don'j^lla la ejpofitìone di queflafabricatura , & 

ella rifondendo dijje\ Veregrino feguìamo più oltre, ^ "veder f aroti den^ 

tro la chiufa porta la ejpofìtìone dell'intento tuo , alla quale gìontì noi , fu 

per la nobile ^Don^ella, an^ì confuoi occulti fecreti aperta , oue 

con lei entrato , mi mofirò vnagran pietra difinif- 

fimo marmo, foprailquale ridi dcfcrìtto 

l'albero della geneologia del 

prenarrato lij, con 

quefto or" 

dine. 



Figura 



ir 1 K Z 02 



X»1 





La Donzella dichiara la figurata efpofitione. Cap. ii. 

F^ N T^ confufione mi diede quéfla cofa.tanto dìjtù 
mi crebbe di faper la fna fignìfi catione : Onde vedendo» 
mi lagrata^Don^ella di mer miglia mojjbper la già ve 
dtitapìetrajdìffèjSapendo peregrino mioyche il tuo di/io 
farl^dìfapere la rifolutione della veduta firuttura^que 
Sìa Ma volontà mi pare degna dì quanto ricerchi, però 
odi,&fappi,che rifoluendo io qucjìa^ effa rifoluelama" 
rauigliofa opra,già veduta nel mex;io del florido praticello ;Terilcke quel 
le parole ifculte nelfi-e£io del circolare lapis èfenten%a di 'Infido compa^ 
triotta noflrOydoue tratta la natura di quelli tre Tadrij iqual'i bora tu poi 
vedere in quefl" albero ifculto,& defignati conquefle note, 'D. S. F. 

Ma venendo al/odo fondamento del nofìro ragionamento dicoti , che 
prima bifognafapere da ibi banno origine^^ poi chi fono quefii padri f& 
lafua natura: cominciando adonque^dico che il nofiro Chaos B , procreò il 
prime Tadrey& quefio Chaos èfigl uolo di T^aturafignataper ex^, Que- 
§io primo Tadrefugià Madre del fecondo Tadre del nofiro Bj}& il Cha* 
OS *Bi è Tadre. Quefta madre C, non genera^ ma il padre. 

Hor veniamo al fecondo Tadre y ilquale è caufa della multiplìcaticne 
\ del nofiro figliuolo %è ; et dico che qucfio è figliuolo del noHro Chaos B, 
QueHo figliuolo è padre y & fiatello del primo Tadre; adunque ilprime^ 
^ fecondo padrcy fono fratelli^ & non però folamente fono duci figliuoli^ 
duoipadriy& doi fratelUyma vn figlino lo, vnpadr e y & vn fratello» & vn 
padre delnoSìro Rè; Queflo padre fu anchora madre del ter^p padre ; &^ 
il chaos è come padre ; Quefia madre non genera; ma il padre . 

llterTO^dre è caufa diperfettime del nofiro Kè figliuolo nofiro;Que^ 
fio padre è generato dal fecondo padre ^mediante il Chaos jB, fuopadrey^ 
fratelloy& anchora è fratello del fecondo padre; T^on perciò folamente fo 
no tre padriytre figliuoli del Chaos By & tre fratelliymavn padre del no» 
firo %èyVnfratelhy&vn figliuolo delChaos 'B. Il Chaos nofiro C, ha 
fei figUuoHtiquarmon folamente fono figUuoHymafratelUy& figliuoli, 

pudendo la ofcura refolutione della Eccellente Don-^llaymi p arcua an<» 
ch'io di confufione diuenirvn Chaos ; Conciofia che ilfuo parlare era qua- 
fi nellipiu alti limiti della naturale arte difilofofia trafcorfo, eue il difcor" 
fo d pena pcteua tanto in alto falire , Defiderando altra più chiara efpofi' 
tione di ciò,con humiUparoledimatidaiallagrata Don%ella^laqualeman» 
[uetamenticofi diffe » 

Superai 



T 1 II z ai i2f 

Saperaì VerègrmOyche queflì tre Tadri conglonttcon le mìgli loro(pr9 
ereati da ì padri del ìtj nohrofigliuolo)lequaU non folamente fono tre jTHM 
yna fola moglìe,& fola marito, procrearono quefiò figliuolo Kè noHro po- 
tentifjìmoyìlquale è fertìUJfìmo à procreare infiniti figliuoli . ^ qutHo dì* 
nino tnìfierìo cofì accade ;perb che il primo padre D (jiouìne , congiont9 
con lamoglie fua,& figliuola fua C , laquale in occulto è bianca, ^ inpa 
lefe neraìè caufa della generatione. 

Il fecondo padre fimilmente congionto con la moglie fua Hi& figliuola 
fuay laquale in occulto èroJfa,& in pale fé bianca , è caufa di multiplìca" 
tione, cioè è caufa che il Rè nofiro figliuolo , fia tanto di virtà dottato , &, 
fieno di bontàjche poffa gì* altri fuoi fratelli multìplicare in virtù ^& boti"^ 
td,diftruggendo ogni loro infirmitÀ. 

Il ter%p padre non dìfftmile da gl'altri congiunto con \la moglie fua 1 1 
^ figliuola fuajaquale in occulto è citrina i& in palefe roffaè caufa di 
perfettionesciò è caufa che il Re figliuolo nofiro jfta cofì di perfettionepar» 
torito.che mediante la rirtà della fua perfettionepoffa perficer gì' altri fra 
telli imperfetti, 

laDonzcUa feguendo altra dichiaratione per maggior chiarezza diedela efpla^ 
l nacione di ciafcuna nota ò lettera notata in quello faiTo 
dell'ifculco Albero , coli . 

*/f . la natura genera il noHro Chaos H. Seconda moglie de me^Xit ^tàt 

B, C, ilquale genera fei figliuoli, del fecondo padre, 

& da queHo fi prò creano i trepa- I . Ter':^a moglie vecchia, del ter%p 

dri D, £, JF. padre . 

B* Il nofiro Chaos ha tre figliuoli^ & K Chaos padre delle figliuole, etp a 

tre figliuole ìiquali fonoforelle, & dri, figliuoli del nofiro Chaos . 

fratelli. L. Il terrò Re potentiffimo contra 
C. Qjtefio Chaos hafei figliuoli, liqua hente, moltipli carne , & perfi" 

li fono fratelli ,& fi0,iuoli. dente, ifuoi fratelli, 

Dr.Trimo padre giouane, generate la i. Solamadre, 

fua moglie è caufa di generatione. z» Solo padre. 

S, Secondo padre generante la fua 3. Ter caufa d'effi, 

moglie è caufa di multiplicatione. 4. Vadre primo giouine croceo . 

T.Terxp padre vecchio procreate la 5. 'Padre fecodo virile albiffimq» 

fua moglie, è caufa dì perfettione, 6. "Padre ter-zo vecchio bianco, 

esprima moglie gìouene, del primo 7. Chaos B,K,vnaìfteffacofa. 

padre. 8, TrimamegUe nafce in ariete, 

I 2 $,Se* 



'Ìi4 



r o e n o 



^i Seconda moglie nafce in Can- 
cro. 
le. Ter 'Sia moglie nafee in Libra. 
n. Chaas ^, d una ìHeffa cofa, 

12. Ter caufa delti padri. 

1 3 . Ter caufa delle mairi. 



14. Tr afelio bianco, 

15. Fratello rojjb. 

16. Fratello nero. 

17. Fratello candido, 

1 8. Fratello cenerìcio, 
ip. Fratello albìffimo. 




La Donzella da alcLini effempifopra le cqfe narrate, 
Cap. 12^. 

P'^S I finltohaueuadi parlare VhoneHa Don^^Uat 
quando che io non potendo in tutto capir quella fua ripy 
lutione^chiedl fopra ciò qualche ejjempio; Ft effa yolett' 
dofupplìre aldeftderìomio.dijje. 

Se ben confi derer ai Teregrìno mìo i profondi [e creti 
di naturayedrai quejìo Rè nojìro figliuolo ^ ejfere gene- 
rato dal primo padre D, moltiplicato dal fecondo E ^ & dal ter^p F man^ 
dato a perfettione: quantunque fiafolamentevn padre yilquale generij mul 
tìpHchi,& renda perfettioneiina prendi fopr a ciò quejìo effempio . 

^Acqua con fhrmay& fen'za fermento non è -vero pane; adunque è pane 
per V acqua, fkrina^& fermento. Ilfimile , fi come la farina , & fermento 
fen%a acqua; ne l'acqua^ & fkrina fen%a fermento ; & ne anche Inacqua » 
& fermento fenT^a farina, non genera pane , cefi anco non fi può fareil 
nofiropane,fen%al' acqua nofir a, farina nofira^& fermento no flro prima 
toncreato. Slpuo adunque dlre,che l'acqua noftra è caufa della generatiO' 
ne^ il fermento della multiplicatìonei ^ farina della perfettione; lequalì 
jcofe danno f ejfere al ncfiro pane: Et perche la farina è concreata dall' ac-^ 
qua nofira, & il fermento dallafarina3& acqua yper queHo fi determina 
€be l' acquano flr^jfia lanofìr a farina , & la farina con l'acqua fiali fer" 
-fnento nofiro, eccettuata la forma. 

Ter meglio chiarirti l'animo prèdi quefio altro effempio, Incudine ^mar^ 
tello,^ chiodo, quantunque filano tre ynond\meno fono vno , perche l'incti^ 
dine è il martello,il martello è ilchiodo , & il chiodo è l'incudine : *DipÌPt 
perche l'incudtne,q^ martello fono il chiodo ; il chiodo , & martello fono 
l'incudine;^ rmcudine,& chiodo fono il martello y-per quefto l'incudine , 
martello,^ chiodo fono treinvno;Terò che l'incudine eccettuata la for- 
ma è il chiodo,& martello, cofi il chiodo eccettuata la forma, èl'incudì* 
Ke,tr martello, & il martello eccettuata la forma è il chiodo , & l'incum 
dine,adunq; il chiodo ^maneUo, & incudine fono tre, & yna Ifieffa cofa^^ 



T E R. Z ó: i^? 

^ in tal modo il martello fa l'incudine, & il martello fa il chiodel 

llter^o effempìofipuò cauar da quelli che fanno il mìnio ,percioche 
piombo nerOyCerufaiO bìacca,& minio rofioy quantunque fi ano tre , nond'u* 
meno fono vno cioè piombo,& tre quanto alnumeroy & forma y co fi e nei 
padri noflrì, nei quali come acquayfarinay& fermento ydettì difopraj lage 
nerationeymoltìplicationey&perfettìone . 

7^nfen7;a mifterio adunque 7^ fece f colpire la pr enarrai a fenten^a, 
circa il fregio della circolare pietra . Ma dì p'm fapraì , nella prenarrata 
firuttura, Raimondo hauerpo§ìo tutta la faenza del magiflerio mio , ad 
imitatione delT^Ara del nume d'Hermeteper auanti da te veduto . ^erò 
quefio di Raimondo è refolutione di quello d'Hermete, & quello di quefto; 
onde fé conofcerai gV intimi fé cretì del nume d'Hermete ; non ti farà bifO" 
gno altra e^ofitìone: però p affamo più oltra . 

(^ià quaftper due miglia caminato haueuamo per la cofiiera del dolce 
colle yquando che giunti ad rn' altro altiffimo monte, tuttoprecipitofo, vi' 
di yna bocca d'vna ofcura fpeloncaynella quale la nobile Donzella con ra- 
pidi p affi entrò, & ìofeguendo il strepito delle pedate fue , nonpoteì tanto 
in quella ofeuriffima vìa efferfollecitOycheCmìfero me) cominciai à perde^ 
reìlfuono delle parole della DonT^Ua; Onde rimanendo nella incognita 
^cionca prìuo della dolce miaguìdaycafcai in terrayprefago di futuro ma- 
le, & di continue lacrime bagnaua le mieguancie : pertiche altro penfav 
. nonpoteuache quiuì finire la mia vita; 7\(e altro haueuaper mìo confort 
tOjChe il defio di più oltre paffare,& ponermi all'ìnftabile,&' incerta for- 
tuna. Leuato su^i^- caminando per laprecipitofay& ofcura ^cionca, ecco 
, ydiua yn mormorio intollerabile, come d'vno foffbcato tuono , per ilquale 
pareuami roleffe tuttoilmondo precipitare : Ogri'hor fattomi più vicino 
tanto più il ribombo fchelEchofaceua nella pernicìofacauernaj mi per- 

coteua l'afflitto cuore. Scoperto vn poco di lume , cominciai operare 

qualche rimedio , & cofì con prefìi paffi peruenni al fine del- 

l'ofcuracauerna,oueritrouaivnperniciofopaffodì 

fcilla,& cariddi; Di modo che vedendo il pre 

cipitofo , & crudelpaffaggio da dar ter 

. rore ad ogni ficuro cuore^ come 

tramortito cadeì 
fopra^ vn 
[afro . 



I B Sì 




^^6 S N O 

si ferma per confiderare il tremendo ponte di Arnaldo j & vna ftatua. 

Cap. 13. 

OTTO ch'io fui alquanto refiaurato , mìleuai , & ccn 
mar mìgli a unirai quejìo ^aumtofo paffo /ilquale era ò 
da natura^ ò da l'arte con tale magìfierio fùbrìcato ,che 
daynapàttey& dall'altra erano aUiJJimi,& precipìtcfi 
monti contigmper vinticìnque paJJì;oue nel profondo ba 
ratro difcorreua con -velocijjìmo impeto rn^alto tcrren^ 
te tutto torbido y& ^auentcfo ,fopra ilquale era rnofcahrcfo Jhetto , & 
lungo ponte opedaggio^con certi gradi come compartita [cala manuale,^ 
hricato da qualtheperitiffimo architetto . InfcliciJJimo miteneua yquan^ 
do andana con fider andò che dìuertir nonpoteua ipajjiper altroue.cheper 
quejìo dlf^cratijjìmopaffo; Dilcbe vn fcffccamento per i perturbati giriti 
miei con correua ajjiduamente al mio tremebondo cuore ,& ^ejfoio dice- 
ua^cL che horribile termine mi fon io lanciato da difw guidare ; Ccn quelle 
afflittioni anda.ua hor vn poco auanti , hor ritornaua ccn cridi , <^ pianti 
dicendo ^infelice meimifero me, con quale arte/apro iotrapaffare oltre que 
fio pernìcifjfo p affo ^ ohimè come farò io , fé errando rno di quelli compar- 
titi gradì cafca0gÌH nel correte Baratro^ ^li^doper que §ìo gl'occhi yer 
fo il cielo per inuocar il cele§ìey& diuinofujfragioy ridi ynapietra giacen- 
te fopra ilfcabrofo arco della bocca della Cifcurafpelonca co quefìe lettere . 

SOLO PONTIS ERRATO PVNCTO NON VLTRA VIATOR IBIS. 

Sopra quejìo faffo giaceua ynpiedeftale , fopra ilquale era yna grande fi» 
gura difinifjìmo auolio guarnita, di toga flofofale , con queHo detto del 
piede fiale . 

AB.NALDVS CVSTOS STRVCTVRAECtVE MAGISTER. 

Lequali parole dauano teftimoniOy che quefto perniciofo paffo fuffe già con* 
flrutto co fi ^auenteucle à peregrini erranti,per Arnaldo de Fillanouaì 
è quanto mifero.tr emendo , & p auro fo era quefio paffo a gl'ine^ erti pere- 
grini, che più oltre pajfar intendeuan . 

E/fendo da yna parte condotto dal difro,che ogn'hor me folecitaua alia 
principiata peregrìnatione^& dall'altra il terrore che di contincuo mjfk- 
eeua f come in yn fpecchio) rapprefentarefra la fommergente acqua,effe- 
re dalle onde shattutOyhor nelle fajfofe ripe, hor nel mcT^ mìferamentc^ 
tra!fortatOi& hor fopra^hornel fondo, ricercar lafugientefalute , laquat 
€ofa rendeua l'animo mio ambiguo di più oltre nontra^ortarmì per quella 
ferniciofo paffo ; mapiu toiìo ritornar fi-a la yiciofa Sfinge^ &fuggend& 
^mUajrìmmer neWìntricofo laberìnto^è pur anche rfcendo di quejio ,€»- 



terzo: 127 

tMrefra le venenofe mafcelle della ìnmdìofa Hldraìòpurper qualche ar-» 
te f affando anco quefia rimanere fen%a il defiderato fine di qucHo/htìcO" 
fo viaggio. Ohimè quante imaginationimifolecitauanOjaJJalendomi il tra" 
uaglìafo penjìero . Madoppò ynpeT^yqual curio fa ^ ^ honorato faldato 
non confìderando timor dimorte;ma vinto dal di/io, entrai animofamente 
fra la defcrittìone alla incerta fortuna . Salito era fopr a ildolorofo pedag" 
^10 perpaffare oltr acquando che non potendo tollerar il grande mormorio 
della torbidai& ondeggiante acqua mi collocai prcfirato fopra il tremen-^ 
do ponte^ ^firettamente l'abbraciai'j'di mudo che comeferpe traportan- 
do il languido corpo con grafia dìuina^clire miritrouai. Gionto che fui ol-" 
tra il ^aucntcfo ponte, non potei foppertare di veder il paffato pericolo; 
ma come vn ike giudicato alfiipplitio della morte j per qualche firano ac^ 
adente fuggendo fé ne porta nella Idea la dtjìinata morte ; Co fi io punto 
non firmandomi entrai per vn' altra lunga,& defcendente cauerna,laquale 
non cofi di luce eraprÌMa,ccme le paffate,perl aquale cominciai pronoiìì" 
care vna tranquiUa,& falubre vìa, 

Rkrcua vna tombajoue vide molte ifculte fauole figurate nell'arte^poi 
peru^nnead vnalloletta. Cap. 14. 

/ ^ cent op affa oltre caminato non haueua , che ritr@' 
uai vna rotonda tomba, nella cui centrica fuperfiMe del 
Varco per vn gran foro defcendeua vnafalubre luceja- 
quale iliummauatutto ilrctondo loco^^ilquale era di die 
cipajfiper dìametrica mifuratione3& fituato con lafua 
dupplaproportione di altexT^a. Tanto era il merauigUo 
fo artificio con folenne architettura fhhricato , che mi fhr.euatrapaffare 
della perturbai: a imaglnatione ogni paffuta pena;perche qumi nelVìUumt" 
nofa tomba ft vedeuanelpariete vn compartimento difiniffimo alabàfiro, 
lon ifuci piedefìdUy & capitelli di dorica fkbricatione . Qjiejìe fofleneuano 
"pn'archltraue^fi'Sgw , ^ cornice difiniffima corniola ,& ogni cofa à pro- 
portione de lutto iilcco . Sopra la cornice giaceua l'arco della artificiofa, 
C^ bcnfùbricatatomba,ouecon ornamento di colonnatOyfi vedeuano otto 
companimenti ; cltra vn' altro che vi era per l'introito, <^ vn' altro per 
Vvfcita Qutfii doi lochi dell' introitO:,& dell'vfcita^erano collocati per op- 
pcfito Vm centra l'altro . "Negl'altri compartimenti fi vedeuano ifiulte 
"Varie fziuolei<& poetiche dimofìratiom sfotto il velame delle quali fi nafco- 
deua il diuino magifterio^a tal che nel primo compartimento vidi lafauola 
diTìrrai& Deucalioncìnel fecondo quella dì Lotona, neWlfola di Dedalo 

l 4 confir- 




128 SOGNO 

confirmata; Vel ter%p quella dì Clone conuerfo in pioggia d'oròìnelquat' 
to quella dì *Dedalo,& Icaro ;nel quinto quella dì iArgos.gl' occhi delqua 
le furono conuerfi in éoda di Tauone;nelfelìo vidi lafauola dì (jorgone^il- 
quale couerfeognì cofa in pìetra',nelfettimo ridi qmllad' Bercele, & ^n 
teo;nel ottano quella dì Orfeo,ilquale con la dolce armonìa tìraua à fé tut 
tìgli animali ; non tanto mi faceua ìnuaghìre l'Eccellente finltura delle 
otto vedute fauole ^quanto che vedendo anche nel polito fregio^ prima ìfcul 
ta lafauola dì gioue che taglia i membri genitali à Saturno fuopadre,poi 
il carro dì Fetonte^Gìoue conuerfo in denfa nube, & circondante la infeli' 
ce I^ jpoi ^talante firmata dal velocijfimo corfo^in oltre lafauola di The 
feo ^^l laberinto , poi quella di Demogorgone y e molte altre fiotto il cui 
poetico fabulamento era nafcoflo il dìuinofecreto Filofofico . ì^on poteua 
faciar l'animo mio , ne men delìberatìone fiabilìre di più cltra feguìre il 
principiato viaggio, mentre vedeua:,^ coftderauajfi l'artificìofa machina 
quanto li dìuerfi3& poetici fabulamentì . 

'Doppò vna lunga fpeculatione moffo dalla curio fità dì veder a che pan 
tOyòfine termìnajfe quefio fatìcofo viaggio , riuolfi ì piedi y&pajfandoper 
vnabreuCyQ^ chìarajpelonca (ma maligna} peruenniinvna verdeggìan-* 
te pianura circondata daprecìpitofi monti , ouele verdi ber bette già pre- 
gne d'i loro femishaueuano produttiìfuoi odorati fiori , iqualì mandauano 
per l'aria vnfoauijfimo odore . Con projpera via p afiato per la lunga pM' 
nura^ecce che fortuna mi condujfe nella ripa d'vn larghiffimo lago;nel cui 
mex^ tildi un lunghìffimo monte , & dì tale altex^ che lo giudicai fiufe 
il monte Olimpo della {^Macedonia^òil monte Libano dì Finìcìayè il S'fhai 
di Arabia: Ter che talmente afcendeua con lafuafommitàin alto, che pa 
reua fojìeneffe il Cielo: Quefio in vifta, allaprofpettìua , & alla verdex^ 
delli folti arborfceUì mi daua larghijfima fperan'^a di vna tranquilla na^ 
mgatione ; con quefia ^eculatione della falubre Ifoletta yfiaua io fedente 

fiotto fiondoft alberi , & della marauiglìofa proFfettiua mi paficeua 

talmente l'animo , che più penfar non poteua all'i paffati oSìa* 

coli y ne meno alli jpauentofi auuenimenti della inuida ^ 

(^ yenenofa Hidrayalla vìciofa Sfinge j aWìntricO'^ 

folaberintOynealprecipìtofo 

pedaggio di ^r- 



Tià&. 



T^>E -R-^Z O.^ 



125K 



si^i^asfxKMtut^tit.-j'i 




vide vn P.edeftale , alquale auicinatcfi leggi; vn motto ci'vn Dracoue 

■ - ;- - - <^ap' . n-^ -..-■ - ... . ^^_^ _^ 

I ^ da vn'arborfceRo leuato haueua rrìfcaue pomo per 
rìfidurare ì debili membri, quando che tr afe or rendo con 
gl'occhi per i rerdi arborfccUi che fi'ondeggiauano [opra 
la ripa del delìciofo lugo,-vìdì da lungìynrubicondijjimo 
Tiedefìàlé y il quale dìmofiràuà qualche marauigUofa^ 
Jìruttura; Onde vìnto dalla bella yifia di quella architet 
tura , d'indi mi leuai , & prendendo il calle per l'arenofa ripa , gionft alla 
yeduta fhbrìcatione ; Oue rìtrouaì ilproportionato Tiedeftale dipreciofa 
corniola fùbri caio , [opra il quale giaceua yna togata figura di porfido ; 
Quefia in ajpettograue , dimofiraua qualche grado dì profonda dottrina , 

Velia fàccia rifguar dante verfo il lago erano quejie parole ìf eulte . 

INSVLAE MAGISTERII G E B E R^ 
DOMINVS MONTIS, RECTOR, 
CVSTOS, ATQVE DEFENSOR. 

T^ella feconda fàccia rìdi queBe altre . 

INSVLA DEMONSTRAT SVM- 

MAE ET NATVRALIS PHILOSO- 

PHIAE POTENTIAM. 

^eUa ter'X^ parte quefìe altre erano ìfcultz^. 

STVDE VIATOR OCCIDERE 
SPECVLO DRACONEM ILLIVS 

INSVLAE. ^ 

* 

£^ mUa quarta fi yeieuano quefte altre . ^j 

KEX 



SOGNO 

t«IMMWi 



un 




REX DIVES, 

ET POTENS ERIS 

I A M SE IPS O 

OC CI SO DRA- 

C O N E. 



.J 



z 







T E R 21 Ól 1^1 

^a qudìe co/i ìfmhe parole interpretati quattro principali eofeìprma 
il nome della Ifola nomata l'I fola del magifìcrio^con il nome delfao Sìgno- 
re,& Rettore ; Secondo compre fi cheìnquefìa ifolafipuò y edere quanta 
fótentia fia della naturale Filofcfta.m tramut are ì corpi imperfetti à vera 
ferfettìone : 2'erc^o chefipoteua prendere notitia che altro officio, è arte ^ 
non dcHC hauer ilperegrino (defidcrcfo dì nauigar oltre nella diletta Ifo- 
la J chefolo Hudiar di occidere quello vencnofo dracene, produtto dalla Fi 
lofofi^a Ifola: Quarte fi pct cu a giudicare à quanto henefiritroua chiunq; 
occidere fa quelfurifo mcfiro .'Delle quali cofe benìffimo compreft a quanm 
to fi efìendeua il loro foggetto,faluo che comprendere non poteuay che dra- 
cene fu ffe quello ^ cioèfefuffe materiale , è naturale , è figurato parlare , ò 
altro animale ftmile ad yn T)racone : Et daWaltra parte non comprende- 
uà che specchio fujfe quello con il quale ft potcjje occidere^ . 

Sffendo rafie le forme i& varijgii effetti de'^ecchi^andaua tra me con 
fiderandofe effer doueffe quefto ^'ecchìOj quadro, triangolare^ouato.qua-m 
drangolareytondo.pìanOjCóncauOiOttufo^colonare concauo, colonnare ottU' 
foytondo interiorey ò efìeriore^ rcciprocù^ & piramidale quadrot ò triango* 
lare, trafcorrendopoipiu oltra intorno la materia d'ejfo freccino , entraua 
in vn Chaos,però che non poteuafaperefe yoleffe ejfere confirutto dì cbrU 
fìallo vfuale , è di retro^ ò di ferro , è d'argento, ò di cómpo fi tiene moder^ 
na» &fl;rauagante . Nel che trauagliandomì la mente, quefìa intima con- 
fideratìone doppo vn lungo di f cor fo giudicai quello Jpe echio effer e figura" 
tiuOi^^" nonmateriakjper le fequentì parole del prenarrato motto , 

5E1PSOOCCISO. 

Ter ilche non procedei fepr a altra refolutione d^effoffecchio ; però che il 
motto voleuafìgnìficare coft . Se tu operar ai ch'effo Dracene per fé Heffb 
s^occide^& muoiajtu vi and ant e. ,& peregrino far ai molto ri e co. Già laf cia- 
to haueua queHe propofitioni , & cominciaua con il curiofo intelletto tra- 
f corr ere y prima con che parte ^ ò via pigliar poteffe alcuno partito di per- 
uenire alla dcfiderata Ifola , quando che da vna parte , l'altiffima acqua 
mìnacciauamorte, fé per effd mifuffedato allo incerto nuoto^é^ dall'altra 
parte il di/io con fole citi proponimenti mìperfuadeua diponermì in acqua, 
i^già lafciata haueua la marauigliofa figura , & fretolofamente daua ì 
curio fi paffi verfo la per coffa ripa dell'ondeggiante l ago yper gettarmi den- 
tro ; Quando che da lungi vidi vna picciolo, barchetta a piena vela con 
prospero ventOyVenire verfo lafaffofa ripa : per ilche fermatomi ad ajpet" 
tare lafolcante barchetta ,flaua io mirando hor lafaffofaripa ,percoffaji 
dalle mormoranti ondìcelle , & hor gl'acquatici vccelll apcfiando gl'ina' 
aedutìpefciculi* 

De 



3^ 



S O G N O 

Defcriue h fabricatione della Nauicella venuta da fé alla Ripa 
Cap. i6. 




BrC HE acerba pena è l'a^ettare chi tardo vìeneiCofi 
'^i acerbi ffima mi era mentre vedeua la defiata barchetta , 
fSf^t«^ ^or yerfo .me venire ihor agittata da contrarij venticelli 
0^ ^iff^^^ andar ad ojìro , & hor yerfo aquilone . Tur quando for^ 
^ ^^^^^ ^^^'^ T^o/e dareprojperi auuenimenti jfempre per tempo 

. "-^-^^^r^^P ("mentre che viene) è dolce & gioconda : co fi quantun- 
que i venticelli à lor modo per vnpcT^ trasportata Vhaueuano , hor per 

frojperOjhorper contrario, fu trasportato l'ondeggiante T^auilio alla ripa, 
^elquale con gaudio entrato, & trafcorfoper effo^& non vi trouando per- 

fona alcunay non fapeua co che forte peruenuta fujfe quiui la ricca barchet 
ta ; Giunto ìlponticeUo à l{ipa,& legata la marauigliofa nauicella ad vn 

falice , &' di nuouo ritornato nel nauigabile legno andaua trafcorrendo da 
ogni parte; uè ritrouandomi nella più baffaparte^vidi il fondo di lamet- 
te d'oro,& d' argento fi bene fituate^che pareuafogliatura mofaica^& cofi 
era il piano , ò piaTj^tta della prora , & puppe ; l'albero della vela era di 
odorato ciprejfofi remi delfoauefandalo cìtrinOy& bìancOy^ dimagrante 

/zilaloe; il timone di auolio; le cordedifìnijfimafeta; l'ancora dipuriffimo 
oro con lafua catenetta dì argento QueSle coferefiar mifaceuano talmen 
te inuaghhto (olir a l artificio) che nonpoteua diuertir l'animo mio in al- 
tra confideratione, & maffime vedendola bituminata di fuori non di com- 
tnune-& vf^alpece^ma d'vn preciofo liquore compofio da dotto profumìe 

[re-, & dì dentro poi fentìuala piena di gratìjfimo odore; doue non vi mav- 

.•caua lafoaue Iperrna del grande Lei he gl'odorifero mufcoja chri^alina & 

..fuggltìua canfora, il grato laudano^ ìlthimìonia, & mafiice^ ì doifiìracìyi 
doi fanddiy V amìgdalato bel%oi 3 ìlponderofozilaloe, <& gl'odor fi ger- 
mini dell' Arabia. 

Doppovna lunga fpeculatione danoueUo nocchiero Spiegai al prò j}>erù 
yenticello la ricca vela, & in Irene fui giunto alla tanto defiderataripa : 
cuefmQT.tatQ ddfolenne kgno.comìnciai guardare la delicata pianura) fi- 
tuata verfo oHro nella fertile ifoletta, Q^uiui l'amenità del luogo mi afirin 
gcuatrafcorrere quefìo tanto defideratofito,nelquale cofi peregrinandola 

-..trafcorrendoyperucnni advno maraucgUofo claufirale, circondato dì prò- 
portionatì muri fatti difinìjfimiy& bianchi marmi, con dtlineaiiy ó" belli 

^ lajfidì y coTifiderando efieriormente quefio luogo, nonpoteua comprendere 

„.quale fuffc l'intericirìt.à di qucjìafabricatura , ma gionto all'entrata del 

merauigl'wfo claufiro, mi firmai à contemplare qucfìaportìcelìa , la quale 

..'•.■■ • tra 




TE K Z X>, 15^ 

era di dotta fiihrì catione corlnta. Non fanto la portalnuaghìr mi Jnceu^i 
ma ynramo di granato albero tutto dìfinìjjimo oro^dalquale pendeua rn 
de fuo'i frutti yconlafuafcorxa dipuriffimo argento^& con vnafeffura nel 
la detta fcoY'zayfer lacfuale ftyedeuano ìfuoì roffeggiantl a%ìmì di crien" 
tali granate entro fìahìlìte : Qjiefloramohaueualefue foglie dì -verde 
fmalto guarnite, & vfciua fuori d'rn grande vafo di ruhìcondiffirno coral" 
lo. N ci freggìo d'ella folenneporticella vidi queUe parole ifculte . 

OMNESIN CONCORDIA VNA MATEE.IA VNA 
PISPOSITIONE VNA, 

Entrato in quel loco vids vn portico con colonne de variati niarmij& cer- 
te Ibtue. Cap. 17. 

N T 2^.^ T nel ìfaciofo clauBrOj yìdì rn clrcongla' 
cente portico compartito con proportionati archiy & co- 
lonne dìfinifjimi marmi , i» modo che quiui fi redeua il 
marmo Vario, con ilquaìè quelli di Scio ,& Creta fecero 
lefuefìatHCiCome anco fu dì quefio fatta la fìatua di ne- 
meft di ^thene;Ouefìo marmo è bianchiffimo,come quel 
lo con ìlqualefu edificato il tempio inhonore della noftra beatiffimo S. Ma 
ria de Loreto. Quiui in oltre redeua fi vna colonna come yn'aucrio , chia" 
màto da periti pietra coralìtica, marmo fangàrt co , & .^rabico , nelqual 
marmo fu fepulto Dario '^. Si vedeua poi ìlmarmo cenerìcìo^& ilnero, 
delqualefì caua in Hildefeimo oltra il monte dì $. {J\/lauricìo . Vidìpoì il 
tenario molto bello ^'& nerOjfìmile à quello del quale è edificata in parte 
yna capelletta in vna Chiefa di S Cjio:BattiHa di Fioren^a^ò con che con- 
templatione miraua io yna colonna di marmo lucuko, ilquale era tenebro 
fOyS" ^t^o 3 Delquale marmo furono conflrutte due colonne di lunghex;z^ 
dì piedi trentaotto nel arco dìfcauro.llmarmo lidio ofcurc , mirai belltffì-' 
mOjComequeUo con che fono if culti quelli doi gradi leoni del Campidoglio 
in 'B^ma, T)ì bafalte marmo dì color ferreo eraui yn' altra colonna; Que* 
fio fu rìtrouato dagli Egìttij in Etiopìa^alqualeil Mìfeno cede dì colore ,&" 
dì dure%^yperche quefio n'ha tanta , che ì ferrarife nefeynono in yece di 
incudine . Si vedeua in oltre il marmo lacedemonico , fimìle à quello del 
pulpito che è nella Chiefa di S. Gio.BattìHa in Fiorenza . Tutto ammira- 
tiuo reHai contemplando una colonna di colore come roffo , laquale alla, 
fembìan%adi certi punti hianchiygiudicaifuffe ilporfido d'Egitto^ nomato 
lecoHito . Diporfido poi yìdì yn" altra colonna, & era fflendidiffima , &' 
quejìaerafimìlc al pulpito dì S Marco in Venetìa. Il marmo f alfe burg^ fé, 

il 



l?4 S O G N O 

il marmar' do, Il Nìmìdico, yedeua con bellìffime macchie. Il marmo ver-^ 
de chiaro fi redeua molto più bello , dì quello eh e fi rttrouaua ad vn certo 
conuento eh* è tra Venetìa ,e Murano, Uguale èrinchìufo in vn muro del' 
V .Altare maggiore, & dentro vi fi rapprefenta vn bvfchetto ', Qu'mì fi rr- 
deua molte fknt amiche forti de marmi dìfiìnteper cìafcuna colonna:St nS 
yì mancaua ilferpentarioM tabaicOy lo hìer apolitico, Valabafirìte, lo hime 
no, ìlpenteHco,& l'ofitefcuró, con il bianco : Et cofi con tutte quefie for- 
ti de marmi , & altre , che lafciai dì y edere, yeniua fàrfiquefto circolare 
portico molte vago, & magnifito . 

Entrato fotto ilporticoy yidi che aWincontro di ciafcuno arco,eran cer- 
te teftudinali concauìtà a modo di nicchia nel circulare murofhbrìcate', in 
cìafcuna nìcchia era vna virile figura tutta togata,al piede della qualc^ 
fendeua vn libro con vna catenetta argentina , & con tal modo ciafcun 
arco haueua lefue nicchie,^ ogni nicchia la fua figura con il fuo penden- 
te libro,& fopra ciafcuno libro era il nome dell' ^utore,& di dentro il ti' 
tulo dell'opra . Vedendo que§ìof^ett acolo di figure , & libri , penfai che 
quefio luogo fuffe il grande collegio de' filo fo fi, ì quali fono con cor fi con i 
fuoì figurati fermoni , in vna ìHeffa diffinitìonet come ben diffe ìlfodettQ 
motto. ' 

OMNESIN CONCORDIA VNA. 

I{iuolgendo ì curio fi paffì alla ingrediente porta^ cominciai di nouo Vedere 
dette figure, cr>n i nomi de' libri loro, onde il nome del primo libro era cofi, 

ALBERTVS MAG. fopra ìl fcCOndo , ALPHYDIVS. 

ài a per eh e lungo era tutto ìl circuito diqueflo claufiro,& difficile mi pa~ 
reua ritenermi nella memoria tanti dìuerfinomì, cominciai fopra vnapQ" 
lìcia con vn artificìofo fìilefcriuere ìl nome di ciafcuno. Cofi trafcorfo era 
ìl diametrale clauHro , cheritrouai vnaportella chìufa , ne perciò mi fir- 
mai di trafcorrere il principiato proponimento . €t già quafi giunto era al 
mcT^ del refiante portlco,quando vidi la chiufaportella con fonerò mor- 
morio aprirfe : Et io lafcìata queHa ìmprefa m'ìnuiai verfo la dcm 
finita porteli a, la cui vfcìta verfo l'altìjfimo monte . ^uìui 
effendomi firmato per leggere ì fcritti t^uttori,rì' 
trouaì quefii con il nome delle loro opere , 
^ ogni cofa per commodo mio . 
rìdujfi per ordine di 
Idlfhbeto, 



Narra 



T' E R^Z O. 



'i5 



Narra i nomi delle ftatue , & de libri , & opere che conteniuano in quelli 
per Alfabeto-. Cap. i8.. 




de mìneralibus ^ & 
rebus n^et alias . 
^Iphidij quidam tra- 
Batus . 
^Aurora confurgens . 
tAìi tonius de Florentia * 
jjintonij de ^bbacla SpìHolA dua 

de lapide phìlofophomm . 
Arnaldi hacfiint,i. Rofariumphi- 
lofoph. 2. traóì. perfe6lì magifle- 
riji 5. Sp'ìfiola ad regem T^àpo- 
lltan 4 tra&atus parabolarum 3 

5. Bj)fa neuellaprima,6. Kofa no 
uellafecunda, 7. S.flosflorunuj 
frhfec. g. lib.de fecretis natur£y 
1 ©. traSi. ad lacobu de Toleto de 
maxi : fecreto medicina, 1 1. re- 
cepta de compofitìone lap phìlo- 
fophorum, la. Do&rinanouay 

15. lucidarium 3 i^.Liberartts y\ 
j 5. xAurea rofa prima, 16. ^u- 
rea rofafecunda, 1 7. tompilatio- 
nes philofophorum i 18. Nouum 
Tefiamentumy i^,*Defublimat: 
tJHerc.€pifiola ad 'Regem 1{pber 
tumulo. Quefiiones effemiales , 
& acddentales. 
•^rijìotelishaefunt , i . adtyilef 
fandrum tra6l de arte ^Ichìmi^y 
ì. fihera de o5io figuris lapidis 
Thilofophìcì.^.de mutatione na 
turaj 4. defecretìsfecretorumi 5 , 
fuperadditio optìmay& perutilis^ 

6. liberperfeÙì magifierij:fed te- 
neturfuiffe B^afts , 



liberti magni hac , 1. femlta re- 
&a3 2. opus optimum j & verijjì" 
mum defecretis Thìlofophorum. 

^Aldemari canonici carthufiem & 
Cuielmiglofa^fuperlibrum per fe- 
sa magifi. Ceberis. 

^ccurfus glofator fuperrofarìutXLj 
Arnaldi. 

^ndre£ omnisboni lìber de auropo* 
tubile^. 

*Alboales ^uicen ^Ihifcenus ^Arei^ 
bicm I . [uper operatione artis 2. 
opus fuper lapide naturali , 5 . fu- 
per lapide vegetabili , 4. T>e re&a 
ad %egem Nafem , %, de anima , 
6,concluftones duodecìm.y. Qua^ 
dam addita fuper quartoMethau» 
^riH. 8. tra^. de mineralibus^g^ 
*Decem capitula aqua . 

^lexandri liegis perfarum BpiHola, 
do Bau . 

^poUonij de "Polonia verbum abbre 
uiatum . 

dilani quidam di6iaperpulcra ,2» 
*De rotatione elemeritorum^ . 

^rchilaìy i. turba, 2,opusdecorm 
poribus. 

^Ibumafarìs opus valdepulcrum , 

^Iphidij 1. domus thefaurorum..^ ^ 
2.quinqueclaues, 

^Antoniode Tarifio vìayilis. 

Alberti de Tadua tra6i. 

^Ibertimagni hacfunt,[i, ars al- 

chimica , 2. opus de lapidibus, 3. 

defigillis lapidum , 4. de genera- 

tìone lapidum j 5. de minerali» 

bus^ 



135 ' J5 O N a 

libm]6.de comejllnejy.femìtafe- \ tArlJieu^, 



mitne. 
'^lexandrìnus ad Theofiam foro- 
rem. 
tArtes Vhìlofophus de- fecretis na 

tura, 
\AndreA Mhì Medì:Bono: de aquìs 

dìalogi. 
\Artìs regis l'iher de re phìlofophìca. 
ty^lemavij de 'Bohemia traB.de la- 
pide philofophico ad Bonìfacìum 
oBauumpontìficem. 
\Au6iorìtates quadam centra Ioan- 

nem 'Bracefcum Frcienfem . 
^ugufiinìTanteì ars tranfmutat 

metallica. 
^rsf^liXi & Secreta, & naturalis 

magiapro fanandìs metaìlìs . 

\4dabefts tra6i. de quo fit alchìmia 

folìs^& luna . I 

^rgumenta coUeBa ex dì£Ììs phìlo - ' 

fophorum contra dìcentes arg'.uì: 

èffe lapìdem philofoph. ' 

\ArbQr phìlofophìa fecrette ma cu 

prìncipe snatura. 
\Alphabetumartis alcìnmia . 
^rrnànì de Tìftolìa qu'ida lìbellm. 
^rnelpb'mi Lucenfts Epìtome , 
^rtìs dìfcurfws . 
^'iiaxagora/s » 
^ros pìjìlofi 
tAÌmeon. 
tAlbubechar. 
t/ilbue'^ar, 
.Ahaba^s. 
^rfimeles, 
^hagwxel. 
tJros'J^x, 



dy^rìfianttt» 
^jìanus. 
^ fri cantisi 
ilbenagrm, 
eApuleus, 
^rìjìeus, 

tAmbigadaxar mag.TlatonUì 
B 

Bernardi magni de ty^uerna hAÌ 
funtyi.Epìjìólaad Thomam^ 
2. traB. de tranfmutatione me-' 
taìlorum, ^.deprobatione tranf- 
mutat. 4. corre 6iio fktuorum $* 
opmfuper rofarium Arnaldi , 6, 
de ablutìone latonis. 
Bernardi medici praEiica 1. & 2. 
Bartholomeì de ripa rome a hac funt 
I . iyiurifn Bio, 2 . opus de lapidi» 
bus. tu . 

Bonìfinìs hac i. de phìlofophorum. 
lap: 2. coìle&anea fuper Geber^t 
& ^rndldum. 

Beluigerias de arte tranfmutatorìa ] 

Bubeaide voce traB.tresyys^.deSpi' 
riti bus artisjdeyafibHSi& de ope 
ratiùnejpecierum, 

BeUafii de Tarma lìlìum. 

Boni fertarien: Margarita praciofa , 
& quadam epìfiola. 

Bartholomeì de ccdìtis Bcnon : liber 
de dejìillatorijs medicina . 

"Breuìloquium artis phìlofophorum» 

Bellini di6la quadam ytilia. 

"Berengarij quadam epìfiola. 

Bendegidfi-ater Klenbugalas . 

Bonellus^ 

Balgus C phìlophì fuper tur barn» 

Barfecus\ 



t E R 2 O 



CHrìJìephorl Tarìfi^fts hMfmt 
I . lucìdarìum , a. cìtheraftue 
TÌoleta^ ^.fumma minor 3^. al- 
jphabetufn apertorìale , 5 . arbor 
phìlofophìiG fecundum ynìuerfa- 
lemfctentìày 6. partì cui ari a qut&- 
darrij y.de lapide yegetabili. 

Compendìum 4ific dt5lisHermetìs, 

C'a^aleni tra6i, 

Calìd filìus ^'zichi'iudeì defecretis 

.alchimie, 

CalidRegis ìnterrogatìones admo 

\ rienem. 

Calidfiljj MahuUdi tra^. 

Claues feptem, 

Communìs determinatio de natura 
foHsy&lun<e. 

Compendìum fecretorum natura. 

Ci angor buccine. 

Ccelumphilofophorum de deHiUa- 

'-^ '. tionibus, 

Compìlationes philofophorum . 

Comentumfuper artem alchimia. 

Coment um fuper librum Hermetis . 

Clauis coeleHìs 'de lapide philofoph. 

Compojiell^quadam capitula, 

-Vàlendariumfolìsy^ lune. 

Clauis theorica 3 & pratica artis. 

Confiderationes in arte felici , de la- 

-■ pide philofophorum , 

Confilium , fecundum leges de arte 
ty^lchimia. 

Vf. Chrifiophori Veneti opuspr^cla- 
rum 

" Coment arium fuper veritatem ar~ 

"<^' tis. 

Conclufiopit agore in turba phìlofO" 



phorum» ; 

Clauis fapientìd artls phllofophorti ,-. 
Compendìum fuper veritatem artìs»^ 
Carmina quidam latina fuper arte . 
Comitis de Treues alìud quoddanL* 

opus. 
Compofttio compofttorunf' 
Compendìum lucìdum elle&um ex 

diflìs Hermetis 3& aliorumphi'» 

lofophorum. 
Colorum natura opusfecundu ^rìft^ 
Comentariu magni operìs fuper lap, 

philofophorum. ' 

Caluarim ad Henrìcum Imperato - 

rem. 
Comentum fuperllermetem de lapi 

dephilof. 
Camilli Tìfaurenfis libri tres. "^'' 
ChrìHophorus de Bononìa fuper epe 

mmaiori. 
Calid Kachiadabilibertrium verbpT 

rum, <& de qualitate lapidis». 
Cojìesphilof. fuper turbam, L 

Cofmus'de Medicis, 
Comerius. 

Canides. [ , 

Chanesph'ilof, > 

^ 7> ■ -% 

Dlóia philofophorum antiquòru 
ad artemjpe&antìa. 
Diomedìs arabici ^eculumalchU 

mìa primum, & fecundum. 
Dialogus artis cum quìbufdam di" 

&is philofophorum. 
'Dialogus de libello ^ureo . 
Dìafcundes de lap. phìlof. 
Dauci de Sanfomalìber aureus .4 
K Dia" 



s o a 

Dìabefes de ^hefis de arte philof. 
VefcApth yèrìjpma operis phìL 
'Dìaloguffuper arte philof. 
*Dì^ofì.ùo Upìdìs phìlofophorum, 
^.mìHlsÀujiìmp, cant'meU. 
^Democriti medici quidam di6ia\ 
T>i5iìonariumartìs. 
'Durandusmonacus. , 

DAniei'Àe CapodifirmsmAi ìu^v> 

Danthes pbilofophus^3%\.: ^ -"^ "^ ' 

*J)ìogerih.--:^r^\^i:^^^ 

'jOardams, . . u - . ' 

Dedalus. 

DardÌHSf. 



Numerafio tenerumi tùm^ 
qmhus potefi iungi ccslum no- 
Jlmmphìlofophìcum» -; 
£xpofitio dìBorùm ^r'ijlot. & 

Herm.fuper fecreth fecretorum. 
Epìfiolaad magiSìrum lacobum de 

Toleto, 
Spijìola quorundam vocabulorum 

fecundum dì6la Morienis» 
Sx empia phìlofophoYum , & para- 

bolis eorum. 
Eiionoml philatiij de remedijs fé- 

cretis . 
'^.ufiàchim j fìtìe JEuJìoplus medie. 

Cerm.de dìUiUanonibus artìs^ 
-Mxpoftùo tpiflole^lexandri ^ 
SpìfiùlafolìSj & luna , 
SpìSìola incerti au^.. 
Euang. artis. 
Eufìrei libri xi^ 
Sxiodus. . 
$xpofttio lapidisi 



no -1 

Elixorumliber pfìmus , & fecutt* 
dus, 

Snigmata varia arthié/Y>K^<V{ 
Empredoclesa . i.varu^Tih^A.r, v 
Bximerus. ''■•: ?, ■•->"'.'^\\ . ? . r.v \~^<t 
Epifiola ad 'Philìppum Francortm 

%egem . 
Sx libro Thoy Gracì opus incerti» 



F 



Kancifci ^rnolphim lucenfis) 

opmdeltpidc^i - . ' , ) 

Frac'rfci de fanto Stepbaho Éohon^ 

. Épìjìola^. . ■ :i::i\:.^ 

Fragmenta coUe^ìa ab au6lorihus 

CQtnprobdta. •'• ■. " ' ';;. .) 

Figurata compofitio ìapidisv-.VMV^ 

FranvJfcl.déiAfcìjfia tradiatusi ' ^5 

FlorianipbìlofophitralSatus., ■ 

Flprtis pb'ilefophus de arte. , ) 

Flos floYum ele^us ex Ubris ^ ^ 

. experìmentis philofophorumy & 

efì primus lib. Mappe claukuh 

maiorìs/ ^ \ ..i 

FloretistextuSa ' ) 

Forarius\ 1 

G ) 

(j iiiS^c n DilVc . • 

GEberJs h<Rcfiintyì.fummaper 
fe&ionis magìfterif , i.inaef 
fiìgatio magifierij , 3 . tefiamenr 
tum , 4. tra5l. de inuentiòne re- 
TÌtatisfmeperft6lionis , 5 . libev 
fornacum 3 ó.deponderìbusar- 
tìs i 7. fumarhive fumme yqmd 
dicitur lumen luminUy 2dib.de- 
nudatorum , p. de tribus ordir 
nibus medicinarumx 1©. liber 
radicumt, n. liher regni^ xjia 



T E R 2 o: 



clauìs thefaunrum. 
JF. Gerardi ord. min. Uher aàThU 

lìppHm B^gem Francorum dc^ 

generationefolìs, & luna . 
F. (jualterij de fiamma ord. prad. 

tra&. 
^audìum alchìmie nietaUorum. 
<Quìelmìfedacìne lìb. 4. de lapide . 
S. Grariani fuper tur barn phìlof. 

coment arìum . 
Cemmafalutarìs artìs alchimie. 
Gratta T)eì de làpide componendo . 
^alinacius de lapide maiori . 
gerardi Dorn clauìs totiusphilofO' 

phie chimlfiice , 
Cregorìus ph ìlofop hus. 
^radusfapìentia, 
Cigilìdes. 

HOnorij Thìladelfi dìììì magl- 
firis artìs de Florentìa,yìa in 
telligent ia , vel lìlìum . 

"Hermetistermegijììphìlofophi hac 
funi ,i.& 2. tra6iatus trium-j 
Verborum, 5. pratìcapulcher- 
rima , 4. de tranfmutatione me- 
tallorum, <).de arte alchìmie a^ 

-. trkU. 6. breuìs elexir . 7. fé cre- 
ta^ cum expofttione ortolani^ 8, 
documentum de copofitione lap. 

^ 9. opus artìs ,10. lìber de rni- 

- uerfalì virtute, ii.de fecretis 
Jecretorum artis^ 1 2,tabulafma- 
ragdìnuj 1 3 .feptem traSiatus dì- 
uinarum rerum . 

Hìconomìcuì^ de compo fittone ma- 
gni lapìdìs. 

ììalì philofophìhACi i. fuper lapi" 



depbtlofoph. ì. de fecretis fecre^ 
forum,' ^, deìnfirmitatibus fet* 
pentìs phìlofophqrum i ^.deU" 
pìde in opere alchìmìco . 

F. hac, I, ad componendum lapU 
dem, 2. de lapide phibfoph. j« 
Vade mecum. 

Hermanij de'Bofeniaepifiola. 

Habucalerftue HabulacherphìL 

Hiìmoms opus de lapide phìlof 

Hucìtijphilofophitra6iatus . 

Hieronimi Medtol. quidam ifL^ 
arte* 

Hermogenìs epìHola . 

Henthefias . 

Hamech. 

Hippocrates, 

Homerius, 

Helìodorus • 

Henri CHS. 

Haides, 



IOannìs anglici compend. &r(> 
f arìum, 
hagmon lìber figuratusy é" pi6iUs, 
cum multìs enìgmatìbus ad ar^ 
tem fie&antibus . 
F. Ioannìs derupefcìffa htzc 1 .lìbet 
lucìs ^ 2. compendiumartis 3 ^, 
de quinta e jfentia ,4. abbreuia- 
tio j 5 . de fecretis fecretorum , 
6. thefaurus mutidi , 7. opus 
aliud. 
Ioannìs de yafcouìaars magne ope 
; rationis , 
Ioannìs Fernelìj quidam tra&atus 

de abditìsjerum caufts. ,• 
Ioannìs de Sai^àa tra&atus citm^ 
K 2 dì£lìs 



■ dì^ts ({uhttndamphìlofoph* 
-ìo\ty^urelij augureUì hMy i. chi 
'^■- fopea ,2. opus de velo aureo, 3. 

carmina alìqua artìs , 
JòannisDamafcem. . - 
^amaartìs ^aimundì In. lìher edì- 
' tus adornino Vetro degni VìUe 

moni is albi prèsbytero . 
loannìs Vmbelei pratica , & qu(Z' 

dam è ortelano . . 

loannìs de Bjccanicìs cLulsfapien 
<'- - tiAmaloris\ariìs^ \ 
loannìs de Theuerin opufculum . 
loannìs Trìchibalopus. 
Inuefììgatìo lapidìs phìlofoph, 
loannes de Berle, 
loannìs abbreuìatio pauperum . 
loannìs xArragonem z.ìter re6ium 

■vìatorum. ^ ■.■■xv^wi^ì^^hi 

loannìs de dacia T{ofarìum .'■ 
loannìs de Kodella opus ?naius, 
■ lo: ^uguHìni 'panthei Voarcha- 

dumìa. 
r loannìs l^ienenjìs^eculum elernS- 

torum y & lìgnum vita, 
lo: 'BaptìfiiS Montani Feronsnfis 

opus de 'Medie amentìs metalli' 

cìs y arte alchìmie a p or aìidis lì' 

bri 18. & de fubUmatìonibus 

alìudopus, 
loannìs de 5*. Saturnìtioopus .. 
,. louialis operatìo . 
loannìs depifiibus tvaB. 
lanus Lacinìus de lapide» 
• loannestAllicus. 
F. iftdorì cantilena latina de tato 

opere lapidù. 
loannìs Gallici opus, 
tnterpmatio epiHolA qm dkìtur 



eyflexand. ■ ' ' '; 

loannìs B^amer di Foìlda optti^ -1 
racobusdefanBoSaturnitìO» •" 
Iftmadrus, 

ìoannes Demeus. 1 

lefisfirater Bedegid. 
Ifmìdrìus in turba . J 

ìoannes de Mus. ^ 

K -y 

Klenbugafal Coniìantìnopotttmus 

;:> 



L'Ilìusfpiper turbam phìl'ofopb, 
Lamentatìo folìs cum artìfiie 

philofophìco* 
Lìher queHionumy <& interrogatici^ 

num , fme propofnìonum . ' 
Lìtere incerti au&orìs ,- in qiiWMS 

tra6iixtur dé'materìa lapìdis » 
Lumen ncuum VtTiX, alchimia. 
Lumen nouum alìudy 'vbìfunt.i^l'^ 

tafecreta de lapide ^ il J^ 
Lìlìum intelligenti x. 
Lìlìumeuulfumdejpìnìs.. .1 

Lìlìum phìlofoph or um. 
Lumen folìs opus pulcrum. 
Lumen nouum al? ^uìccnna ex- 

tra6ium . 
Lex vdfadiio ad artem pertìnensa. 
Lucidarìum carmìnìbus compofi"^ 

tum . 
Lucidarìum de fecretis phìlofoph. 
Ludouìci de Tridente 'Éofarium . 
LudouìciLa'^retli tra6Ìatus^ 
Lapìdes quatuorphilofophorum. 
Lìher di&us lapis anìrnalis . 
kìberUlij in occult^phìlofophiaz. 
Lìher duodecìm aquarum. 
Lìher metrìs rerfibus de alchimia «, 

Libm 



TERZO' 141 

tlher lar^ìjjìme artls phìlofopk, { adMh.md. 

tìberlargìfftme vif^ìnìs . ?^icolai Vrfinì traBatus ì 

Liber nouem iudkum in fé centi' Nicolai Tonckaniepifiola ad Io. ^H 



nens quefiiones quingentas . 
Liberperfe&imagifierij, 
Liber aquila. 
Liber elixorum . 
Luduspuerorum. 
LucuSìor. 

UH ^ 

MErlìni alias Mahumetìphilo 
fophi aUegoria. 
Uìdedicina corporum arùs]. 
Maria ludeaepijìola, vel dialogus, 

^ pratica . 
tMichaelis Scoti quejìio . 
Morienis hac, i. Dialogus cum Ca- 
lid ^ege , 2 . tra6iatus fuper libru 1 



drea de Tignarijs de arte diuina = 
^I}{oxim Kexin turba . 

OKtulani de horto marino hac 
flint, i.de artephilofophoruvt 

2. fuper Hermetem expofitìones 

duOj j. fuper epifiolam leberis , 

4. fuper ^rifi. de compofìt. lap, 

^.aliustra6latus. 
Ortus diuitiàrum fapientia fecreta . 
Oper<ttiones qu/ndam fuper vegeta- 

bilibus ex alphabeto apertoriali 

Chrifioph. parif 
Operationes ad artem tranfmutatÌQ- 

nìs y cum phifìca dijpofit . 



ììermetis demaiori^& minori 0/ìandermedicus de diJìillatìqnìbHS» 
• lapide. ■^.dì6l:a quidam pulcr a. Opus afcriptum^uicene. 
'Mìrerìs tra&atus ad difcipulum . Opus quoddam de lap.phllofopb, 
MarchosphilfìfQph.deartephilof. Oximedeus, 
OHedullaabty^lbenagrophilof. Oximerus, 
(JUichadis pfelij de conficì^do auro. ' OSlanus . 
tMethuendus Hermetìs difcupulus . Olimpìodorus. 



xJHercurij tremegiflf opus. 
Oliarci Etmani traÙatus , 
Mifeudis liber de arte alchimica . 
Memphilij opus de proprietatibus 

corporum calcinandorum, 
Miluefindus. 
Mare magnum. 
Mundus. 
Mahomet . 
Meliffus, 
Merlinus Cocalius. 

NI colai iy4nglici opera, duo , 
F. Nicolai TonatiniepiHqla^ 



Or US Chryforichitesl 
T 

PHenix ad Martium Regem ^Ara, 
gonenfem. 
Teregrinus de Mànchaurth. 
Vetri de Zalento epiHola de occ. ph't 

lofophia. 
Traticanobilìfi. in phi lofophia, 
Vratica , & theorica artis alchi' 

mi(S . 
Vratica omnium philofophorum . 
Tetri de ey^ppono opera artis. 
Tetri de Mefanafumma philofoph. 
Tetri Pangene.. 

K $ Tetri 



f43 S 6 G 

Tetri filent^, in arie alcbìmicéi^ 

tra6i. 
Tetri Boni Florenfis margarìtapre 

c'wfa . 
Tetri donati Veneti annótationcs 

fuper lapìdem philofophorum fé 

tundum Theorìcam Raimmdi 
. Litlij . 

Torta lapidìs rei par adi . 
Principia , & prcpofitìones per fé . 

ijotè^ ac Theoremata in arte al- 

chimica. 
Taulì Promani de Orfimslìlìumyquo 

declarantur enigmata ty^rnal. 
Torta occulti lapidìs. 
Tr^ceptorumfexagmta, opus . 



N O 

Pitagora cónclufio, quamfecUfUA 

per tur barn philofophorum. _ 
Talmarìum phìlofophia, feu quéH 

dam abbreuìatìo . 
Talmarìum theofophìa . 
l^rApofitìfìddenfisopHS, 
Trogmenfìs pra6licai 
Troceffus verus in. maiorì opere, 
Tarmenides . 
Troculm» 

Tehtchìus. ' ^ ,^- 

Tandulphm ,. ' '•_ 

Telagitif» 
Tetaftus, 
Tlato. 
Tlorus, . 



RiAymundì Lulij opera hàicfunt, i . TeHamentumji quaftionìarìuml 
5 . lucìs mercurìorum,^. lapìdariusy^. epìft. acurtatorìa, 6. Codiala 
luSi'j. de quinta ejfentialìbri quatuor y 8. lìber proprìetatum , p. pra- 
tica fermo cìn ali j IO. ars fundamenti , i i.teìlamentum vltìmum ad 
Carolum B^jgem , 1 2. CodìcìUus artis cempendìofe, 1 3 . pnMìca tejìa* 
menti , 14. experìmentorum lìber feu apertorìum ,15. traùiatm mer" 
curìorumy 16. magica maiory 17. magìcamìncr , 1 S. opus duo deci m.^ 
lapìdum predo forum , 19. elucìdacìo teìlamentìy 2©. anima artis , & 
€fi fecunda libri de difiìn6lìone quid fit alchimia y 21. conclu fio fummo.' 
ria 3 22. deìnuefligatìone lapidìs ,2^. ars operatìua ,24. apertorìum » 
^5. pratica abbreuiatAy 26. compendium codìcìlliy 27. clauìcuU aper- 
toriumy 2S. lumen Solisy 2 9- lìber prìmus de x\iiii»experìmcntis to» 
tius natura creata, 50. defurnis ,31. de figura elementali y 32 tradì, 
degenerationcy &. corruptìone in vniuerfali, ^^.de ìnt emìone alchìmi- 
Sìarumfeu magn^ artis, 54. de conferuatìone human^ rìtay^^Mepon- 
derofitatey&' leuìtate elementorum , ^6.de regimine fanitatìs, 3 7. ars 
tompendiofayi^. medicina magna, Et lìber adì£Ìionum » ^p. dequx^ 
fiìonìbusntotis fuper Ubris quinta effentìa 3 40. clauìcula teHamenti ^ 
41 . lumen natura lapidìs , 42. orìgo natura nofirorum mercurìorum , 
45. traSl, atramentorum^ ^Uber aquarum medicinalium , 45 . aphom 

rifmi 



TERZO* I4J 

Vtfmifitpei laptdem, ^6. l ameni atto jphìlof. 4J.anmà artlsfuper tejla- 
ntentunij & codìcillum, 48. yltìmum tefiamentum,^g. apertorìumte- 
fiamentì cum clauìbuSi 50. deponderìbus j^i.ars medicina ,52. liber 
frìncipìorum y 53. liber alcbìmì^arum y 54. retra6iatio , 55. liber 
proprìetatum3$6. pratica fermo cinalis operis mìneralìsj 5 j.fitmma ar- 
iìs ^%.tra5i,graduum magna med. jp. principiumphilofophiàiióo. de 
ìntentione magna artis. 6 1 ,fecretum occultum^ 6z. apertorìum cum^ 
omnibus clauibus ad intrandam artem fecretam artis natura» 63. /è- 
ptem rotarum , 6^. tabula quadam > ^5 . liber diuinitatis , 66. de ter^ 
minis indìtis epiHola primu*, óy. de eadem epì^ola fecunda, 6^. deca» 
dem epijìola tertia^ 6p, de quinta ejjentìa, 70. theorica qua dicitur CO" 
dicillus maior. 

Picardi anglici corre&iofatuorumi 



*Rafìs philofephi cognominati Mala- 
chiahacfunt, i . libri vigìnti de 
arte ,2. de trigmta yerbis ^ ^.lu- 
men lumlnum, 4. tra6i.trÌMm^ 
yerborum, 5. epilìolafolis & lu- 
na^ 6. liber duodecìm aquarum , 
7. di6la notabilìa fuper compoftt. 
%.liber in arte alchìmica^^. aliud 
opus. 

Rugerij baconis anglicihacfunt , i. 
de minerali potevate artis alchi- 
mia & natura , 2. jpeculum fe- 
cretorumy^. liber claritatis , 4. 
tra& diuina artis alchimia^ v de 
lap.philofoph. 

^odiani liber trium yerborum. , 

Kofa nouellapreciofa . 

*B^fa noueUa aliapreciefa. 

1^0 fini dialogus ad Eutheftm . 

Kofarius philof in libro fuo , 

I^pbertus Cajìrenfis fuper feptem ca- 
pit. Hermetis. 

^ugerius philof in arte alchimica. 

^gerius Lombardus de fecretis ar- 
tis, 

I[igm Danielis cantilena yulg. 

^^ihaelisphilofophi liber art^i^. 



%aidabi Veradiani , c^ Calid B^egis 
perfarumy 1 .opus alchimìcum,!^ 
liber fecretorum,^. de comp,ma- 
gni lap. 

F. ^B^inaldi Canfiedi opus ahbre-^ 
uiatum-j. 

^achelitradiattts ». 

B^ofarius maior,, 

I{ofìusphilofophus, 

'Kofarius minor, 

f{^dulphì anglici traB, 



SKAturnij TremtgiHi fiue fratrls 
Heliaopus. 
Seniorìs philofcfhi clauìs fapientia 

maioris. 
Soliloquium , yel opus perfe&i ma* 

gìflerij, 
Stephanì Mexandrì de fecrefa, & 

magna fcientìa. 
Stephanus magnus, 
Secretorum artis opus , 
Summa artis breuis, 
Speeularij liber, 

K 4 So- 



f44 S b 

Socrate:, 

Stephanus medìcHs, 

Synefius. 

Suphebes. 

Scala phìlo^ophorum. 

Simon phìlof. 

T 

TSfìus alchmìHarum in dmde- 
c'im concluftones de ple- 
be fachi . 

S. Thomài de'tAqumohdi^Cy i.epifio- 
la , 2. epijiolafecunda , 3 . comen- 
tum fuper tur barn, 4, de ejfe^ & 
ejjentìa. 

Tabula fcientm maioris . 

Thom^Ennij phrìsij orìentalìs medi 
ci archiepìfcopì Treuerenfis opm 
de quinta folari ejfentia. 

Tra&atus de lapide animali , 

Tra&atus de lapide vegetabili . 

Tra6iatus es textu Florentij. 

Tra&atus trium verborum artis 
phìlofoph. 

Tra&atus de lapide philofophìco. 

Thefaurus abfconditm , &fummum 
fecretumphilofophorum. 

, Theophili opus adjiliu.m . 

Turbafeeretdòphìlof. 



G N O 

Turbulà alia philofophorum. ^ 
Thebit. ' 

Themetrius , 
Thaphnutla virgo. 
Tejìamentum alchimìne. 

V 

VErbum abbreuiatum^feu fum^ 
mula extrava ex libro Jpeculì. 
Fnicentij ^eculum, & duo alia ope- 

raalchimitz. 
Voca buia o/cura artis . 
Voythie lìher Ludouici regis . 
Via vniuerfalis artis. 
V erba philofophorum de lapidt» 
TJocabularium artis. 
Vand^ius Senenfts.^ 
Fainardì tra6lattis » 
Feradìanus. 1 
Vafianus, ^ philefophh. 
Varo, j 

Tfimidius fuper turbam. 
z 

Z Umberti Mahometi fìlìjlibef 
de arte alchìmica, 
Zenon'is fhìlofophi tra6ìatHS, 
ZO'i^mus philofophu^,. 



SeglÌTapprefentak Donzella, dalla quale vieti confonato , STpafTandoperrnaì 
fpeloncaperuengonoafl vnafabrkàtura. Cap.15,. 

I{yiSCl{ITT,A con tal ordine la lunga poB-^a/efìai ad" 
miratiuo perii molto numero dellifcrittorijnon ofianie , 
che trafcorfo non haueua fé nontre di quattro partì dì 
quefio grande clauftrale,poì cominciai a contemplare ha^ 
marauigliofa fhbricatura , per laquale pafjar mi conuC" 
niua volendo d^rfine al'mio viaggio , & cefi tenando^glì 
ecchi fuori della porta,vìdi di nouo verfo me venire k mìa tatodefider'atA 




Donxella'j laquak fatta/i yìcìna con grane y & honejìo decoro comìncio à 
dìre.Teregr'mof&ió àleìy1)o%eUaifeiÌT:à Hfuo aìiUo noè^ho fperoperue 
mre al fine del mio cominciato ri aggio ;Et ella con grate parole, fappì che 
alcuno non hafaputo mai venìreyfim quefteìuom-j come ai mìo ricchijjì~ 
mo p alaggio yilqual è pofio nella fommtd dìcfuejìo nobile monte , fé prima 
non è /lato ammaccato della cofmog'r.afiÀ ài quell^ofcuro viaggio ^ per al- 
cuno di quelli pendenti libriy già compòjììper mcléì cittadini del I{egno no 
firo, &pofii inquefio loco come ^rchiuo fé crete della cancellaria no/ira, 
& cottfacratialfuo compofitore come advn nume. Quefie parole mifìrin- 
fero talmente il cuore, cherionfapeua che mi dire, che mi fare, ne men che 
modo prendere, per commouere lagentil Donzella à qualche compajjìone 
delle mie p affate fatiche , <& non lafciarmipiu andar vagando per le lun- 
ghe, & ofcure spelonche , & cauarmi da tanto fatìcofo lìudìo delli ritrO' 
uati libri: vedendomi la benigna Donzella cofid' animo fmarrito, & quoA 
fi difperan'xa prìuo di poter gìongere al defidervtofine , con volto giocon- 
do mojfe que/ìe parole. Teregrinofe meco verraì,dicoti eh e feni^traf cor- 
rere le tante,!^ tante lettioni de' figurati^^ enigmatici libri, pieni d'ofctt 
ri detti ìVederfarotti il mìfteriofófine deltuo fatìcofo viaggio, nelquale da 
tejìeffo non fen'^aJ}enti,ftudio lungo, fòle citi p enfi eri, & pena, haufefti po-^ 
tutù vedere: Terò feguitami per quejìa vìa . 

C aminato che haueffimo per due miglia circa V arduo monte lafciajjlm» 
{non fen%apena,& ftentijla tormentofavia , & poi entrati dì nouo in r- 
rja ofcura spelonca ; qua fi iui reflato farei ,per iltrauagliofo viaggio , nel 
quale intoUerabili fatiche foBener miconueniua,fe la gentil'Donxellafuf 
fé fiata della falute mia men procuratrice . Vfciti adunque dì quefio ìntrì- 
cofoloco,mi rìtrouaì non molto lungi dafta foéimità delTaltiffimo morite 3 
fopra la cofiiera d'vn dìlettofo colle, oue ma amena pianura caufata da. 
vn verdeggiante praticel!o,pieno di varij,& odorati fiori circondaua vna 
certa cinta di muro fatto difinijjmo marmo :Gionto all'entrata della fo- 
tenne fkbiuatur a vidi nelfuo centro vn grande^^ altìjfimo portico roton 
do dì otto architfofienutì dà quattro colonne dì belli (Jima corniola, & da 
quattro altre dì jplendidijfiino^porfìdQ;_ Queftoportico era dì diametro cìr 
ca cubiti ventì,&'foHeneuaperfua cubà-vna marauìglìofa machina ,fi' 
mìle advn celejìe ,& sferwoglobo yilqualemìHeriofamenterìuolgendojì 
dal leuante,alponente,ft vedeua il corfo del Sole peri dodeci fegnì del ZQ' 
dìaco,con tutte le Helle fijfe^che ciòpareua ilfereno cielo . Fattomi vici" 
no,la benigna Donzella veniua moftrandomì vn grande ,& tra^arenti 
lo co (ma molto ben chìufoj fituatofoPto quefio rotondo portico s 



t4S 



S O C N O 





T F U jZ Oì 147 

In^keBóioco era vn ^auentofo animale à modo dìvenenofo Draconey 
ilquale hduria t}>auentatoogni valorofo paJJaggìere.Cjinnto appreffo ^ con 
granfirèpitoahbaitendo l'ale y^ {incoiando il Ipecco di cìafcun capOj haue 
rebbe ^auentato i leoni; cominciò dipoi quietarfìi& con dolce parole cofi 
direiprimaperò impojioglì con lufmghe dalla cortefe'Don'j^ella , 

lì reoftro inftato da'Ia Donj;dl3 difTe moke parole dd fuo f^ato". 
Csp. 2.0. 

ì) I 3 vedi, & intendi il mio dire ^& ognì-tofafcolpifà 
nel intimo del cuore ^perche dÌYctti\quello che molti ri- 
cercano ^ (^ pochi tromno; quello che molti fanno^& co 
nofcono.mapoco intendono; vedendomi molti, & conO'- 
fcendomi pochi. Horodi, & intendi fé tu puoi, per che il 
tutto haurai,iofon la Gallina, ò vero il Dracone pejjimo, 
& fero ce, permanente in ogni tempo; refufiitando per me fieffò da morte, 
io uccido la morte, che mi occife. Faccio refurgere i corpi da me creati, vi 
uendo in morte,mi occido,dì cuipoi fi rallegrate ;fen'2;a di me ,& di mia 
yitajnon vi potete rallegrare. S'io porto nel capo il veneno, nella mìa co- 
da ( quale di rabbia mordo ) confile tutto il rimedio.; chipenfa di giocar 
meco, per il mio penetrante occhio , li conUien morire; Se alcuno mi mor- 
dCjprima deue mordere fé fleffo',èfe lo mordo , la morte lo morde prima 
nella tefia, perche prima deue mordere me,ftante che'l mordere è medici- 
na del mordere^ Se negl'alti monti faccio mia quiete, & ripofo^neìlepia'^ 
r tire, y all'ideila terr a, (&' anco ne ì ìlercolinij habito; Se nelt acqua vapo* 
rofafon concetto,nel aere,& fuoco è il mio nutrimento; Il mìo fudore fen- 
te difepulcro; chi ciò non intende , d'ime non hard notitia alcuna . odi , io 
fon noto à tutte le genti,pGpoli^& tribu,cofi àpoueri,come à ricchi, ìquali 
mi chiamano poco predo, <èr con altri infiniti nomi & epiteti , ma chi ben 
mi conofceffe mi chiamarebbe affai predo , lo fon ejìraneo nella mia pa- 
tria, & fon per i climi del mondo noto, per e ffere io commune à tutti ; Chi 
mi vide,ò mi ha veduto,non mi haperò conofduto,<^ chi non mi vede.ne 
conofce,mirìcerca.ll mio padre,& mia madre, mi hanno generato , & io 
diprima generai quelli. Iofonpadre^& figliuolo; lo fon madre,padre,&' 
figliuolo; Io fon ìnui fi bile quando volo, <ét impalpabile quando fuggo per 
ària: Ma toccandomi fon vifibìle,& palpabile. adunque conofci me,& ec 
cidi me,&fappi che dijpada,ò d'altra arma non poffo morire; Maprefem^ 
tandotni il rijlpendentej^ecchió,per me Sìeffo m'occido , onde poi fé in foco 
mi nktriraijjferfina che fian prima i membri mìei in altra forma mutati , 

&poi 




i^S S G N O 

C^ poi il corpo mio purificato dal mortale veneno; Stpoì quando ilcorpoi 
l'anma,& il jpirìtoinftcme vedrai congiunti: allhora.faraì maggior del . 
mondo, chimi ode,& non intende, confuma il viaggio Jla fatica, & j^ende 
il tempo fen%a altro fine, 

La Donzella narrs la qualità del moftro, & delli oui fuol. 
Cap. il. 

2^ talìparole fi tacque il monHro : Onde vedendomi 
la benigna Donzella di merauiglia moffo yper le ofcure 
parole del Dracene , diffemì ; Sappi Peregrino che ^ue- ^ 
fia Gallina nofira non èvolgare^perchevola coni volan 
ti, fi quieta con i ripofanti , fi bianchifce con i bianchifi- 
centij &fi rubefa con i rubeficenti , & fi rallegra con i 
rallegranti : Et eccoti fei oua da lei partoriti , vnrojfog 
yn croceo yVn cenerìcio,vn nero^<& vn bianco. 

Quefio Dracone nofiroyò GalHna,èprecio/ìjf& màrauigliofa^ perche da 
fé jt con£ionge,concepifce,s'impregna,&partorifce;St quefio è,perche que 
Sìa Gallina non è folamente gallinaima anche Gallo, & quantunqifia vn 
Callo,^ rna gallina Ja gallina , e^ il Gallo , però fono tutti in vnfoloo 
Doppo dicoti che il loro omo non è tanto ouo,ma Gallina, percioche la Gal 
tir? a è anche fono; ^dunq; l'ouo Clallina3& gallo fono tre in vno, ciò è in. 
vna operatione. Di ciò ti potrei addur gV e ffempi delli fodetti tre padri; 
Etfuppi che quelli, ^ quefii ejfempifono la introduttione alfabetica del 
la nofira arte*& diuìno magìfierio.Stioa lei,benigna Donzella fammipiu 
chiaro di quanto de fiderò ; & effa diffe , vedi io prendo quefio croceo ouo 
nofiro puro come fu partorito dalla Gallina antica noHra ; con quefio ve- 
der farotti cofe mìrabiliperò che ioponerè ejfo con la madre fua, òfimìle 
altra delle Galline no fir e ^& con il gallo ^di modo che mettendo la gallina, 
Vouo,<& il Gallo,nelfuo nido temperatamente caldo , Io chiuderò ilnidoy 
acciò che lo ^irito,la ycce,& il fudore della gallina, & gallo ncfiro,non 
efcano fuori infieme con l'effcntia del noHro ouo , (& amhe acciò che non 
reftaffe(come ho dettojl'ouofenr^a il paterno, & materno vigore. Voi del 
nofiro filo fuoco, è calore,nutrifco (come falamandraj la Gallina, & Gal- 
lo nofiri,perche quafi dìfimilefuoco,ò calore fono nati , di mcdo che vinta 
la Gallina d'vn' arida fete,&fame,& tutta conuertendofiin ira , & fde- 
fnOyCOìi rabbia infinita va poi diuorando il gallo, & confeguente l'ouo no- 
firo : Doppo cominciando efia effere per coffa da vn'afmo, & intrin fi co fu- 
dore ypar eratti (vedendolaj conuertirft in vna putrida ,& fetente ac- 
■. - ^ qua. 



'^'tìajh ìfquófe) 0'ì don'tYe'a.rfì ^f rendere quafiforìfÈad'yn nero corm , è 
ferpe jfoid'-vncipio, poi d'yn 'vàrlatofamne,& finalmente tutta conuer 
tlrfi m, ynopìu eccellente^& mìracolofo fiincìullo del mondo :llquale dop- 
pb che farà nutrito del puriffimo latte fraterno , farà atto ad acquìflare r« 
' grandi jjìmo ){efno'giàeqiiale à quello del fuo Jplendìdijjìmo fratello , ^ 
padre . QjieHo fé farà jìato ncdrìto del latte del fratello padre fuo , diue" ' 
'n'irà tutto splendido, & con hiondà chioma ? ma nodrìto del latte della fua 
forellaymadre^&figlÌHola,farà di bianca chioma, fimile alle candide tre^^ 
Xe della pudica foreUa^ò di Diana. Etfappi che queHo è rnalto mHìeriQ 
fola noto à ì Cittadini del regno noHro . 



■ 11% 




Salifcono fopra vn'-artrofn'bnte,oi:e trouorono vno antico cafìtilo . 

^y E'NDO perle parole della grata Bonxella, pò fio 
t'animo mio in tale confufione\ che quafi volendo pren- 
der e audacia de dimandargli l'eFpoJìtione dt Ila detta o- 
'V . peratione cominciò la benigna DonxeUa prendermi per 
^ ìnano, & condurmi per "vna Jìretta yìa , che tendeua^ 
«^ Tfr/o la fommità deWàltiffimo monte; Onde entrati in 
yn certo y& precipitofo calle yd pena tollerar poteua quefto diauolofo vìag" 
, giojfiper la folte'Z^ delle intricate f rondi , & rami ffiper i groffi faffi 
, del calle i come per i pungenti ^ini, delli quali con grande fhtica andana 
. todiffendendomi : Hormai gionto fopraquejìo arduo rjnonte yla benigna^ 
: ^onT^eUa ogn'hor confortandomi à pacìentìa , mi conduceua per lungo la. 
cofiiera^oue giontì ad vno delicìofo bofco^yidi quello pieno di tAran^i) Ce 
drìy & d'ogni fruttifero t^lbero, & quiui dico il timo, ér la. mortella con 
ìfuoi bellifjìmi fiori empiuano l'aria d'ynfoauijfimo odore ;£ntrati noi nel 
detto bofco cominciai vedere f non poco da lungi J vna grande fiibrica- 
tura a modo d*yno antico caflelioyilqualefì vedeua in quattro parti orna* 
to di quattro torrette^ dalle quali vfciuanofumì . 

Giunti più vicino, non poteua faciarmi di guardare il loco , per effere le 
mura fatte d'vna certa durifjìma mifiurajaquak con certi compartimen-* 
ti di fognature yf atte di certe lucìdiffime pietre (nel mexjo lorofiabilitej 
rendeua ameniffimo il loco . Quanto poi alla entrata ejja era folenne , e5* 
magnifica, perciò che era di Corinto artificio fhbricata . T^el fregio della 
detta porta erano quefle note if eulte . 

4ft ■ . £i J^»-' 



Ì5o S O G N O 

EX: IL: QJ: GÈ: TV; S Y: S P: C O: 5 ET: DV: P A: OC: Fyt 
SVi LA: NV: . AC: B.E: RE: VI: PR: IR: TI: S V: ME: 

Dalle quali note non potendo (per la lorohreuìtà) interpretare ìlfoget- 
Ì0yf:aua tutto admìratìuo ; Dilche chiedendo alla nobile ^Don^ella Ufi- 
gnificato, rì^ofe, nonfenT^a qualche mìflerio il fabricatore di quejìo luo- 
go^ ha collocato neljreggio di queSìa entrata quel breue ordine di note, le 
quali dimofirano che ilpregioniero di quello luogo j è^pojjente ^ con la 
fua originei^ però fi finge che parli il detto bJ in tal modo. 

Ex illa, qiiam genui , fui Tuo fpermate'conceptus ; & dum paren- 
tibus occifus , fui Tuo la de nutritus . Ac Rex refurgens virtutc prò 
pria fratres filios fupero meos . 

kt quefla è la e ^o fittone delle note, Intefa la grata ri fpofia , refiaì tut^ 
to fi) disfatto. Hor accefo yn lumeyfUar entrati di dentrOyVidì efib fiibricato 
dì rotonda architetturaycon tre colonette. QuefiefoHeneuanornatraffa- 
rentCj & artificìofa machìnayà modo d'vn rafi) di vetro , il cui diametro 
poteua efiere cinque òfei cubiti, & l'altex^ circa noue , oltra yn poco dì 
piramide , per la quale era la chiufa entrata : Il diametro poi di tutto il 
principale locOypoteua effere cubiti dodici, con lafua proportionata.altfT;^ 
%a. Non poco iui flato era che io fentei yn calore , che mi p arcua d' effere 
entrato in yna ben ordinata Huffa . Hor flando in quefio ^ett acolo , & 
ben con fider andò yy idi dentro federe due donne, yna yefiita di bianco , & 
l'altra dì croceo,& ciafiunapoppaua yn fanciullo , cioèyno coronato dì 
^Regale corona d'argento,^ l'altro dì corona d'oro, con le loro chiome ri- 
sflendenti più che il Sole,& la Luna .. ' ' " *-* " ■ ""' 



Narra come erano le Donne,& i due figliuoli , poi ritrouafi cuecra vna 
nicchia. Cap. xj. 




de fuoi fiatelU . 



M M ^ marauiglia mi fàccua, che quelle donnea 
mai prendendo alcuno] cibo y ogn'hor fi conuenìffiro in 
latte, & di latte in nutrimento per i fanciulli , iquali fi 
come dìffela mìa fida [corta, in poco tempo Jorgeua- 
no grandi, forti, pò ffentiy& y ir tuo fi, da far fiupìreil 
mondo, vincendo, & fuperando tutta la pejfima filrpe 

Ecco 



T "E R iZ O. iji 

'Ecco aWmpromfo fopragìongere un dotto paHorCy^ m unafuafonom 
ra lira cantare ifequenti verfi . 

Q^ìcupìsahiìmCge Xf*"A^ èògnofceretiormam> 

• À fpicé tju* paftor Carmine dixk Amoii . 
Inicio calcina bene , mox adde medelam , 

Mifce , ac difiolue , coque , dcfcende , cape . 
Sit tingens niedi<?ina,duràns, penetransque, fìgensque. 

Vi Mda tadu , liquida tamen er it • 
Vt quando Galatea nouumjmihi ferrebutiriim 
' Gaudet j haec folum protulit illa mihi .. 

- lAppena haueuaveduta quejìa marauigUaj& odho t dotti ver fi delpa 
fiore che mi fparuequeflofpeft acolo )&• entrato in vn' altra vìjìone ìpar^ 
itechemrìttouajfi fuori diquefta fiibricatura ,& inuiajfemi con lanO' 
bile'DovxeUaal bofco di queflo alùjfmo monte ^Seguendo quefio gra~ 
tìjfimo viaggio gionfì fiipua vn dìkttofo colle, pieno di foamjjìmi fiorii oue 
rìtrouaì un marauigUofofajfo efcauato a modo dì nicchia , nellaquale era 
tmaf&lcnne figura uirìlej nuday di fino alabafiro , & uè flit a d'una pelle di 
Leone atlefpaUey& con una rna-^a inmano : Quefia ejfendo fopra un fi" 
nìjfimo pedefialedi bianco marmoy & con quella pelle di Leone, dìmoflra- 
uà la e ffigied'HercQleMgìttìo. fopra l'arco di quefia nìcchia eran quejle 
paroleijculte * -;^, , 

M V L T I P E R P I VER SA H VCP^eÀ V E'NE RVNTITINERA. 

"Kel quadramento delpìedeflale uidi ìfculta la figura del cane cerbero , la 
qual cofa cominciò trauagliarmì molto : Doppò un'intima cogitatione^ & 
un hreue dìfcorfi) giudicai queflo non uokr- altro dimoflrare, che termine 
dì qualche attìone, perii detto dicendòiChé molti per dìuerfe uie fono iui 
feruenutì. 

Confiderando più oltra, & tra me inuefligido difapere che termine fuf 
fé queflo y& non potendomi quietar l'anìmo^ecco la benigna Don'^lla pre 
faga del mìo intimo difcorfoycominciò dìreyVeregrino non uedi che quefta. 
è opra hieroglifica^iAll'horafueglìandomì la cognitione , & difcorrendo 
quefle fìgurCymi rallegraimoltOyUedendo che ("fecondo EgìttijJ quella fi» 
gura ò flatua,fignìficauAVÌrtu collocata fopraìluero fondamento del fer-^ 
mopìedeflalc difilofofia)dimoftrataper il cane cerbero . Ter queflo da un 

canto.. 



eanto^psr efferfinqumiperuenuto mi accendeua di fomma aUègre%^ U 
tuore0' àalV altro canto confufwnemì tormentaua ogrChorpìu l'ìntelletT 
to pr- non hauerpiu profondamente comprefo ì pajjatì magiflerij .Onde la 
he/rgna Don%eUaprefaga del animo miojvedendomì co fi traMaglìatOidìf 
fé 3 Teregrinofappi che l'animo tuo ha da lafciare quèflì tuoi occulti prO' 
'ponimenti, perche nel ritorno nofiro meglio tu potrai fapefe quefli fecreti. 
Io dal difo vinto pregaila che hormai dejfefine à queHofaticofo viaggio^ 
Et ella dìffe chionque èperucnutofin à qucfio felice termine , fi phò chia^ 
mar contento di quanto fortuna lo fauoreggia.Hor andiamo più oltra che 
"veder fhrotti la fonte Regale del nofiro jf^e. ìnuiatift noiper la defeenden 
te yi a, & foli citando ipajji ^haueua io fattarna dimanda della e^lana- 
tione di quanto haueuaper auantì veduto , & ella appàrecchiandoft per 
rifoluermi del tutto j ecco che fi fcoperfe aWimprouifo fopra di noi vnaneb 
bia folta per cagion dellaquale io perdei la miafcorta onde mi ritrouai al 
ihora tutto ccnfufo , & gramo , perche non fapeua anche qual via tener 
mìdouejfiperritrouarla Regale fonte : pur feguendo oltre & e/fendo per- 
uenuto fopra vn colle , vidi làauantivn togato federfene fopra vnfajfof 
Tatto io vicino conobbi ch'era il Conte di Treuesfìlquale nelfindelpajfaT 
tò fogno promejfo mihaueua di ejplanarme il grande MagifieriOyCoft dat-^. 
t'oli il condegno faluto,eJfo tutto marauigliofo dijft,chevia hai tenuta per 
peruenirfm qui <? £t io, la forte , e^ il defiderio , ma fon tutto fuor di me:, 
hauendo perfa la fida guida mia, che già s'era inuiata per condurmi alKer^ 
gale fonte ila oue apieno farei fiainftrutto di quefio diuinomagifterioial-^ 
Ihora, dijfeil Conte, ejfendo tu peruenutó fin qui , non èfiatofen'^ diuina, 
gratia,Hi*dio yforte,^ fatica, & conofco che tu hai ben comprefe le mie p^ 
role,che ti dijfi poco fà,perèfediquiui, cheti dimojìrarò con paro- 
le ynfimile fonte che cerchi ritrouare,& fappi che quefiofon 
te è tutto parabolico , & fotto quefio velo di fonte,fi co-^jv^^.. ^^ \^.i 
preiltutto ;Matu che haiintefe (come iopenfoj i^'^cvkaa 
le infiruttìonìmiey anche intender ai il fequen i{\-*Y\im 
te mìo dire ;St deppQ fé ti piacerai tu >rii.%KM\tà\'^'^^ 
potrai andartene al detto fonte , : .. ., -.^ ,). 

■la doue effettualmen- 
te il vedrai. 



t^ R; Ì^KV^. S«Ì S<Sll[d\ V \\ 



TER 2 o: 



153 




Il Conte con pari|bola.d Vn fonte , figura la pratica del diuino magi- 
:S;>m . .fteriQ...-;\ Juap. a4o 




0^ tu dèi fapere^doppò ch'io hehhìfiudìato tanto cV'io 
mìfentìuayn poco letterato y io incominciai à cercar 
genti "Vere di que^afcienxa , dìfpre%z^ando la bajfa , & 
ignara plebe fettatrice defofifiicì inganni : perche r» - 
huomo fapiente può emendar yn'inftpientej & non il co 
trario y& per concluftoneciafcun de fiderà ilfuo fimile. 
Io me n'andai,& paffaì per la Città di Tulea, ch^è in India 3 & rdi dire , 
che vi era rno de' gran letterati del mondo in tutte le fcientie /iltjual'ha" 
ueafofpefa rnagioiaper difputa; & quefi^era rn bel libretto picciolo di fi 
nìffìmo oro. cioè lifoglijja ccperta,^ tutto il detto libretto:quejìo erafo- 
fpefoper tutti quelli che vi y€muano^& che nefapeuano argumentar , & 
dìfputare. ^lìbera andando per la Città, & tuttauia defiderando dì per" 
uenir à qu^fl'alteT^^a d'honore^che maggior al mondo impofsibile parmià 
deftderare^(&fapendochefen%a mettermiauantiy& hauer buon animo io 
Ko potrei mai venire a laude 3 & honoreper qualunq; fc'iéxa ch'io hauejfe: 

L Cofi 



154 « S O :C :N iO 

Cofttopiglìando animo da vn valent'huomOi mettendomi al camino mi 
mcfji in ordine j & me n'andai alla dììfuta ; & ìnprefen^a di tutto ilpO" 
■polo guadagnai il librette difinìjjimo oro\j àuantì tutti gli altri di^utan* 
tii & mi fu prefentato per la fàcultà difilofcfia; & tutto il popolo mi co- 
minciò àriguardare molto forte . ^llhora me n'andai penfando fra me 
Sìeffo per l'ampleii& ^atiofe campagne^ perciò che io mi yidi effer fianco 
daJìudiare.Fnanotteauennecheiodouendo ifudiare per difputarildì 
fequente ; Io trouai rn api cciela fontana bella , e^ chiara circondata tutm 
ta d'yna bella pietra . Quefiapìetra era difopra d'yn ceppo di quercia^ 
concauo,& tutto àtomo era circondata d'ynamuraglia^acciò che le yac 
che, & altre beftie brutte non ne beuefjino^ & che gli y cecili non y'ifi ba- 
gnaffero . ^libera io hauea tanta yoglia di dormire , ch'io mi mi/i à fede- 
re fopra della detta fontana j & iui yidi ch'ella s'aprìua per difopra , CT* 
era fermata. Stando co fi à federe yi yenne àpaffar yn yenerahàle facer" 
dote d'antica,& graueetà. ^Iquale io dimandai 3 Ter che quejìa fon- 
tana era cofi ferrata difopra eìr di/òtto > & d'ogni banda: Egli come bs» 
nignOi ^ gratiofo cominciò a dir cofi . 

11 Conte con-iincia la parsbola'dellifìlofofale opra. Cap. 2,f. 

^TT I Signor mio caro, che queUa fontana è di più 
marauigliofa yirtà, che niffun' altra che fia al mondo : 
& ch'ella folamente per il %e di quejìopaefe, ìlqual co- 
nofce effa, & ejfa luì. Terìlche mai quefio ^J nonpaffa 
per di quàych'ella non lo tiri afe, & fia nella detta fon- 
tana à bagnar ft per lo^acìo di 282. giorni , in modo 
ch'ella fa diuentar quefto Ke tanto giouine , che non yì 
è huomo che lo poffa yincere^ & cofi yipaffa ilfuo tempo : Ma quello Kè 
fk ferrarla detta fontana prima d'ynapietra bianca ,'& tonda com.eyoì 
'pedeti,& èia detta fot ana cofi chiara come argento fino, & di celefie co- 
lor e, Doppò per che caualli,ne altre bcfile brutte,yi camininofopra ,y'è 
eleuato yn ceppo dì quercia concauo, & diuifoper meTip, che prchibifceil 
Sole^& l'ombra di luì : *P©i come yedete tutto attorno è digrcffifiima mu 
raglia ben ferrata, perche prima ella è chiufa in ma pietra fina, e chiara, 
poi in concauo legno di quercia rotundo diuifo per me%o. Et quefi' è perche 
effa font ana è di cofi terribile uirtù , che s'ella fuffe infiammata la pene- 
trarla il tutto, e s'ella fé nefugìfiè noi farejfimo tutti rumati . ^dorque io 
gli dìfji. liauete yoi yeduto quefio %è li dentro i egli mi rìFpofe,fi ch'io lo 
ueduto entrare, ma dopoi ch'egli uè entrato , & che la fua guardia l'heb- 
he dentro ferrato f egli non fi yede mai fin'à i ^^. giorni , ^llhora egli co- 

miìicÌA 




T E R Z 02 ifl 

mìncìa ad apparire y & ri^lenderey & il guardiano gtifcalda ìlfuo bagno 
continuamente per conferuar ìlfuo calor naturale ^ eh' è occultato diden" 
tro in quell'acqua chiara^ e lo [calda continuamente di è notte fen^a mai 
cejfare, ^Uhora dimandandolo io di che color era quefto Bj, egli mi riJ^O" 
fe^ch'era vefiito dì drappo d'oro da prima, e che dapoi hauea ungiupone 
dì uelluto nero^ & uifia carni fcia bianca come neue , ^ hauea lafua carne 
roffa cerne [angue . Et io deftderofo difapere di quejìo %è gli diffi . Quan» 
do quefìo Rè uicn alla fontana mena egli gran compagnia di gente firanìy e 
dìpopolo minuto con e[[o luì ì l^^ofe egli pìaceuolmente forridendo un 
poco. Certamente il Rè quando egli fi ditone uenire alla fontana , eglila" 
fcia tutte le fue genti fìrane , e non s'accofla altro che lui a quefta fonta* 
na: e nìun ardifce accofìarmfife non unafua guardia^ eh' è unfmplice huo 
mo, & ìlpiuftmplice del mondo ui potria e^er guardiano, perche egli non 
ferue ad ìdtrófe non àfcaldar il bagno, ma quefio tale non s'accoSìa pun^ 
pò alla fontana. ^Allhora io lo dimandai : è egli amico dìlei, ò ella di luì ì 
^fypofemì: Vun e V altro s' amano mar auigliof amente : & la fontana tira 
lui afe, ma luì non tira già effa , per eh' ella gli è come madre . Et io il dì' 
mandai » ®i qual generation è quefio %è ì & egli mi rìfpofe . eAuertifcì 
bene che quefio %è èfntto dalla fontana^ perch'ella l'ha fatto talequal'- 
egli èfenxa altra cofa^t/^nco io il dimandai ; Tien egli gran corte f Emi 
rìfpofe ch'egli tiene fé non fei perfine fole, lequali afpettano, che s'egli pò* 
t effe morir una uolta , effihaueriano il reame coft bene come lui ; S" però 
quefìi loferueno,& ammìnifirano,perch'effi afpettano ogni bene da luì. Dì 
nuouo diffi io: è egli uecchìo? & egli diffe . €gli è più uecchio che la fonta- 
7ia,e più maturo che niffuno delle fue genti chefonfotto dì luì . adunque 
(diffi io) perche quegli fei compagni , &foggettì non lo metteno a morte, 
Conciofta ch'effi afpettano tanti beni per la morte fua,maffìmamente effen 
do egli cofi uecchioìl^Uhora eglìrifpofe. Egliè ben uecchio,ma non è nif- 
funo delle fue genti,& foggettì chepatefce tanto ilfreddo,& ilcaldo,ué- 
to, pioggia,^ altre pene,e fatiche,comepatiria luh & io gli difji; perche 
non VammaT^no effi ò metteno a morte ^ & effo rìfpofe . Che ne tutti fei 
ìnfìeme, ne tutta lor fox%a , ne qual fi uoglia da per fé lo faperian amax^ 
%are> Et io gli diffi . Come dunque haueranno ejji ìlfuo regno , non poten- 
dolo hauerefenon dapoi la morte fua, e nonpotendolo ama'Z^re^ oillho- 
ra egli mi diffe. Tutti fei fono della fontana ; &• ne han hauuto il lor bene 
cofi ben come lui, e per eh' effo procede dalla fontana per quefio ella lo ti- 
ra e piglia afe, & effa l'amax^a, e lo mette a morte . 'Poi egli uiene rifu- 
fatato da lei medefjma,e poi dellafoBan^a delfuo regno, laqual è trafmu 
tata in più gran partì, cìafcuno ne piglia lafuapartCy e quantunque minu- 

L 2 tìffima 




156 s o e N^on 

. tìffma por itone ciafmn n-habbtaìèpèrk coft ricco cerne luì, & tanto Tum 

qttmtO l'alt/o » ,) :' \ii .:.■*'. ^. \\:. > iS^^ ,jiVVÀ'v.^'U. .u-s 

* Segue ilConce dir la parabola ponendo il Re pèrla materia. 

^ ÈDEN DO chèli facerdote s'era fermato dal fuo ra^ 
gìon amento ilo lì dimandai fina quanto bìfogna ch\tgli.n&. 
^ allettino ; é luì fi mojjeàrìdere dicendo . Sappiate che il 
Kè come v'ho d-etto merttrafùlOi& ninno deUefuegS&y 
neftrano entra nella fontana^quantunq; ella gli -ami mot 
to,però ejjlnon v" entrano, per che non hanno anchora- me. 
TÌtato. Ma nondimeno quando il Rè y'é entrato , prima egli fi jpoglìa deh 
lafua rohha d'oro fino battuto in foglì^tut't'a coperta>e la dà al filo prìmO: 
huomo eh' è Saturno; adunque Saturno la pigli a e là cuftodìfce quaran-n 
ta ò quaranta dui giorni alpià,quando vna volta effo l'ha hauuta;T>Gppò 
il Bjfi caua ilfuo gmpponedì buon velluto nero y&lo da al fuo fecondò 
huomo,ch'é Gioue^^ eglilocuflodifce trenta giorni buoni ; ^A.llhóra Giù' 
ùe per commandamento del I{ è lo dà alla Luria eh' è H fi^o'ter'z^hftomo.) bel 
lo & rifplendentejilqual lo cuflodìfce trenta giorni; in tal modo il B^ère" 
sìa nella fuapura camifcia bianca come neuCi&'.vero fiore, più che fai fiQ 
tìto;^Uhora egli fi foglia lafua camifcia bianca & fina ,& ladàà Ve'* 
nere laquale finalmente la cufiodifce quaranta giorni, & al cune. volte qua 
rantadue,Doppò effa F enere la dà à Marte flauo nonihiaro,(& egli la cU'- 
fiodifce quaranta giòrni;poi vien'il Sole belliffimo & fanguineo, ilqualela 
piglia ben tofio^iór cofi'effo la guarda , & coferuddel tutto fin' à tanto che 
fia del bello colore del papauero capcfìre^èdelT^ffrano.Stiogli difjiyche 
fifà.doppò tutto quefloì^prefì la fontana-, egli ri t^.o fé.,' poi. eh e lui gli ha 
dato la camìfcia,ilgÌHppon,^la vefìe;LafontanaYapre,& ella tutta in 
yn tepo da à lor lafua carne fanguinea ver migliofa , a^ ecceUentiffima à 
mangiare. St allhordèffi hanho tutti i lor defiderji.to gli dijfi: ty^Jpettano 
-effifin à quefìo tempoì& non puon ejfi hauer ben nifjunofin alla fine <* Et 
egli mi dìffe, Ot.tàdo eglino ha la camifcia quattro dì lor fé v ole f] ero patria, 
trionfare,!^ fiir atl€grex7ia:ma ejfi no haueriano feno la-metà delB^gnot 
i^ co fi per vn pò co di vantaggio, eglino voglionpiupreHo aj^ettar il fine 
acciòfi'arrìo coY^natideVa^corona del fuo Signor e, St io li dimandai,Non vi 
■ s'accojìa mainiffìm medìco.ò altri ì Non dìc'egli, altro nonv'è che vnfol 
guar diano fdquale fa di fiotto calor continuo, circular,& vapor ofofen':(^al 
tra €ofa,-Et io gli diffu ^Adunque quello guardiano non ha molta faticai 



X E Ri Z O» ^57 

tgU mlrl^ofeich*egri ha p'm fatica nel fine che nel principia , perche la 
fontana tuttauìa s'wfiammay & lo gli dijji . L'hanno veduta molte perfo^ 
ne^ egli mi r'ijpofe tutto il mondo l'ha innan'j(i àgli occhi , & non la conO" 
fce: & io li dimandai : Fanno eglino più altro doppo «* & eglimi diffe : Se 
queftifei Re ycgliotio^ejfi lo purgananchera per tre di nella fontana cir- 
condando, & continuando il fuoco dismettendo al contenuto della conti- 
nen'za contenuta come daprima-.TiandogliilprìmoÀiilfuogmppone, il 
difeguente la camifcia, e'I di dcppo lafua carne fanguinea . Et io gli diffi, 
v^ che ferue queflo^ Egli mi diffe. Dio fece yno.,& dieci,& cento:mille^&' 
dieci millai&' cento millay& doppo.dieci volte tutto multiplico: & io gli 
dijjì: Non intendo queflo;& egli mi dijfe^non te ne dirò piu^perche egli mi 
vien infafiìdio. ^Allhora vidi io ch'egli era veramente faftidiato ^^ an^ 
cor io hauea voglia di dormìre^per hauerfludiato il giorno auantì , Io me 
ti'' andai J^co^ gli feci copagma,^ conofceua che quefio vecchio era cefi 
fapi^tCiChe fuperaua gli altri di dottrina, ^dunq; io mene tornai alla fon 
tana tutto fé crei amente , & cominciai ad aprir le ferrature, lequali erano 
ben chiufe , & cominciai à riguardar il mio libretto ch'io haueua guada- 
gnatOtqual era tanto risplendente & tanto fino: & anchora perch'io haue 
nagran voglia di dormir e, lo gettai nella fontana: Onde fui attonito Jmar 
rito,& in gran mar auiglia ,perche io lo vcleua conferuar per la gloria del 
mio honorCiCon che io l' haueua guadagnato . d^^dunque io cominciai à ri- 
guardar dentro la detta fontana , e^ perdei la viHa del detto libretto to- 
talmente, ^llhora io cominciai à cauar la detta fontana,& la cauai fi be 
ne che non vi reHòfe nenia decima parte d' è jfo infieme con le dieci partì 
della detta fontana. Et io volendola tutta cauare, effe erano troppo forte 
radunate^& ajfaticadomi io àfar quefio, vi fopragjoferog^ti all'improuifo 
talché no potei più cauareJda auati ch'io me nandajfe, io haueua benijfi- 
rno ferrate tutte le aperture,accioche no fi poteffero accorgere, ch'io hauef 
fé cauato ni^te della detta fontana^ ne anchora ch'io l'hauejfe veduta ; & 
accìoche lor no mi rubaffero il mio libretto, ^lìbera il calor del bagno che 
'p'era attorno per bagnar il %è,fi rifcaldaua,& s' acce fé , & io fui in pri" 
gione per vn delitto quaranta giorni:ma al fin delli quaranta giorni, io ne 
fui liberato,& venni à riguardar la fontana:Io vidi nebulenere,& ofcu- 
re che durauanper lungo tempo. Ma finalmente io vidi tutto quello che il 
mio cuor defideraua & non hebbi troppo fatica . Co fi tu non gli haueraife 
tu declini da quefie male vie,& erronee,& feguiti l'opere che la natura ri 
chiede. E ti dico in verità che ciafcuno che leggerà quefio mio dire : s'egli 
non l'intenderà co quefio parlare,mainÒ l'intSderàper nijfun' altro, faccia 
ciò chef voglia:pche nella miaparabolatutta ci è lapr attica dell'opera^ 
■y ^3 i giorni^ 



158 S O G N Ò TER 2 o: 

ì gtornìi i calorici regìmentoja yìa,la dì^o fittone , la continuathne 3^ 
tutto in miglior modo ch'io hofaputofare,per la noflradegna riuerentìa, 
& anchorap€rpietàj& caritàietcompajfione delti poueri operanti ìnque 
ftapreciofaarte. 

Io voleuafopra la prefente parabola qualche e^o fittone d'imandarc^l 
Quando ìnvnfubìto fi mcffe yn maliffimo tempo con tuoni , <&• frequenti 
fulgori jch e p arcua volejfe la terra aprirfe; la onde prefo dì terrore y olen- 
do io fuggire y& retirarmi infieme col Conte in yna pie dola concauità del 
colle^per coprir fi noi dalla yehemente furia del maligno .^ & tempeHuofo 
aere^ & fuegUandomììnyn tratto, non folamente perdei la dolce conuer 
fatione del Conte , ma inficine qualche ej^ofitionefopra la parabola fua, 
laquale mi fu ynfiìmulQ di vedere molti trattati deldiuino magifie» 
rio della filofofale medicina , da i quali hauendo fatto yn brem 
uè eflratto^ delle cofe più fecrete , & notande , preSloil 
darò in luce sfotto il nome della concerdantia di 
Filofofi, infieme con la pratica figuratamene 
te defcritta y doue fiyede tutti i gra^ 
di y& termini della pratica 
d'ejfo diuino magi" 
fterìo. 



IL F I 7^M. 




GàN- 




CANZONE DI RICINO DANIELLI 

I V S TIN O P O LIT AN O, 

Ncllaqualc fi tratta tutta laFilofoficaartcdclprcciofo 
Lapis de Filofofi. 

L mi diletta de dir breucmcntc, 
Tutt'i fccreti de l'arte felice ^ 
Dal fummo a la radice , 
Non fincopando dal mczo niente : 
Però ne prego la fumma clemenza , 

Ghe mi conceda gratia d'aprire 

Ogni fecreto , e dire 

De quelli ch'han parlato in qucfta fcienza l 

Chi volfcguir adunque il dritto cale. 

Non tiri l'arte fuor del naturale ^ 

Sole^ Luna, <Sc Mercurio ti baila > 

Per far la bona pafla ; 

Et non vi poner dentro feme vario l 

Che la natura non giunge il contrario • 
I padri noftri per diucrfe vie , 

Sono tutti venuti ad vn'effctto I 

Ch'ogni corpo imperfetto 

Han fanato de varie malatie , 

Alcuni hanno diuifi gli elementi. 
L'acqua da l'aer dico, ót quel dal fuoco i 

Etpo a puoco, a puoco , 

y L 4 Retti- 



ti$6 



&èttìfieàìi<ìogfhanfi:ttMucenti, '■ ^ '^ 

- Etpoigiontiinfi^mcinvnaeflcntià 
Con la so virtù de la quinta eflentia . 
-ri^Itrifoblima, calcina] ó^diflblue, ; ' ,f 

Et cerando riuolue, 
Poicofi congelando fan fifsione , 
Ma te prima opra, è la putreÉittionee ■ '^^* 
Ma nota ben, che non fufti in errore, '^ 

CJh'è vna coft fola in che fon fitti , 
©li ekmenti predittj , ::^_ *; ^ 

L*anima,il corpo,il fpirito^&rhumore^ 
Et anco inefla quattro, tre , Se vno $rì 5xiD 
La quinta eflentia è calcccon fermento^ 
Merciirio>^oro><Stargcnto , a iiDi; 
Inlleme tutti, & diuifiin ciafcuno ^ 
Come nclrouo la chiara col giallo , 
La tela, il^fcorzo, & il feme del gallo : 
Più chiaro eflempio non ti fo trouarc ^ 
Però debbi notare , 
A chi tu poni mano, e poi pratica , 
Ch'alcuno fi tien maeftro. Se molto ratica * ' 
Quando componi non t'^fca di mente , 
Ch'a far la pafta, che fia bona, 6c fina , 
Gli vuol acqua, e farina , 
Et fermento à la pafta condecente ^ 
Et fimilmente fé fenza fermento 
Lauori « ò fensa acqua , ò bona farixia » 

La 



i6i 



La noftra medicina. 

Ti trouarai le man piene di vento ^ 

Et per ridurti ogni tenebra in fulgo 

Noftro Mercurio non équel del volgo; 

Et non di cofa morta , ma ben di viua. 

Si forma cjuefta diua , 

E fana medicina, che riduce 

Ogni corpo imperfetto a vera luce. 

Alcuno piglia la pietra recente, 
" Et fenza farla in altra diuifionc , 
In vn vaio la pone , 
Ben figillato con figillo ardente ì 
Ponendolo pòi nel fuo dolce letto , 
Et qui lo cuoce per fin ch'è perfetto | 
Ma nota ben la meta 
Che nel Vulcano fta tutto l'efFetto , 
Et tutta Tarte fi fa in vn vafello, 
Gon lento fuoco , 6c fol in vn fornello. 
Qui fi fublima, folue, & fi diftilla^ 
Laua, difcende, humilla. 
Incera, putrefa, calcina, e fiflà , 
Qui s'occidc , 6t fufcita per fé ftefla • 

I-a pietra noftra e di cofa animata , 
Et preciofa, <& foaue, e gentile , 
Ma pur nel prezo è vile , 
Gonfiderando la virtù celata , 
Già non farà però che non ramcnti , 



Del 



tèi • 

Del tempo , nel qual molti fon deccttJ i 

Et anche altri defctti , 

Che fanno glioperanti, trilli, et lenti. 

11 minor tempo e di noue meli , 

.Teftanti li Filofofi cortell . 

A ncora moftri di molti colori , 

ComVn prato di fiori ; 

Ma poi nel nero ogni color s'attacca 

£ predo il fine fi mollra di biacca • 
Poi per la decottione più lontana 9 *" 

Diuen ta tutto quanto in color d'oro > 

Con vn fi bel lauoro , 

Che da letitia ad ogni mente Tana : 

Vn'altro fegno ancora manifefta , 

Se la decottione tua è finita , 

La fumofità vlcita , 

Et ferma ne Ila fenza altra molella ì 

Ancor dirò della proiettionc 

Laqual ha già fallito aflài perlònc 

Poiché non fuma> 6c che no fa più motto > 

Fa che fia efpcrto , e dotto , 

Et guarda ben che medicina alcuna , 

Non ponifenon fopra Sol, o Luna • 
Ma perche cade vn pelo fopra mille , 
Et più s'il tuo elclsir è perfetto , 
Fa che tu fia difcrcto , 
Et quel ch'io dico non tener per vile > 

Piglia 



Piglia vna dragma de la Medicina , 

E diece dragtne di Mercurio mondo. 

Et mettilo nel fondo , 

Del fuoco ardente dentro alla fucina ; 

Et poi chc'l fcruo comincia fuggire 

Fumando metti dentro l'elifsire , 

Et tutto fi conuerte in medicina , 

Dico perfetta , & fina , 

Della qual getta vn pefo fopra cento , 
"E faratti queft'opra flar contento * 
hi noftri antichi per celar qucft'arte , 

L'hanno defcritta in diuerfi volumi. 

Et chija chiama gummi , 

Et chi Mercurio, folfo,Gioue,ò Marte, 

Alcun il chiama per ciafcun metallo , 

Alcun poi pernomc dipianctti , 

Et ciafcuno li metti , 

Diuerfi nomi fin per rifigallo , 

Ouum capilli , lapis mineralis , 

Adcbefi, rcbis , lapis herbalis , 

Arfcnico, auropigmento , 6!: draco ^ 

Et chi fai armoniaco , 

Et cuperofa , bafalifco , 6c fangue , 

Laton , azoch, ernech, chibrith , Se angue. 
Per qucfti vari] nomi fon decetti 

Molti operanti c'hanno prcfb quello , 

Di che il tacer e bello , 

7 ' E vanno 



E Fanno (èguitando i lor concetti : - "^ 
Alcuni fanno la dealbatione , 
Con rifigallo, tartaro, 6c calcina , 
Efannometallina , 
La chiara di Foua, vn'altro vi pone , 
Alcun'altro prende l'auropigmento , . 
Et alcun'altro arfenico, & non mento. 
Et alcun prende lì quattro elementi. 
Alcuni fon contenti 

D'alcuna limatura de metali, • 

Chi de boraci, d'alumi , ò di (ali. 
Dico per cjuefti nomi fon decetti 

Et molt'idioti , efaui, e circon{petti , 
Che quefti nomi han fcritti , 
Per diuerfi colori, & vari] effètti , 
Però non ti partir da la natura. 

Che qual feme fia , che feminarai , 

Tal frutto coglierai , 

Ch'ogni animai fa fimil genitura , 

Prendi duncj; il Mercurio puro, 6è mondo ; 

B/1a qui ti manca la mifura , Se pondo. 

Et dalli perfettifsimo fermento , 

Dico d'oro , ò d'argento , 

Che chi femina faua , ò pur fafoli 

Mon può raccoglier grano , ne pizoli , . 
Alcunipiglian herbe venenofe , 

La torà , l'oleandro , la lunaria , 

\^ Secondo 



Secondo che li varia , 
La mente quinci , quindi a varie cofe : 
Alcuni ci lauora il feme humano , 
Chi piglia talco , chi capelli , 6 fanguc , 
Chi fterco , bufio , ò angue , 
Chi prende es vflo , ò vitriol romano , 
Alcun cinaprio , alcun lume di piumma 
Io non potria cantar di tutt'in fumma 
Che farian gran volumi^ Se grand'afFanni , 
A raccontar gli inganni , 
Et le ribalderie che fanno affai , 
Et io lo dico , che già lo prouai . 
Alij foluunt duo corpora fana , 

In acqua force, alcun amalgamando 
Alcuni dealbando. 
Fanno dì rame bronzo di campana , 
Alcun fa defcenforio , alcun foblima , 
Ghi fili kper lambicco , «^ chi per feltro l 
Chi Fa di flagno péltro , 
Et ch'in marchetta fa fua flima ; 
Alcun tinge con tutia, ò zelamina , 
Et mele/ fichi, & penne di gallina j 
Chi gionge croco, ò vitriol romano , 
Cofi col capo infano , 
Con tal opra (bfiftica , Se fallace. 
L'arte fanno parer vile. Se mendace . 
Guardate molto dal fuoco eccefsiuo , 
^ ~ , ;.- . Oleo, 



lèi 

Oleo , ^ carboni, poi del fimo bafta ; 
Et guarda che la pafta , 
Mai non fìapriua del mercurio viuo : 
Il troppo fuoco fa verificare, 
li troppo humore feconuerte in laco , 
Però gouerna il draco, 
Com'ha bifogno da bere, 6c mangiare^ 
Et di putrefare non fia tedio , 
Che tutta l'opra dona gran remedio , 
Ma pur il troppo fuoco non ti vale , 
Che non fa') naturale , 
La fcor^a d'oua , e denti d'elefanti ,' 
Il Sol rubini, balafsi. Se diamanti. 
Poi ch'è compita quefta dolce manna , 
Non folamente i corpi di metali. 
Ma tutt'i graui mali , 
Rimoue , e caccia da li corpi a fpanna 
Poi che cacciato il morbo fé difende , 
Che non ritorni più in el futuro 
E fa i'huomo ficuro , 
Per fin che viuc, e fàno chi la prende, 
Etconferuafanità,&giouinezza * 
Senza peccato dona gran ricchezza , 
Conferua ancoia il calor naturale , 
Et lo fpirto vitale. 
Sopra ogni medicina di Galicno, 
Auicenna,Tpocrate,c Damafceno, 



Non 



\., 



Non (b fé debbo dir il vafo , il pondo , 
Quia ,quefiuiplurcs quinque luftris 
Innouis,&vetuftis 
Libris a per diuerfe parti del mondo 
Con molte fatiche , fpefe, & ai&nni 
Semel duntaxat reperi j de vafis. 
Et pondus vere bafis. 
Per {patio , 6c oltre è vinticinquc anni • 
Il vafo è la figliuoala di Latona, 
Et li pianeti il pefo pur ti dona . 
Quel in fo forma, éc quel in algorifmo . 
Qucfto non e fofifmo , 
Anci defcritto per vera figura , 
Il vafo y la materia^ e la mifura. 

IL FINE. 



If?7 




:7 



téB 



TM 


^s 


fij 




g 




nj 


^ 


PI 


^^P&^BfijBbP 


^ j^ AM^wt 




Il M 


^j^l"' 




Htwre^^E ' ^J'J^H 


^j~^n0ff^ 


iMMah>^\ jM 


m 


^ 


M^m 


1 




^ 


g 


^ 



CON COR DANTI A 

DE FILOSOFI' 
ET PRATICA FIGVRATAMENTE 

DESCRITTA, 

Douc fi vede i gradi & termini della pratica di cflb 

diuino magiftcrio , Se della verifsima com« 

pofitione della fìlofofìa 

naturale. 

Con laquale ogni cofa dimlnuta tì. riduce al vero CoìiRcìoi 
& lunifìcìo,agiónta di nuouo. 

PROEMIO. 

VESTO libro fi chiama Rofariojpcrchc e 

vna cofa fatta breue, tolta da libri de Filo^ 

(off 9 nel quale non è cofa alcuna occulta , 

nifluna fuori di via,niflùna diminuta; mi 

in edo il contiene tutto quello che e neceflario al compi- 

mcto dell'opera noftra. Sidiuide queflo libro in teorica 

6c pratica , 6c fi diuide anco in diuerfi capitoli ; perche 

e cofa giufta che non rincrefca à parlare del proceflb 

M natu- 




naturale 8c (ublime delle cofe , a chi vorrà trattare dcl- 
J'eflEètto fublimedi quelle 5 perche all'hora il fupplicio 
della natura beata, & l'intentione procede nella via na- 
turale, quando & il prctioderiftclloftudio riguarda 
più fecuramente , & è preparato declinare in quello al- 
l'ordine fècreto alla ragione, nifluno rprezzidicauarc 
dalle co(è date fuori in luce la madre fingale 6c principale 
di tutta la filofofia , la quale orna rhuomo di coflumi, 
6^ Tarrichifee de benèfici j , aiuta if pduero,conferuà an- 
co il corpo fano, &loda la faniti . perche quello che farà 
negligente in leggere i libri , non potrà efler prónto in 
preparare le cofe, perche vn libro dichiara l'altro libro. 
Se vn parlare fpiegia l'altro parlare ; perche quello che e 
diminuto in vnò e compito nell'altro , 8c nifibno fi può 
bene affùefare nella pràttica , la cui mente ha rifiutato 
d'affaticarfi nella teorica , perche procede alla pràttica 
non altrimente che faccia l'afinoalla cena , non fapen- 
do in che modo Se à che cofa niettere la bocca . Ma que- 
flo libro io l'ho chiamato Rofario, perche l'ho abreuia- 
to da libri de Filofofi quanto meglio ho potuto , Se l'ho 
diuifo indiuerfi Capitoli . in quefta arte fono due libri 9 
ì quali metterò in capitoli per ordine • 



CAPI* 



e A P I T O L I D E L PRIMO 

Libro del Rolàrio de Filofofi. 

E L modo della genèratione de Metalli. Cap, I. 
Che TArgento viuo è]medicina de metalli. Cap.II. 
Che il folfo eftraneo, ouero del vulgo è cau(à del- 
la imperfettione de metalli . Cap. III. 
the foiuaictice l'argento viuo è la perfettione de metalli . Cap IV. 
Che l'argento viuo contiene in (è il fuo folfo. Cap. V. 
Che il lapis de filofofi è vnfolo. Cap. VI. 
Da quali cofe fi cauiiliapis de filofofi. Cap. VII. 
Che è difficile l'opera nòftra nella prima materia de metalli. 

Capitolo VIII. 
Qual fiala prima opera filofofica. Cap. IX.' 

Checofafia lapis, & di che habbiabifogno. Cap. X. 




M 2 Del 




«73? CONCORDANZA 

Pel modo della generatione de Metalii. Capitolo ù 

I D F BIT ^ fé tutte le cofe per natura atte à lìque^ 
far/i fìano naturalmente di foflanxa d'argento viuo, c^ 
folfo , perche è proprio de f argento y'iuo dì congelarli 
dal calore , ò vapore del folfo , perche ogni co fa fece a^ 
naturalm^tebeue ìlfuo humido; con il vapore adonque 
del folfo , l'argento viuo è congelato dalla fua foflan%a,. 
ferrea , fottìle^ aerea ,& digejìa, con lamifiìone prima vnita afe , dopoì 
eleuata con l'operatione del calore, decotta & digerita, fin che babbi vir- 
he cofa tufulfurca di congelare l'argento . Ma l'argento viuo neUaprimafua ra- 
Lo"ndÌa ^^^^ ^ compojìo di terra bianca, troppo fottile,\fulfurea, miHa grande- 
a ladi ynente con acqua chiara, fin tanto che fi faccia vnafola fofian%£i^che non 
'• fi quieta nella fuperficie piana , perche è homogeneo in natura:perche oue" 

ro che rimane tutto fiffo nel fuoco , ouero da quello vola tuttoinfumo , ef- 
fmdo incombuftibile e5" aereo, e^ quello è ilfegno della per fettione[,& 
perciò, quando poi fforre nella terra fulf urea, rifcaldato afcende di fapra, 
perché è di fua natura che fi fublimi per il calore ; ma con la continua fu" 
blimat^qne fi purifica troppo, .fi coce, ^ fifa ^effo,& àpoco à poco fi cO" 
gela in folfo bianco & rojfo , il qual folfo fi dijjblue molte volte , &[poìfì 
ebngela per l'argento viuo di i^uello fublimato , incerato per l'operatione 
del calore ,fin che àpena in mille anni fuccefiuamente per opera della na- 
tura fi congela in metallo perfetto , & quejìo operano lì metalli nei vafi 
minerali mediante la natura iììeffa , bifogna adonque imitare la natura irt 
quejìe oper^ ibi vuole delle cofe ìm^gyfijtefare la mgdimapiù per fetta?, 

Che rallento viuo èia medicina di tutti gli rastalli . Cap. a. 

ICE ^rifiatile che l'argento viuo è elemento dì tuttc^ 

le cofe atte a liquefar f^ perche tutte le cofe atte a liquC' 

fiirfi , quando fi legano , fi conuértìfcono in quello & fi 

mefchÌ0con effe, per che è della.foHan'za dì queUejbenche 

quefiì corpi fiano differenti nella fua copofitione dal'ar- 

vw^^ ggy^fQ ejjÌj^Q ^ lu qjf^l modo che ejfo è §ìato puro è impuro 

dal folfo immondo afe eHraneo , perche l'argento viuo fi fa dal vero folfo 

che nonarde, perche come ha dettoil filofofo ,ìl folfo bianco che non arde, 

congela il Mercurio in bona Luna , & quello è cofa bonìjjimayla quale pof- 

fono pigliare quelli che operanoì alchimia , & lo^conuertono in argento 

buono: ma fé il folfo puro , netto , & ottimo farà chiaro coii,rof[ore , & m 




T>1 V XtÒ $ 01P ir I7J 

queUo farà la ylrtà della ìgne'it à fui f urea che non arde ,farà co fa huonlffi'' 
ma, la quale ponno pigliare gli ^Alchimifii per farne ilSokyperchefe l'ar» 
genio vino fard dì bona foftan'j^a , & ìlfolfo impuro , che arda^ conuertìrà 
l'iftejfo argento viuo in rame ;fe anco V argento vino farà petrofo, immon-' 
do i terreo j & ilfolfo immòdojftfarà da quello il ferro ; ma ìlfiagnopare 
the hahbia l'argento viuo hono & puro , ma ilfolfo cattiuo & non betLa 
mifto : il piombo ha l'argento riuogroffo & cattiuo ^ ponderafo f&fan^ 
gofo jìlfolfo cattiuo , di cattiuo fapor e y & fetido y di Virtù debole y ^per» 
€Ìh non fi congela bene, quejìefono le parole precìfe d'^riBotile nel quar" 
to libro delle UHetèore^, al qualfilofofo naturale fi deue credere in tutte le 
cofe naturali^ & non allefauole , ne alle opere bugiarde totalmente Ionia» 
ne dalle opere della natura , & quello che crede alle bugie perde il fecretQ 
de fi lo fo fi. 

9 

Che il folfo eftraneo ouero del vulgo > è caufa dell'imperfettionc di tutti 
i metalli . Cap. 3. 

OT^T E adonque le parole & fegnate i mìfierij , per* 
che tutta la verità di quefiafciem^fi deue prendere dal 
le cofe già dette dafilofcfi , perche dalla vanità fi lafcia 
per ejfa che vifia doppia fuper fluita di corpo y vna indù- 
fanellaprofundità dell'argento viuo , che foprauienenel 
principio della fua milione ;la feconda fuori della natura 
della fuanaturay& corrottibìlcydelle quali quefia fi toglie con fatica, l'al- 
tra non fi può leuare con ingegno alcuno d'arteficCyperciò lafulfureità adtt 
fiibile , fi toglie con la calcinatione del fuoco , ouero fi leua da corpi , & 
queHo perche tiene l'argento viuOy & lo de fende dalla aduflioney che è di 
fua naturay rifiuta l'altro esponendolo al fuoco , il quale lo infetta, & per- 
ciò è amicabìle & placabile alla fuanatura'yl'ifiejfo arguto viuopiu sacco 
fia all'argento viuo , & più fé gli fa amico , dopò quello l'oro , dopoi l'ar- 
gento y&- per queiìo rimane che ejfi dueparticipanopiù della fua natura ^ 
màgli altri corpi non hanno tanta conformità con effoy perche hanno in fé 
ìlfolfo efir anco terreo y ìmmondOy& fetidOyperciòpotemo dire veramente 
che effipartìcipano meno delia naturay perche fono corrotti fetìdiy&' adu» 
jiibili. & queilo auiene perche ilfolfo ad vn certo modo fi preparaper ar- 
tificio y fempre arde & è arfo .& dàla negre^j^^a in ogni operay perciò di;" 
ce anco ^uìcenna , che non entra nel noflro magifleriOyperchenon è d'ar- 
gento viuo y ouero della foSìanTia dell' argento viuo, ne della fuaperfet- 
tìone i infettandolo fempre y denigrandolo , & corrompendolo ,refia adon- 

M I que 




'^ 






174 CONCORDANZA 

viuo è per que chc r argento v'mofiaperfettìjjìmo de tutti ì corpi, & che ftafaluatU 
de"Sa «.^y^^^ adunìone.perche quei corpi totalmente fi ardono.quanto pia par» 
corpi. ticìpano & poffeggono della fua natura, onde è manìfeiìo che molta quan- 
tità d'argento viuo è caufa della perfettione nei corpi, molta fulfureitlè 
caufa di corrottione , cioè che alcuni più,alcuni meno fi ardono, fecondo la 
examinatione del fuoco , fi che quelli che fono di quantità piàfulfureafi 
ii^ff die <^^(^ono pìh, quelli che fono dì meno, s'ardono meno perche ha ìlfolfo in fé 
caufe_. di due caufe di corrottione , cioè lafofìan'Z^ infìammahìle,&lafvfìan'2^a ter- 
corrottio. reay fungo fa , però con la prima fa Slare la natura , perche ardefempre & 
è arfo , &dala negre'^a in ogni opera ; ma per la feconda non ha nefu- 
fione, ne ingreffìone, perche fé far àfiffo, prohihifce lafufione & ejfo maift 
fijpi ifi prima non è calcinato , & quando fi calcina,in niffun modo fi fon- 
de ne l' artifìcio jper che fi riduce ìnfofian'za terrena . 

e 

Che folamente l'argento viuo èlapeifettionedetHcdgli metalli^. 
Capatolo ^ 

\A quejìo non amene ne V argento yìuo; perche fi fiffafen 

%a che fi conuerta in terra, & fimilmenfe fififfa conU, 

conuerfìon fua interra, perche per l'affrettarfi aUafua 

fifjìone la quale fi fa con la prec'ipitatione yfifjfa , &fi 

conurrte in terra , aperta fucceffiua fublimatione dì 

quello ch'vnaltra volta fi fa,fi fìfia fimilmente,& non fi 

€onuerte interra , an-zi da lafufione metaliica,& quefio auiene perche ha 

lafofìanT^a Vifcofa ^ denfa 5 della qnale n'èfegno la fua confiri^ionejin"^ 

fieme con la imbeueratione & commìiìione con le cofe del fuo genere^ per 

tanto la manìfefia vifcofità che in quello fi troua , è per la molta fua adt-^ 

ren'^, ma che egli habbia vnafofìan'za denfa,lo vedrebbe manìfeftamen- 

te uno,che non haueffefe non vn'occhiofolo ,per la graue%r^a delfuo pefo. 

grande , perche pefa più delToro quando è nella natura fua, ma è difortif- 

fima ci>mpopitione , & di natura vnì forme , perche non fi diuide in partì , 

che nonftlafctain modo alcuno dìuidere, perche ouero chefia nel fuoco co 

'tutta lafuafcfianxa 3 ouero che fi parte dal fuoco con tutta lafuafofian- 

Xa ; per queiie cofe adonque refìa chef argento viuo fi pub fiffare , fen%A 

the fi confumi la fua humidìtà radicale^ &fen7a che fi conuerta in terra ,, 

Cir perciò fi nota in quello la vera caufa della perfettione, perche efiofolo 

baila alla perfettione della fufione in ogni grado, cioè con f info catione & 

fen'Z^rmfocatìone^ perche per la buona forte%7;a delle parti aderenti deU 

In fiuAmifiigne ,fe in qualche modo le partì di quello fi fanno fpejfe con il 




D E F I L O S Ò F f : tf$ 

Tuocolnon permette efjertonotto pia oltre, ne comporta che 'voli in fumò 
per l'entr arni vnafurìofa fiamma , perche non teiera la fua ratificatìone 
per la fua denfità , & per mancarui l'aduHione , la quale fi fd per la fui- 
fureità che non hà,queHo è fiato à bafianxaprouato dìfopra . ilfolfo ch'è 
terra fece a, graue, dicemo eh' è corrottiuo della perfettione, perche fé farà 
fiffù y impedìfce la fufione dritta , come fi vede nel ferro che non fi fonde , 
perche fi cono f ce che ha in fé ilfolfo fiffo , ma fé non farà fiffò, impedìfce Ix 
fufione dritta , ouero l'anticipa , ouerofì corrompe dal fuoco , fi arde , & 
euaporayCome fi Vede nel piombo, <& altri corpi infermi ; & perciò il fol- 
fo non è della virtù dell'arte noBrat ne detta fua perfettione y perche ìm- 
pedifce la perfettione in tutte le fue opere, ma il Mercurio in tutte /c_^ 
fue operationi è manifefiamente perfettiffìmo & lodatìffimo , perche è 
faluatiuo dell' adujìione, effe&ìuo dellaefuftone , quando fi fiffa , & ètin* 
tura di PoffexTia , d'abondantìffima perfettione , ér dì beUi[fimofi>lendore, 
& non fi parte dal miHo , fin che vi è , & è amicabìle ^placabile con lì 
PietaUi ,l(&' me'xj^no dì con giungere le tinture, perche fi mefchia con effi 
con ogni minima cofa, & §ìa anco naturalmente nel profondo , perche è 
della natura dì effi,màfi mefchia facilmente col Solcy & con la Lunaìpef" 
che effi particìp ano più della fua natura,nondimeno non fi fommergerà co- 
fa alcuna in quello , fé non il fole ; daquefto adonque caua vngrandifiimo 
fecreto , che ilOHercurìo riceueìnfe quello che farà della fua natura , ^ 
rifiuta l'alieno , perche fi raUegrapià della fua natura che dellaefiranea; 
perche da quefio manifefiamente fi vede quei corpi hauere maggior perfet- 
tione j> quali contengonopiu Mercurio , & queUì hauerne manco, che nc^ 
contengono meno:fi lodi adonque l'opìficegloriofo dì tutte le cofe,& bene-' 
detto , ottimo cau fatare & altìfì'imo ,il quale dìvna cofa vile riha crea" 
ta vnaprecìofa , accioche tenga fimbolo grandiffimo nella natura con gli 
minerali , & gli ha dato vnafoilanT^a , & vnaproprietà difoBan%aychc 
non la pofìede cofa alcuna nella natura , perche effo èfolo chefupera, 
il fuoco , & non èfuperato dal fuoco , ma fi rallegra rtpofan-^ 
doft in queUo amicabilmente, perche effo folamente ef- 
^ fendo metallico, contiene in fé tutto quello di 
che hauemo hifogno nel nofiro ma- 
gìTterìo, perche tutte l'altre 
cofe effendo combufìi^ 
bili cedono al f HO 
co,& van- 



i 



*\ 



nom 

fauillc^ 



rr''^-:> M 4 Che 



'^ CONCORD A NT Z^ 

che l'argento viuo contiene in fé il fuofolfo. Cap. y. 

p aftì rttl Jtt C ^c/f manifefla adonque che l'argento y'mo contiene 
1 W^^^^ ^^-^ il fuofolfo bono ififfo , co/ quale fi congela in oro & 
I fv ^p ^^\ argento fecondo il modo diuerfo dì di^onerlo, perche fe^ 
I E^y^% ^^^^'^ ilfilofofo l'argento viuo fé farà puro , lo congelar à 
1 ^^^^ ^« argento la virtù delfolfo bianco che non arde, & quel 
ni-^ iii aSrH lo è cofa ottima , che gli éyflchìmìHi facciano per artifi- 
cio l'elexir a l'argento ; ma fé ilfolfofarà ottimo, chiaro con roffore^ & in 
quello farà la virtù della igneìt a ftmpli cernente che non arde farà cofa ot* 
tìma che di quello fi faccia l'elexir all'oro , & ha dato bene ilfilofofo pri- 
tna ilfolfo bianco all'argento^^ dopoì il roffo all' oro, per che nonftpuò fkr 
l'ora ,fe non vifaràprima l' argento , perche non vi è tranftto da eftrcmo à 
efiremofenonper ìlmcs^ ; nonfipuò adonque far tranftto dal^/iegro al 
citrino perfetto y fé non farà prima bianco, perche il citrino è comporlo da 
molto bianco & dapochiffimoroffo; ne anco fi può far tranftto dal citrino 
4il bianco, fé non farà prima negro , perche l'oro non fi può far argento , fé 
non farà prima defirutto & corrotto, per che quello che è migliore no fi può 
far peggiore, fé non per la corrottionedi fé fieffo^perehe la generatione d'v- 
no è la corrottione dell' altro yper eie chi fa convertire l'oro in argentoja an 
■€0 conuertire l'argentoin oro ^perche il folfo che non arde, bianco, fi puh 
fare argenttyfer maggior dige filone, il folfo roffo fi può far oro , perche ÌA 
citrinationenon è altro che compita digefiione; ne la bianche-^a è altro ^ 
che ablatione della negrex^,percheil calore operado ne l'humido fa pri- 
ma la negre7^,& operando nel fé e co fa la bianche^^^a , & nel bianco la 
citrinità,& quefto fi può att^dere nella calcìnatione del piobo, che fi con- 
uerte in cenere negra , poi in bianca , dopoi in troppo citrina ò roffa;cofi il 
folfo bianco ò rofìofi ha da vna materia de metalli à pieno purificata, ma 
però in diuerfo modo digefia & concotta, perciò dice il §lofofo,che in ogni 
argento vi è ilfolfo bianco , fi come in tutto l'oro vi è ilfolfo roffo , ma tal 
folfo nonfitrouafopra laterra,come dice ^uicenna,fe non che è in quefiì 
due corpi, e però prepariamo quegli due corpi fottìlmente acciò habbiamo 
U folfo & l'argento viuo di quella materia fopr a la terra^della quale fi fh- 
tea l'oro ér l'argento fiotto la terra , perche l'ifieffi corpi fono lucenti , nei 
quali fono i raggi che tinganogli altri corpi di vera bianchex^a& rojfex^ 
Xa, fecondo che efjì fono fiati preparati , percìocheper il nofiro magifieria 
gioua il corpo perfetto , & fa perfetto l'imperfetto fen^^t adminiSìratione 
d'altra cofa eìlr anca; effendo adonque l'oro preciofo più delli altri metal» 
l'i è tintura di roffe^^p^ che tinge ^ transforma ogni corpo , ma l'argentg 

\ ' 

1. 
ì 




E) É F I LO SO F I. 177 

è tintura dì hìanchex^aperfetta che tìnge gli altri corpi»perche con quelli 
corpi, cioè Sole & Luna fi mefchia il Mer curio yfì fi jfa per ejfi congrandìf- 
fimo ingegno , il che non intende l'artefice che fio. di te§ta dura^ , 

Chei! Lapis de Filofofì è un fclo . Cap. 6. 

I S G N ^. adonque che Vìnquifitore dì queHa fcìen' 
'Zafia di ferrai volontà neltoperasniffuno in quefìc mo- 
do prefuma d'attendere queUo,perche la noftra arte non 
fi fa nella moltitudine delle cofe, perche è ynafola,per- 
che il Lapis è -vnfolo^ vna medicina^ alla quale non s'ag 
gienge cofa alcuna di efiraneo , ne fi diminuìfce , fé non 
che fi rimouonfi le cofefouerchie;pcrcioche tutto ìlfolfolìnternoy cioè voi 
gare, omro argento viuo è efiraneo,perche èdefiruttiuo di fé fiefio , ouero 
corottiuo, ma per il contrario quello non è eHraneo , nel quale fi può con- 
uertìreper ilnoflro magiflerio cioè in oro & argento ; niente adonque con 
uiene alla cofa fé non quello che vi è più vicino per fua natura^perche non 
fi genera daWhuomo fé non l'huomo, ne dagli altri animaVhfe non firnilì à 
loro jper che ogni cofa che vien generata , confegUifce il fimile à chi gene* 
ra; vfiamo adonque la vera natura^perche non fi eìnendafe non nella fua 
natura , alla quale non fi congionge cofa alcuna aliena ; non introducete 
adonque nepoluere^ne aqua, ne alcuna cofa , perche le nature diuerfe non 
emendano il noftro Lapis ne entrano in quello , ne altra cofa che nonfia na 
ta da quello fperche fé vi s'appongono cofe efiranee ,fuhitofi corrompe^ & 
non fifa di quello ciò che fi ricerca che fi faccia i dalle cofe adonque COY" 
por ali molto conuenienti in natura , è neceffario raccogliere la medicina, 
onde bifogna che Vifieffa medicina conucnga con quelli in natura ,& fiv- 
nifca grandemente nel profondo con quelli ,fi che quello che è diminutù 
lo poffa render perfetto j & che anco il Mercurio fi mefchij innanzi la fua 
fugaper le fue parti minime ; ma il mercurio no congela corpo alcuno che 
non fiia nella fua naturarne a quello fermamente fi vnifce^ne anco Vifìeffo 
mercurio per fé medica Vuorpi infermi , perche nella effaminatione fifepa 
ra da quelli , perche le cofe groffe non fi conuengono bene con le 
femplìci 3& meno lefemplìcì con le groffe , è dunque neceffa- 
rio che quella medicina fia difoftanxa più fiottile ^(^ 
difufione più liquida^ che gli ifieffi corpi, 
^ dì maggior fifiìone&r et entìo^ 
ne che fia l'argento vi 
_ HO nella fua »a- 

'^ v^'^ tura» " Dz 




178 CONCORDANZA 

Da quali cofe fi caui il Lapis Filofofico. Cap. r. 

I può àdonque con ragione ricercare dì doue principal- 
mente fi pò j]i fare quefìanofira medìcìnatal che rì^on^ 
dendo diciamo , cheft caua da quelle cofe nelle quali fi 
troua; ma è coft nei corpiycome ne l'argento viuo fecon- 
do la natura , ejfendofi trouatì di yna natura fola , ma 
nei corpi pia difficilmente^ , & nell'ifleffo mercurio 
pia facilmente ma non più perfettamente : & queUo 
tìntene perche non fi troua corpo più degno del Soldne piupuroiouero deU 
lafua cmbra,cioè la Limai fen^a Hquali non fi genera alcun argento viuo 
chetìngUi & chi fi sforma dì tinger e fen^a quello argento ^ cieco procede 
nllapratticaj come afino alla cena . la natura ha dato il color d'<^o all'è- 
ro^ér il color d'argento alCargentOy chi fa adonque tìngere l'argento viuo 
col Sole& con la Luna; è venuto alfecreto, cheft chiama folfo bìanco^ot 
timo all'argentCy ilquale quando fi fa rojfo , farà folfo ottimo all'oro : da 
quelli corpi adonque fi caua il folfo troppo bianco & rojfo , efìendo in ej]i 
Vna fofì,an%a di folfo puriffima purificata per ingegno della natura , il che 
fecondo liberto è più chiaro & più fiottile, perche nella fuapurificationc 
l'arte è più debole della natura, ne confeguifce quella ancorché molto s'af 
fatichi,perche il padre fuo è il Sole & madre la Luna, perche da quei cor 
pi colfuofolfe^ouero arfenico preparato fi caua la noftra medicina ^fimil- 
m^nte dalli corpi del Sole efifa fi può cauare, ma dalfolo argento yìuo tfi 
troua pia facilmente,& più vicino & più perfettamente, efiendo ejfo il pei 
dre di tutti quefli luminarij & di tutte le cofe atte à liquefar fi ,poiche da 
ejfofi fanno tutte le cofe, & perciò in effb tutte le cofe fi rìfoluono,perche 
la natura abbraccia lapropria naturapiù ami e abilmente, & più co quel- 
la s'allegra che con la tflranea,perche in ejfo vi è la facilità di cauarli la 
foflan'^^a fattile, hauendo già lafcfìanxa in atto ; refia adonque che la no- 
Hra medicina fi a ma [oftan-^a purìjfima & fottilijpmaja quale ha lafua 
origine dalla materia dell'argento viuo ,& è creata da quella , ma non è 
la materia dell'argento viuo nella fua natura , ne manco è in tutta la fua 
fioflan^a, ma è fiata parte di quello.mà non già quella ihe è hora, quando 
il nofiro Lapis è fatto firnplicemente argento viuo, ancor chefiaftatapar 
te di quello, perche lo illumina (& lo defende dalla adufilone <^ conferua% 
ti che è caufa dellaperfettione; adonque fifa la medicina per caufa fola 
di qualunque generatione^cofi nei corpi, come nella foflan%a dcWiflejfo ar- 
gento viuo, & jì va inueftigando lafofian%a del Lapis pretlofo : io conjì- 

l 




DE FILOSOFI. 179 

^ lìo pe rò chela no n operi fé non col mercur io & Sole a l Sole, < &• col me r" 
curio &Luna a lla Luna, perche tuitoll beneficio dì qiiejiarie conjijìe 
Jolamente in ejjì . 

Che è cofa irnpoffibik à Farfì i! Lapis dalla fola folhnza de metalli fei zi 
lam.ireria. Cap. S. 

^$^-\^^r S adonque volejfimo cominciare l'opera noflra nella, pri 
\0^^% ^^ w^im^i della natmay farebbe longhiffima , & diffi- 
J^k^^m, cilei& anco vi fi ricercarebbe grande & quafi infinita 
fpefa à farla, & quando finalmente con artificio difficì' 
lijfìmofuffe fatto il Lapis della natura de metalli; non^ 
dimeno l'opera filofofica^ouerofifica non è ancora comin 
clata^ pePche ènecejfario che il Lapis de Filofofifi poffi cauare dalla natii 
ra de due corpi, innanT^ che di quello fi faccia l'elexir compito , perche è 
necejfarìoy che quello che é elexir, fia più purificato & dìgefio chef oro yò 
argento', perche Vifiejfo elexir deue conuertire in oro yò argento tutti 
gli altri corpi imperfetti , ò dì perfettìone diminuta , il che ejfi non ponno 
fare., perche fé deffero della fua perfettione ad vn altro , effif ariano imper 
fettì y perche non pò jfono tìngere fé non quanto fi eflendono ,& à quefio 
fi faràVoperatione nelnofìro Lapis yacciò fi migliori la fua tintura più in 
quello, che nella fua natura , & acciò fi faccia l'elexir fecondo V allego- 
rìa de fapienti,compofio dì ^ecìe limpide » condimento, antidoto , medi' 
dna, & purgamento de tutti li corpi che hanno da effer purgati y & tranf- 
formatì in vero folifico y & lunifico , ma li operanti moderni , credono ef- 
fere il fine dell'opera , quando cominciano l'opera , perche hanno operato 
tanto che l'opera fua è della natura de metalli , però credono hauer com- 
pito V elexir perfetto y ma quando fanno laproieCìioney iuì non trouano co- 
fa alcuna,^ cofi ceffano d'operare doue doueriano cominciare . 

Qiialfialaprltnaoperafflorofìca. Cap. 9, 

\*0 T E%^^ defilofofi è di dìffbluere il Lapis nel fuo mer 
curio, acciò fi riduca nellaprima material, onde ìlfilofo" 
fo nel quarto delle Meteore,burla li ^Ichimifiifophifiìci 
dìquefi'arte,dicendOycbelefifecienon fi pò jfono tranf- L'ar^tnt» 
mutare, ilche fimilmente è yerO,fenon che lefpecìe ifief- ^^"?^ ^Ji^l 
fé, e come poi foggiogej fi ritornano nella fua prima ma- & ckmcB- 
tSYÌdila. qual materia prima è V argenta riuo , effendo egli l'elemento de gJ^waUL 
'*"' - tutti ' 




i8o concordanza: 

tutti lì metallìfperche aWhora bene fi permutano In altra forma cheìion 
erano prima, non già le fpe eie. ma gli indiuidui delle fpecìe, perche gli in* 
diuidmfonofogetti alle attìonifenfibili.perche infe fono corrottibd fumale 
fpecie per che fono rniuerfalìtnon fono foggette alle attieni fenftbiliy& per 
ciò non fono infecorrottìbìlì; la fpecie adonque deW argento che è Vargen 
teità'incn fi muta nella fpecie dell'oro, che è Vaureità , ne per il contrario; 
perche le fpecie veramente non ftpoffono permutare ma fologli indiuidui 
delle J}ecìefipeymutanOjquando fi ritornano nella fua prima materiajper 
che quando farà corretta la forma di queflo ò di quello indìuiduo & rifa- 
luta fi permuta nella materiaprima,(^ s'introduce neceffariamente un'al 
tra ferma, perche la corr ottiene d'vna èl'introduttione d'unaltraj&fap 
J!j2ia*fi pi cheniffuna materia fi può cofidefiruere che non rimanga fotta qualche 
fuf> _ cofi ferma, cnde dijirutta una forma , immediatamente fé ne introduce unal* 
che'nSnfu tradìfpofia àqucfia operazione ò ad altra ^ & perciò diceilfilofofo , hai 
fottoquai hifognotà che uuoì operare , che tu ti affatichi prima neUafolutione & 
the foma ^■^iHyyi^fiQjie delli due luminari , perche il primo grado della operazione è 
che fi fàccia l'argento uiuo di ejfi. notate adonque le parole & fegnate gli 
mifterijy perche in quefla opera fi dichiara qualfia il Lapis ejfendo il prin- 
cipio della fu a operala dijfolutione di effo; bifogna adonque fublimarlo, fi f- 
farlo, & calcinarlo, acciò cofi finalmente fi folua in argento riuo , il che è 
contrario à filcfofi, onde dicono anco ifilofofi, che fé gli corpi non fi fanno 
ìncorporei.ouero non corpi^ ouero volatili, & per il contrario non operate 
co fa. al cuna .il nero principio adonque dell' opera nofìr a è la dijfolutione 
del Lapis, per che lì corpi foluti fono ridottinella prima natura defpirìti, 
fé nonperche jonopiu fi jfi, perche gli^iriti fi fuhlimano con quello,p€rche 
lafcluticne del corpo fi fa con la congelatione del fpirito . & la congela' 
tiene del Pfiìitofifa con lafolutione del corpQ,perche allhorafi mefchia il 
corpo col (pirito érfìfa un fol corpo con quello, & maififeparano ,fi co- 
me ne anco i acquamìfìa con l'a€qua,perche tutti aWhorafono ridotti al- 
la fua prima natura homogenea , & laprima homogeneità^ de metalli è 
l'argento uiuo;quando adonque fi foluono nella ifieffa homogeneìtà^ fi con- 
g'wngono ìnfierne,& mai fi fep arano. per eh e aWhora l'uno c^ l'altro overa 
^,/^ij aÌu nelfuo compagno firnìle a fé, e pero dice ^/^riflotile cheli ^Ichimìfìì non 
chimifti poffono Meramente tranfmutare i corpi de metalli^fe prima ejfmonfi ridu 
rromare^ il <^^?*^ allafua prima materia^ perche all'horafi riducono bene in altra for- 
corpi de |^^ che non erano prima ,perche centra di quefio non fia la ragione , cioè 
™^" '"■ che de strutta una forma fi introduceimmediat amente l' altra,come fi ve- 
de dalle opere de contadini, iquali delle pietre fanno la calcina ; & delle 
■ ceneri il uetro ; cofi & molto più può ilfattÌQ celfuo fiudio per me^j^ del 

\V* vnagiììcrìo 




DB FILOSOFI. l8l 

^agì^erìo naturale cuero noflro artificio corrompere quejìì corpi ; eJr l«- 
trodurre in quelli noua forma , ^enhej^intentìone delia nofira operatione 
non èjltroyfe non cheftcaui& elegga IjT^gm^ puri^md'^èrTìiércU' 
ho in quegli corpi ,p€rcBe l'ekxir confijìe folamemélnqHèni , ^ non in 
altri» 

Che cofa fia Lapis & dì chehabbla bjfogno nella operatione acciò fia 

■ ' ■ - ' elexii compito. ^Cap. io. 

VESTO adonque èil nojìro lapis fhmofo , perche non 
fifa tranfito di e^remo à eSìremOj fé non per il me%o ; 
OUà li estremi del nofiro Lapis , 7iel primo lato è l'ar- 
gento tìuo , nel fecondo Velexir compito y per eh e i me" 
7Ì di quegli, alcuni fono più purificati^ decotti^^ dige* 
fii y & quelli fono migliori , & più Vicini all'opera , il 
chepenfoy che tu lo fappia, non errare adonque per quefloy perche fé l'huo' 
mo feminarà quefie cofcy le mieterà ancora , poiché il feme corrifponde al 
fuo feme , &.ogni arbore produce il proprio frutto y fecondo il fuo genere; 
la natura è fapiente, che de fiderà fempre di far fi perfetta , perche in fé 
contiene fempre il fuo accrefcimento , perciò dice ^nicenna yfe non ve- 
dejfi l'oro & argentOy direi per certOy che l'alchimia non è vera arte; adon 
que benché quefìonoflro Lapis y contenga in fé tanto la tintura , naturai-^ 
mente , quanto creato da qualunque in corpo fiottile , nondimeno per fé fo- 
to non haueria motOyper efière elexir compito y fé non fi moue con l'arte & 
operatione / & perciò diuerfe arti fono fiate ritrouate da diuerfi Filofofi , 
acciò fi compifca ion Vartìficioy quello chela natura ha laf ciato imperfet- 
to y perche la natura inclina alla fua per^ttione ; opera adonque pruden- 
temente & non à cafo,&fappi le nature del Lapisy ^ le fortcT^e^i^ qual 
lapis fia amico d^ altro lapis yò inimico, guarda che tu conofci quello che efi 
fo habbìa fatto , & inan%i che tu lo facci grofio , fallo fiottile , allegerifà 
ilponderofoy lenifica l'afperOy mollifica il duro, fa dolce l'aìnaro^ &haue' 
rai tutto il magìflerio; Sappi adonque che delle fue operatiorn altre fono le 
medicine dell'oro , con le quali conuieneparticipare con l'argento in alcu- 
ne cofcy & efìer dìuerfo in alcune altre y perche nel principio della fua ope- 
ratione y l'opera dell'oro <& argento conuieneper tutte le cofe , ma difcon- 
uengono nel modo della fermentatlonCyperche il fermento dell'opera del- 
l'argento y è Inargento ; fa adonque ciaf cuna jpecie con la fuafpecicy & 
óafcuno genere nel fuo genere y perche l'opera del bianco fi ricerca à far 
bianco i c^ l'opera del rojfo àfarrofio; non mefcolare adonque l'opera d'un 

lapis y 



che ab 
biascia, 



ifi CONCORDANrA DE FILOSOFI; 

lapis , con l'opera d'yn' altro lapis y perche farefii grande errore fé faceHl 
altrìmente , gli altri corpi è pojjibile che operino ^ ma non faranno burnì 
come qucUi ; perche non pcjfono dare la medicina che non hanno , perche 
è impoffibUe fiffire il non fijfo , mundare Hmmondo , perche non fi troua 
nella cofi quello che in cffa non ri fta flato ìnaìiT^ , ne alcuno può darc^ 
quclh che non ha; però benché tàlopojjirfarey n'hai però bifogno non 
potendo hauere in quejìi, quello che è di maggior temperanxay & dì man- 
co feccia , fehauerai bifogno dell' rfo di quelli y bifo gna prima che tu li 
conuerci in fmilitùdine di due corpi perfetti , il che mai fi farà , je il so- 
. tèWTa. lima, congiontiin vncorpoJiòn fi géttino~Jopra di ejff; pèfcBèef-^ 
fi fa ViAif Jenac(j4iercurw di Jua natura conuerjtuo Ji^fajnnedrpno con ciajcuno 
lo co qaei pij^d cdTqUale s 'abbràccia jfefi congionge co'l pìòmUòJ'farà.piomEo , 
^•'^"" • feTòTJerròTyfarà ferro , & fé con altri corpi farà fimileà quelli , ma fé 
fi congionge con queHi due raggi , fiJa^eUxirjperfetto^; Non _// déuFa" 
donque operare fé non dì qiteHa materia nobile y perche le cofe non fi fan- 
no per ragione alcuna , fé non fecondo la natura dì quelle : chi adonque 
cerca dalla natura q^uello che in efjallfon fi troua , è pa'i^a & perdita di 
fatica : lionmangiar^elrfigTio , fa cuimadre ^oiifcelTmenHruo , perche 
fèto mangi , farai leprofo tu &■ Ìl opera tua , ma mangia ynpe'z^ dì car- 
ne graffa y & haueraì oro & argento quanto vorì^rf^nòJTclercare'dàtta 
natura qucUò^chem ejfalion e , perche fatigdreJWl' animo tuo indarno i 
qusHe cofe fono cauate da Morieno dottore <& filofofo verace . 

Niente reputando il guadagno ch'indine viene y fé tu face ffi bene ^ 
ma ben farai l'vnguento dijolfopr blanqueto , perche la co\ 
fa il cui ca po è rof fo , ipiedrbTanchrr&' gli occhi ne- 
gri 3 è^ìhna^flerio ; intende quel cJjìWtcòy^ 
perche tutte attefie cofe fono vera- 
mente ueriffìme che mai Fi' 
lofofo alcuno n'ha 
infegnato de 
miglio- 
ri. 



CAPI- 



CAPITOLI DEL SECONDO 

Libro del Rofario de Filofofi . 




ELLA perfetta inueftigatione del Lapis Fifico l 
: Gap. 

Del goiierno del Lapis. 

In che modo fi purifichi il Mercurio. 



Della inhumatione del Lapis. 

Della recapitulatione del primo gouerno . 

Ì>el ieeondo gouerno che è lauarlo. 

Della diuifione del Làpis perii quattro Elementi. 

Del lauare facqua. 

Del lauare l'aere. 

in che modo fi càua l'oglio da ogni cofa. 

<^al differenza fia fra l'acqua & l'oglio. 

Del lauare il fuoco & la terra . 

Della caufa del lauare fecondo Platone. 

Del terzo gouerno , che è ridurre. 

Del modo di ridurre l'acqua fopra la terrà. ^ 

"Del modo di fublimare & imbianchire la ttxiz* 



Càp. LL 

Gap. IIL 

Gap. un. 

Gap. V. 

Gap. V I. 

Gap. VI L 

Gap. Vili. 

Gap. IX. 

Gap. X. 

Gap. Xi: 

-"Gap. X IL 

Gap. XIII. 

Gap. XI III. 

Gap. XV. 

Gap. XVI. 
In 



1B4 

In che modo il folfo bianco fi faccia roffo.' Càp. XV ÌV 

Della rccapitulatione del terzo gouerno. Cap. XVIII.' 

Del quarto gouerno , che è fìffare ,& che il ferménto bianco fifTo è 
neceflarioififlare. Cap. XIX. 

Che il pefo del fermento deue eccedere il pèfó del folfo , oùero eflèr 
equale. Cap. XX. 

Qaalifianole vtilit^deMagifterij. Cap. XXL 

In che modo douemo feruaré la quantità di ciafcuno. Cap.X X I L 

In che modo fi debbono correggere gli clementi , & in che modo fi 
acqui/li la fufione della medicina. Cap. XXIII. 

Dell'offeruare i pefi nella fifsione . . Cap. X*XIIII. 

Della fìfsione dell'Elexir nella compofitione al biaftco.Cap. XXV, 

Del ridurre l'aere fopra l'elexir bianco. Cap. XXVI. 

Della iteratione dell'elexir bianco. Capi XX VII. 

Della compofitione dell'elexirroffo. Cap. XXVII I. 

Della mulciplicatione delle Medicine .' Cap. XXIX. 

In che modo s'incende farfila folutione j & la fublimatio- 

ne. Cap. XXX. 

Del modo di fare la proiezione . Cap. XXXI. 

Della rccapitulatione di tutto il magiflerio. Cap. XXXII* 



Della 



y. 




DE F I L O S O F i; i8s 

Della perfetta inueftigatìone del lapis fifico. Cap. i^ 

COS^ adonq ne mani fé Ha eh e la operai ione della ■medicina 
e operatione della natura , (^ l'ìHejJa medicina effire la mede~ 
ftma natura,perche la medicina è compofia folamente dalia no, 
tura, & è certo ch'ogni cofa.è di quello nel quale fi rifolueper^ 
che il gelo fi conuerte in aqua mediante il calore y è dunque chiara cofa 
che è fiato prima aqua che geloy co fi ogni noflro lapis fi rifolue in argentò 
y'iuo col nohro magi§ìerio,adonq; è fiato prima argento viuo ma il modo 
d ì conu erfirlo in argentoyiuo^èja conuerfione nella fuajprima radice, per 
che iUonuertire la naturaj rotare li elementi in circulo, ma fono gli ele- 
menti difua attitudine conuerfiui fra di lorOi& perciò fi generano , fi cor' u/rfioue^' 
romponO& fi alterano fra di loro, conuerti adonquegli elementi, &■ tro- deiii eie- 
uarai quello che cerchi, perche lanoHraopejratjanenon è fé non mmatio- ^^i^^^ 
ne delle nature , &commiflipneamicaBile di quelli elementi del freddo 
col cald0y& dell'humido col fecco^mà non fi conuerte ilfecco in humido, 
fé prima non farà freddo, cioè aqua,ne il freddo fi conuerte in caldo, fé no 
farà prima humido^perche non fi fa tranfito dalli efiremi fé non per il me' 
^. la terra non fi connerte in aere, fé non fi conuerte prima in aqua , per-- 
che l'aere &" l' aqua fono elementi mexani , il foco & la terra fono ele^ 
menti efiremi, ma l'aere è vicino al foco, come la terra è vicina all'aqua^ 
^ perciò l' aqua è contraria al foco , & la terra all'aere , perche l'aqua è 
fredda & humidìr, il foco caldo & fecco, la terra fredda &fecca , l'aere 
caldo <&• humido , & co fi l'aqua <àr l'aere conuengono nella humidità,il 
foco & la terra nellaficcita, & perciò vn$ fi conuerte ne l'altro , & co fi, 
all'oppofitOyperciò fi conuertono immediatamente, f^più tardi fi fepara" 
no fra di loro. Ma al contrario l'aere, la terra,ilfocQ & l'aqua non fi con- 
uertono fra di loro fé non fi conuerte prima il foco in aere, & laterrain 
aqua, fé adonque ilfecco fi conuerte infreddo , & il freddo in humido s& 
Vhumido in caldo,^ il caldo in fecco, all'hora hauerai tutto il'màgflerìo, 
ma li modi delgouerno del conuertirfi fra loro fonò quattro principali cioè Quattro fi» 
foluere, lauare, ridurre ^ <& fijfare ;foluere ilgrojfo in fempUce ,& fotti- ^° ^^ ™o<li 
gliarlo, lauare l'ofcuro in lucido, ridurrerijiimìdolnfecco , fi'ffare il vola- no che^ fi 
ul^JÒp'raAl'cììrpofJfoTilJotuèreè diuidere gli corpi ,& fare la materia o- cóuertono 
uero la natura prima. lUauarFèinlmman'^éfl^^^^^ 

re è incerare, ingraffare ò impregnare Cil'fijfare, è coagulare . per il primo, 
la natura fi muta dfdèhtroYper il fecondo fi muta di fuori ; per il ter%p fi 
muta difopraiper il quarto difotto. ■ 

N Del ' 



im 



e O N e O H D A N ZfC 



Del primo gouerno del lapis che è diffoluere. Cap. 



z. 




L ^ diffoluere il lapis fecco graffo in argento -vìuo^accìòfi 
riduca nella fua materia prìmayfi fàfolo con f axsiÙjLXÌ 
uo, per che effo folamente può ridurre il fole, & la luna 
alla fua natura j i materia prima. Ma perche l'argento 
yìuolyamJFyhafoflanx^a fecciofa^teyrea,& adufiibile 
T «. , /^«K.^ inflammatìone,& aqueitàj neceffkrio leuar^Ule 
coje luperUm-, &fupplire àquelle che nonvifono^fe vogliamo fare la me- 
d'icina piena y màbifogna totalmente leuare la fecukntiajerrena conia 
fublimationey acciochenellaproiectionelhurnido mnjafcia ìfcalore , & 
TaquèitTài effo. Similmente bifognafaluarelafofìan'^^afugitiua di quello 
quanto alla medicina , della cui propri elalfmond are , & difendere dalla 
aduHionCy & dì farlo fiffo , & perciò auìene dalla dìucrfttà deUa medicina 
fecóndo la fua diuerfapurifi catione, che alle volte da quella fi fa Saturno, 
alcune volte Cioue , alcune volte venere , alcune volte OHarte , il che è 
neceffario che venga dalla impurità* 

In che modo lì purifica, & fi purga il Mercurio. Cap. 5. 

"INGEGNO adonque dì rimouere dal UUer curio la 
fuafofìan'za.y terrea,fuperflua , è dì fu Mimar lo vna.ò due 
volte dal vetro , & faleyftn che fi piglia lajua hianchiffì^ , 
ma fo jìamzà, ma quando afcenderà bìanchìfisima, gettalo 
neWaqua bollente , fin che torni in argentoyiuo y~dòpdi 
leua da quello l'aqua , & opera con quello , perche non è 
cofa buona l'operare con quello y fé prima nonjì^urgain qHefìomodo.Onde 
dice zAuicenna la prima cofa che fi deue cominciar àfarCj è che ~j^]ublimì 
il Mer curio ydopoifoluìlo fi che ritorni nella fua prima materia y & fuhli- 
malotuftoTall'hora in^eflo Mercurio netto , mette li corpi netti pefati 
conpefo e quale , ma non mefccJarTìrT^rpo^^ ne il roffo col 

hiancOy màdìffolueraì ciafcunoJe^cLratamente aparteyperche£aqug bìan» 
cayC per imbianchirey la yW^P-^tfyUPlf?! ^^^ mefcolafaìadonque l^aqua 
d'vn lapis con l'aqua d'vn altro y ouero con vn altro lapìs,perche tu farefii 
grande errore 3& farefii cieco fé facefiialtrìmentCy dopoì iridalo vwa volta 
dopè l'altra, & imbeueraloy sfallo cocere tu bagno Morìa , dopoi defiilla 
per feltro finche lopafsi ; ma perètaccogli dj>arXeìlne_grpche fiàdifo- 
pa,perche quello è l'oglìo^(!^ ilverofegno della dif[blHtione>fercb€ queìU 




D E F X I O S O F i: t8f 

the èfoluiò è venuto alfine della fuhlìmit laonde fi fepéirA daUi inferiori rf- 
fcendendo difopray & andando all'i luoghi alti come corpo d'oro, ma cuftO'* 
di/celo cautamente , acciò non voli in fumo , '& quello che fai nel bianco, 
fallo anco nel roffo,perche queHa medicina in effenT^ è ma fola, & fimìlm 
mente è vnafola nel modo de l'operare , nodmeno nella rojfa "vi è la giùnta 
del color citrino^pe]rcheftfafoftan%a mondiffima del folfbfiffo. Sperò dìf- 
ftren'xafrala medicinafolarcy & lunare,perche la lunare contiene la fola- 
rCymà non per il cotrario.perche ha bifogno difolfo bianco nettiamo, fi cO" 
me quejia ha bifogno del roffo, Quefii due corpi bajìanoyperche s'affomiglÌA 
no à quello che fi cercai ma bifógnàlch^ tu t'^^ticB nella folutione^fuhli' 
mationcy & fottigU^tione di^eliiyperche fomforftj^'tanno bifogno di 
TongaprepdfdtTonej ^ contìnoùdoperatione, che prima ft_calcinìno,& poi 
Jijoluanpjperche quando faranno calcinati fi foluono pia facìlmènie^erche 
il calore del foco penetrando le partì del corpo, fa entrare l'aqua dopò ejfo» 
& cofi pia facilmente fi fa atto àfoluerfì, ma fé tu calcinar ai il corpo grof- 
foyìl quale è anco difiolutiuo, mettilo da parte yi& quello che rimane nel fel- 
tro, piglialo e aut amente, aciiò non fi perda in fumo, <&perifca il magìHe- 
riojpercìò efiendo queHa co fa diffìcile da fare, è cofa efpedìente àjoluere i * 
corpi qrofsi con l'aqua f ola , cioè con l'argento vino fendala calcinàtTme, 
perche queHo è più fi curó^enche fia piuJdrdó neUa~Òperatione; non ti cu- 
rare adonque di cauarì la tintura in fretta ne di cercare dì far l'opera fr et 
tolofamente, perche Vaffret tarfi è ilprini o errore che fi faccia in quefia ar^ 
tCiperche abrugia ogni cofa,percT)Fjetufardrmòtio fa co, nel prin àpio del" 
la mifiione venera dano nelle tinture y perche s'abruggiano le medicine per 
la troppo calìdità,onde dice il verfo. 

Difsipa rem capta m prius per parccm fatis aptam, • 

Leuiterextradatrijfic maflam contcre fadam, 

Hxc non feftinè i fed cemporis ordine fine, 

Albumen vrinx, difponit membra ruinìc; 
T olerà adonque patientem^nte, fa inpoluere,fa cocere,replìca,& no t'ìn" 
crefca replicare queSìo medeftmo,perche le co fé che s'imbeuerano fi molli- 
ficano con Vaqua,& quanto più tà iridar ai tanto più mollìficarai,& quato 
più tumoUìficaraìtantopiùfottigliarai l'artigrojfe, fin chefivnìfcano,& 
non fi diuìdano fraloro , perche all'horai fpiriti s'ìnjpejfano con gli corpi, 
& tutte le cofe che s'impalano fi difioluono,i^ l'ìmpaftareftfa col trìda- 
re affai, & con l'arrofiire, perche con iltridarey & incerare, & arrofiìrefi 
dìuidono le parti lìgate con la vifcofitd dell' aqua, la qual vifcofitàfitrougt 
nei corpi, mali corpi folutìjqnorìduttì alla napur^ddfpirìtOyér mù fife-m 
par ano, come l'aqua mìfla con l'aqua,perche la natura fi rallegra perche 




m GONG O R.^ K N ZIA 

ilfpofoft congionge con lafpofcó; ma quelli che nonfifoluono non hanno It 
farti fottiH,fe tu non gli mollifichi , però bifogna a faticar fi nella diffblu- 
tione del lapiSiCioè fefarandod.a£ffì le parti pia pure àccioche kuate le- 
parti pi^grauìffifaccìal'operd con le piàTéggièrì: — ' 

Della iuhumatione deìiapif . Cap. 4. 

I S SO LFT chefia il lapis piglialo tutto , & mettilo-- 
[opra yn calor temperato,acciè fi putrefaccia & fi digerifca 
meglio y cioè per "vn me fé de Filofofi, cioè per trenta giorni^ 
perche l'adufiione nelli animali fi toglie per Vinhumatione^ 
& decottione: fa adonque xocere compitamente fi che bolli- 
fca ogni cofa infieme a foco legiero , e^ rìtorninella fua prirnjjmatena, . 
g^ fia arge_n£jejvÌMi fatto quefio fi folue quella autorità d'ey^rì^otilenel 
quarto delle (JHeteorCyqttando dice,fappìano gli ^Ichimìfìiy che lefpecie 
delle cofe nonfipoffono tranfmutare , il che è yero ffe prima non fi ridu- 
cano nella fua prima fyiateriaj^&' all'hora fi permutano in altra forma 
che non erano^non già le fpe eie j ma fi bene fi mutano gli indiuidm delle 
fpecie, perche ejfi fono corrotti bi li i& fogge tti alle attioni fenfi^ili,perchc 
la materia non fi può in modo alcuno co fi defìrucre^che non rimanga fem- 
f re fiotto qualche forrna^mdeJcidlsLl^iS^ckMJh^ 
rio immediatamente s'introduce ynlidtr^fhnBA.nou^ ^ e ffendo corrotta là 
forma di ef^Jaqual forma nsl^oloreène^ra^ nell'odore fetid a,&' nettata 
to fiottile^ & difcontinoua , &^queJfoTil fegno della perfetta folutione de 
cerpìjpìrche il caloFfoperando nell'humido genera prima la negreT^ l<t 
guai negrc'^Tg ètl capo del corno, ma è il£rìncijno^deUjuwf}ra_operaiChe "/' 
■è dìjfoluere il nofiro lapis in Mercurio ouero In aqua Mercuriale ^h or a hai ^ 
il primo gouervo dell'opera^ 

Della recapitiUatfone del pn'mogouerno. Cap. ?» 

%*^ dirò breuemente tutto il modo della dijfolutione:fU' 
blima adunque il mercurio , dopoi foluilo ydopoi incorporala 
con la terra lauata, & foco, &parim^te fallo cocerefin che 
ritorni alla fua prìmamateria ,& quefio fi fa àccioche b ab- 
biamo ilfolfo ér il mercurio di quella materia della quale fi 





fi 



j£b Adonque fi debbono rìcer care tre cofe , cioè l'ingegno fiottile dell'arte 



ice. 




DE FlLOSÒl^f: i8p 

$te^topera deUe mattì,& l'arbìtrio ; laqualcofa ricerca rìche^^ffapìen^ 
tia , & libri , 

Delfecondogouernocheèhuare. Cap. 6, 

L fecondo gouerno del Lapis y è lauare il negro corrotto, & fe^ 
tìdo, acciò fia molto lucido, chìa.ro^& fen%a ^orche'2^a,il che 
non fi può fare fenici la dìuìftone delti elementi,& ladefiìUa- 
tione delle aque^ & la dìjfolutìonc del Lapis , perche delli eie- 
menti jdue fono lapìdei, ér due aquatici , i lapidei fono il foco 
CJr la ierra^perche fono fecchì,gli aquatici fono Vaere&faqua , perche fo- 
no humidìj il foco mangia quello che Sìa nelle parti efiernc^ , perche 
mangia & guafla le fordìde^T^ delle aque con la dejìillatione , & le ren- 
de fottìlì con l*allegerire l'aere , fmìnuifce anco la grofftx^^ del lapis 
con la c^lcinatione^ e^ diuora lafalfedine della fuafulfureìtà,Ì!ir perciò il 
nofiro lapis fi diuide in quattro elementi, acciò fi facciapìùfottile,& fi pu 
rifichìpiù dalle fporch€%7^ , & dopoi fi congiongapìà fermamente . ma 
non è fiata mai cofa alcuna nata, ò crefcente , ne animata fé non dopò la 
putrefkttìone,perciò fi putrefanno,accìò che ejfendo più digefie fifepari- 
itomeglìoyperche fela cofa nonfaràputrefatta,nonfi potrà fondere ne fi 
foluerà, &fenonfaràfolutafi ridurrà in niente. 

Della diuifione del lapis per li quattro elementi. Cap. 7. 

I GLI ^ adonque il lapis cefi corrotto & diuidìlo per 
li quattro elementi con la defiillatione, prima col foco leg 
gìero egualmente contìnouo^ & piglia lafua aqua^ dopoi 
àpoco a poco crefci il foco, fin che prenda l'aere mifio col 
foco , ma quello che rimane arfo nel fondo è terra negra 
& fecca^ér fi deue fare la defiillatione dell' aquai bagno 
t^aria, perche le parti più fottili del Lapis auicinandofi fen%a calore 
alla natura dellafemplice aqueità con quella fi defiìllaranno . ma l'aere 
& foco fi deHiUano per ceneri , perche per ejfifoHenendo lorola infoca'^ 
tìont che il calore & le parti terree più grojfefi leuano in su . lafepara^ 
tione adonque più fattile che fi fa con l'acqua non foftenendo la info- 
catione^ , fi caua meglio che per ceneri . in quefio modo dìuìderai lì 
quattro elementì,perche bifogna cauare l'acqua dalla fua fiofianT^humi' 
ida & non da altra,perche in quelli è maggior tintura, ma della terra non 
ti curare di che fofian'z^a fia^purche la fofian'xa fia bianca & fifia. la ter^ 
ra ex ficca &jijfa: ma l'acqua mundlfica & laua, l'aere & il foco tingono 
<& fknno correre^ però bifogna che ri fia molta acqua & molto aere, per- 
che la moltitudine della tintura farà tanta,quanta la moltitudine dell' ae- 




tSiO 



C 0,N C O R D A N 2 A 




ncfiudia adunque in tutte le opere difuperare il Mercurio nella tmflìone^ 
acciò tu babbi dell'aere a baHauT^yperche fé tupotrai con e^ofo lo, farei 
l'opera perfetta j farai yn inuefligatore d'rna preciofijfima perfettione 
dellanatura fuperante . ma fappi fermamente che di tutti li capitoli di 
queflapreciofijfma arteria ^efanon eccede ilpretio delle ìjìeffe medicine 
di cincjuanta reali d'argento, computando dalla prima operationey bifognà. 
però che l'ifìeffa medicina fi arrofiifca lungamente fopra il foco & ft nu» 
frifca. coft fi nutrifce il fanciullo nelle tette, , . 

Del lauare l'Acqui. Cap. 8. . ; 

^ quando haueraigli elementi come s'è detto, lau agli fé 
paratamente 3 cioèl'àqua & l' aere ydeflillando fette .yol^ 
te,& calcinando gagliardamenteil foco & la urraide- 
fìillaraiperò Vaqua & V aer e feparat amente, perche faè 
re è migliore che l' aqua^benche l'aqua laui & fkccia bia 
ca laterrai& furai il matrimonio delle tinture, gl'ae- 
re tinge la terra, <^ gli infonde l' anima & la fa fenfibile j onde bifogna 
che [l'aere &■ l'aqua fiano mondificati dalle ^orchc'^'ze, & fi curi dalla a- 
duflionefin che fi piglia la fua tintura, perche fé fi ardono ^fipriuano del- 
l' effetto, fé poi' non fi fhnno cocere nel letame fper ciò la inhumatione nelle 
fame interpofiafra le defiillationi gioua molto , acciò fi peruenga meglio 
al fegno della lauanda perfetta, il qual fcgno è il splendore & la ferenità 
criftallina fen'xafeccie,feper cafo non fono bianche, ^à le fé e eie deWaqua 
che tu furai in ogni lauanda,cioè nella deftillatione à roltaper volta, fé- 
parale da parte, & rimettele nella terya negra raccolta difopraMàferaa 
,à parte l'aqua defiillatafette volt e, per che ejfa è il mercurio de filofofifo- 
lutiuo che fa il matrimonio,& l'aqua vita chelaua lotonè, & fi conile hai 
fatto dell' aqua bianca,co fi farai della iroffa, perche hanno il mede fimo mo 
,dfi di lauanda,& fimile effette,fe non che l'aqua bianca è per far bianco , 
,& la rojfa per far roffo,non mefcolarai adonque l'Vna con l'altra , perche 
faràerrore fé farai altrimenti 

Del lauare l'Aere. Cap. $• 

sA dopoì fepara l'aere dal foco per defiillatìone, perche quel- 

lo che è defilllato^ è l'aere puri jfimo , ma quello che rimane 

nel fondo è foco fecce : confiderà adonque quello ch'io ho 

detto , accio eh e tu operi il Lapis humido & aqua & terrà 

tu vfi il lapis fec co al foco & all'aere folament e J'ae- 




folamente, & che tu 



re 



r> E V 1 1 s 6ri: m 





foco, per che fono contrari l'vno all'altro ; fi defilila adonqueVaere col fo^ 
coyperche ejjo è l'aqua tìnta % & lafua tintura è il foco y per che è corpo & 
l'aere porta ilfoco,coljplrito;fe adonque mefcolaraiil tapis col foco ^fii" 
hìtofarà rojjb &femprefi amarannoy ciò che adonque vorrai fare rofioyh 
far ai coH foco del lapis ié" farà femprerofiò » 

in che modo lì caùi roglio da ogni cofa. Cap. io. 

tTfl adonque fopr a lafofian%a del corpo dal quale 
Terrai cauare l'oglio,tanto mercurio purismo che fila 
dìfopraper quattro dìtiy oueropiUyche è meglio^ dopoi 
acctndì fiotto quello il foco lento ,fìn che vedrai ilfuo 
oglìoycioè l'aere afiendere àpoco àpoco, ouero eleuarfi 
fopr a il mer curio yYaccoglìelo cautamente , & rìferua- 
lofeparat amente jfe ftfminuifce il Mercurio , aggion- 
glne dell'altro netto & caldo , & reponilo àcocerè , queSìo farai contino-' 
uamente , fin che tu pigli il fuo oglio , & non ri rimanga co fa alcuna che 
nonfiafoluta ; defiìlla adonque tuttoper lambicco fette yolte , perche U 
fua lauanda è la medefima come la lauanda dell' aqua , co fi inhumando & 
defiillando l'humidìtàyfi deue fare fin che farà venuto allaferenità crìfial" 
lìnafen7^afeccie,feper cafo non fono bianche^ del che fono fegni la goccia. 
fìàJpefia,con manco colore ypiu ìntenfai& ma leggiereT^a aerea/m mo- 
do che fé tu lo mefchiarai con la predetta aqua , nodarà difopra ; & con- 
feruafeparatamente l'aere co fi lauatOyperche è oglio,tinturayOrOi anima» 
(^ vnguento defilofofi,che colora^ tinge, fiffa^ ^fafcorrerCytìnge ogni la- 
ma eflint a tre volte in quello in oroyò argento Jecondo che effofarà ò bian* 
CO ò roffoy non mefcclare adonque Voglio dell'oro con Voglio delVar-- 
gentOy ne per il contrario .^per che Voglio bianco pertiene alVìm-^ 
bianchire, ilroffo al far roffo perciò fé Voglio diquei cor- 
pi farà molto, farà anco molta la tìntura,perche 
la moltitudine della tintura farà tan* 
ta, quanta quella del' 
Voglio.. 



N 4 Che 



Ips 



e O N CORDA N 2 A 




Che differenza (ìa fra l*aqua & Toglio. Gap. ii. 

'Differenza fi-a la tintura dell' aqua & dell 'o'^lìo ,perche 
l'aqua laua folamente & mmday l'aglio tìnge & colora. 
Veffempio di quefio è , ches'rn panno s'immerge nell'a- 
quUy è mundcLto da quella,& quando ìlpannofifecca j è 
mundato da quella , & Vaqua ft parte , & refi a nel fua 
Hato & colore, nel quale era il panno 3 fé non che e pia 
netto; il contrario è neWogHo,per che fé m panno s'intìnge ìnqueUoynonfi 
fepara da quello per calore del foco, ouero d'aere^fe non fi dejìruìfce del tut 
to.ncft potrà fepar are l'oglìo dall'ìjìeffo panno , fé non con lauarto y& eX' 
ficcare col foco; ma l'aqua è fpiritoche caua queH'animada corpi yma 
quando fi caua l'anima dalli iftejji corpì/imane nelffìrìto ìBcffo perche il 
^irìto tiene ilfuo loco : V anima adonque è tintura foluta nell'iSìeffo Fpìri' 
tOyportata come fi portala tintura de tintori con l'aquafopraìl panno. Do 
poi fi parte l'aquaj?erexficcationey& refiala tintura fiffa nel panno per 
la oleogìnofità. fé adonq; yi è dell'aqua^yi è il ^ìrito net quale fi porta Iti 
tintura dell' aere y laqudle quando fi riduce fopr ala terra bianca foliat ayfu- 
hitofifecca l'aqua ^ìritualey& refia nel corpo l anima che è tintura del-» 
l'acre, il spìrito adonque ritiene l'animayfi come l'anima ritiene il corpo^ 
perche l'animanonfia nel corpo fé non mediante il jpirìto ; ma quando fi 
congiongonoymaififeparanoyperche il fi>irito ritiene l'animayfi come l'ani- 
ma ritiene la terra:onde ha comandato Hermete, che fi cerchino le anime 
nellilapis,perchefiaio in ejfi:non ejfer adonque pegro in cer carie y ne lento^ 
guardando che non fuggano da t e ym afe fuggono ^non le prendere col falco- 
ne jmà fono retentiue defuggìtìuiycon quelle adonq; è la nofira coagulatie- 
ne^per che ritiene quello che fugge, femina adonque l'anima nella terra hia 
€a foliatayperche ejfa la rititnCyperche quando farà afce fa da terra in cie^ 
lOj& dinouo faràdifcefa in terra, pìgliarà la virtù delle co fé inferiore & 
fuperiorìynon mefcolareperàl'ogUo dell'oro con l'ogUo dell' argento^nepeit 
il contrario^ 

Del lauare il foco & la terra. Capi ir. 

^ racogUerai kfecck che farà foglio ogni velta,& riponerut 
celfocOyperchefonofecOy& ritengono la negre-^x^y ^i^^ ^^ ^^f" 
feT^yquali bifogna trpdarle con laprima aquay& arderle foor" 
uemente,fin che fi faccia totalmente poluerepriuata dalla hu- 
mìditàdeltaere y per che cefi bifogna congìongtre le feccte anco dell' aqua: 
fOttlaterra^ccnfoco Mcefo^& t^clnaregaglìardamente j^fin chsfia ya- 





/^n E F IL OS O F r. i9i 

cftafotto bianca humidità, calcina adonque il foco col foco & la terra ca 
la terra, finche fi faccia munda & priuara di negrexx^ >• ^à quello che a- 
fcenderà dal foco è ogiio roffo, & quello che afcenderà dalla terra è cglio, 
bianco fìstio fo, per eh e Voglio che più tardi fi fepara da corpi, è tenuto pia. 
pretiofoyconfeguifci adonque tutte le cofe alfuo tempo.yjr conferuafepara- 
t amente à parte ppr parte ciafcuna di effe, 

I>:liarecapiiuUùonc- del fecondo gouerno. Gap. ij. 

l S G1^^ adonque fecondo "Platone che ti efferati 
fecondo il tuo potere intorno alla feparatione deUi oglif, 
&• lunare Vaquaé^ l'aere con la defUllatione, & ardere 
la terra con la calcinatione,fin che non ri rimanga cofa 
alcuna dell'anima nel corpo, fé non che nonfifenta nella 
operatione, il cui fegno farà, quando niente euapcrarà 
dal corpo; fé di quello vn poco n-efarà foprapoHo ad vna lama infocata , 
airhcrafarà appropriato; col nome diJpirìto,fottìlepuro,&- apropriato; 
col nome di amma»che tinge il lucido & appropriato;col nome di corpo^al 
quanto bianco & fecco. in niffuna noHra operatione è neceffaria Vaquafe 
non è candida; ne foglio fé non è bianco,ouero alquanto citrino : ne il foco 
fé non è rojfo; ne la terrafe non è pallida ouero alquanto bianca : ma fé tu 
preparar ai cofì gli elementi; la terra far a habile à foluer e , l'aqua efficace 
à digerire^ & Voglio ndqude fi portail foco foprabon dante , a tingere. 
Ma fé non hauerai elementitali, è fegno d'errore: adonque emenda Verrò' 
re; perche è più vicina Voperatione,àfar la preparatìone in quello, che cO" 
minciarla in opera nona, conferua adonque gli elementi lauati in vn vafo 
ftgiUatofeparatamente & maffìme Voglio, perche Vaere lo confuma per la 
vicinità della fifiinatura,& fcrìueraifopra tutti,acciò ti ricordi le virtky 
ì nomi,& i coloritacelo tunon prenda Vvno per Valtro,quando tuoperi,^ 
l'opera fi corrompa^ & ^uefte cofe bafiino aUa copila lauada detti dem^th 

Del terzo gouerno, che è ridurre. Cap. 14. 
t ter-zp gouerno del lapis è dì ridurre Vaqtta humida foprala 
terra fecca, acciò ricuperi Vhumidìtà perduta,mà e/fendo la ter 
radi due corpi & due elementi fecchi,duri,<& lapidei, cioè il fa 
co^ la terra, fono concordi nella ficcità , & perciò fi debbono 
preparare infieme,perche hanno la medeftmapreparatìone^congiongi ado 
que lagroffèz^ del foco con la terra,dopò Vhauerui canato Vaere,& pre- 
farà ìnftcmefer abreniare il tempo^ér anco acciò fia bona U fu a mifiione^ 





ip4 CONdORt>AN2À 

e^ acciò che non fi confunda la preparai ione y& che vno tinga Bene tal' 
tro^ & che non ardano nella pugna del foco , onde il prepararli ìnfìeme , è 
cofa piùftciiray& più propìnqua , ma la fua preparatìcne è , che rìceuìno 
maggior humidìtà , perche il corpo calcinato è difcontinouo ^pmche è to- 
talmente priuato dall' aqueo, onde ejjendo nudo, vacuOi& pienoni fete^be' 
neìlfHohumidoaqueo. 

Delraododiridurreraquafopralatcrra. Cap. ij. 

N F 0NDEJ{^u4l adonque prima Vaqua , iridando 
per ogni volta & poi calcinando leggiermente j fin che la 
terrahaueràheuutola quinquagejìma parte della fua 
aqua & [appi che hifogna prima che la terra fi nudrtfca 
con poca aqua,&poi con maggiorcicomefi yed%,neiral' 
leuare yn figliuolo yper ciò trida molto laterra , & àpo" 
co à poco inheuerala con Vaqua de otto giorni/m otto giorni, fa cocere nel 
letame f & poi calcina mediocremente nelfoco^^ non fincrefca replicare 
queTla cofa molte volte , perche la terra non fa frutto fenxa adaquarla 
j^effo^ & fé la trìturatione non farà buona,fin che l'aquafi faccia vna me 
defima cofa con la terra,niente il corpo gìoua: non leuare adonque la ma- 
no dalla tribulatione della trituratióneiOuero dalla trìturatione , (s^ affa* 
tione^fm che Vaqua fi faccia fecca^ é^ ex ficcata dalla terra bianca, per- 
che la exficcatione con la gagliarda trìturatione & ajfatìone^fà la terra 
bianca, guarda però chetunon imheueri la terra, fé non àpoco àp0C0i& 
fupplif ci à poco à poco conlonga trìturatione ydopoi replica la exficcatÌQ- 
ne,dopoifi deue notare il pefo in quefid , acciò che la troppa ficcìtà ouero 
Vhumore fuperfluo nelVadminifìrare non corrompa , cioè che tu tanto con 
Varrofììre facci cocere,quanto v'ha aggionto la dìffolutì9ne, & con Vim- 
beuerareytudijfolui tanto quanto conVarroftìre è mancato ; perciò ogni 
volta dopò la calcinatìone della terra ,foprafondi Vaqua temperatamene 
te, cioè,ne molto ne poco , perche fé farà molto fi farà vn mare di contur- 
hatione, fé farà poco, fi arderà in fiuìlla^ però adaquarai la terrapiace^ 
uolmente & non fi ettblof amente de otto in ottogiorni, farai cocere nelle- 
fame & calcinarai.fin che beuerà la quìnquagefima parte dell' aqua :&" 
nota che dopò la imbeueratione fi deue inhumare per fette giorni ": replica 
adonque V opera molte volte , benché fia longa , perche non vedrai la tìn- 
tura,ne perfetto profitto, fin che non fia compito :fiudia adonquequando 
farai in ogni opera, dì ricordarti nella mente tua tutti gli fegni iqualìap- 
f areno in ogni decottione^ & di ricercare le caufe di quellìiperche trs je- 

no 



/D^E^ FI 1 O S OV Ti ipj 

«oglì colorii il negro il bianco & il citrino ^quando efce laterra^l^negre'z 
7^0, è imperfetta, (juando é negra ^ è compita ogni volta adonque a poi.r^ 
poco ingagliardirai il foco nella calcinaticne ,/ìn cheeffala terra bianca 
dallagagliarde-s^a delfocò; perche fi come il calore operando ncll'humì- 
do daJa neg^rcT^a^cófì operando nel fecco generala bianchex^^pcrcib fé 
la terra non farà bìancatridala con l'aqHa,&'poi calcinala , & replica di 
nono, perche a%prb & ilfoio lauano latone, & leuano l'ofcurità da quel- 
lo, perche la fua preparatione fi fa fempre conl'aqua , però qual è limpida 
l'aqua, tale è lìmpida la terra, & quanto pia farà lanata la terra j tante 
pia farà bianca , dallamolta adonque replicatìone della imbeuerationey 
conia forte contritione^^ con la frequente affatìone fi leuala maggior 
p arte della aqueit a del mercurÌQ,cioè della aqueità , // reftduo della quale 
fimilmente fi rimoue per lareplicatione della fu blimatione. 

'Del modo di fublimare S; d'inibianchirela terrajdaHa recapitulatione 
di tuttoilmagifteriQ. Gap. i6. 

ìA quando laterrahauerà canato dell' aqua la cinquantefima 
parte di fé jpreHo fiiblimala con foco gagliardo quanto pO" 
trai] fin che afcenda difopra,in modo di bianchijjimapoluere: 
& quando vedrai la terra bianchiffima come yieue , & quafi 
foluere morta attaccarfiaUi fianchi d' aluthel, all'horareplica lafublima 
^tionefen'Z^ lefeccie che rimangono di folto ,perchefiaria attacata lapar 
'^tefiffa di quello, &fifffaria con le fé e eie ,& mai per forte alcuna d'in^ 
gegno fipotriafeparare da quelli imàla poluere che afcende dalle feccie 
difopray è cenere canata dalla cenere & terra sfublimata , &• honorata , 
ma quella chérejìa da baffo, è cenere inferiore dì tutte le altre ceneri , la 
quale è vituperata,& dannata , come la feccia & fchiuma : fa adori'» 
que cognitione fi-a il chiare & lìmpido di quella :,pèr che quando labiati' 
chijfima come neue afcenderà,farà compito . la raccoglierai perciò cau- 
taìnente, acciò non voli in fumo , perche effa è il ricercato bono , cioè la 
terra bianca foliata, che congela quello che può ejfer congelato, & che 
mondifica l'arfenico, & ilfolfo biancOjche dice ^rifìotile effer cofa. 
cttima^ laquale pojfono riceuere gli ^Ichimijìiper fare V ar- 
gento con quella, opera adonque con quella alla IuMì * 
perche è cofa compita, & in queHome 
do fi fora ilfolfo bianco che. 
non arde* 

In 






^fpS C0NC0RDXM2X 

In che modo ilfolfo bianco fi faccia roflb. Cap. 17.' 

E vorrai ilfolfo ro/fo per far toro , dijfolui il folfo btan^ 
(;s.<'Y-\ ^^ raccolto dì [opra in aqua roffaper contrìtìone imbe-^ 
(v^ "^^^m, Heratìom,& bonadecottione y& dìffoluto chefiacori' 
Q)i à\fe S-'^ ^^ ^^P^^ congelato , dijfoluì vn' altra volta nell'a- 
^ ^«<irojf7^ '& fublìma tutto con foco fortijjìmo , perche 
il modo dell'artefice indora VoperayVindri'Zj:a^& acco- 
moda ogni co fa in ftmilìt Udine dì poluere:quello che afcende difopra èfol' 
fobianchiffimOi& quello che rimane nel fondo dìfotto è folfo rojfo tìnto 
coìne [cariato, & quefìo fecondo ^rifiotele è folfo ottimo [che non arde , 
rofiOi&.chiarOicbe di quello gli ^Ichìmlfiì fanno l'oro , & qutjlo lo con- 
uertiria l'argento vino per artificio fecondo ^rifiotile in oro venfjimo.da. 
quefìe cofe adonqueft vede manìfefìamente, hauer detto il vero glifilofofi, 
il chepare àpa^T^iimpoffibilejcioè che il lapis è vnfoloy vnafola medici' 
na.vnafola difpofitione .vnafola opera,(& vnfol vafo perfare ilfolfo hian 
co^& ìlrojfo mede/imamente, vedendo adonque tutti gli inuefiigatori di 
quefìa arte, la detta bìachcT^xa apparere nel vafo^fifono merauiglìati che 
la rcjfeT^afìeffe nafcojla in quella bìancheT^ , & in quel cafo non bifo» 
gna cauar fuori quella rcffe'j^j ma cocerefin tanto che tutto ft faccia rof 
fo ; cefi io la mattina quando veggio che la mìa orina è bianca, ìndigefla, 
fuhìto conofco che ho dormito poco, & ritorno in letto ,& come ho fatto 
yn poco dìfonno, l'orina fi fa citrina^perche la citrinatìone non fi fa fé na 
finita la dìgeftione;& quefia èia verìffima compofitione del folfo bianco 
C^ roffo che non arde, con ilqualeper mexo del quarto gouerno fi compU» 
fce l'elexìr perfetto, per fare perfetto ogni diminuto in vero folifico & /»- 
nifico. 

Delia recapìtulatione dtl terzo gouerRo,quando fi fublima la terra. 
Cap. 18. 

IS Sy*l!^0 deuefublìmareU terraperfate l'opere de 
fofifììci ^màlad€ue fublìmare per fare il nofiro elexir 
perfetto, & quelle ccfe chcfifublìmano , in due modi fi 
fublimano^cuero per fé, per che fono fpìrìtì, onero con al- 
tri,per che s'incorporano con i /piriti, per che il mercurio 
e jfendo fpirito, fi fublima per fé , ma la noHra terra ef- 
fendo calcina , non ft fublima fé non perche s'incorpora coi mercurio , con- 

uertì 




>1> r # tIL'CPs^^^t•I.- 197 

uertì adonque la edema ; &■ ìmhtucrdil tMercurio, & fa cocere fin tan- 
to che fi facciavi! carpo folo,<&'-nen t'increfcarepUcare queflo ifieffo molte 
volte i ■perche fé il corpo non è incorporato col mercurio non afcenderàdi 
fopra,perciò è necelfario che inquanto potrai, tu facci fattile lafua natura 
<& pi^i fortemente col mer curio . fin che f faccia vn corpo folo, perche non 
facciamola fuhlimationè ,fe nùnpirchefi riducano lì corpi à materia fot- 
tileycioè'chefìanofpiriti, &■ che il ccrpo fia leggiero à ridurfi in ogni cofty 
ò Sole, ò Luna, & facciamo quefta fublìmatione , acciò riduchiamo li cor^ 
pi nella fua-prìma materia, cioè Ì9ì Mercnrio, <&' folfo. Facciamo adonque 
quejiafublimatione per tre caufe, vna è^ acciò che il corpo fi faccia fpirito 
di materia, i^" natura fittile ; la feccnda è, che il (Jìiercimo s'incorpori 
bene coii la. calcina', la tér^^a èyché tutto prenda il color bianco ò rofoper^ 
ciò quando la calcina fi fublima alla Luna deue efiere bianca, & il Mercu- 
rio fìmìlhente bianco , & quando la calcina fi fuhlima al Sole, deue effer 
Yoffa, & il Mercurio ftmilmente rojfo, fcaldato còl foco, & deue lapolue- 
re efiere incerata,perchè alcuno non opera bene a fare il Sole, ne la Luna^ 
fs non in quefìo modo, & non mefcolarai cofa alcuna col Mercurio,il quale 
tu fublimi per fare il Sole,perche il calore del Sole non entra alla Luna, ne 
quello della Luna al Sole. Njon metterai adonque il Mercurio rofio col bian 
£9, ne il bianco col rofio, ?nà metti ciafcunafpecie con lafua fpecie,& metti 
al foco accefo , & fublima tutto , & non mefcolare quello che rimane di 
fiotto con quello che afcende di fopra , ma metti ciafcuno da parte , perche 
quello che rimane nel fondalo replicar ai afiiblimaiie per l'incorporamen- 
to del Mercurio, fin che afcenderà tutto, alirimente non lo mettere nel ma 
gifierio . Il lambico nel quale tu fublimi il Mercurio deue efiereMi mttgtro, 
& la boxx^ di terra uiireatà, della quale la bocca delftmdo fia ampia, ac- 
ciò che pofsi il Mercurio afcenderepiùìibtr amente, ma fi deue congionge- 
re il lambicco con la box^a in maniera, che il mercurio non pofsi yfcire^ 
perche H Mercurio non fi fublima fé non per lafumofità dell'aere , però fé 
trouafieloco atto,volaria infumo,&fiperderia il magi fterio, vedi adoque 
quello che hauemo detto, perche tutte le parole fono necefiarie, & degne di 
lode, & quefìe cofe bafiinoper il compimento del folfo bianco, & rofio. 

Dei quarto gouernOiChe è niTire, & cheli fermento fìlTo è neceira- 
rioàfiffare. Cap. 15». 

L quarto gouerno del Lapis è dififfare il folfo bianco , & rofio 
fopra il corpo fifio, cioè che il folfo bianco, fi fifsì fopra l'argen- 
to^ & il folfo rofio fi fifiì fopra l'oro, perche fecondo Titagora, 
chi non congela l'argento yìuo , canato da corpi in folfo bianca 
cbepatifca il foco, non treua via alcuna alla bìanchc^a , & chi non con- 
gela il 




jp% concordanza: 

^eU U dett0 argento vluo ìnfolfó roffo chepatìfce HfocOjtion troua ria d" 
cima alla rofjeTT^i mnfatigare adonaue il corpo tanto in quefìe cofe alte^ 

aUe q^dìnonf mìperuenìre ciuando non fai fare quejie cofCiperchetH crr'h 
epera adonqiie prudentemente, & non a e afo perche fen'^a Ù fermento non 
"pfcìrà ne il folPt ne la luna^ ma altra cofa che non Ha in effen^a nella cura, 
della natura , [e non l'afe onderai nel corpo del quale l'hai preparato dal 
princìpio:^ ck'è ilfele, & la luna, congìongilo adonque con quello^ acciò ge- 
neri fimìle afe. ^& fi faccia quello elexir che tu componi . et quando farà 
congìonto col fiso corpo , non cejfa d'operare nell'altro fin che lo conuerta 
tutto, perciò quando yuoi fermentare, mefchia ilfolfo col corpo, acciò fio, 
tutto fermento^ penheìl fermento ridurrà il noMro folfo alla fua natura, 
colore. & faporepsr ogni modo , però il fermento per fare il bianco farà 
bianco, & per fare il rojfofarà roffo, il che è manifefio, perche fé tu mette- 
raì il fermento dell'argento col folfo dell'oro , lo ridurrà alla fux» natura, 
ma non al fuo colore , fimilmente fé metterai il fermento dell'oro col folfo 
dell' ar geni o,lo conuertirà non alla fua natura, ma al fuo colore , & per il 
contrario, non mefcolare adonque il fermento d'vn folfo, col folfo d'vn al- 
tro, per che il fermento dell'oro è oro, quello deW argento , è argento,^ no- 
ta che non fono altri fermenti fopra la terra^ferche mai fiffa , quello che 
non é mai fiato fif^o. 

Cheilpefo del fermento deueexcedere il pefo del folfo, oueroelTere 
^ equale. Cap. 20. 

E I{^C IO in ogni fermento fidcue notare ilpefo del- 
l'yno , & dell' altro, fi chela fomma volatile del folfo 
non fuperì la fomma del fuo corpo , altrimente il lega- 
me del fponfalitio fi conuerteria in fuga de fpirito non 
fiffa, onde dice "Platone, fé il puro folfo fi butta fopra la 
moltitudine del corpo , fi che h abbia la potenxa di fo- 
pra lo conserte fubito inpoluere , il cui colore farà cq~ 
me del corpo, fopra il quale fi butta il fpirito, cioè dell'oro , ò dell'argento. 
Diro (idonquedì fatto ipefi de tutti , ma perche i folfi non pofjono intrare 
nei corpi ,- fé. non mediante l'aqua , efjendo l'aqua il me^o tra ilfolfo , ^ il 
fermcnto-ìn ogni difpc fittone , prima metterai come dice ^uicenna later- 
ra, perche effa è appreffo il fermento , fecondariamente metterai l'aqua, 
perche effa é appresola terra. Ter%p metterai l'aere perche è appreffo l'a- 
qua . Quarte metterai il foco perche è appreffo l'aere ; ma non metterai il 
focoin elexir al bianco , per che t elexir al bianco fi compifce cantre ele- 
menti 




mentì nei (fuali non èfìcOy ma il roffo vfa tutte quatro le rote : apri a.don~ 
que^ & chiudi, f dogli , & annoda , lana &feccay perche l'aqua è il me7:o 
dì congiongere le tinture dì quelli y cioè deWogliOy dell' aere y & delfo co , (é" 
IO dico bora Vn a parola filofofica yfe metterai p/ì^fial'oglìo , monìficdo 
nella terra^perche v'entrarebbe l'aqua, ma fé metterai l'aqua, & poi l'o- 
glìOifl ara [opra de l'aqua, ma fé metterai l'aqua;& poi la terrayl'aquafit- 
rd pia ponderofa che la terra yfifia adonque l'aqua con la terra acciò s'a-^ 
derifca à quella , fé hai amaT^to vno delli quattro , fono morti tutti yfe 
yno ha dell' anima più che l' altro y non ral niente, apropria adonque il fer- 
mento che él' anima ìnan-^ la fermentatione^che fiapoluere lalcìnatayfo- 
luta, & induratay perche fé tu non prepari bene ìlfermento,non vale cofa 
alcuna il tuo magiiìerio, 

Qualiflanolevtilitàdemagifterij, Cap. ar. 

"E T V non diuìdi il lapis per lì quattro elementìy non fi 
può congiongere col corpOy&fenon mefcolaraì del'ifief- 
fo corpo con quello fopra ti quale vuoi fare laproìectio 
ne in elexìryil corpo non prenderà coloreycomeft conuic' 
ne, & fé tu non fu b limi tutto quelle che metti ne l'elea 
xìryfaràorOy& argento in atto^ & fé non prepari il tuo 
corpOynon foMeneràìlfocOy& fé non ti guardi nell'in^ 
durre, & mollificare , l'oro & l'argento non farà habile ad operare ^per^ 
ciò la calcina che fi mette nell'elexir , fi douerà fublimare acciò fia total-' 
mente femplìce , <& vìua: ma quando vuoi fare la proiectione dell' elexìr^ 
far ai la calcina di quella materia, della quale farà il corpo fopra il quale 
y orr ai far e la proiectione y& metti lui ilfermentoycomehò detto di fopra, 
fé è oro, d'orOyfe è argento, d'argento ,perche il Jponfalitìonon è altro ,fe 
non che tu congionga il fermento col corpo che io dico, quejìifono il folfo 
bianco, & roffo, de quali s'è detto, cioè fopra il quale tu "vuoi fare la prò» 
lectione de l'elexir; & nota che gli elexir fono piàfimplici i quali fi deb' 
bonofare del lapis y f^'del corpo, & il fermento che tu me f coli neW elexir 
deue ejfere poluerefub limata ducy ò tre rolte^ perche quante volte tu fuh 
lìmarai qualche corpoy conia mifìione delfpirito fublimato, tante guada- 
gnerai mille parti nella proiectione fin quanto adonque tu allegerifci il tuo 
corpOy in tanto n'hauerai meglio, acciò tu pofsifart laproiectione d'vnpC' 
fo fopra cento y & dì cento fopra mille y & di mille fopra dieci mille, & dì 
dieci mille fopra cento mille ,0 di milk mille, fopra dieci numeri, & co fi 
in infinito. 

Iti 




200 



C O N C OR D A N Z K 




In che modo douemoferuare la quantità dì ciafcuno. Gap. 22, 

F tA NDO vorrai preparare ilnoHro lapis [appi qua- 
to vi è di ejjby dell' aqua^ dell' aerey del foco y& deUater" 
ra : quando farà calcinato , in effo farà maggior calore, 
maggior fi e cita, minore frigidità, & humidità minore: 
quando faràpreparato^ in ejfo farà maggior calore, mì^ 
nore ficcità, humidità minore, <& minore frigidità; qua- 
do lo vorrai conuertire , fappi quanto haueraì perfo della fuaprimana^ 
tura in ognigouerno , perche fé non lo fapraì , V opera niente vale , per ciò 
quando fi rimltay fi ritorna in frigidità minore^ in minore humidità, in ca- 
ndita minore, & in ftccità minore ; ma quando fi laua fi ritorna in humim 
dita maggiore yin frigidità minore,in calidità maggiore, & inficùtà,mag- 
giore; ma quando fi riduce, fi ritorva in ftccità maggiore , &■ minore cali' 
ditàjin frigidità maggiore, ^ humidità minore : quando fi fifia, fi ritorna, 
in calidità maggiore, in humidità minore , in frigidità minore , in ficcità 
maggiore,per che nella fiffìone del lapis vi aggìogemo il Mercurio caldo,^ 
humìdo preparato,oltra quello che hauerà naturalmente inan'^i la fua fa- 
lutìone : intendi queHareuerfione , folutione,. onero differenza del lapis, dì 
dìfferen'za in differen";^, & perche fi facciano quefie cofe, & in che modo; 
ogni co fa che fi muta, onero che fi mutaìj^ meglio ,.ouero in peggio, onero 
in fimi' e a fé, fé fi muta in fìmile afe, non vi è guadagno alcuno^ fé fi muta 
in peggio , alThora è danno , fé in meglio , vi è vtile , conuerti adonque il 
lapis de buono in meglio, & farà elexir compito. 

In che modo fi debbono corregge e li dementi , & in che modo s'^cquifia 
lafulioneddJarr.edicinachencrfur.de. Cap. 23. 

ELt^ congiontione del lapis attendi tre coleri princi- 
pali, prima il negro, poi il bianco , dopoi il rsffo ; offerua 
adonque diligentemente che il tuo corpo no dmengarof- 
fo ìnar'Zifanegre\7^a , & che non perìfca latinturaper 
ccmbiijiione,màfeffiràroffo inan'^i la negrex7;^a,etnenda 
l'errore , cocendo ogni cofa infìeme neWaqua bianca, fin 
che fia conuerfa in n€gre%;^a,coft anco farai fé farà rcfla inan%i la negre%^ 
%a; non fprcT^re adonque la decottione della inhumatione , perche lena 
la combuiìione , & riflanra l'humiditjperduta.; ma fé la medicina non fi 
mefchia infieme, emenda ion la diffolutione di quello che vi entra , & con 

la com- 




S)i fìto^òtr. tòt 

ìa emmìflìone di tutte due lefolutìonì , il che col fuo wgire^o fi congìon" 
g€ con queìio per ogni mìnima parte , ma quefta folutìone non fi crmpìfce 
per aqua onero in aqua volgare j ma In aqua mercuriale , &fi lompìfcefì-' 
tnilmente per folutìone. la fufìone èfacìle^nellecofe chenon fi ponnofon- 
dere^accìoche entrino più apertamente & fi alterino con compimento ^on- 
de calciniamo la fkedicìna,acdòpiupreHofifi)luì ,& la fiìluìamo , acciò 
meglio fi VAundì Ufigura&fifundi^ & che da queUaprendano i corpi mi 
gliore imprejjione ò ingrtjfoy&per dare più facile fu fione alla materia con 
moltiplicata replìcatìone della folutiene detti giriti non infiammabili fo" 
fra quella, cioè deU'a^re & aqua mercuriale non fijjl , ouero con la multi* 
plicata replicatione detta folutìone detta medicina che nonfunde; è perciò 
buona cautela à darelafufione atta medicina che non funde , che fi folui 
anco il corpo del fermento f cioè bianco òroffo , detta cui intentionc^ fia 
mutarft per quetta & alterar fi > c^ fi fi)lui anco la medicina , cioèfc" 
iexir , ^«^i la terra bianca , ouero roffa , detta cui intentione fia ìntrare 
€on alter atione : non fi farà però la folutìone dì tutte quefic^ partì , ma 
di alcune^perche la folutìone di quette nen è altro , fé non che ritornano in 
Jjumìdoy &fi leuano lefalfedini delfolfo ; dopoi quel corpo , & non altro 
torpos'imbeuera vna yolta dopò l'altra ,fin chefifundìpreftiffimamente 
{opra yna lama infocata, perche da qucSìi ingegni d'artìficij , è neceffario 
ehelamedìcinafimefcolìjfifunda^Ò" che anco entri perfettamente con 
compimento d'alteratìone^ màfie il metallo che tu dei conuertire con la me 
dìcìna,nonfarà dìfufficiente colore , Vi s'aggionga rn poco più di medici- 
na, màfie hauerà manco colore neljble^ perche la luna non può e/fere trop 
fo bianca, vi fi metta manco medicina, & più del metatto che s'hà da con 
uertire,màfe la' medicina non vi farà rimafia bene, chefiaper diffètto del 
lafijfioneyfoccorri col replicare la folutìone & la congelatìone , ^ con la. 
moltiplicata folutìone detta parte nonfiffafopra la parte fiffa^ fin che però 
fi quieti per Va^rcz^a delfoco^^ non fugga dal foco a^ero,fenon fi fun- 
de più grauement e, che è per difetto detta cer atione ,foccorri con l'oglio , 
sioè con l'aere gocciando à goccia a goccia foprail foco leggiero ftn che fi 
fundi come la cerai, perche quando tu inceri , mefcoli più detta co fa 
calda&humidachedeUafredda&-fecca,& quando tu fìffiy 
mefcolipiùdetta cofa fredda & fecca che detta calda 
&• humida,adonque intendi le cofe ch'io dico^ 
perche laperfettione di quefìa opera 
è la permut atione detta 
natura, 

Del- 




*ài e O N C O R D A N2 A 



Dell'offeruare gli pefi nella fiflìone. Cap; 14. 

VTT E le cofe fianno [etto vn termino deffinito^^fot^ 
^ to yna dìfpofttìone certa , perciò bìfora il pefo ad ogni 
=^ cofayj&' la mifura in ogni opera : guardati adonque nella 
commistione deWelexirj& cerca d'operare iui fapiente- 
mente , accio tn [appi quanto deui mettenti dell'aqua^ 
deU'aere^deUa terra,& del foco, che fé facejìi altrìmente 
l'opera non Valeria , perche fé vi metti più terra chefia bifogno, òche fi 
ricerchi alVelexir^ mortificar a l'anima y&feve ne metti manco , le farà 
troppo humide^ & non fi fijfaranno .fimilmente amene neTaqua, perche 
fé fi ve ne mette jfe òpià ò meno,fariaftmil danno, fé foJfepiHifar'ifihumU 
do^fe manco faria fecce & duro: parimente deWaere^feve ne fujfe più ò 
meno, farla jìmil danno fé fujfe pìù,daria troppo colore,fe manco, non hof^ 
ueria colore, il foco anco del lapis faria ftmil danno, perche fé fofìe pià,ar'' 
d€ria,fefHlfemeno ,nonfeccaria tutta l'humidìtà, la quale deue cicca- 
re, ne fcaldariainondimeno non mettere il foco al bianco, & parlo de tutti 
gli elexir;perciò m og?ii loco fi deue notare il pefo , acciò cheper la troppo 
liceità ouerofuperflmtà d'humori non fi corrompa il magiSìerio, però fide 
uè fempre mettere il fermento fecondo l*accfefcimento della equalità^per" 
che n iffuna offefa d'errore nocera,fe tu ricorri fempre à quel pefo : tutto 
quello adonque che nell'elexìr èpiàgraue & più ftabileper lafua ponde- 
rofitàifi vfurpa il nome di terra;non meno ancora ilfermento,perche qu& 
do il folfo fi congionge-, prende il nome di terra, ma quelle cofe cheftfubli' 
mano, & anco volano, acquifiano il nome d'aqua & d'aeresquando adon' 
que tu congìongi tali cofe acciò fi fjfmo in terrajfe è al bianco,bìfogna che 
TÌfia più della terra che d'alcun' altro elemento , altrìmente la terranon 
fiffarìa ilfpirito,an7i volariafeco in fumo, ma quello fi fa più fecondo la 
ragione & mi fura dell' e qualità, yerbìgratiatfevi è vnpefo & me'Z^ del 
Vaere,vi debbono effere duepefi d'aqua , & trepefi di terra manco vna 
quarta parte^ & il fermento della terra fìa tre volte tanto, quanto è ilfol" 
fo bianco, fi che fé farà vnpefo di folfo bianco ,fiano tre pefi di fermento, 
quanto adonque farà V aere & l^ aqua,tanto deue effere della terra^cioè tre 
pefi di terra manco vn quarto,due di aqua, vno di aere , & mexo di foco s 
dirò adonque breuemente^ acciò tu ìntenda,alla luna metti trepefi di ter" 
ira, cioè fermentata manco vn quarto, due di aqua , vno & me^o di aere, 
& farà l'elexir compito , ma al fole effendo più caldo della luna , debbono 
€Jfere due pefi di terra, tre di aqua , & altri tanto dì aere ,&rn pefo & 

me%^ 



IBé^i dtfoco^ perche vn pefo difoco,è me'xo pefo dì aqua,ne In eptefìo y'è 
dddìtìone ò dmìnutìone,perchefe vi è molta aqua^ér poco foco ifiefUn- 
gue tlfocOy eJr fé ftmtlmente y'i èmoltaterray& poco foco,mà al contro," 
rio è dell* aere,per che l'aere nutrifce il foco/come l'aqua nutrì fce la terra, 
perche il foco rìue dì aerCt^ l'aere viue del giouamento d€il'acjuay&' fa» 
qua del giouamento della terra ; fiffa adonque l' aqua interra^ acciò che 
l'aere pojjì fiffarfiin aqua^ perche fé hai amaT^^ata l'aqua, tutti fono mora- 
ti: ma l'aqua non ft fijfa fen^ la terra, perche nijfun frutto nafce maifen" 
'7^ femen%a, nel quale quando more la femenxo. y ft dice che da il frutta, 
perche ejfendo la terra fijfa in fé ritiene fé co & fijfa gli altri elementi , m^ 
l'aqua ejfendo fredda & humida, circonda la terra & la confirìnge, & la 
rìtienCyperche il freddo & humìdo è conflrettiuo della fìc citai ma prefio 
rìceuel'imprejjione &prefto lalafcìa^ma ilfecco rìceuegrauemente l'im- 
preffr,onSi& difficilmente la lafcia^perciò quando l'humido &feccoft tem 
per ano l'yno con l'altro , acquìfta il fecco dall' humido perla conftrìttione 
delle partii onero per la contìnuatìonCi la impresone facile ; & l'humìdo 
acquifia dal feccOi che tiene ferma l'ìmprejjìone if^ che tolera ogni foco, 
cndeperqueflo l'humidoprohibifce il fecco dalla fuafeparatione^& ilfec" 
co prohibifce l'humìdo dalla fua fluxibìlita : ma l'aere circonda l'acqua 
^ la chiarìfrca, ouero ratìfica la terra & la tìnge i ouero la fijfa , acciò fia 
atta alla efienfione & fuftone : ma il foco matura tutto il compofito , h 
fa fiottile, lo fa roffo^ mefchìa l'aere, lo confoUda, conftrengela frigidità 
dellaterrai & dell' aqua % acciò ritornino alla equalita della complefsìo" 
nefana. :glìelementì adonque grauì come la terra & l'aqua ,giouanopià 

alla fiffione & alla tintura ; non mangiare adonque fie non beui, ma 
• * mangia vna cofa dopò l'altra fecondo la ragione, perche la ca-^ 

. Udita maggiore fa il corpo più veloce che non bifogna , 

. \ t • ■ non ejjer prodigo, rie auaroy ma ferua gli pefì mO" 

deratì fecondo la compie ffione equale &ÌH'^ 

equale, intendi adonque le co fé ch'io 

ho dette, per che non ho U' 

fidata cofa che non 

fia ver a. 



2 Della 




304, e ON CORDA N 2 A 



Della fifTatÌQue dcU'elcxir r.ella compofìcioneal bianco, & della reduttìo* ^ 
nedell'aqua. Cap. z$. 



ttV MI NjÌ U corpo innanzi che ri metti l'animai 
perche fé il corpo non è ben lauato , non ritiene il fpirì^ 
tOyfia adonque la beuanda dopò il mangiare , & non il 
mangiare dopò il heuere, altrim ente farai il yentrèhn 
midOt& non riceuerà la ficcità^fijfa adonque hene^ 
_ _ mefchia bene j& tinge b^ne f& cofi haupraì tutto il 

magijierio perciò ciba, tre parti di lunapurijfìma limata minutamente col 
doppio del fuo mercurio bianco j iridando tutto infieme gagliardamente 
nel mortaro di porfido j fin che il mercurio rìceua la limatura j & fi faccia 
comevn botìro^fi che nonfitrouipià niente di limatura^dopoilaua forte* 
mente con l'aceto &fale commune preparato 3 fin che n'efca l'aceto pura 
Cìr chiaro , aWhora lana ilfale con l'aqua dolce & chiara & fecca alfo~. 
€0 j dopoi aggkngi vna parte del predetto folfo fuhlimato & congelata 
bianco, tridando infieme tutto fin che torni quafi tutto rn corpo , poi in^ 
ceralo con vna parte di efjo^ cioè della fua aqua , & mettilo à fublimareg 
acrefcendo fempre il foco à paco à poco fin che fi fublimì tutto quello che. 
farà volatile^ caualo come è raffredito , & quello the farà volato allilatì 
del vafo con quakheparte della fua aqua riducilo fopralefuefeccie, trì-^. 
dandOfimbeuerandoy& arrofìende fin che fi faccia come vnapafiay & ri-* 
torna àfublimareiCofi continuamente replica la contrìtione , Vìmbeuera" 
tioneyl'aJfatione,&' la fublimatione , accrefcendo fempre il foco fm che fi 
filfi la terra, col doppio di aqua^ & niente fi fublimi daeffa,& riduci fem- 
ore quello che afcende insù ^ fopra di quello che rimane fiffo difetto , fin 
che tutto fi fi ffi da baffo, perche il folfo quando fi fiffa, fi coagula, ilcoagti» 
latiuo naturalmente congela il fuo mercurio per la frequente fuhlìmatiom 
nCjOuero replìcatione della fublimatione fopra di efl'j'ejfempio di queflo è 
l'aqua & la terra, quando l'aqua fi mefihia. con la terraj,a terra forbe l'a* 
qua con lafuafìccità & la fa fpefia con la fua denfita, & la fa fimile afe 
conlafuagro/fe':(^a,perche ogni fé eco naturalmente defideraìlfuo humi* 
de tà' nelle fue parti fifa continouatamente , onde bifogna per e^erienxa 
di que§fa fcien%a conofcere à pieno le virtù della natura , & à queU(_^ 
ferniii.mtntz^ appoggiar fi, per che la natura è fondente à te & à ft^ , 
fiwUmente in cgnVcofa di che ha bifogno per l'ìUeffa perfèttionc^ di 
famdefma* perche effenda fagace , è anco foUìcità nella creationc^ 




DE filosofi: loy 

delfuó corpOjdelta qual foUìcìtudim non -vi è fine , bajla d't^onere fapien* 
temente la natura efirinfe e amente , perche efìa dì?^onerààfuffiàen%j. i«- 
trìnfecamente per Vcperatìone dì fé flefìa. , perche li moti di ejjafono ap" 
poggiati afe nel migliore & più certo modo che fi pc>ffi ìmagìnare , come fi 
vede dalla creatione dì qualunque co fa generata , & perciò il tardamento 
ì& preparamento debbono ejferenellì maeftri filofofi & operatori , perche 
la natura non potrà preterire il moto , fé non farà impediva per il contrae 
rio, perche il tempo è certo che effa ha a ingrauidare, àpartorìre^ a nutrì* 
re ^ operare; onde quando hauerai la terra ìngrauìdata, appetta il parto, 
& quando hauerà partorito il figliuolo ynutrifcelo fin cbcpojfi tolerare e- 
gnifocOy & aWhcrapotratfarelaproiettione di effo . 

Della reduttione dell'aere fopral*elexir, al bianco. Cap. a(?. 

V^ NDO adonq; l'aquafaràfiffata, iridala^ & ìmbeuera^ 
la cen ma imbeueratione rugiadofa^con vna parte delfuo ae 
re, & mettila àfublimare^facendoui prima ynfoco lento,dO'- 
poi gagliardo, fm che per la continua replicatione della fubli- 
matione/ìfifjitutto da baffo, all' bora per vn giorno &■ yna. 
notte, farai il foco gagliardo , nel fecondo giorno ^ feconda notte ancora 
più gagHardo,nel ter%o giorno & ter^a notte gagliardiffimo, come ilfofo 
dafundere,perche à queflo modo l'aere fi fiffarà con Vaqua & con later- 
ra,perche la natura s'allegra deUanatura,& la natura infegna la natura 
à combattere contra il foco combuSìibile per fé , perche chi s'incontra in 
chi fugge 3 fa perdere la fuga , perche l'vccello che ha le penne è tenuto da 
baffo in terra d all' y e cello fen7;a penne . 

Della incerationedeli'elexir bianco. Cap. 17. 

»yiV tA adonq; vna drama di lama criHallina, la quale tro 
uarai nel fondo lucida , &- incera con l'vltima ìncerationc 
gocciando fopr a dì efia à goc eia à goccia in vno crociolo fot- 
tìle fopra foco leggiero delfuo aere bianco già detto fin che 
fi fondi come la cera fen%afHmo^ all' bora proua fopra la la- 
ma infocata fé fi rifoluerà prefiiffimamente come la cera^farà incerataymà 
fé di nòyiduci effa ad incerare goccia fopra goccia delfuo oglìo bianco, fin 
chefifundì come cerafen'z^ fumo , & queflo è precetto de tutti lì filofofi, 
che quando hauerai fiffato per le fublimationi la parte della terra mon- 
dìffima,tu replichi lafublìmatione della parte che fmpine non fiffa fopra 

5 quella 




toó CONCORDANZA 

^uettafifTayfìn che effa fimìlmentefififjìy dopol proua fopra il foco j fé darà 
buona fufìone , aWhora hai replicato lafublimatione à bafian-^a ; ma fé dì 
nòyreplìcafopra dì quella vna volta dopò l'altra lafublimatione della par 
te nonfijfa.fm che fifundapreflo.comela cerafen-j^a ilfumoy aWhora ca- 
ua fuori & lafcìa raffreddire , perche Velexir è compito ^pretio che non ha 
pretìoyche conuerteogni corpo diminutOyin infinito folifico& lunifico ve^ 
ro : butta adonque vn pefodi quello fopra mille parti de Mercurio lauato 
confale & aceto , & fi farà la pura luna migliore che di minerà coft anco 
ra,fefarà fatta proìeBione di quello fopra qualunq; de corpi imperfetti yfi 
tranfmutaràin vero argentOy io ho adonq; infegnatoli modi della compcfi 
tionedi quefio verìjpmo elexir con parlare compito , alla quale per me%o 
dì quelli fi può arrìuare ìndubitatamenteybìfognaperciò the fi effèrcitifol 
lecitamSie a queflimodi ingegno fi digouernoy &trouarailafuavirtù ef- 
quifitamentey il che nopenfarai che fi /àccia neper fcyne miracuWfam^te; 
ma fi fa con l'arte nella operatione; opera adonque ciò che vorrai y per che 
non ti pojfo dare altro yfuori che quefio con figlio . 

Della CompcfìtionedeirelesirrofTo. Cap. 28. 

I fa neWìfiefio modo Velexir roffo al fole , cerne il biancoalla 
luna, per ciafcuna cofa bianc ammettila rojfa , ci?" in loco della 
limatura della luna , metti la limatura del Sole , & V acqua 
del mercurio fùtta rcffa prima col foco del lapis yper che nel- 
l'opera del lapis al roffo non vi entraràfe non il roffoy fi come 
nella opera biancay non entra [e non il bianco; perche fi fai' aggiunta della 
medicina filare che non arde il preparato, del fclfo roffo per modo fi/fante 
CJi- calcinante nella treppia parte del fermento preparato con induflria; ad 
miniSìr ala cofaperfett amente per mododìfolutione & di fublimatione 
moltiplicate ycon molta replicatione fin che la parte non fiffafifijfi di fiotto 
con la parte fifia perche il modo di quefiafijfione & folutione fi fa per re- 
plicatione deUaparteche refla nonfiffa ,fublimando ingeniofamente con 
la parte fifiky & congion^endo per parti minime, fin che fi leui con quella, 
Cìr replicato con quella fi fi ffarà .tanto che flarà ferma, & quando faranno 
feco tre partì della fua aqua rofia , fi fublimi in quefio modo a volta per 
volta con quello yfin chefififfi di fiotto, & mettila per vn giorno & vna 
notte infoco tepidifiìmo, acciòfipurifichimeglio.&fififii in quello, poi ca 
Mala fuori jC!^ inceralo nel crociolo fopra il foco l^tù^olfuo oglio rofiò^goc- 
dando goccìafopra goccia fin che fi fonda , come cera fen%a fumOy Sìando 
€on queUo,& penetrando prò fundamentc^ , & tingendo , & rimanendo^ 

knttA 





D E F I L O S O F t: jor 

huttà Aàonque V» pefo dì effofopra mille parti di Luna b di tjiiercurìa 
lauato confale & aceto,& ft farà fole yerìffimo in ogni proua , & molt9 
migliore che quello di minera,perche l'oro & V argento di elexir ex cede /'© 
ro & largente dì minerà, in tutte le fue proprietà j onde dicono ìfilofofi che 
l'oro & l'argento dì quelli non fono l'oro & l'argento del vulgo , perche vi 
fifa vna aggionfa grande nella tintura^ &perfeuerantia nel foco & nel»^ 
le proprietà di molte vtilìtà a f cacciare ogni ìnfirmita. 

Della multiplicatione della medicina . Gap. 29. 

^ fé quc fle medicine yquando faranno ffie^& dateli l 
[noi oglij bianchi , ò rofji , finche faranno Ciquìde come 
la cera^ le diffoluerai nel fuo mercurio bianco ò roffo , 
fin che fi faccia aqua chiara;& poiché le haueraì con- 
gelateindecottioneleggiera^^ con li fuoi oglij, & cofi 
fopra il foco vn'altra volta le haueraì incerate, fin che 
fi facciano Hquide^preflìffimo fi raddoppìera lafua vìr 
tk nella proìettioneyér fé quando faranno folute le deflillarai almeno vna 
yolta.fi accrefceranno le fue virtà in cento . ma il modo della multiplica- 
iìone delle medicine è , che tu diffolui ciafcuno di quelli giriti nella fua 4- 
^ua con l'inhumatìone a vno per vno, dopoì fepara Voglio dì quelle per dem 
ftiUatione. prima haueraì l'aqua^dopoi l'oglioydopoi ilfoco.ér la terra re-» 
Siara dì fiotto, riduci adonque l'aqua con la fublimatione fopra la terra^fin 
che beua tutta t aqua & fi fiffi con quella, dopoì imbeuerala dì oglio & 
dì tintura fin che fi fifjì in quella^ & fi fundi come la cera ; gettala adon- 
que fopra che corpo tu vuoi, & dì quello tanto quanto vuoi, perche fi mot 
tiplicara lafua tintura in doppio, & fé vna, parte di fé prima conuerte cen 
top arti con iifuoi corpi , alla feconda ne conuerte mille, alla ter'j^ dieci 
milley alla quarta cento m'ile , alla quinta mille millìa in verofolifico & 
lunifico. onde è da notare che quanto più fifoluela medicina & fi fiubli^ 
ma&fi congela , opera tanto meglio & pia abondantemente, per- 
che ìno%nì fua imheueratione & fublimatione aquifta dieci 
nellaproie£lione non è adonque faflidio nella replica-^ 
tìone della folutione , della fublimatione ò' 
della coagulatione, perche per quelle fi 
digerìfce meglio lamedicìnajfivni 
fic,fififfa& opera pia per^ 
fettamente, 

O 4 In 



4o8 CONCORDANZA 

Inchemododouemoiutenderelafolutionejlafublimatione, &Ia 
coagulatione. Cap. 50. 




sA nm penfare ch'io infegni qui la folutìone, accio che l'è» 
lexìr fi riduca in aqua, màperchetu lo facci fottile quan 
to puoi^& diuidi le fue partì nella fiffione congionte , & 
conuerti il fido {ecco in humidOi& il grofjo in femplice^ 
perche l'opera de lafi>lutione è fiata ritrouata perfiibU' 
mare<&' non per altro; onde la congiontionede corpi con. 
lì spìriti fi fa con la diffolutione & non con lajuhlimatione, perche lì cor" 
fi non hanno bìfogmfenon di fublimatìone acciò fi congìongano meglia 
con lì fpiritij& lafublimatìonedi quelli è la diffolutione in aqua,perche la 
deBiUatione caua il lapis dalla potenza all'atto , parche lo fa totalmente 
fottile. finde fottigUando fi totalmente il corpo , ìljpirito yniuerfalmentefi 
congionge conquello,& nonfifepara per alcuna forte d'ingegno , per che la 
confirmatlone de giriti cori i corpi fifa quando i corpi fi fanno fot tìli fi che 
ponno ritenere li fpiriti ^ & perciò chi poti àfep arare li corpi con la prima 
fublimationeyConfeguifce ottimo fine, perche tutta l'intentione dell' operan 
te deue e fiere nella còtJgiontione deUifpirìti con li corpi,& la congiontione 
dellì fpirìtififa quando li corpi fi fottiglìanOy come li fpiriti , & li corpi fi 
fanno fiottili per la difiGlutìone,contritioney^ afiatione di efiiconlifpiritit 
intendi adonq; le cofe ch'io ho dette, perche tutto è rtile y& non v'è cofa 
alcuna difouerchio ne miei detti , & fé non intenderai , replica a leggere 
molte voltt acciò, intendi il tutto, vedi & intendi , <& fecondo quefio efe- 
ra, perche trouer ai che tutte le cofe dette fono confondi alla verità, però 
fé nonle fprex;z^r ai Ja fatica non farà fen^a fì-utto, perciò fé non intender' 
rai le cofefcrìtte con yerìtàjJion riprendere me, ma la tua ignoran':^a,per*' 
che tu fei male fortunato ycome quello 3 al(^uale maìaSf^^d^OHaxo è.concef^ 
fo cofa alcuna dihuonol, ^ 

Ddnìododifiire!aproie<ftiont= Gap.' ^r. 

v/f perche è cofa grane fondere irtfieme le parti dì mille mìl-" 
lì acquando vorrai fare la proie&ioné farai a quefio modo- pi- 
glia cento parti ài mercurio lauato col fiale & aceto & met» 
tdo nel crociolofopraìl foco, & quando cominciarci aboUirt 
Trietti vn a parte del tuo elexir preparato al detto modo fio. 
pra cento parti ài qpiel mercurio lauato , & fi farà tutto medicina foprof 
altro mercurio UuatOidopoi getta lacrima parte di quefia medicina cory. 

geUtMi. 




DE F ILO S ori. 2op 

gelata fopra cento partì dì mercurio lauato nel srocìolo che bolk al focOy 
^ fi farà ancora tutta medìcina^dopoì metti ynaparte dì quejìa medi- 
cina congelata yltìmamente fopra cento parti di mercurio lauato ,& fi 
farà tutto orOy ò argento in ognìgiudicio , fecondo che il primo eltxir farà 
rofìo ouero bianco , cioè preparato ècompofio come s'è detto , &■ quefco è 
ilrofarìo de Filofofi , che porta refe odorifere cefi rojfe come bianche ca- 
nato breuemente da libri di ejji , che non ha cofa alcuna di fouerchio ò di- 
minuto per fare in infinito il verofolifico^ & lunìfico fecondo che l'elexir 
faràpreparatOy cofi ancorahà virtù efficace fopra tutte le altre medicine 
deUUedicidi fanareogniinfirmità cefi nelle ìnfirmìtà calde come fred- 
de^ perche è dì natura occultai & fottìi^ conferua la fanità ^ fortifica U 
"PÌrtu, é^ di vecchio fagìouìne, &fcaccìa tutte l'infirmità dì quelli, f e ac- 
cia il yeneno dal core , ìnhumidifce le arterie , dìjfolue le cofe contenute 
nel polrt^onCy &lo confolìda quando è vlceratOy mondifica il fanguetpur" 
ga le cofe contenute nelle partì fpiritualì, & le conferua monde , & nette, 
Cìrfe l'infirmità farà d'vn mefe, lafana in rngìornojfe farà d'vn anno la 
fana in dodeci giorni , ma fé farà di longo tempo la fana in vn me fé , & 
non immediatamente. Quella medicina fi deue ricercare fopra tutte l'ai-' 
tre medicine 3 &riche7:^ del mondo , perche chi la tiene hàteforo ìm- 
comparabìle. 

Della recspitulatione di tutto il magifterio. Cap. ji. 

SS EN D OSI trattati gli gouerni di tutta quefia o- 
per a fecondo che bìfognauay con tutte le fue caufe foffi- 
cientì,re§ìa breuemente per tenerlo a memoria rieapi" 
tulare il tutto fotto breuità di parole. Dico adonque che 
il fine della intenììone dì t^uHa l'opera è, che fi prenda il 
lapis conofciuto ne capìtoli , 0^ con ìnftantìa deW opera 
fi continoni fopra rìHeJfa opera della fublìmatione delprìmo grado, acci^ 
fi mondi dalla corruttibilità j & fi purghi dalla impurità , finalmente con 
quello dìffolutoper l'agionta diefìo bianca òrojfa fi riduca fin che per- 
uenga nella vltìma materia della fublìmìtà i & vltimamente fi faccia, 
yolatìle , dopot fi fiffi con li modi della fiffione fin che s'acqueti nella a" 
fperità del foco . Finalmente farai il lapis fiffb con la parte conferà 
Hata non fijfa per modo di folutìone , ^ fublìmatione volatile,. 
^ il volatile farai fiffo, & il fijfo farai foluto, & vn' altra voltai 
yolatìle y & vn' altra volta il volatile farai fiffb , fin che fia fluido , & 
s'alteri in compimento folifico , & Imìfico certo ; & in quefio fi compì- 

fced. 




ii5 C0NC0KDAN2A DE FILOJOFr: 

fce'd fecreto pretiofiffimo , il quale dì pretio ir? comparabile fopr a ógni 
fecreto dì queHo mondo, & ed teforo di tutti ^lì Filofofi , perciò e/fer" 
cìtatiue a quello con ogni ìnHan%a di fatica yfpecialmente nella longhex^ 
c^4 di molta meditatione. perche con quella trouarete l'elexir compito. & 
fenTa quella non lo trouarete mai : Ma li modi di effo,gU ho dati difopra 
compitamente non /otto enìgma^màparlando chiaramente, perche chìa" 
mo 7)ioin tefiìmonio che non he trouato meglio nei libri de tutti gli Fi-. 
lofofi, &fapìenti, ne pia perfetto in quefl'arte che quejia breuità fopra- 
fcrìtta , affai però Ionica a quelli che intendono , & comehauete quefio li' 
bro,reponetelo nei vofirifeni, & non lo /melate ad alcuno y&non l'offe" 
rite nelle mani de empij , perche comprende plenariamente il fecreto de 
tutti gli fecreti de Filofofi , perche non fi deuedare cofipretiofa 
perla a porci,ne a" indegni yper eh e è dono di Diojperò voi 
$'hauete quefio libro raffrenate li labri con gli * 
diti e/fendo figliuoli de Filofofi, riferuan' 
dofecretamente il/ofario de FiUm 
fofi, acciò pofitatemerìtO" 
mente effere & chÌA" 
mar ui del nume'- 
ro defapìen- 
ti anti- 
chi. 




L^ 




air 
LIBRO 

CHIAMATO NOVO LVMR 

PROEMIO. 

A D R E , Et Signore Reuerendo ; ancorché io fij 
ignorante delle fcienze liberali , ne io fij molro afsi- 
duo al ftudio , ne io ftij in ftato clericale , ha però 
voluto Dio , fi come infpira i chi vuole riuelarei 
me ancorché non meriteuole vn feereto molto ec- 
cellente de Filofofi, & perche richiede la voftra no- 
biltà la bcnti , la prudenza , la liberalità , che fi come non hauete 
contincfuamente ricufato le fatiche del cercare difapere, lefpefc, 
&li longhi fìudjj, cofianco ne confeguiate frutto abondante dal 
campo, & dall'arbore della Filofofia per dono di Dio , perciò io ri- 
uelarò alla voftra prudenza il defiderato Lapis , onero elexir ordi- 
nato , & moftrato à me da D'io con la fede fecreta d'vn huomo da 
bene, & il Tuo gouerno nel modo ch'io l'ho viflo , fatto , & tenuto, 
fapendo che hauendo vifte, & intefe le cofe ch'io fcriuo , farà chia- 
ro al voflro ingegno, che io ho conofciutoper voler di Dio il feere- 
to non conofciuto dal vulgo. 

Trattato nel quale nomina il Lapis de Filofofi. Cap. i . 

5\( r £ N D r adenque il detto del Fìlofo forche le ope^ 
rat'wni dell'i agenti fono nella dìfpofttione delpatìente, 
per ì quali s'intende che no fi pub far e Velexir fé non dì 
materia che h abbia queftaperfttt a dijpofitione : &io 
faccio fede , che quella h abilità fi troua nella materia, 

della quale è flato fatto Velexir con le mie mani, & ne 

fono teflimonij quefli occhi , per dottrina però , come già ho detto d'altri, 
il quale €lcxir\conuerte Saturno in Sole,& la qual materia io già ho no- 
minata che è \a calamita de filofcfi, della quale hanno cauatoì filofofi 
Toro occulto nel fuo corpo , &neU a quale hanno trouato l'argento vino 
dì argento riuOj & il folfo difolfo, la quale è lapis in fmilit Udine, & in 
atto, ma nella natura non imita le nature del lapis ;però fi chiama lapis 
Kon lapis, & è mifìa di tahefci; il detto noflro argento viuo,non è argento 
yiuo nellafrepria natura, ne ancora ndlanatura alla quale è ridotto per 

lami' 




ii2 CONCORDANZA 

la minerà ; r4a H non.ro argento vìuo nella natura alla quale lo riduce il 
nofire artìficWy qutHo è il noftro rame del quale fi fa la tintura yera, del 
quale fi fa il matrimonio dì chabrìchìm , & della veya , nel quale è il Rè 
con lafua moglie , <iif que^e cofe che li emendano fono nello ijìe^o rame, 
cerne pia chiaramente fi mawfcHarà per il documento della operatione. 
Quefìo è ilfjfirito col quale tingemo ,& èil corpo del quale fi parla nellx 
turba, & quefta via che fi chiama argento riuo, non fi ha da corpi lique- 
fatti con lìquefattione volgare.mà da quella che dura tanto quanto s'vm" 
fcono lì mariti^ & moglie in vero matrimonio^ cioè fino alla bianche%x^; 
quejìo è il lapis che fi trcua nella cima de monti, & meritamente fi chìa^ 
ma minerale, fi dice anco che fia animale perche ha l'anima, però fi dice 
nella turba, il rame ha il corpo, & l'anima come l'huomo; parimente tut- 
te quello che ha fpirito ha anco il fangue : parimente fi chiama fpirito, 
cioè argento viuo portatore delle virtù dell'anima, cioè folfo per^l corpo, 
^ rame cioè calamìta,ouero terra la quale fatta fpirituale fi chiama oro 
che era nafcofto nel corpo della calamita; perciò fi dice , figliuolo caua la 
fua ombra dalraggio . S anco manìfefio che fé gli può aplicare l'anima, 
perche dìmoflraalcune virtù dell' animajperche moue^& è mojfa^ è agen- 
te, & patiente , però fi dice nella Turba y ò natura in che modo ftaiemì" 
nenie fopra tutte le cofe , & in che modo le fuperi , & è aceto fortiffimo 
chehà fatto l'oro effere puro fpirito, & quando fi me fichi a col corpo, fi fa 
vna iftejja cofa con quello , ér lo conuerte in fpirito ,perche dicendoft che 
fia animale , adonque fi dirà che fia qualche cofa vegetabile , ò" merita" 
mente, perche nella operatione fi vegetar a dì virtù in virtù fottìgliandom 
fi, & purìficandofi, & migliorando in fé gli colori ,fin che acquìfii la defi^ 
derata roffe^^a , nella quale è la perfettìone ,& fin che prenda la virtù 
di penetrare, & di tìngere, ma molti erranti non conefcono queflo anima- 
le herbclcrocos, òuero lapis croceo vegetabile nutrito nei monti^& fi vert' 
de palefamente per minimo pre'^. 

Seguitala mondifìcat'on ddijpis inanzi che fi metta nella 
decoctionc Cap. i. 

VE S T ^ opera ch'io ho mofirata al voHroìntellet- 
to,pura,monda, amena, fincera , fi dimofiragìuJiaaC' 
comodata in lamefottiii ,perche espurgata per lalìque» 
fjitione del foco dalla gr offerta minerale, con lì modi 
delle fieuatìoni fi fa fiottile in alcune fulfureìtàlafcìa- 
te della adujìione , &• terrefireità , & m'ifls con vniont 
fiottile i& forte, & ejfendo efalate alcune humidìtà che corrompono , della 

quaì 




DE F I LO SO F I. tìB 

qiial fottìgliatlone fono duefegnìy rno che è il Jptrìto citrino , WAnco dU'> 
ro', fatto lapis , che tiene alquanto dìperfficuità , & l'altro che è rima- 
fio nel fondo del vafo fatto terra fattile, & negra ; ma fi auertifca a que- 
fio, che in quefia eleuatione fé fi fa bene, vi fitroua vna certa co fa che ri- 
mane dentro , la quale fi deue leuare per forxa , & eleuarfi fopra il vo- 
làtile^ & ft deue rejìituire alla parte che rejìa di quello che già fi è eleua- 
rOyfin che tuttofi faccia fugente, & aU'hora la predetta terra negra ri- 
mane da tutti due nel lapis predetto duro , citrìnijfìmo già conuerfo: ma 
non Vi contentate della predetta volatilità fin che fi trouì che tutta la. 
maffa del predetto lapis eleuato col foco fi a refa nel fuo vafo, continoua 
per il mede fimo, contenendo li gradi del predetto foco, in modo che non vi 
rimanga cofa alcuna nel profondo ne netta ne fporca ; ma quando cofi ft 
leuaràperfettiffimamente, s'adempirà nella perfettione della opera filo- 
foficayltPquale comanda tafcrittura dicendo; foauemente con grande in- 
gegno afcende dalla terra in Cielo . Sappìtfte parimente , che quando fi 
mefchia col corpo fi fa vna ifteffa cofa con quello , & lo conuerte in ^i- 
rito, & Ceber comanda il medefimo nel capitolo della medicina del ter- 
5^0 ordine, & tutti li F ilo fc fi gridano l'ifiefiò , & quefia opera è chiamata 
da Filofofi ^blutione per la quale fi fa l' ^chilefue, perche nella eleuatio- 
nel'vno, & P altro afcende in fumo, ouero infpecie dì fumo ,<& perche an- 
co fi liquefa quefia materia mentre afcende, è chiaro che fia della natura 
dell' aqua calda, per che fi liquefa, i& fi congela dal freddo , & quando fi 
fpoglia dalle fuperfluitàfilaua, s'imbeuera, con lafua aqua, cioè col fpi- 
rito predetto che procede dall'ifieffo germe , queiìa adonque è la dìffolu>^ 
tione filofofi e a, la quale fi fa col foco, 

Seguitala deeotiione del primo grado (ino alla bian- , ^ 

chezza. Cap. 5. 

VEST ^ adonque rotonda fatta fpìrituale, che con- 
uerte il rame in quatro , entra nel bagno temperato , 
per il quale il corpo fi fa foaue, & che contiene il foco 
leggiero^ il quale confuma le humidità che corrompo- 
no . Si deue adonque fare vn forno dì tal difpofitìone, 
che in quello fi facci a vn foco l€nto,il quale nonfipofsi 
augmentare , & il vafo che contiene la materia deue 
effere dì vetro coperto dì ferro, in vafo della medefma forma tagliato per 
rncT^ , & il vafo deue efiere longo vn cubito , firetto nella cima , fi che 
la firetteT^ non permetta che il fpìrito efali , & la longhexj^^ precìpiti 

lì fumi. 




SI4 CÒNCORD ANZX 

lìfumìyfe accade che fé ne leu'ino alcuni, & confumì fra di fé le humìdìti 
che corrompono, de quali fornoy & vafofi deue cercare la vijìa del Lilio, 
€^ non la fcrittura, & il calore 4cue circondare il vafo datutte le parti, 
in modo che ri fia V equalità del calore datutte le parti , altrimentein" 
damo fi dirla chefufie bagno, & nella cima del forno ri deue ejftre il fo^ 
rame, per il quale deue yfcirevn pe?^ dì vetro rotondo, ^longochc 
chiude l'orificìp dì detto vafo , nel toccare del qual pex^ fi conofce ,fe la 
materia fi coce con calore conueniente,&feper forte qualche fumo pare 
che afcenda nel predetto "vafo ,non lo permette che efali e/fendo co fi di» 
fpoflo, ancoraché il yafo fi tenejfe aperto sperò dice ^eher, che mai vno 
ftfepara veramente dall'altro , benché paiano alla vifiache fuperficial^ 
mente fi fep arino, ne vno può effere fen'xjt l'altro , perche li fuoì fpiritifo» 
no temperati per via di natura perfetta, in tanto che non fi fep arano />- 
no da V altro, & iri queflè grado di calore la materia fifa negra,ferche il 
calore operando neWhumidofétla negre':^a, però fi dice nella Turba, che 
yedendo lanegrcT^ fopraflare à quella aqua , deui fapere che il corpo è 
liquefatto ,parimente nella prima opera tutte le cofe fi fanno negre , ma 
queHo frutto perciò fi fa acciò fi guardi dal troppo foco, perche il calore 
chiufo dentro fa morire , &fepararfi il compofito , & perciò bifogna fé* 
guitare con foco temperato : fi coce nel modo che fi nutrìfce vn putto col 
latte, & in quefto tutti conuengono, &• quefioanco fi moHranellaprat" 
tica de dìuerfi colori, che fi contengono fotto il color negro. 

Del grado del foóo, quando fi vedrà la negrezza. Cap. 4. 

xA Qy ^UDO il tutto è negro fi continoui il foce 
del medefimo grado, fin che la bianche7;p^ occulta nel 

a^^^^^/A L fiio ventre fi veda , perche co fi s'auicina al fiffo . Ma è 
m\^/^ r da notare che nella Ifieffa negre-:^ appaiono molti co- 
lori, de quali non fanno mentìone li Filofofi , perche al- 
cune volte tuttofi fa verde , alcune volte lìuido , alcu- 
ne volte di color violaceo , alcune volte ancora da vno lato del vafo è 
verde, dall'altro è negro, ouero è lìuido di dentro, & verde di fuori ,però 
tutti queSìl colori fi comprendono fotto il negro^ & perche in quelli non fi 
contiene alcuna perfettìone effentiale, perciò lì Filofofi nominano fola- 
mente tre colori fra gli altri principaH,cioè il bianco, il negro, & il roffoy 
che fono chiamati le virtù de l'anima : però nella Turba honorate il Bj» 
& la fua moglie , & non gli abrugiate , acciò non lì mettiate in fuga col 
troppo foco, perche non fapete quando hauete bifogno dìquefii i quali 

emen- 




DE F ILO S O F r: ^15 

emendano U^,& lafua conforte , fateli cocere fìcheft facciano negriy 
dopoì bianchì , dopoì rojjì , finalmente quello che tinge fi faccia yencno, 
parimente fi faccia il lapis bianco perla combuflione , & humore^ onero 
Hquefattìone,per l'aqua fi dice chefegue la mortifi catione j la qualfi ve-- 
de nella negrc'X^z^^ nella prima apparenza , nella qual mortìficatione j't- 
nifconoglì giriti cioè fi efficcano, perche fé gli corpi non ft ejjiccano , non 
fi vedono i colori de l'anima i quali fi chiamano negrexrj. , & nuuolai 
parimente la calamita quando s'imbianca non lafciafugire iljpirito yper- 
che la natura contiene la natura ; Vhumidìtà adunque la qual curaua la 
ìiegrcT^ nella decottionefi moHra e/fere fatta fecca quando fi comincia 
à vedere il color bianco; perche io ho vìfio nella tranfmutatìone della ne- 
grcT^a, vna biancheggia ofcura inanri che fi faceffe bianchex2:^ perfetm 
ta, la quale fi chiama volgarmente color bruno , la qual brune^^a fi fa, 
poi vera biancheZj(a , & durando queHa brunezp^a il mio maeftro Ipcì^ 
^ il vafoy & il lapis i & lo rìfguardè dentro , & fuori , & lo trouè bru- 
no di fuoriy & di dentro v'era ancora la negrezza , & mi dijfe la caufa di 
quejio effer e perche le parti della materia adherendo alli lati del vafo ha- 
ueano fentitopiù il calore à fé vicino , che non hauea fatto la materia dì 
mex^ì& perciò haueano pia prefio cominciato àtranfmutarfi nel co* 
lorcj & mi dìjfe che quefia brune-:^ afcendea 3 perche la bianche^T^ era 
efiratta dal ventre detta fua negre^^, come fi dice netta Turba, perche 
quando lo vedrai nato ,faprai che la fua bianchcT^a ènafcoHa nel ven* 
tre detta negrcT^ che in prima fi vede j & aWhora bi fogna che 
tu cani quella negrcT^-^ datta fottiliffima negrcz^ di quel- 
la y & non vi merauigliate perche fin bora queSìa. 
materia io chiamo lapis ^ per che fappiate che 
quanto dura la bianche'x^ , & anco 
hauendoprefalaroffe-^aperloH 
go tempo fià duro, & ftà in 
forma d'vna majfafor- 
te,fin che con la 
eontinouatfone detta decot" 
tìone comincia da fé 
fieffa a disfar fi, 
& eleuarfi 
alquan 
tft. 



Scgm- 



«i^ 



O N e O R D À N Z # 




Seguita h decettione del fecondo grado , fiùo alla rof- 
fezza. Gap. y. 

^ ^ ^® ^ adonque queSìo lapis hauerà lafciato cofi 
la negre'Z^i fi muta il grado del foce , & fi mette in 
yn' altro forno di dì^pofitìone fittile, nel quale fifa pia 
forte decottione yfcaldando il vafo , é^ la ìnateria ^in» 
torno,& ini fi deuefar cocere , perche aWÌjora piglia la 
bianchex^a vera, con la quale nel medefmo loco fi coce 
tanto chetranfmutata la bìancbe^p^a pare che acquifii roffcT^^ ; ma fi 
deue guardare che quefìo foco non fìapm intenfo di quello che conuieneal 
fuc grado , perche in quel bianco colore il corpo , e^ il Jpirito fono vera'- 
mente congionti, &fe fifacefìe la decottione eccejfiua oltra il %uere del 
fuo grado , ejfendo vniti fi fepar ariano, però fidiceneUa Turba, cocete 
cautamente acciò non fi conuertano in fumo : ma fi citrinano quando dì 
colore bianco fi tranfmutano in roffo , & il color citrino è mcT^no fra il 
hianco,& ilrojfo^ bìfogna adcnque che quello fi facci a inanz^la verarof- 
fe'Z^ 3 & di quefiaprattila hanno parlato gli Filofofi dicendo , il jpirito, 
■& inanima nonfivnifconofe non nel color bianco, perche aWhora tutti gli 
■colori che nel mondo fi ponno imaginare,fi vedono ,& fi fermano, ^ al- 
Vhora conuengonoin vn color folo, cioè della bianch€%^a,perchel'im~ 
bianchire è fondamento di tutta l'opera , ne fi muta in diuerfi colori , ciffè 
yeri^ fuori che nel roffo, nel quale è l'vltimo fine ; perche la citrinatione 
ihefifa tra il bianco, & il roffo, non fi deue dire color e[ inperfettione, & 
fi prouanoper tutte quefle cofe che io ho dette , le quali anco Vefperien%a 
del fatto m'ha moUratq chefiano vere. 

Seguita la Decottione del terzo grado fino alla Calcina- 
tione. Cap. 6, 



F ^NDO comincia a diuentar roffo , fi mette à cocere in 
vn altro forno, dandogli grado di foco più forte, fin che fio, 
veramente roffo dentro , & fuori , dil che èfegno quando fi 
disfa , & fi leua come difopra fi è detto , delle quai cofe fi 
parla nella Turba ; ma dopò la bìanche^^ tu non puoi fal- 
lare , perche effendo accrefciuto il foco dopò la bianche-^^a ìnan-zi la rof- 
fcz^fiperuìenealla cìneratione i parimente vedendo quella bianchex^ 
fopr aeminente y penfacheil roffore ènafcoHoin quella bianchexx^a , & 

all'ho- 




B E F I LO S O F i; ÌT7 

tilthora hifogna, cauarlo fuori, ma cocendclo fin che tutto fi faccìamf^o^ 

tir fé vi rejìa dubìo perche caufa la bìanchcT^a fi cauì dal yentre della. 

negrexj^a, & non la roffe%7:a, dalla hìancheT^a, ancorché il rojjò fi fàccia 

colcocere , io ve lo dichiaro à queflo modo ,perche durando la negreT^ 

vi reBa la materia, & è humida dìfua natura, laqual humidìtà fi dmo- 

ftra che fi fecca,come appare la bìanchtT^i^ay e^ mai anco appare la hìan- 

cheTi^T^fin che l'humìdità che corrompono fono del tutto confumate-.adon- 

queper queHe due caufe fi puh dire che la bianche'Z^a fi caua dalla we- 

grex^^a, & mentre fi fk roffa, non fi guajìa niente , ma /blamente fi coce, 

tir nella de cottione gagliarda il color rojfo fi vede incommutabile nel qua 

te è laperfettione , però fi dite nella Turba , dal ccmpoflo conuerfo in fpi- 

rito rojfo fi fa il principio del mondo ; parimente s'intromette il ^irito 

che tinge & che viuifica , & poi che è partita la humidità che corrompe 

non fi nutPifce, perche è peruenuto alla biancheT^ , apparendo adonque 

quefio color rojfo lanatura moflra la fuaperfettione. occulta. 

Seguita la calcinatione , nella quale fi abbraccia , l'vltimo grado del fìflare & al- 

i'horail fpirito è fatto veramente corpo permanente vero , 

& fugitiuo fugiente. Cap. 7. 

OTO che quefia materia che ha il color roffo comincia, 
à disfar fi <ér eleuarfi yfi mette a calcinare per fiamma 
gagliarda di riuerbero nel vafo di terra nel quale fi com 
}7i pifce il foco in grado fijfo y& fi fk permanente vera, 
& con fifiìone perfettifjima, perciò dice g^ber nel capi' 
tolo della calcinatione, che li Ritriti fi calcinano acciò fi 
faccianole fiffìoni , & fi diffoluino meglio^ & anco nel capitolo della me- 
dicina del ter's^ ordine , comincia a calcinarla , & deue il foco quando fi 
calcina Stare in vigore jfin che fi fkcciapoluere al tatto impalpabile , dr 
che h abbia grandijjima roffc^a^però nella turba fi dicecofi,fappiate che 
quando è cenere, fi mefchia henijjìmo , perche quella cenere riceue il Jpi- 
rito,& quello humore èrinchiufo per ricetto del foco di dentro fintan^ 
to che prenda colore di 'z^affrano , ouero di fanguc^fecco & adufìo » 0- 
uero di- firopo granato : parimente quando l'aqua è entrata nel corpo , 
la conuerte in terra , dopoi in poluere , ò cenere ;fe volete far proua del- 
la perfettionc^ , pigliate con la mano , che fé trpuatc^ l'aqua im- 
palpabile^ , lacofava bene , fedine, tornate à replicarti : ma que- 
flx^ cenerei roffìffìma impalpabile fi leua in fé Éìeffa^ , crefce anco 
ìtL^ modo dì fermento , & fi fepara da quello nella^ calcìnationti^ 
^>~:' "''' ' ;" ^ ' p la 




ii8 CONCORDANZA 

la predetta terra negra fottilijjìma , & tranfparente, lacuale è nel foni» 
del yafo,fì troua /otto la detta poluere rofft, onde mi dicea il mìo maefiro, 
fi vede chela perfettìone- della fijfione confiHe inqueflo per due caufe, 
ma perche perla fiffione ^& perii foco della calcinatione 3 s'introduce 
vna poca quantità dì (juefio elexìr /opra molte quantità non permanente 
del corpo , laquale effendone fhtta la proiettione conferma in quelle Uff-' 
fìone dell'oro, il che non fhrìa , fé la fijjìone in quella non foprabondajfe; 
l'altra caufa e perche la predetta terra negra nella calcinatione fi fepara 
dal mìjìoj laquale per altro era in tutto l'opera infepar abile per la vnione 
fortìjfima, & per ciò è fiato neccffariofepararfì per artificio gagHardifjì' 
mo, &fe refiafie mi§la,per rifpetto della fua impurità impedirla l'ingref 
fo della materia pura . 

Seguita la cenere fatta fufìbile con la calcinatione, & il lapis iterabHe, il qua- 
le è l'elexir compito. Cap. 8. 

»/Ì quefla cenere è pinta di fiufione, ma in che modoen' 
tri per tingere ^certamente che à quella fi reftituìfce 
la liquefhttione ouero fudore per il modo ìnfegnato da 
filofofi. che modo adonque è quello ^ è forfi difoluere 
in aqua^ certamente nò y perche li filofofi non curano 
delle aque che s'aderifcono à chi le tocca , & che ba^ 
gnranOi come fi dice nella Turba ; ma quelli che comin- 
ciano ■& chefentono Vaqua , hanno penfato che quella fia l'aqua del yuU 
gOj ma fé haueffero letti ì nofiri libri , faprebbono che l'aqua è permanen- 
te; in che modo adonque è veramente aqua , la quale non s'attacca à chi 
la tocca,mà forre per la fuperficie , non humeSando come fa l'argento 
yìuof chi fhrà quefla aquai quello che fa fare il vetro j perche quefla ma' 
teria non è altro, che quella che vuole da fé fteffa ejfere aggìonta àfeftef- 
fa, perche contiene in fé tutte le cofe di che ha bìfognoy & file cofe cheh 
ho dette fi confiderano bene ^faprete da quefla cenere hauere il lapis rofiò 
in colore intenfopoco tranfparente , fiangibile ^ conpoca fatica fufi" 
bìkypenetrantey entrante , & tingente con perpetua citrina-^ 
tionCy vn pefo del quale conuerte cento mille pefi & pÌH 
di Saturno in Sole ; ma lafottilìtà confifte nel mo- 
do del fare la proiettione , lacuale non 
conofciutay l'elexir che ticnc^ 
non gìou a dall'i'- 
Siep. 
^ Con* 





DE FILOSOFI. ijp 

Conclufione di tutta la Epiflola. Cap. 5. 

DON QJU E Tadre non ti merauiglUret fé in queH*" 
òpera molti errano , perche ti giuro non hauer mai vi- 
fio alcuno 3 fuor che il mio Maeflro , ìlquale applicafie 
la fua opera in materia debita , ma fi sformano à cofe 
impoffibiti nelle materie , come fé credeffero d'vn cane 
generare vn huomo, che merauiglia è adonquefe fi ren 
dono bugiardi nelle opere ì perche nella prattica deW- 
opera reflano molti fottilìffimi dubij del lapis j ma credi veramente che li 
filofofi hanno pofta la verità nelli fuoi libri , ma dopò la morte di quello 
che fcriuej li fuoi fcritti fono maleintefi, liqualiperòfe effb fuffe viuo , li 
efponeria*fpeculatiuamente con le parole ,& li verificarla con V effetto 
deW opera ; ma io ho efpc§ìo alla tua prudenza in ogni cofa tutta l'opera^ 
^ ho approuato alcune cofe dette da filofofi , ancor che poche n'habbia 
allegate, ne fen7 a caufa, perche io prefuppongo che tu habbirinchiufo 
nel petto tutti li fcritti de filofofi, & cofi non dubito , che tà non debbi 
applicare ogni cofa alli miei detti, fi come io per l'efperien'j^a che ho viHò, 
intendo li fcritti de fapienti , li quali altrimentenonhauereiintefo . Ha 
4idonque fcritto poche cofe , perfuadendomì che tufappi il fondamento,^ 
perciò fàcilmente confeguirai l'intentìone di queSV opera , & mi baSia che 
àie foto fiamanifefto il mio intelletto , & che queSìa verità non fi 
pojfa partire meco da quefìo mondo : per la riuerenxa della 
tua paternità ho dato fuori queSlo lume fopra di quel 
la ,perche fra gli altri di quefio mondo ti hòfe^ 
condo il mio gìudicio eletto per il più 
tle^Oy& l'altiffimo Dio ti fhccìa 
armare al fine defi» 
derato. 



? 2 LIBRO 



LIBRO 

CHIAMATO M AGISTE RIO 

ET ALLEGREZZA, 

Allìnclito Re d'Aragona . 

H quale è il Fiore de fiori , & Teforo più di tutti incom- 
parabile , Se Margarita 5 

Nel quale fi troua la compofitione & perfettione del vero elexir, 
per componere cofi il bianco > come il roifo, cioè al Sole 
& alla Luna, dichiarato forco compendio. ^ 

^TT I ò carìjjimo che In ogni cofa creata [otto il Cie 
lo, fono quattro eletnentì , non per vijìa , ma per virtù ^ 
onde li filofofi fatto la coperta della fcien^a dell'eleni^' 
tOy hanno infognata tjuefiafcienx^aj & quelli che non in- 
tendono la lettera, operano colfangue , capelli, 0UÌ3& 
crina , & molte altre co fé , & da quelli hanno canata 
prima li quattro elementi,acciò con quelli fnceffero l'opera Jeparandopri" 
ma per dejììllatione dalle cofe predette l' aqua chiaraÀopoi Voglio nella fu- 
perfide citrino^quale dicono contenere il foco, & l'aere,& la terra negra 
refia nel fondo: dcpoi lauano la terra con l'aqua ,& la fhnno hiancaim- 
heuerandola,&' fhnno cocere queir aqua tante yolte fin che laterrafifh 
bianca, dopoi-riducono quell'oglio al foco preparato deSìiUando fin che la 
detta terra bene il tutto jcioè i'aqua,l'oHo & la tintura, & gettano quejìa 
terra ò cenere fopr a yn corpo fufo^ cioè fopraynrameò altro,& non tro" 
nano cofa alcuna, & nondimeno fhnno & operano fecondo che dicono i 
filofofi nelU fuoi Hbri,& cofi fono cafcati in errore non ritrouando l'intra" 
ta^ ma il loro errore imperché è cofa certa che dall'huomo non fi genera fé 
nonl'huomo^ne dalcauallofenon il cauaUo,fìmilmente dalli altri animai 
li,non fi generano fé non cofe fimili àloro;e(fendo adonque queHe cofetO" 
talmente lontane dalla natura de metalli, è impojfibile che da ejfi fi faccia 
la generazione de metalli, per che li metalli non fi generane fé non dal pro- 
prio ferne , ma t'argento fiuo i il feme de metalli , & l'orìgine^ di 
quelli come dicono tutti li filofofi, <ér anco l'vfo & la ragione^ l'irtm 
fegna^ , comeinfcgnarò di fiotto ; màquefie cofc^ predette cioè il fam^ 
gfis^i capelU , li om i hlrina ,& altre cofe vegetabili non fono argenta 




DEFILOSOFI. 2jt 

yho, adonque da. ejji è ìmpojjlbile la getter at ione , ouero la tranfmutatìo* 
ne de metalli; non fono adonque le predette cofc il noHro lapis , ancorché 
fianoejjèmpij.fono altri c}?e pigliano quattro f^iritiicioèl'ar fenico yilfolfo^ 
l'argento vìho,& il file ammoniaco & fi chiamano Jpìriti perche fuggO' 
no dalfoco^<& volano in fumo t& pigliano quefìi in loco delU quattro eie- 
menti yy e dendb che li filofofì dicono neìli firn libri che la fcieni^i fìa nell'i 
giriti, & fottoponendo quefli acciò fìano di natura aerea,ò che fi faccia- 
no di natura aereaJ,ifìffanopoi calcinando acciò ftano di naturaterrea , Il 
foluono acciò fiano di natura aquea ^ li diHiUano acciò fiano dì natura. ' 
ignea^^ compongono quefli fecondo li libri , credendo hauerela fetenza 
delli elementi , & componi infieme li compongono fopra il rame , & non 
trouano cofa alcuna,màfono cor fi in errore come anco li primi & le caufe 
delli errori di quelli fono molte jdue de quali baSiano alprefente.,yna è per 
che coMe s'è dettogli metalli non fi generano fé non dalfuofemcymà queHi 
non fono ilfeme de metalli perfetti, fuor che l'argento vìuo , adonq; è im- 
pofjìbile che di quelli fi faccia la generation e ouero la tranfmutatlone nel 
li metalli: parimente perche l'arfenico &- il folfo preflo s'ardono nel foco, 
& dalla combufìione del foco fi trans ferifcono in carbone yin che modo ado 
quefi a?pettarà da quello cofa buona «* ardendo fi fubito & riducendofi in 
carbone,ne fi debbia affettare l'aquaf adonq; è cofa manifeUa à chiguar 
dafottilmente,chenequefiecof€perfe,necongìonte con corpi , ne mifie 
con oglij cauati da ouhfangueycapelliyorinajouero altre co fé vegetabiliyne 
mijìe fra di loroyfono il nofiro lapis youero la noHra medicìnay& quefìo per 
le ragioni predette, perche allageneratione dell' h uomo , non fi fa mifìione 
di cofa alcuna , ne allageneratione dell'animale , ne allageneratione della 
pianta, fé non con lifuoiproprij femiyperò ilnoftromagifterio non ha bìfO" 
gno d'alcuna mifìione efiranea; alcuni credono trouare lafcìenxaneUìfa- 
lìyOuero alumiy&' lifoluonOyCalcinanOyfundono , & preparano, & alcuni 
per fé folamente ne fanno la proiettione fopra corpi imperfetti ;altri li mef 
chìano ìnfieme con lifpiritiycomeft è detto, ma lipreparano con corpi pre 
parati , & non trouano cofa alcuna , & la caufa delli errori di quelli è fi" 
mile alli precedenti, alcuni credono cauarela medi dna dalli foli corpi, & 
gUpreparano,calcinandoyfoluendOyCongelando,\& fanno la proiettione fo^ 
pra il corpo , ^ fi fono ingannati , & l'errore dì quelli è perche non hanno 
tolto da principio il feme de metaUì,mà il corpo comefià nella fua natione, 
dalle ragioni adonq; dette fi vede,che no nelfangucynon netti ouiyò capeU 
liyò vegetabili fi hauerà la nojìra medicina, ne meno nelli predetti fpiritì , 
ouero fali , ò altre cofefimilì . alcuni riguardando più fottilmente , han- 
no confìderato l'arguto vìuo effer principio de metalli, & l'origine di effifi 

P 3 trouA 



3^2 CONCORDANZA 

trouanel calore del folfojh anno decotto & /ublimato per fé Inargento vU 
uOi & l'hanno fiffato , & preparato , & non hanno trouato ccfa alcuna ; 
C^ la caufa delfuo errore è , perche il feme dell' huomo non gìoua , ne fa 
frutto, fé non fi mette nella matrice della donna ; cefi amo il mercurio il" 
qude è il feme, non gìoua fé non fi mette neUa matrice de corpi , acciàio 
mututino. alcuni l'hanno mefchiato col corpo amalgamandolo, & l'han ■ 
no lauato tanto tempo con l'aqua dolce , fin eh e s'è v'ijìo in quelli , che fa 
ridotto in corpo netto; & l'hanno cotto fm alfiae , credendo che l'argen^ 
to yiuofi mefchij con tal corpo, ma non hanno trouato cofa alcuna , per" 
che hanno trouato vn corpo immondo , & l'argento viuo è andato in fU" 
mo, ma il corpo è refiato pia netto che non farebbe fiato . La caufa adon^ 
que del fuo errore è, perche il feme non fi congionge col corpo , fé non me^ 
diante la luna ^perche l'anima è il mcT^ fra il fpirito & il corpo che li 
congionge fra loro, ma l'anima è il fermento ; perche fi come l'anfhia vi" 
uifica il corpo dell'huomo, co fi il fermento vìuìfica il corpo morto, & to^ 
talmente alterato dalla fua natura , onde l'anima ottiene il principato ef- 
fer citando le fue "virtù, , ma che cofa fia fermento fi dirà di folto . alcuni 
mefchìano li corpi imperfetti con li corpi perfetti, & gli pongono in effa-^ 
rncycredendo che quello che è hono & puro nelli corpi imperfetti, re^i con 
li perfetti, & il recante yada in fumo , & non vedendo queHe cofefifono 
ingannati , & in loro è caduto cattiuo pen fiero , la caufa del fuo errore è, 
perche quello che corrompe i corpi imperfetti impedì fce che non fi fanno 
perfetti, & nota che qui bifogncria hauere doppia yirtù,Uqualefeparaffe 
la terra fulfureache arde dal mìJìo ,& che conuertiffe alla fu a natura 
quella che già èfeparata ; ma il corpo non può hauere queHa virtù nella 
fua craffcTT^a: tutte quefie cofc le hanno tentate tutti quelli che operano 
communemente. fi come anch'io giàhò tentato , & fi fono §ìupefàtti , cO' 
me difperati della fcienT^a^lafciando il magiflerìo per debolcx^za d'intel- 
letto. UMà bora vozlìo che tu fap pi , che la materia de tutti lì metalli & 
il fuo feme è il mercurio decotto c^ in^effuo nel ventre della terra , cOf 
cend^6lÓldcaloréfuTfun^,& ft^nerano diuerft metalli fecondo la varie- 
tà delfolfo, & fecondo la moltitudine dì cffo nella terra j fempre però la 
materia di quelli è vna mede firn a effentìalmente^fono folamente dìfferen' 
ti nell'accidente, cioè in maggiore ouero minore decottione, ardente ò non 
cr dentei & in quello conuengcno tutti lifilofcfi, & que fio ancora io ti dt' 
chiararò più manìfcHam^te , perche è cofa certa che tutto è di quello nel 
quale fi rìfclue;per effempio, il ghiaccio ouero la neuefi conuerte in aqua 
mediante il calore^adonque è Hataprìma aqua cheneue ò giacciò,mà tut 
fili metalli fi conuerto no in argento viuo » adonque fono prima flato at- 

gento 



D E F I L O S O F r. tii 

genio rìuo, ma il modo d'i conuertlrlì in argento vluOylo mofirarò dìfottoi 
^prefupoflo quejìoyche il metallo fi pùjjlrìfoluere in argento vìuo y/ìfcio' 
glie l'opinione di cfuelli che dicono , lì spiriti & altre fpecìe non poterfi 
tranfmutare in elementi & natura de metalli , perche (\ueUo non è vero, 
come dicono effi.,fe nonft riducono alla prima materia i& il ridurli alla 
prima materia è cofa ficàie , ^t lo dimcfirarè difetto : adonque latranf- 
mutatione è facile & pofjlbile nelli metalli.parìmente io ti dimoflro che U 
multipli catione nelli metalli èpcffibile. perche ogni cofa crefcente & no.- 
fcente fi multiplica^ come fi vede nelle piante & arbori.perche d'vn gra^ 
no fé ne fanno mìlky da vn arbore prouengono infiniti rami, da quali fi fan 
no dìuerfi &- infiniti arbori, & co fi crefccno ilfuo numero &-moltiplica» 
no^ ma li metalli nafcono nella terra & crefccno, adonque in quelli èpofiì" 
bile faugmentatione & w.oltiplicatione in infinito , io te ho adonque dì- 
mofìra?o,fe hai intefele cofe dette , gli errori di tutti quelli che operano 
communemente,con lefue caufe, &hh affermato quefio efferrero, con de 
monflratione chiara & manifefia : hora con V aiuto de Dio reniamo alla 
frattica. lo ti dico che bifognaprinta ridurrei corpi alla prima materia, 
acciò fi fàccia la generatone ouero multiplicatione in qtieUiJaueriitea'- 
donque in queHi che fi defcriuono •pi^l^f^J^Jjkl^di limatura di rame 
netta, & mefchiala con quattro libre dfnmTuno^ìdandÒ^ nel mortaio 
con poco [ale & aceto, fin che s'amalgìnm injieme^^ 
rà beniffmo congionto,aggiongi aqua rita in bona quantità, cioè dodecì 
farti , fi che fé la maffa farà d'vna libra , Vaqua vitafia dì dodeci partì , 
metti ogni cofa in orinale fcpra il foco di cenere debile di fiotto lentilfima" 
mente per yn gorno naturale, aWhoralafcialo raffr edire, & quando farà 
freddo cola la tua aqua con tutte le cofe che fono in quella , con panno di 
Uno, fin che efca& p affi per il panno de l'aqua queÙo che faràrefoluto 
del corpo^ c^ non perfiderò , perche non vfcerìa la refolutions del covpo 
ferfeltro,&' efca tutta quella parte che potrà vfcire , (^ mettila da par- 
te;dopoi piglia quello che è rimafio nel panno, & yn' altra volta rimettilo 
al foco con nona aqua nel predetto yafo per vn giorno &- vna notte come 
prima,& cela, come fi dice difopra, & metti da parte la feconda aqua co 
la prima come difopra; & cefi replica tante volte ,fin che l'opera ritorni 
all'aqua, cioè allaprìma materia che è il mercurio }l chefiitto pigila tut- 
to quefio & mettilo in vafo dì vetro cocendofopra fi co lento fin che vC" 
4rai nella fuper fi eie la tiegrczj^ apparente , laquale rimoui più fotti Imen- 
te che tu puoi; & cofi replica cocendo & leuando la negre^^a dalla fu' 
ferficie,fm che non fi vede pia negre^T^a alcuna, & l'aqua refii chiara:ho 
ra hai l'aqua & la terra cioè lì due principali ekmentìjdopoi piglia qu^l" 

*? 4 la 



i24 CONCORDANZA 

''a terra & negre':^ che hai raccolto , & mettila in vafo di vetro , ^ 
fopr afondi della predetta aquafìnche noti /opra quella j& cocià lento 
foco per quattro giorni jdopoi metti l'aqua & coci , & cefi dopoiftn che 
la terra fta bianca & chiara^ , & quefto è quello e' hanno detto ifilo- 
fofi : quefta aqua fi putrefa con la terrai , & fi mondìfica , perche^ 
quando farà mondificata con V aiuto di T^io fi dri%^arà tutto il magi- 
fierio 5 laquule e jfendo mondata ii& chiarificata^ouero fatta bianca co' 
me s'è detto mediante Vaqua^ laquale con la detta terra mediante il calo- 
re j coagulata & fattafpejfa, cocendo queHa terra coagulata con la fua 
aqua^ , & infpejfitafen%a altra aqua con foco gagliardo , in yna boT;^ 
di vetro ^foprapofioui il lambicco di vetro, fin che tutto quello che vi 
farà deWaqua , afcende al lambicco ,& la terra refii calcinata ; all'ho» 
ra piglia del fermento di qual forte tu vorrai la quarta parte^ cioèfe_j 
farà vna libra di corpo perfetto ^piglia tre onde di fermento, m2.il fer^ 
mento ouero che è oro , ouero argeìito , & queflo fermento fi fermenta 
con la terra ,fi come è fatto di terrai , & neiriileffo modo preparato 
con ordine congìongeli infiemc^y& imbeuera con la predetta aqua, 
& fa cocere per tre giorni è più : all'hera vn'altravolta imbeuera con 
V aqua fua &fa cocere come prima , & queflo replica tante volte quan- 
te , & fin che quefliduefi riducono in vno , ilquale faprai quando il co- 
lore non fi varia nellimedefimì ^all'hora fopr a di quelli infonde la pre- 
detta aqua vnu parte dopò l'altra à poco à poco, fin che beuerà di e/fa 
guanto potrà, infondendo fempre noua aqua, perche in quefla congiontio- 
ne di fpirito , &di corpo con quelli fi mefchia l'anima , acciò fi faccia- 
no vna cofa ifìeffa , & cheli corpi fi conuertano nella natura diejjì ,per 
la quale il germe fi congionge con li predetti corpi mondati di elfi , il che 
non fipotea fare tnnan%}per la immonde'^^ di quelli & gy"^ff(:%jCa , ma 
bora fi congionge con quelli, ^ in quelli crefce & s'augmenta ; horo-* 
tornare alle co/e dette prima y applicando fingolarment e fopra di quelle 
le parole de filofofi antiqui, pcfle ofur amente in parabole , in modo che 
direte d'intendere le parole^ de filo fc fi nellì miei detti A a prima paro- 
la è la reduttione de corpi in argento viuo, & queflo è quello che li fi- 
lofofi hanno chiamato folutione^ laquale è fundamento dell'arte^ ; 
eofi dicono ,fe non foluerete li corpi , vi affaticarete in damo , della qual 
folutione trattando Tarmenide nel libro delLiTurba ne parlò, fé hom 
uefferg letto queHo libro & intefo ^faperiano l'aqua e fiere permanente, 
laquale fen-^a ìlfuo corpo col quale è congionta ,& fatta vnaiHejfa^ 
cofa ^ non puotria efiere permanente : non è adonque l'aqua^ de corpi 
de filofofi in nnuola , ma \è la cònuerfwne di ejji inagua^della quale fo- 

m 



D E F I L O S O F I. 22J 

7i0 fiati creati , che l'argento Vmo nel modo che fi conuerte col gelo in 
aqua limpida^ , della quale è Hato prima . Ecco che per grafia^ dc^ 
*Dio tà hai vno elemento che è £a^ua^ . la feconda parola è chc^ 
fta la terra, & quefto che hanno detto li filo fo fi y che della grojfc^a del- 
l' aqua fi genera la terra yper che le feccie dell' aqua che rimangano nel 
fondo del vafo Ufilofòfi le hanno chiamate terra , co fi adonque hai fecon- 
do altri l'elemento che fi chiamajerra. la ter-s^a parola è , che èia mondi- 
ficatione della terra ^ della qual mondificatione Morieno filofofo dice, 
quefia terra fi putrefa con l'aqua , & fi mondifica , la quale quando farà 
mondificat a , con l'aiuto di Dio tutto il magifterio fi driT^aràjdellA^ 
quale diffe anco Theyrer mi libro della Turba y congiongi il fecco con l'- 
humido, cioè la terra con l'aqua . Ecco ancora che hai l'aqua per fé & la 
terra imbianchita con l'aqua . La quarta parola è l'aqua , la quale può 
euaporarefcr deji'dlatione ò fublimatione ^per laquale fuhlimatione oue- 
ro afcenfionel'ifleffaterraftfà aerea , e/fendo prima il tutto infpejfito con 
la terra & coagulato, & coft hai la terray Va^a , & Vaer^ , & quefto è 
quello chedìffe Thilete nel libro della Turba , fi fecco fatto bianco s'arde 
nel^foco, fin che da quello efce lo fpirito, che in quello fi troua, che fi 
chiama la cenere d'Hermete , e^ refia la terra calcinata nel fondo del va- 
fo yìlaquale è di natura igìiea i& coft hauemo nelle predette preparatio' 
ni quattro elementi, adonque quefla terra calcinata è quella , della qua- 
le coft dice Miferi Thilofofo , ne tenere in poco conto la cenere che fia nel 
loco inferiore, per eh e in quello e la corona del core, che refia ; dopoi farà 
la cenere con la predetta terra con Uqualeft mette il fermento , che di- 
cono Ufilofòfi e ffer e l anima , & quefto perche fi come il corpo humano 
fen'za il fuo fermento , ouero la fua anima non "vale cofa alcuna , coft è 
nelnoftro propofito , perche il fermento , è il corpo , come s'è detto , & 
conuerte l'altre cofe alla fua natura^ , <^ fappi che non è fermento fé 
non il Sol€^ & la Luna, cioè, l'oro & argento appropriati a queHi pia- 
neti y & perche fi come il Sole <& la Luna dominano alli altri pianetti, 
coft quefii due corpi dominano alti altri, & li ccnuertono alla fua na- 
tura , & perciò da molti fi chiamano fermento , bìfogna adonque che 
s'introduca il fermento nelli corpi , perche^ è la fua anima y quefio è 
quello che diffe Morieno ,fe non mondaraì il corpo immondo & non lo fa- 
rai bianco y& non metterai l anima in quelloynonhai drix^to cofa alcu- 
na à quefio magifierio:fifa adonq; la congiontione del fermento col corpo 
mundo, & allhora il fpirito quando fi congionge fi rallegra con quelli , 
perche fono mondati dalla fua naturagroffa,& fono fatti fottili,& quefto 
diffe ^fcano nel libro della turbagli fpirito no fi cogioge co li corpi,ftn che 

non 



21$ CONCORDANZA 

non fiaperfettamente purgato dalle fue mmondìtie , neWhora de la còn» 
gìontioneji vedono cofe mtrauviliofeyperche tutti lì colorì del mondo ap- 
paiono neWoperareyquanti fi pojfono mai ìmaginare,& il corpo imperfetto 
fi colora d'vna colorazione ferma , mediante il fermento , ìlqual fermeU' 
to èl'anima;&fi congionge il fpirito col corpo mediante l'animay& fi Ic' 
ga,& fi conuerte infieme con quello nel colore del fermento yH^ fi faynct. 
ifteffa co fa con quelli; dalle cofe predette apparerà chi rifguardafottilmen 
t€i lìfilofofi nelle fue ofcurìffime parole hauer dette cofe vere , perche l'i- 
fiefiìfilofofi dicono nellifuoì libri ^ che il nojìro lapis è dì quattro elementi^ 
percheThanno comparato allì elementi y(& è fiato dimoftrato prima qual- 
mentefono li quattro elementi; hanno detto ancora che il nofiro lapis è co 
pò fio di corpo 3anima_,& fpiritOy & hanno detto il yero , perche hanno pa- 
ragonato il corpo imperfetto al corpo, per qneHo perche è infermo : han- 
no detto Vaqua ejfere fpirito , & "veramente effa è fpirito : hann9 detto il 
fermento effer animaperchefì come s'è detto difopra^ dà la vita perfetta 
al corpo imperfettOjla qual prima non hauea , & gli ha introdotta forma, 
migliore. Hanno ancodetto alcuni filofofiyfe non riducete li corpi che fi 
facciano incorporei^cioènon corpi , non hauete ancora trouàte le regole à 
operare li corpi, & dicono ìivero: perche prima fi fafaqua^cioè l'argen-* 
to viuo, & cofififa incorporeo jdopoi della congiontione del fpirito l'aqua 
fi fa corpo jOnde hanno detto alcuni, conuertìle nature, & trouerai quel" 
lo che cerchì,queìlo èvero,perche nel noHro magifierio, prima facciamo 
di groffo fiottile, cioè di corpo aqua , eJr poi dì aqua che è cofa humìda fitc-* 
damo terra^che è cofafecca , & cefi conuertìamo le nature , & fkcciamo 
dì corporale,fpìrituale, & di fpiritu ale, corporale, come s'è detto, (^fac" 
damo quello che è difopra come quello che è dì fiotto, & quello che è d'i 
fiotto come quello che è di fopracioè il fpirito lo facciamo corpo,& il cer- 
pò fpirito , come nel principio della operatione , cioè nella fiolutione fifick 
che quello che è di fiotto è come quello che è di fopra,& tutto fi conuertì- 
rà in terra: è dunque manifeHo dalle cofe predette, che il nofiro lapis fo- 
no lì quattro elementi, &fono l'anima, il corpo, & il fpirito ; & il nofiro 
lapis come diccono alcuni filofofi , fi fa dvnafol cofa con vnaltra^<& cer- 
tamente dicono il vero , perche veramente tutto il nofiro magifierio fifa 
con l'aqua noflra,& di quella^t^ per quella^pcrchefolue li corpi ifteffi, co 
me difopra fi è detto , non con quella fiolutione còme credine gli ignoranti 
che fi conuertano in aqua di nuuole, ma dì fiolutione vera filofofica, cioè 
che fi conuerta in aquaprima , della quale fono fiati nel principio :perchp 
V ifteffa aqua calcina li corpì^& li riduce in terra^ la ificffaaqua trans foY' 
ma li corpi in cenere^& quella la ìncenerifice,ìmhianchifcey & mondific^t» 

fecon- 



DE FILOSO Fi. i27 

fecodOyla parola dì Morieno che d'uCy che ^%pch & 'tifico lauano latone 
& lo mondificano, & leuano totalmente l'ofcurìtà da quello ; latone è vn 
corpo immondo^ ^yì^och è l' argento yluo,& congionge corpi d'merfì^pre- 
parato nel modo predetto con tal congìontìone , che non potrà lapoten^a, 
delfoco^ ne altratemperatìoneyOuero probatione fepararla , & la defende 
dalla combufiiòne del foco, & mette vno di quelli in vn" altro &^fublima 
li corpi y'non con fuhlimatione volgare come intendono gli idioti che ilfu- 
blìmare fiaafcendere difopraperfor-za del foco,& perciò pigliano li cor- 
pi calcinatilo li mefchiano con li [piriti fuhlìmatiy cioè col mercurio , ar- 
fenico y& f ale i& colmeT^ del foco gagliardo &fubitaneOyfknno afcen- 
dere li corpi con li [piritico" dicono cheaWhora li corpi fono fublimatiyma. 
fi fono ingannati , perche dopoi li trouano pia immondi che non erano pri- 
ma, fappladonque che il noflro fublimare non è afcendere di fopra, ma il 
fublimare defilofofi è d'vna cofa baffo, & corrotta farla alta , & grande, 
cioèpura,come quando dicemo quejìo huomo èfublìmato cioèpo^o in dì- 
gnitàyperche cefi dicemo li corpi fono fublimati y cioè fatti fottili &■ con- 
uerfi in altra naturaymà il fublimare aprefìo defilofofi , è il mede fimo che 
fottìgliare & decretareyil che fa tutto la noflra aqua;coft adonque inteu' 
dì la nojìrafublimationeiperche molti in quefio fi fono ingannati . l'aqua 
noflra ancora mortifica y vinifica y& fa apparere il colore prima negro 
nella mortìfi catione del corpo ymentre fi conuerte in terra, dopoi fi veddo- 
no molti ccloriyfS' diuerfi inanrj l'imbianchire , il fine de quali tutti è la 
biancheria: ma nella congìontìone del còrpo preparato & fermentato , 
appaiono infiniti colorì y& tanti quanti fi pojfono imaginare dali'huomOf 
"tr co fi appare che il noflro magiflerioy è invna cofa fola, & fifa con vna 
folay& è di quattro cofe come s'è detto y& è di tre cofe come dì foprafi è 
dcttOy ondefappì che li filofofi hanno multiplicaii lì nomi del noflro lapis 
per queflo , per afcenderlo , & hanno detto il noH^o lapis eflere corporeo 
'^fpìrìtudey<& in verità non hanno mentito comeponno intenderei far 
pientiyperche ìui è il corpOy& Hfpirìto, &- il corpo èfìittofpirìtuale nella 
folutione come fi è detto y& il fpirito è fatto corporale nella congìontìone 
dìeffo col corpo perfetto <& col fermento ,& cafif hanno chiamato alcuni 
filofofi. come dìfie Sximeo nel libro della turba' co fi fapr et e tutti che ricer 
cate lafcienxa,che non v'è tintura vera alcuna fé non quella che fifa col 
noflrorame^& vi hanno poflì infiniti nomi y acciò dalli principianti j'i»- 
tendcffi' ad vn ccrtomodo fé lonomìnafferoynodìmenoropera tutta è vna 
medcfi7mtj& perdo dice (JHorieno , che il noflro magiflerìo s'affomigiia 
nell'ordine alla creatìone deU'huomOyper che prima vi è il coito , dopoi la 
concettioneidopoì limpregnatìone, quarto vi è il nafcìmentOy& quinto [e- 



228 CONCORDANZA 

^ue ti nutrimento, quejìe parole io te le farò intendere', fé farai attento & 
foUicito: il noftrofeme che è l'argento yiuo con la terra fi congionge à cor 
■pò imperfetto, la qual terra fi dice noflra per queflo, perche la terra è ma- 
dre di tutti li elementitalVhora fecondo li filo fofi fi chiama coito; ma quan 
do la terra comincia à ritenere feco alquanto dell'argento viuo, alVhoraft 
chiama conceptione,& all'hora opera il mafchio nella femina,cioè l'argu- 
to yiuo nella tara, & quello è quello che dicono i filo fofi, eh e il nofiro ma 
gifìerio non è altro,fc non il mafchio & lafemina, & la congiontione di ef- 
fid'aqua domina ne l'argento yiuo ,&la terra crefce & fi moltiplica & 
augme'Hta:& queflo auiene quando la terra s'imbianca,aU'hcra fi chiama 
impregnationejperchegià la terra s'è impregnata; dopoi il fermento fi con 
giùnge col corpo imperfetto preparato come s'è detto , fin che fi facciano 
ma cofa medefima in colore &• in afpetto , & all'hora fi dice che è il na- 
fcimento , perche aWhora è nato il nofiro lapis, ilqualnatofi chiama Re 
dalli filofofi , onde dice il filofofo nel libro della turba , Honorate il nofiro 
Kè,che yiene dalfoco,coronato di corona j ^ nutritelo ,fin che peruenga 
alla età perfetta fil cui padre è il Sole,U Luna madre^ ma pigliano la luna, 
per corpo imperfetto,& il fole per corpo perfetto : adonquefegueyltimà- 
mente il nutrimento , fin che s'augmenti dì augmentatione grande ; ma il 
nutrimento è del fuo latte & feme, del quale è fiato dal fuo principio , ma, 
s'imbeueri l'argento viuofpeffe volte fin che h abbia quello che bafii , cioè 
fino alla perfettione,che è tifine di tutta l'opera nofira. tu poi adonque per 
le cofe dette fàcilmente intendere tutte le parole ofcure de filofofi, e^ co- 
nofceraì che tutti conuengono nel mede fimo , & non ri è altro magifierio 
fé non quello ch'io ho predetto. Già hai lafolutìone del corpo,^ la redut- 
tione dìfefteffo alla prima materia, dopoi hai la conuerfione de l'ifieffo in 
terrai dopoi la dealbatione , la leuigatione in aere , perche all'hora defiil- 
landò l'humidità che inquellofitroHa,fifa aereOyche difcende , & la ter" 
r a rimane calcinata,& all'hora è di natura ignea, & hai anco la congìon 
" tiene di quefii l'vno con l'altro , & hai la commifliote dell'anima & 
^ del corpo , & anco la congiontione dell'anima & del corpo, 

& delfpirito infieme, & la conuerfione fia di loro, ^ 
bai l' augmentatione, la cui ytilità è maggio-. 
re dì quello che fi poffa con la r4- 
gìone intendere , 



IFI- 



2t0 




EPISTOLA DELL'AVTORE 

AL RE DI NAPOLI, 

12^E L L ^ Q^V ^ L E T ^ B^ L U D E L V~ 

* ^Ichìmìa^ . 




^T^ I è%e che II fapìentì hanno pojìe nell'opere^ 
molte cofe, & molti modi d'operare , cioè dijfoluere & 
congelare y& hanno pofii molti vafi & pefij il che haU" 
no fatto per accie e are gli ignoranti , & per dichiarare 
alli intelligenti l'opera predetta. €t nota ò "Kè che li fa- 
pienti hanno denonciata l'opera fatto parole hreuì , an- 
cor che vi h abbi ano poHe & aggionte altre par ole yac- 
ciò nonfoffero intefefe non per Ufapienti. Ma li fapìentì hanno detto, che 
il lapis è vnofolo ilquale è compoSìo di quattro nature , lequalìfono Ufo- 
cOy l'aere, l'aqua & la terra , ilqual lapis è lapis in fimilitudine & in tat- 
to, ma non in namra;& Jìthiama lapis, onero ma certa cofa compoftta. 
il compoHo mentre è ridotto per la via drittate quello che ft cerca,nelquct 
le non è cofa alcuna fuperflua,ouero deficiente, an^i tutte le cofe che fono 
nel lapis, fono à lui neceffarie,^ non ha bìfogno di niffun altro, & il detto 
lapis è di vna natura fola, & è ynafola cofa,laquale nella decottione del 
foco ha dìuerfi colori, inan^i che fi faccia lapis bianco perfctto^& nota ò 
^^ che quando il detto lapis Jìàpìà nel foco tanto più s'acrefce dì virtù &" 
bontàyil che non è coft nelle altre cofe , perche tutte le altre cofe s'ardono 
nel foco & perdono l'humìdìtà radicale , ma il detto lapis tutto folonel 
foco fempre fi migliora, & la fua bontà crefce , & il foco è il nutrimento 
de l'ìfleffo lapis, & queflo èvno delti fegnì euidenti à conofcere il lapis , il 
che intendi bene ;ilqual lapis fi dìuide innan-^ alla operationc^ in due 
WQdì^ il primo è corporale gl'altro è J^ìrìtHal^^, & vno efce dall'altro 



230 CONCORDANZA 

cìr è vnlt0,&ft gouerna trito con l'altro , & vno migliora t altro , & li 
filcfvfi ihìamano vno 7nafcclinOi& V altro f minino ^^ nota ò^J che qua 
do lifìiofofi hanno nominato l'argento viuOy & la calamita, dicendo con^ 
gelate Inargento riuo nel corpo della calamita , che efji non hanno intef§ 
deWargento viuo yulgare,chefi vede , ma hanno intejb che l'argento vino 
èvna humidità del detto lapis ^ & che la calamita non è quella che fi ve- 
de vulgarmentCimà hanno chiamato calamita tutto il compofito, nel qua- 
le è tutta la detta humidità che è l'argento viuo , la qual humidità non è 
come le altre humiditàila qual humidità corre nel foco , & nel mcdefìmo 
foco diffoluetutto il compofitojo congelalo fa negro ybianco^& finalmen- 
te roffo, & co fi lo fa perfetto : & nota ò %é che nell'opera non fi mettono 
fiù cofeyWàvna fol amente jne hifogna che fi fkcciatrituratione alcuna de 
mani, ne fi deue aggiongere co fa alcuna col detto lapis . &• nota ÒRè che 
la terra bianca fi chiama lapis bianco perfetto , & la terra rojfaft chia- 
ma lapis rojfo perfetto , la qual terra bianca col gouerno della detta ope- 
ra fen'^a aiuto di altra cofafi conuerte in rojfe']^; ma l'aqua ouero argen 
to viuo fi chiama humidìtà,mentre efce deUa compofitione ouero lapis , è 
conuerfa tutta la compofitione negra nel fondo del'Vafe , & cofi contino' 
uando il foco , l'ijìejfa negrcx^ nella quale è t humidità fi conuerte in dì- 
uerfi colori^ & finalmente in bianche^p^a , la qual humidità fi chiama an* 
€ora aerct ilqual aere ouero humidità fi mefchia con la fua terra & con li 
altri elementi che fono neU'ifieffo lapis j fin che fi fèccia vna cofa bianca^ 
^ nota ò ^è che la detta humidità aerea laquale è l'argento viuo , è vnn 
€ofa ifiejfa con la fua terra predetta, ^ altri elementi che fono nel detto 
lapisy la qual humidità ancor che fia poca, èfofficienteà nutrire & àfhre 
perfetto tutto il lapis^dal quale viene l'ifieffa humìditài& è dafapere che 
nella detta compofitione ouero lapis fono il Sole & la Luna in virtù & 
poten%a3&' nelli elementi in natura,perchefe quefie cofe nonfofìero nell'i* 
ftejfo compofitOynon fi furiano di quello il Sole ne la Luna , & nondimeno 
non ètifiejfo Sole.come il Sole commune ,we l'ifieffa Luna come la Lund 
communejperche il Sole & la Luna che fono nella detta compofitione, fo- 
no migliori di quello che fono nella natura volgare, perche il Sqle& Lh" 
na del detto compo fio fono viui , & gli altri volgari fono morti,hauendo 
rifguardo all'iflefìo Sole & Luna che fono nel detto lapis come s'è detto, 
benché lifilofofi babbino nominato il lapis Sole & Luna à quelfine,perche 
neU'ifieffo lapis fono potentialmente, mànon vifibilmente ,&èda fapere 
the il lapis ouero compofito èfolamentevna cofa, & d'vnafol natura t & 
in effo è tutto quello che à lui è neceffarìo ,& inejfovìè quello che lo mi" 
gliora , & quello che lo fa compito , & non è quefto cmfofitQ, che è vns 

cpera 



D E F I L O S O F r. 351 

epera d'alcuni animali ò vegetabili ; ma è vna natura monda & chiara 
delle [ne proprie minere che fi tran fmut a per ilgouernò delfocOy ^ftpa- 
trefa,fifa negra, & bianca, & roffa, & Viene àpià colori , & nota ò Rè, 
&fappì che hanno detto li fi lo fofi fondete II corpo , e^ affatelo , fin che fi 
conuertaìn aqua,ilche s'intende del detto compofito , che fi fande^&fi 
congela, & all'horafi chiama terra; & nota che li filo fo fi chiamano aqua 
mentre che il detto lapis è liquefatto con lafua aquaj,aquale éfiffa nelTi- 
fieffo lapis.laqual aqua aWhora è corrente & bianca come aqua,& nota ò 

' Bjy quando ejfi hanno detto,chefi conuerte l'aqua in aere , che fi deue in- 
tendere che la detta aqua fi congeli & fi conuerta in corpo, che era innan 
^i, & che il corpo flia tanto nel gouerno del foco fin che fi conuerta l'ifief- 
fo corpo fiottile & ridotto Jn per fi tta biackeT^^a & all'hora è chiamato da 
alcuni^erey ma quando fi dice, che fi conuerta l'aere in fo co ^s' intende che 

' il detto compofito che fi chiama aere fiia nel foco gagliardo tanto tempo 
che fi fhccia roffo , & all'hora farà compito al rojfo , che fi chiama foco 
oftero fole . & nota ò Bjj che d'vnfolo compofito , 0'folo di ejfo fifa l'O' 
pera & non d'altro, ìlqual compofito piglialo purOjfen'^a le immonde%T^ 
che fono in quello, cioè che fia mondo come bifegna , ilqual compofito gO" 
uernalo nel foco con lefue nature , e^ queUo lo dei fare nel principio del 
gouerno del foco, perche inquefio è tutto il difetto ouero pericolo,& men 
tre quefio èfhtto, non può più oltra effere alcuno difetto,& all'hora il foco 
deue e/fere fra il lento & il gagliardo fin che il Jpirìto farà feparato dal 
eorpOy dr afcenderàfopra la terra , & refiarà nel fondo del yafo il corpo 
morto fen%a che ^irito fia in lui ,& èfegno che fi fi mette fopra il foco , 
& nonfunde % ne fuma , già è compito quanto a quefio paffo , & mentre è 
co fi fi riduca fifieffo spirito foprafifiejfo corpo, dal quale è yfcito , ìlqual 
fp'wìto èfimile alle nuuole negre che portano l^aqua , perche quefio fpirito 
fi chiama aqua di yita per la quale fi fofiiene quefio corpo, & con la qua-- 
le more, & dopo la morte fi viuifica , & nota che col detto compofito vi è 
quello che mortifica & viuifica l'fjìefiò comjjofito, & con l'iUejfo medefì" 
mofifà bianco, & l'ìfieffo compofito fi fa roffo fen^a aiuto di forte alcuna 
tHranea,parìmente auertifci , che il foco nel principio dell'opera deue ef- 
f«r lento, nel fecondo mediocre , nelter7;o forte , cioè accrefcendo à poco a 
foco il foco ,fin che il detto lapis fi fàccia bianco & vltimamente roffo. 



IL F 1 7^ $ 













_^,/,<.Uii 




IN BRESCIA, 

Xppreflb Pietro Maria Marchetti . 
M. P. I CJ 



: ^ 



# 



COVNTWAY LIBRARY OF MEDICINE 

2$ - 

N23 

1599 

RARE BOOKS DEPARTMENT 



\$ 






\f. 



€ 






r 




♦■ f M 









! 



,:.-^«** ■■•♦ 



'-"'^'